Dieta Zona personalizzata – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Tue, 13 Jun 2023 08:47:44 +0000 it-IT hourly 1 Intervista sul Fatto Quotidiano su PrincessIndia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia#respond Tue, 13 Jun 2023 08:47:44 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13154 Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte. di Ennio Battista | 12 GIUGNO 2023 Il Fatto Quotidiano Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. […]

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Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato

sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte.

Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. Tanta carne. Anzi, solo carne nel caso di India Castley di Southport, nel Merseyside in Inghilterra. Una ragazza di 19 anni che afferma di aver curato la sua acne, di aver perso trenta chili e di sentirsi al top dopo aver adottato una dieta a base di carne cruda e frattaglie. La ragazza racconta di aver smesso completamente di mangiare verdure a metà del 2022, e da circa un anno si nutre solo di bistecche crude. La giovane sostiene che questa sua nuova dieta l’ha aiutata anche a ridurre la depressione e i problemi di stomaco. Eppure, Princess seguiva prima un regime alimentare tradizionale, in cui – almeno stando alle sue parole – prevedeva il consumo di molte verdure; solo che a lei quel tipo di alimentazione la faceva sentire in uno stato “terribile”, e che solo da quando ha adottato la dieta carnivora ha cominciato a sentirsi meglio. Non ci vuole molto però a capire che questo modo di mangiare produce squilibri alimentari notevoli e, nel tempo, seri problemi di salute.

 

Il problema è che questa ragazza vanta su TikTok molti followers a cui racconta le sue giornate tipo alimentari che prevedono anche uova, midollo osseo e latticini crudi che le forniscono vitamine e sostanze nutritive. India ha dichiarato: “Per colazione tendo a mangiare una bistecca cruda con un po’ di fegato crudo e i miei latticini crudi. Per uno spuntino prendo uno snack di fegato di manzo o cuore. È raro che salti il pranzo, che cambia ogni giorno. Posso mangiare fegato, o reni. Mi piacciono anche le uova, sode o crude. Poi formaggio, latte, e anche il brodo di ossa fatto in casa: è una buona fonte di elettroliti”. Oltre alla perdita di peso e alla scomparsa dell’acne, India vanta di sperimentare particolari benefici per il suo umore: “I miei amici e la mia famiglia dicono che non mi riconoscono nemmeno più, in positivo ovviamente. Ho una motivazione per tutto. Prima riuscivo a malapena ad alzarmi dal letto. Ero sempre piena di ansia. Ero una persona molto arrabbiata e irascibile, ma questo era dovuto alla mia cattiva alimentazione che mi causava la permeabilità intestinale. Il tuo intestino è essenzialmente il tuo primo cervello. Se lo stai danneggiando, non ti sentirai molto bene quanto dovresti”.
                                                   ——————————INTERVISTA-——————————

“Confesso da nutrizionista e da psicologo di essere rimasto affascinato dalla storia che Princess India ha raccontato su TikTok”, ci dice con una punta di ironia il dottor Gabriele Buracchi, psicologo e nutrizionista.

“La ragazza afferma di mangiare solo carne cruda tra cui frattaglie, oltre a uova e latticini. Ricordiamo che i macronutrienti sono tre: carboidrati, proteine e grassi, ma alla nostra Principessa evidentemente i carboidrati non servono; davvero una persona fortunata diversa da noi comuni mortali. Immagino che mangi prodotti di allevamento intensivo, la roba che si trova al supermercato e, quindi, non avendo citato il pesce, evidentemente non introduce omega tre, grassi polinsaturi. 

A questo punto il mistero si infittisce dato che gli omega 3 sono potenti antidepressivi che possono essere un aiuto per chi abbia disturbi dell’umore, oltre ad avere molte funzioni essenziali. D’altra parte, se mangiasse pesce dovrebbe mangiarlo crudo come mangia cruda la carne, per coerenza. Ma così facendo rischierebbe l’Anisakidosi, una grave infezione.

Meglio non ingerire omega 3. A quanto pare la dieta carnivora ha migliorato anche il suo carattere. Questa è una bellissima notizia e mi rallegro con la Principessa che potrebbe comunicare la cosa al suo connazionale oltretutto di nobile lignaggio come lei, il Re Enrico VIII. Enrico VIII, oltre ad aver avuto 6 mogli era noto per essere divenuto obeso e con gravi problemi di salute, in primo luogo la gotta, tipica degli ipercarnivori con piaghe alle gambe, ma soprattutto per il suo carattere scorbutico. Enrico VIII si nutriva quasi esclusivamente di carne e quindi non ingeriva vitamina C presente in pratica solo in alimenti di origine vegetale e non sintetizzabile dal nostro organismo, ed era quindi affetto da gotta e da scorbuto di cui è morto. Non ingerendo fibre soffriva anche di stitichezze memorabili. Ma forse la nostra Principessa non solo non ha bisogno di Omega 3, ma neppure di vitamina C, oltre a non avere un eccesso di proteine nel sangue. Una bella fortuna davvero: anche qui confesso un po’ di invidia.

A chi invece non è interessato ad avere followers su Tik Tok o su altri social”, conclude Buracchi, “consiglio un’alimentazione bilanciata: molta frutta e verdura, frutta secca, olio di oliva e se si vuole un po’ di carne magra, pesce e proteine vegetali. Magari non fa diventare nobili e famosi, ma fa bene all’umore e al fisico”.

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5 ALIMENTI INFIAMMATORI https://dietazonaonline.com/5-alimenti-infiammatori https://dietazonaonline.com/5-alimenti-infiammatori#respond Sun, 22 Jan 2023 09:19:31 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13062 Abbiamo visto nelle due pagine precedenti a questa, cioè  “ COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? ” e la successiva ” LA DIETA ANTINFIAMMATORIA “l’ importanza della corretta alimentazione nel contrasto all’infiammazione. In questa pagina vediamo nel dettaglio alcuni  alimenti di cui diffidare.  Gli argomenti sono i seguenti: 5 ALIMENTI INFIAMMATORI 1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS […]

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Abbiamo visto nelle due pagine precedenti a questa, cioè  “ COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? ” e la successiva ” LA DIETA ANTINFIAMMATORIA l’ importanza della corretta alimentazione nel contrasto all’infiammazione. In questa pagina vediamo nel dettaglio alcuni  alimenti di cui diffidare.  Gli argomenti sono i seguenti:

  • 5 ALIMENTI INFIAMMATORI
  • 1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS AD ALTO CONTENUTO DI FRUTTOSIO
  • 2.CIBI
  • 3.CARBOIDRATI RAFFINATI
  • 4.ECCESSO DI
  • 5.CARNI COTTE AD ALTE TEMPERATURE

 

5 ALIMENTI INFIAMMATORI

Molti cibi possono contribuire all’infiammazione e alle malattie croniche, inclusi cibi ricchi di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, cibi fritti, alcool e carni cotte ad alte temperature.

L’infiammazione può essere buona o cattiva, a seconda della situazione.

Sicuramente è il modo naturale del corpo per proteggersi quando è ferito o malato e quindi aiuta a difendersi dalle malattie e a stimolare la guarigione, ma d’altra parte, l’infiammazione cronica e sostenuta è collegata a un aumento del rischio di malattie come diabete, malattie cardiache e obesità [1],[2].

È interessante notare che i cibi che mangiamo possono influenzare in modo significativo l’infiammazione nel corpo.

Ecco 5 alimenti che possono causare infiammazioni.  

 

1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS AD ALTO CONTENUTO DI FRUTTOSIO

Lo zucchero da tavola (saccarosio) e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) sono i due principali tipi di zuccheri aggiunti nella dieta occidentale.

Zucchero o GrassiLo zucchero è composto per il 50% da glucosio e per il 50% da fruttosio, mentre lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio contiene circa il 45% di glucosio e il 55% di fruttosio[3].

Uno dei motivi per cui gli zuccheri aggiunti sono dannosi è che possono aumentare l’infiammazione, che può portare a malattie [4],[5],[6].

In uno studio, i topi alimentati con diete ricche di saccarosio hanno sviluppato un cancro al seno che si è diffuso ai polmoni, in parte a causa della risposta infiammatoria allo zucchero [7].

In un altro studio del 2011, gli effetti antinfiammatori degli acidi grassi omega-3 erano compromessi nei topi alimentati con una dieta ricca di zuccheri[8].

Inoltre, in uno studio clinico randomizzato in cui le persone hanno bevuto soda normale, soda dietetica, latte o acqua, solo quelli nel gruppo della soda normale avevano livelli aumentati di acido urico, che guida l’infiammazione e la resistenza all’insulina [9].

Lo zucchero può anche essere dannoso perché fornisce quantità eccessive di fruttosio.

Mentre le piccole quantità di fruttosio in frutta e verdura vanno bene, il consumo di grandi quantità di zuccheri aggiunti può influire negativamente sulla salute.

Mangiare molto fruttosio è stato collegato a obesità, insulino-resistenza, diabete, steatosi epatica, cancro e malattie renali croniche [10],[11],[12].

Inoltre, i ricercatori hanno notato che il fruttosio provoca infiammazione all’interno delle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni, che è un fattore di rischio per le malattie cardiache [13].

Allo stesso modo, è stato dimostrato che un’elevata assunzione di fruttosio aumenta diversi marcatori infiammatori nei topi e nell’uomo [14],[15],[16].

Gli alimenti ricchi di zuccheri aggiunti includono caramelle, cioccolato, bibite, torte, biscotti, ciambelle, pasticcini dolci e alcuni cereali.

Lo zucchero crea più dipendenza della cocaina, non lo sapevei? segui il link

 

2.CIBI FRITTI

Oltre ad essere ricchi di grassi e calorie, i cibi fritti come patatine fritte, bastoncini di mozzarella, ciambelle e involtini di uova possono anche aumentare i livelli di infiammazione nel corpo.

Questo perché alcuni metodi di cottura ad alto calore, inclusa la frittura, possono aumentare la produzione di composti nocivi come i prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), che possono guidare l’infiammazione e contribuire alle malattie croniche [17],[18],[19] .

La frittura può anche aumentare la quantità di grassi trans negli oli da cucina, che possono anche promuovere l’infiammazione [20],[21],[22].

Alcune ricerche suggeriscono che i cibi fritti possono influenzare la composizione del microbioma intestinale, che potrebbe aumentare i livelli di infiammazione[23],[24].

Inoltre, altri studi hanno scoperto che il consumo di cibi fritti può essere associato ad un aumentato rischio di sviluppare e morire di malattie cardiache [25],[26].

 

3.CARBOIDRATI RAFFINATI

Sebbene i carboidrati abbiano avuto una cattiva reputazione, molti cibi ricchi di carboidrati sono altamente nutrienti e possono adattarsi a una dieta completa. Tuttavia, mangiare quantità eccessive di carboidrati raffinati può favorire l’infiammazione [27],[28],[29].

Ai carboidrati raffinati è stata rimossa la maggior parte della loro fibra. La fibra favorisce la pienezza, migliora il controllo della glicemia e nutre i batteri benefici nell’intestino [30].

I ricercatori suggeriscono che i carboidrati raffinati nella dieta moderna possono incoraggiare la crescita di batteri intestinali infiammatori che possono aumentare il rischio di obesità e malattie infiammatorie intestinali [31],[32].

I carboidrati raffinati hanno un indice glicemico (IG) più elevato rispetto a quelli non trasformati. Gli alimenti ad alto indice glicemico aumentano la glicemia più rapidamente rispetto agli alimenti a basso indice glicemico [33].

In uno studio, bambini e adolescenti con fibrosi cistica che hanno seguito una dieta a basso indice glicemico per 3 mesi hanno sperimentato riduzioni significative dei marcatori di infiammazione rispetto a un gruppo di controllo [34].

Un’altra revisione ha avuto risultati simili, riportando che una dieta a basso indice glicemico potrebbe ridurre i livelli di interleuchina-6, un marker di infiammazione, in modo più efficace rispetto a una dieta ad alto indice glicemico nelle persone con diabete [35].

I carboidrati raffinati si trovano in caramelle, pane, pasta, pasticcini, alcuni cereali, biscotti, torte, bibite zuccherate e in tutti gli alimenti trasformati che contengono zucchero o farina aggiunti.

 

4.ECCESSO DI ALCOL

Un consumo moderato di vino, come abbiamo detto, può fornire alcuni benefici per la salute [36]Tuttavia, dosi maggiori portano a gravi problemi.

In uno studio del 2010, i livelli di proteina C-reattiva (CRP), un marker di infiammazione, sono aumentati nelle persone che consumavano alcol.

Coloro che bevevano più di due drink al giorno avevano i livelli di CRP più alti[37].

Le persone che bevono molto possono sviluppare problemi con le tossine batteriche che si spostano dal colon e nel corpo.

Questa condizione, spesso chiamata “intestino permeabile“, può provocare un’infiammazione diffusa che porta a danni agli organi [38].

Per evitare problemi di salute legati all’alcol, l’assunzione dovrebbe essere limitata a due drink standard al giorno per i maschi e uno per le femmine [39].

 

5.CARNI COTTE AD ALTE TEMPERATURE

Il consumo di carni cotte ad alte temperature, comprese carni lavorate come pancetta, salsiccia, prosciutto e carne affumicata, è associato ad un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro [40],[41],[42].

Altri metodi di cottura ad alta temperatura includono grigliare, grigliare, arrostire, friggere, tostare e scottare.

La cottura delle carni ad alte temperature porta alla formazione di composti infiammatori noti come AGE [43],[44].

Oltre a promuovere l’infiammazione, si ritiene che gli AGE contribuiscano anche a condizioni croniche come malattie cardiache, cancro, sindrome metabolica e diabete di tipo II [45].

È interessante notare che la marinatura delle carni in soluzioni acide, come succo di limone o aceto, prima di grigliare o arrostire può ridurre della metà la quantità di AGE[46].AGE è cuocere le carni per periodi di tempo più brevi e optare per metodi di cottura a calore umido, tra cui bollitura, cottura a vapore, o stufatura.

Naturalmente questo non è un elenco esaustivo dei cibi pericolosi, ma comprende sicuramente le sostanze peggiori. Per approfondire questi argomenti puoi leggere queste pagine.

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA?

INFIAMMAZIONE E ZONA

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK493173/

[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7147972/

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[7] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26729790/

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[11] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25965509/

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[13] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31375034/

[14]  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26487451/

[15] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26338891/

[16] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33312070/

[17] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7254282/

[18] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25259686/

[19] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7104326/

[20] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26483890/

[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27374582/

[22] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7231579/

[23] The Association of Fried Meat Consumption With the Gut Microbiota and Fecal Metabolites and Its Impact on Glucose Homoeostasis, Intestinal Endotoxin Levels, and Systemic Inflammation: A Randomized Controlled-Feeding Trial – PubMed (nih.gov)

[24] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8740929/

[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33468573/

[26] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6342269/

[27] High-refined carbohydrate diet consumption induces neuroinflammation and anxiety-like behavior in mice – PubMed (nih.gov)

[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25581832/

[29] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6139832/

[30] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7589116/

[31] Dietary Patterns and Gut Microbiota Changes in Inflammatory Bowel Disease: Current Insights and Future Challenges – PubMed (nih.gov)

[32] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25581832/

[33] Glycemic Index (GI) or Glycemic Load (GL) and Dietary Interventions for Optimizing Postprandial Hyperglycemia in Patients with T2 Diabetes: A Review – PMC (nih.gov)

[34] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32540806/

[35] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31336986/

[36] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7020057/

[37] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083478/

[38] Intestinal dysbiosis and permeability: the yin and yang in alcohol dependence and alcoholic liver disease – PubMed (nih.gov)

[39]https://www.rethinkingdrinking.niaaa.nih.gov/how-much-is-too-much/what-counts-as-a-drink/whats-a-standard-drink.aspx

[40] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33787869/

[41] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34682532/

[42] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34455534/

[43] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32545555/

[44] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4648888/

[45] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6600625/

[46] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3704564/

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Se una situazione di infiammazione cronica e magari strisciante, come abbiamo visto nella pagina COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA?    minaccia la nostra salute, vediamo in questa e nelle pagine successive collegate cosa possiamo fare. 

In particolare in questa pagina si parla di :

  • CIBI DA EVITARE
  • CIBI DA MANGIARE
  • MENU DI ESEMPIO DI UN GIORNO
  • ALTRI CONSIGLI UTILI
  • VANTAGGI DI UNO STILE DI VITA ANTINFIAMMATORIO

 

 

CIBI DA EVITARE

Alcuni alimenti sono associati a un aumentato rischio di infiammazione cronica. Diventa fondamentale cominciare a considerare l’idea di ridurre al minimo o in molti casi di eliminare una serie di alimenti di seguito elencati:

Bevande zuccherate: Bevande zuccherate e succhi di frutta confezionati

Carboidrati raffinati: pane bianco, pasta bianca, riso bianco ecc.

Dolci: biscotti, caramelle, torte e gelati —attenzione, presto molti di questi alimenti conterranno FARINA PROTEICA cioè insetti macinati con le loro feci, sostanza tossica da evitare

Carne lavorata: hot dog, mortadella, salsicce, ecc.

Snack trasformati: cracker, patatine e salatini

Alcuni oli: semi trasformati e oli vegetali come olio di palma e olio di mais

Alcol: consumo eccessivo di alcol

 

CIBI DA MANGIARE

Pur non avendo la pretesa della completezza, i seguenti sono alcuni degli alimenti più antinfiammatori che si possono mangiare e che non dovrebbero mai mancare a tavola:

Verdure: broccoli, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, cavolo verza ecc.

Frutta: frutti particolarmente colorati come mirtilli, melograni, uva fragole, more, lamponi, ciliegie, limoni

Frutta ricca di grassi: avocado e olive

Grassi sani: olio d’oliva e olio di avocado

Pesce grasso: salmone -non di allevamento-, sardine, aringhe, sgombri e acciughe

Frutta a guscio: mandorle, noci, pistacchi, pinoli, nocciole e altra frutta a guscio

Peperoni: peperoni e peperoncini

Cioccolato: Cioccolato fondente a bassissimo contenuto di zucchero

Spezie: curcuma, fieno greco, cannella, origano, salvia, basilico, rosmarino ecc.

Aglio fresco [1],[2],[3],[4],[5]

Pomodoro e suoi concentrati [6],[7]

Tè: Tè verde[8],[9],[10],[11]

Vino rosso: gli studi suggeriscono che un composto chiamato resveratrolo nel vino ha proprietà antinfiammatorie e può giovare alla salute. Naturalmente da usare con moderazione[12].

 

MENU DI ESEMPIO DI UN GIORNO

È più facile attenersi a una dieta quando si ha un piano. Ecco un ottimo menu di esempio per iniziare, con una giornata di pasti antinfiammatori.

Naturalmente si tratta solo di indicazioni qualitative e non quantitative dato che le quantità dipendono da molte variabili legate alla propria struttura fisica ed all’attività svolta.

Per le dosi ci rifacciamo alla dieta Zona ed al metodo dei Blocchi:

Prima colazione

Frittata di uova con funghi e carote, cotta in olio d’oliva

Ciliegie o fragole

Tè verde e/o acqua

Pranzo

Salmone alla griglia su letto di verdure miste con olio d’oliva e aceto

Lamponi, guarniti con yogurt greco e noci pecan tritate

Tè freddo non zuccherato, acqua

Merenda

Misto di verdure con tonno in scatola

Cena

Pollo al curry con patate dolci, cavolfiore e broccoli

Vino rosso (non oltre mezzo bicchiere)

Cioccolato fondente (preferibilmente almeno l’80% di cacao)

 

ALTRI CONSIGLI UTILI

Una volta organizzato in menu salutare, assicurarsi di incorporare queste altre buone abitudini di uno stile di vita antinfiammatorio:

Integratori: alcuni integratori possono ridurre l’infiammazione, tra cui l’olio di pesce Omega-3 [13] e la curcumina [14].

Molto utile è assumere un mezzo cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro con un goccio di olio d’oliva

Esercizio fisico regolare: l‘esercizio fisico può ridurre i marker infiammatori e il rischio di malattie croniche [15].

Sonno:  Fondamentale è dormire a sufficienza. I ricercatori hanno scoperto che una notte di sonno scadente aumenta l’infiammazione [16],[17].

 

VANTAGGI DI UNO STILE DI VITA ANTINFIAMMATORIO

Una dieta antinfiammatoria associata, come abbiamo sopra detto, all’esercizio fisico e a un buon sonno fornisce molti vantaggi:

-Miglioramento dei sintomi di artrite, malattia infiammatoria intestinale, lupus e altri disturbi autoimmuni [18],[19],[20].

-Diminuzione del rischio di obesità, malattie cardiache, diabete, depressione, cancro e altre malattie [21], [22],[23],[24],[25].

-Riduzione dei marcatori infiammatori nel sangue [26].

-Migliori livelli di zucchero nel sangue, colesterolo e trigliceridi [27],[28].

-Miglioramento dell’energia e dell’umore [29],[30].

 

Articoli collegati

COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA?

INFIAMMAZIONE E  ZONA

 

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1]https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ptr.5637

[2] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21959822/

[3] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34450316/

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[6] Giovannucci E.(1999).Tomatoes, Tomato-Based Products, Lycopene, and Cancer: Review of the Epidemiologic Literature  JNCI: Jnl of National Cancer Institute Volume 91, Issue 4 Pp. 317-331

[7] Karas M.,et al.(2009 pub. online).Lycopene Interferes With Cell Cycle Progression and Insulin-Like Growth Factor I Signaling in Mammary Cancer Cells. Nutrition and Cancer, Volume 36, Issue 1, 2000

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[10] Jurgens T.M., Whelan A.M., Killian L., Doucette S., Kirk S., Foy E. Green tea for weight loss and weight maintenance in overweight or obese adults. Editorial group: Cochrane Metabolic and Endocrine Disorders Group. 2012:12 Art. No.: CD008650

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[20] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7387408/

[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33266499/

[22] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33153576/

[23] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31396661/

[24] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30502975/

[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30978193/

[26] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33712009/

[27] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6115860/

[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32004695/

[29] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6835556/

[30] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7084175/

 

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ALCUNI MIEI LIBRI SU VARI ARGOMENTI https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti#respond Sun, 01 Jan 2023 13:40:06 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12980 Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare. Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona. In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia […]

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Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare.

Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona.

In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia attività come Romanziere. Spero che i miei lavori di vario tipo possano essere interessanti.

 

ALLATTARE TUO FIGLIO. COME E PERCHE’: I benefici dell’allattamento al seno per madre e bambino. Quando e come iniziare lo svezzamento.

Il latte prodotto dalla mamma risponde a tutti i fabbisogni nutrizionali del suo bambino. Questo latte “su misura”, povero di sodio e ipoallergenico, contiene proporzioni ideali di sali minerali, vitamine, glucidi, proteine, enzimi e acidi grassi essenziali, che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del bambino.
Più facile da digerire, diminuisce i rischi di coliche, di stitichezza o di diarrea.
È ricco di anticorpi materni e quindi rinforza il sistema immunitario ancora immaturo del piccolo. I bambini allattati al seno sono meno esposti alle infezioni batteriche e ad altri disturbi della prima infanzia come otite, rinofaringite o gastroenterite. Hanno anche meno allergie alimentari rispetto a quelli allattati con latte artificiale. Fa anche bene all’equilibrio psicologico ed all’intelligenza, ma fa bene anche alla mamma riducendo il rischio di tumore alla mammella ed altri gravi malattie.

 

DIVENTARE MAMMA PER LA PRIMA VOLTA : NOTIZIE E CONSIGLI UTILI MESE PER MESE

Questo libro prende il considerazione tutto lo sviluppo della gravidanza dal momento della fecondazione all’evolversi mese per mese
Contiene tulle le informazioni utili sullo sviluppo dei sintomi della mamma e l’evoluzione del feto. Contiene anche indicazioni precise sull’alimentazione da tenere nel periodo
gli argomenti trattati sono i seguenti
FECONDAZIONE E CONCEPIMENTO, IL PRIMO MESE DI GRAVIDANZA.IL SECONDO MESE DI GRAVIDANZA, IL TERZO MESE DI GRAVIDANZA, IL QUARTO MESE DI GRAVIDANZA. IL QUINTO MESE DI GRAVIDANZA, IL SESTO MESE DI GRAVIDANZA, ILSETTIMO MESE DI GRAVIDANZA, L’OTTAVO MESE DI GRAVIDANZA, IL NONO MESE DI GRAVIDANZA, PRESENTAZIONE PODALICA REGOLE GENERALI PER MANGIARE IN GRAVIDANZA, INDICE GLICEMICO, RILASSAMENTO

 

ERBE E SPEZIE ALIMENTARI. IMPORTANZA TERAPEUTICA E CURATIVA. VOLUME 1: FITOTERAPIA IN CUCINA. AGLIO, BASILICO, CANNELLA, CURCUMA, ORIGANO, PEPERONCINO ROSSO, SALVIA

L’uso di erbe e spezie è stato incredibilmente importante nel corso della storia e così nel corso dei secoli le esperienze delle loro proprietà medicinali si sono accumulate, quasi oscurando il loro valore gastronomico. In epoche più recenti la ricerca ha mostrato come gran parte delle conoscenze accumulate sui benefici per la salute siano vere e dimostrate. Il libro si occupa in modo approfondito di 7 erbe e spezie, tutte rintracciabili ed acquistabili dall’ortolano o, al massimo, in erboristeria. In effetti scopo di questo libro e del prossimo volume presto in uscita, non è quello di fornire ricette gastronomiche, ma di spiegare come prodotti generalmente considerati semplici e forse banali alimenti, abbiano in realtà proprietà terapeutiche molto importanti, spesso conosciute da secoli se non da millenni, ma oggi tenute nascoste per evitare che possano far concorrenza a farmaci chimici spesso tossici. Sta a noi riappropriarsi di elementi fondamentali per la nostra salute. A seguire il secondo volume.

 

IN CUCINA. TUTTI I TIPI DI COTTURA SPIEGATI FACILE: PRO E CONTRO DI OGNI TIPO DI COTTURA. GLI EFFETTI SULLA SALUTE. PRINCIPI DELLA DIETA ZONA.

Il libro parte dal presupposto che sia importante non solo la scelta dei giusti cibi, ma anche il modo in cui vengono preparati. Sono descritti quindi i vari metodi di cottura con i loro pro ed i loro contro, anche da un punto di vista della salute. in ultimo un capitolo illustra i concetti principali della dieta Zona e le vitamine, che alcuni metodi di cottura possono degradare
Gli argomenti sono:
PREMESSA, COSA E’ LA COTTURA, TIPI DI COTTURA, LA COTTURA DI ALIMENTI, COTTURA AL CALORE SECCO, COTTURA IN ACQUA/AL CALORE UMIDO, LA COTTURA NEI GRASSI, COTTURA MISTA PER COMBINAZIONE, MICROONDE, ALTRE TECNICHE DI PREPARAZIONE, ACRILAMMIDE, DIETA ZONA. REGOLE PER ENTRARE IN ZONA FACILMENTE. LE VITAMINE

 

IL GRANDE MANUALE DEI FIORI DI BACH. CURARSI CON LA NATURA : CONTIENE L’ASSOCIAZIONE DEI FIORI DI BACH CON I 7 CHACKRA

La natura è una grande maestra. Conoscerla aiuta a vivere meglio. Per questo spero che questo libretto sui fiori di Bach possa essere utile a molte persone. I rimedi floreali di Bach sono stati inventati e sviluppati dal Dr. Edward Bach circa 80 anni fa. Un medico di spicco, il Dr. Bach ha deciso di lasciare la sua pratica e concentrarsi sull’omeopatia. Lasciò Londra e iniziò a ricercare le essenze vegetali e il loro effetto sugli esseri umani. Il Dr. Bach isolò e classificò 38 fiori dai quali estrasse 38 essenze con le quali riuscì a guarire i disturbi dei pazienti tenendo conto dei loro stati emotivi individuali. Il Dr. Bach scoprì che certe essenze floreali portavano all’autoguarigione, in quanto purificavano il paziente dagli elementi negativi che influivano negativamente sulla sua salute. I fiori di Bach sono rimedi floriterapici che nascono nel campo dell’erboristeria e rappresentano una delle soluzioni naturali più efficaci ma anche più innocue e delicate per la cura dei disturbi emozionali.

 

CIOCCOLATO. CIBO O DROGA? FORSE ENTRAMBE LE COSE: Origine, storia, botanica del cioccolato, sue proprietà nutrizionali, terapeutiche e psicoattive

L’AFFASCINANTE STORIA DEL CACAO sull’origine e la diffusione della pianta, nonché sul suo arrivo e la sua diffusione in Europa. Nel capitolo su LA PIANTA DEL CACAO si parla delle caratteristiche botaniche del Theobroma cacao, il cibo degli Dei. Viene descritta la pianta ed il frutto, la Cabosside, ed anche i processi che portano alla formazione del cacao. Il capitolo VALORI NUTRIZIONALI spiega in modo dettagliato quali sono i costituenti del frutto con interesse alimentare. È stato a lungo considerato, al suo arrivo in Europa una medicina per tutti i mali, ma era già considerato ed usato positivamente come farmaco nelle sue aree di origine, argomento che costituisce a prima parte del capitolo VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CACAO che analizza, in base agli studi esistenti, l’utilità ed i problemi del Cacao verso il diabete, l’obesità, il cancro, gli effetti cardiovascolari, il sistema immunitario, il microbiota intestinale nonché gli effetti antidolorifici ed antinfiammatori. L’ultimo capitolo illustra le conoscenze sugli EFFETTI PSICOATTIVI, visto l’effetto del cacao sul circuito Cannabinoide ma non solo, dato che le modalità d’azione del cioccolato sulla psiche sono varie. Infine il paragrafo CIOCCOLATO E SESSO illustra le conoscenze su questo argomento molto dibattuto.Vista la diffusione di questo alimento ritengo, da Nutrizionista e Psicologo, molto utile una maggior consapevolezza sul cacao e derivati.

 

Invecchiare rimanendo giovani: Corretta alimentazione, giusto esercizio fisico, esercizi per la mente per invecchiare in salute oltre i 100 anni

Svolgendo la professione di nutrizionista e di psicologo mi capita con una certa frequenza di avere dall’altra parte della scrivania persone ultra sessantenni, spesso anche ultra settantenni. In qualche caso di oltre ottanta anni.
Ciò che colpisce maggiormente in molte di queste persone è un diffuso senso di rassegnazione.
Col passare degli anni, spesso ma non necessariamente, il nostro organismo accumula un certo numero di chili in eccesso i quali finiscono con l’incidere non solo sulle articolazioni, divenute doloranti per il troppo peso, ma anche e
soprattutto sulla stima di sé e delle proprie capacità.
Nella maggior parte dei casi queste persone non vengono nello studio del nutrizionista di propria iniziativa, non cercano davvero una dieta dimagrante che renda meno doloranti le loro ginocchia o la loro schiena, ma vengono perché spinti e a volte letteralmente “portati” da qualche parente, di solito un figlio, dopo ripetuti e insistenti consigli del medico di famiglia. Arrivano portando con sé il senso dell’inutilità del tutto e quindi anche della stessa dieta che, visti i presupposti, spesso non verrà nemmeno iniziata, confermando l’interessato nella convinzione che tanto ”tutto è inutile”. Eppure le cose non stanno così. Se è vero che non è mai troppo presto per cominciare, è anche vero che non è mai troppo tardi per modificare il proprio stile di vita, di cui l’alimentazione è solo una parte

 

Ti interessano gli altri miei libri? Prosegui con…. In preparazione

 

 

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Vitamina C https://dietazonaonline.com/vitamina-c https://dietazonaonline.com/vitamina-c#respond Fri, 03 Jun 2022 09:56:21 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12501 Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile) Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta […]

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Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile)

Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta con la dieta. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Una apparente stranezza.
  • Un poco di storia.
  • Arrivano le vitamine.
  • Dove si trova.
  • Dose giornaliera raccomandata.
  • Alcuni dubbi.
  • A cosa serve la vitamina C.

 

 

Una apparente stranezza.

La vitamina C assunta con la dieta viene assorbita a partire dalla bocca, nello stomaco e soprattutto a livello dell’intestino tenue grazie a un processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto efficiente soprattutto per basse dosi della vitamina. Con l’aumento della concentrazione di acido ascorbico, il sistema di assorbimento si riduce di efficienza fino al 16%.

Nel plasma la vitamina circola per il 90-95% come acido ascorbico e nel 5-10% come acido deidroascorbico. La vit. C viene immagazzinata nei tessuti dell’organismo, in particolare nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica che non viene immagazzinata viene eliminata con le urine. La cosa apparentemente strana è che, dalla mappatura del nostro, come di altri, DNA è venuto fuori che nel nostro genoma possediamo la sequenza genica necessaria per la sintesi dell’enzima citato.

Perché allora dobbiamo assumere la vit.C dalla dieta? Perché la sequenza genica deputata alla sintesi del GLO è disattivata e a parte dell’insieme delle informazioni genetiche che compongono quello che viene molto impropriamente chiamato DNA spazzatura. Questo dipende probabilmente dal fatto che avendo iniziato a consumare alimenti ricchi di vit. C, l’organismo ha trovato questo metodo meno dispendioso che non produrre la vitamina direttamente.

Un poco di storia

Sintomi dello Scorbuto

Con l’affermarsi delle navigazioni trans-oceaniche di lunga durata, comincia a manifestarsi in modo drammatico una malattia gravissima che porta anche alla morte, lo Scorbuto. Nel 1499 l’esploratore portoghese Vasco de Gama perse 116 dei suoi 170 uomini d’equipaggio per lo scorbuto, mentre nel 1520 l’esploratore Ferdinando Magellano ne perse 208 su 230.

Fino al 1795, era più facile che i marinai morissero di scorbuto piuttosto che per le ferite in battaglia, gli annegamenti o tutte le altre cause combinate. Eppure la cura era disponibile da almeno duecento anni prima dell’anno in cui fu applicata. Già nel 1593 l’esploratore britannico sir Richard Hawkins aveva suggerito una cura a base di arance amare e limone come “di grande aiuto contro questa patologia”.

Analogamente, nell’aprile del 1601, dopo quattro mesi in mare, il capitano James Lancaster, al comando di una flotta di quattro navi, notò che mentre gli equipaggi di tre navi soffrivano dello scorbuto, lo stesso non era accaduto ai marinai a bordo della sua nave che avevano bevuto dosi quotidiane di succo di limone. Ancora, nel 1636, John Woodall, il cosiddetto “padre dell’igiene navale”, scrisse un trattato nel quale descriveva le virtù del succo di limone e lo indicava come cura per il temutissimo scorbuto.

Il dr. James Lind sulla Salisbury

Si arriva così al 1753, quando il medico scozzese James Lind pubblicò i risultati di uno studio controllato su due gruppi di marinai in navigazione; l’evidenza fu innegabile. Tuttavia ci vollero ancora quarantadue anni prima che l’Ammiragliato inglese adottasse finalmente limone e lime come rifornimenti standard sulle navi. Risultarono utili anche estratti di aghi di pino e verdure. Gli effetti furono immediatamente evidenti. Quando arrivò la battaglia di Trafalgar (1805), gli equipaggi delle navi inglesi godevano di condizioni di salute migliori rispetto alle controparti francesi, indebolite dallo scorbuto. Sicuramente avranno influito le innovative strategie di battaglia di Nelson nel garantire la vittoria britannica, ma a mettere in pratica le strategie furono equipaggi in ottime condizioni di salute grazie all’uso del… limone!

A parte questo, lo scorbuto è una delle malattie note da più tempo, basta dire che si trovano sue descrizioni nell’Antico Testamento e negli scritti di Plinio il Vecchio. La prima descrizione precisa del “flagello” è del signore di Joinville nella sua narrazione della crociata di San Luigi in Egitto nel XIII secolo.

Nel Medio Evo, lo scorbuto si manifestava  a livello endemico nei paesi del Nord Europa durante i mesi invernali, periodo in cui il consumo di ortaggi verdi è molto ridotto. I sintomi della malattia sono ben definiti: comincia con stanchezza e si manifesta in seguito con edemi delle braccia e delle gambe, quindi con emorragie: sanguinamento dal naso e dalle gengive ed ecchimosi sottocutanee. I denti fuoriescono dalle radici, dondolano e talvolta cadono. Incapaci di restare in piedi, i soggetti colpiti muoiono di sfinimento o per complicanze respiratorie infettive.

Arrivano le vitamine.

Nel 1912 Funk (l’inventore del termine vitamina), ipotizzo che in queste e altre piante ci fosse una sostanza idrosolubile ad azione antiscorbutica, che venne battezzata “vitamina C” nel 1921, pur non essendo ancora stata isolata.  Cominciarono la ricerca due gruppi di studiosi.

Nel 1928 Albert  Szent-Györgyi, negli Stati Uniti, era riuscito a isolare l’ acido hexuronico dal surrene di un modello animale e ne aveva studiato le proprietà antiscorbutiche. Cercava, senza troppo successo, di capire se questo acido potesse essere identificato con la vit. C. Nel frattempo Charles G. King studiava l’effetto antiscorbutico del succo di limone e aveva isolato da quest’ultimo un acido che lui stesso aveva battezzato acido ascorbico. Tra questi due laboratori faceva la spola Joseph L. Svirbely che fornì a King un campione dell’acido hexuronico di Szent-Györgyi. Il 4 aprile 1932, King riuscì a dimostrare che i due acidi erano la stessa cosa: la misteriosa vitamina C. Con due settimane di ritardo, anche Szent-Györgyi arrivò alla medesima conclusione.

Il nome rimase quello dato da King – acido ascorbico – ma fu solo Szent-Györgyi a ricevere il premio Nobel nel 1937 per la scoperta della vitamina C. A parte il nome, senza saperlo, era arrivato al composto diversi anni prima, ma l’esclusione di King dal riconoscimento suscitò diverse polemiche, ancora oggi molto accese, tanto che si tende ad accreditare a tutti e tre i ricercatori, compreso Svirbely, il merito della scoperta. A  Szent-Györgyi va poi riconosciuto anche il merito di aver mandato un campione del suo acido hexuronico a Sir Walter Norman Haworth, un biologo di Londra, che nel 1934 riuscì a sintetizzare la Vitamina C in laboratorio, impresa per cui anche lui si aggiudicò il Nobel per la chimica nel 1937.

Dove si trova.

La vit. C si trova prevalentemente in alimenti vegetali e solo marginalmente nel fegato (frattaglia) e nel latte. Rilevanti per l’apporto di acido ascorbico (vit.C): agrumi, anche se non sono i frutti pià ricchi. Importanti altri frutti aciduli (come i kiwi e le mele), peperoni, prezzemolo, cavoli, fragole ecc.

È sensibile all’ossigeno, al calore e alla luce. È molto delicata e deperisce con conservazione e varie manipolazioni. È termolabile e in seguito a cottura molta viene persa, altra viene danneggiata dall’esposizione all’ossigeno. Viene assorbita nell’intestino tenue.

Se assente o quasi nella dieta (avitaminosi o ipovitaminosi), insorge lo scorbuto, che tuttavia avviene dopo settimane o mesi – a seconda della pienezza delle scorte nel fegato e nel surrene.

Dose giornaliera raccomandata (RDA, Recommended Daily Allowance):

Bambini fra 1 e 3 anni: 15 milligrammi al giorno;

Bambini fra i 4 e gli 8 anni: 25 mg al giorno;

Bambini fra i 9 e i 13 anni: 45 mg al giorno;

Ragazzi fra i 14 e i 18 anni: 75 mg al giorno;

Ragazze fra i 14 e i 18 anni: 65 mg al giorno, 80 se in gravidanza e 115 durante l’allattamento;

Uomini sopra i 19 anni: 90 mg al giorno;

Donne sopra i 19 anni: 75 mg al giorno, 85 se in gravidanza e 120 durante l’allattamento.

Alcuni dubbi.

Secondo il 2 volte premio nobel Linus Pauling che ha studiato l’argomento, il fabbisogno di vit. C è intorno ai 10 grammi al giorno. Le dosi raccomandate nelle RDA sarebbero in realtà solo sufficienti ad evitare lo scorbuto. Naturalmente Pauling non è il solo a sostenere questo, e molti altri studiosi consigliano dosi di alcuni grammi al giorno di vit.C.. Tra questi il dr Domenico Mastrangelo, uno dei massimi  esperti di vit.C in Italia.

Il problema è che ingerire grosse dosi di vit.C solo dagli alimenti è praticamente impossibile. Tanto per fare un esempio, se volessi ingerire anche solo un grammo di questa vitamina dal succo d’uva, uno degli alimenti che ne sono più ricchi, dovrei bere circa 3 etti di questo succo. Diventa quindi necessario l’uso di integratori. Questo potrebbe far sorgere il sospetto che queste posizioni siano pilotate dalle aziende farmaceutiche ma, fortunatamente, se si va a ricercare il prezzo al chilo della vit.C ci si accorge che è talmente basso da non costituire assolutamente un business. 

Sotto riporto, sempre citando articoli scientifici, i campi di applicazione della vitamina, in modo che ognuno sia in grado di scegliere e decidere da solo. Preciso che i campi in cui la vit.C si è dimostrata utile ed importante sono molti di più. Mi sono limitato ai fatti piè evidenti e dimostrati in modo inoppugnabile.

 

Qui il link al PDF del libro di Linus Pauling     Consigliato

 

Nel 2000, l’Institute of Medicine de U.S. National Academy of Sciences ha fissato un  UL (livello Massimo tollerabile) per gli adulti di 2000 mg (2g.)/die. Tale quantità fu scelta perché studi sull’uomo avevano riportato diarrea e altri disturbi gastrointestinali a dosi superiori ai 3g./die. Questo è il livello degli effetti avversi più basso osservato, il che significa che altri effetti avversi sono stati osservati a dosi più elevate.

In realtà l’unico vero effetto avverso che si verifica con l’ingestione di grossi dosi di vitamina C pare essere la diarrea, che si interrompe immediatamente riducendo un poco la dose assunta.

Nel 2006 la European Food Safety Authority (EFSA) ha riesaminato la questione, concludendo che non ci sono prove sufficienti per stabilire una UL per la vitamina C. Il Japan National Institute of Health and Nutrition ha esaminato lo stesso problema nel 2010 e ha tratto la stessa conclusione.

Alcuni dati fanno sorgere molti dubbi, a parte quanto affermato da Linus Pauling. Ad esempio, si scopre che un cane di razza “pastore tedesco”, (un maschio pesa tra 30 e 40 kg, meno una femmina) produce mediamente 4000 mg (4 g) di acido ascorbico al giorno. Se quindi pesasse circa 70kg., quanto un uomo medio, ne produrrebbe  8g..

Sappiamo poi che un ratto, in rapporto al peso di 70 kg di una persona, ne produrrebbe 2 g al giorno e fino a 15 g sotto stress, mentre una ipotetica mosca di 70 kg ne produrrebbe 10 g al giorno. Le capre, invece, producono circa 15.000 mg (15 g) al giorno di questa vitamina – cioè quello che si potrebbe assumere mangiando 30 Kg!!! di arance.

In natura, i gorilla assumono in media 4,5 g di vitamina C al giorno. Per star bene, le scimmie ne hanno bisogno di circa un grammo al giorno. Secondo uno studio, una scimmia media di 7,5 kg (un decimo del nostro peso) assume 600 mg al giorno di vitamina C.

Eppure il Ministero della Salute, per l’uomo, ne raccomanda 90 mg al giorno.

Una sproporzione difficilmente spiegabile. 

A cosa serve la vitamina C.

Parlare delle funzioni svolte dalla vitamina C è molto difficile data la sua importanza straordinaria che va ben oltre lo scorbuto. Cercherò comunque di dare delle indicazioni di massima lasciando ai singoli il compito di approfondire gli argomenti che li interessano. La bibliografia inserita qui sotto ha solo un valore indicativo, dato che le pubblicazioni sulla vitamina C sono migliaia.

Basta dire che digitando su PubMed Vitamin C si trovano 3221 pubblicazioni solo per l’anno 2021. In tealtà la vit. C svolge molteplici funzioni nell’organismo.

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È FONDAMENTALE PER LA PELLE.

Dipende dal fatto che serve alla sintesi di alcuni suoi costituenti e la protegge dagli effetti nocivi dei raggi UV. Incrementa inoltre la capacità di cicatrizzazione e previene l’invecchiamento della pelle.

1) Vitamin C and Immune Function. La vitamina C supporta la funzione di barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività di scavenging ossidante della pelle, proteggendo così potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

2) The Roles of Vitamin C in Skin Health.  Questa recensione discute i potenziali ruoli della vitamina C nella salute della pelle e riassume la ricerca in vitro e in vivo fino ad oggi. Confrontiamo l’efficacia dell’assunzione nutrizionale di vitamina C rispetto all’applicazione topica.

3) Role of Vitamin C in Skin Diseases. La vitamina C (acido ascorbico) svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute della pelle e può promuovere la differenziazione dei cheratinociti e diminuire la sintesi di melanina, portando alla protezione antiossidante contro i fotodanneggiamenti indotti dai raggi UV.

4) The effect of Vitamin C on melanin pigmentation – A systematic review.  Questa revisione sistematica discute gli studi condotti per valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina. L’obiettivo principale era valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina.

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È IMPORTANTE CONTRO VARI TIPI DI CANCRO.

La sua importanza riguarda sia la prevenzione che la terapia del cancro.

1) Intravenous vitamin C in the supportive care of cancer patients: a review and rational approach. Questo articolo esamina la vit. C per via endovenosa (IV C) nella cura del cancro e offre un approccio razionale per consentire a medici oncologi e professionisti integrativi di fornire in sicurezza IV C combinata con vitamina C orale ai pazienti. L’uso di IV C è un intervento di supporto sicuro per ridurre l’infiammazione nel paziente e migliorare i sintomi legati alla carenza di antiossidanti, ai processi patologici e agli effetti collaterali dei trattamenti standard contro il cancro.

2) Vitamin C in Stem Cell Reprogramming and Cancer. Dato che la disregolazione epigenetica è un noto fattore di malignità, la vit. C può svolgere un nuovo ruolo come agente antitumorale epigenetico.

3) Targeting cancer vulnerabilities with high-dose vitamin C. Gli studi hanno dimostrato che la vit. C farmacologica prende di mira molti dei meccanismi che le cellule tumorali utilizzano per la loro sopravvivenza e crescita. In questo articolo di Opinion, discutiamo di come la vit. C può colpire tre vulnerabilità condivise da molte cellule tumorali: squilibrio redox, riprogrammazione epigenetica e regolazione del rilevamento dell’ossigeno.

4) Vitamin C versus Cancer: Ascorbic Acid Radical and Impairment of Mitochondrial Respiration? Uno specifico effetto antitumorale può essere ottenuto ad alte dosi di terapia con vit. C.

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5) High-dose intravenous vitamin C, a promising multi-targeting agent in the treatment of cancer. Prove crescenti indicano che la vit. C ha il potenziale per essere un potente agente antitumorale quando somministrata per via endovenosa e in dosi elevate (IVC ad alte dosi)

6) Intravenous High-Dose Vitamin C in Cancer Therapy. Articolo particolarmente interessante che ricostruisce la storia dell’importanza e dell’ utilizzo della vit. C nei casi di Cancro. L’articolo ci dice che un numero crescente di studi preclinici sta mostrando come la vitamina C ad alte dosi possa giovare ai malati di cancro.

7) Vitamin C deficiency in cancer patients.  L’articolo rileva che la carenza di vitamina C è comune nei pazienti con cancro avanzato e i fattori più importanti che determinano i livelli plasmatici sono l’assunzione con la dieta e i marcatori della risposta infiammatoria. I pazienti con basse concentrazioni plasmatiche di vitamina C hanno una sopravvivenza più breve.

AUMENTA L’ELIMINAZIONE DEL COLESTEROLO TRASFORMANDOLO IN ACIDI BILIARI.

1) Cholesterol: Vitamin C Controls Its Transformation to Bile Acids. Facilita l’assorbimento del ferro. In caso di anemia somministrare Ferro con acido ascorbico per favorire l’assimilazione

HA AZIONE ANTINFIAMMATORIA E STIMOLA LA FUNZIONE IMMUNITARIA.

1) Ascorbic Acid: its role in immune system and chronic inflammation diseases. La vit. C è importante in tutte le condizioni stressanti legate a processi infiammatori e che coinvolgono l’immunità.

2) Antioxidant vitamins and their effect on immune system. La supplementazione di vit.C ha dimostrato di ridurre la durata e la gravità delle infezioni delle vie respiratorie superiori, compreso il raffreddore. Inoltre, è stato suggerito che esiste una stretta relazione tra la carenza di vitamine e malattie infettive come la tubercolosi, l’AIDS e la SARS CoV-2, nonché le malattie infettive diffuse attraverso il sistema respiratorio e digerente.

HA AZIONE ANTIVIRALE ED ANTIBATTERICA.

1) Vitamin C and Immune Function. La carenza di vitamina C provoca un’immunità ridotta e una maggiore suscettibilità alle infezioni. A loro volta, le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C a causa dell’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico.

2) Immunomodulatory and antimicrobial effects of vitamin C. Articolo molto ampio, interessantissimo, assolutamente da leggere.

3) Vitamin C Protects Against Coronavirus L’articolo uscito nel gennaio 2020 ci dice che la pandemia di coronavirus può essere drasticamente rallentata, o fermata, con l’uso immediato e diffuso di alte dosi di vitamina C.

È UN ANTIDEPRESSIVO.

1) Antidepressant effect of vitamin C. Lo studio riporta Il completo recupero da depressione idiopatica verificato in tutti i pazienti dopo trattamento con acido ascorbico intravenoso.

IMPORTANTE PER LE FUNZIONI COGNITIVE.

1) Plasma Vitamin C Concentrations and Cognitive Function: A Cross-Sectional Study. È stata trovata un’associazione significativa tra le concentrazioni plasmatiche di vitamina C e le prestazioni su compiti che coinvolgono attenzione, concentrazione, memoria di lavoro, velocità decisionale, richiamo ritardato e totale e riconoscimento.

2) Vitamin C supplementation promotes mental vitality in healthy young adults: results from a cross-sectional analysis and a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. L’integrazione di vit. C ha aumentato la motivazione al lavoro e la concentrazione dell’attenzione e ha contribuito a migliorare le prestazioni nei compiti cognitivi che richiedono un’attenzione prolungata.

MOLTO UTILE NEI GRANDI USTIONATI E NELLE RIANIMAZIONI.

1) Vitamin C may reduce the duration of mechanical ventilation in critically ill patients: a meta-regression analysis. Sono state trovate prove evidenti che la vitamina C riduce la durata della ventilazione meccanica,

INIBISCE LA FORMAZIONE DI NITROSAMMINE.

1) Effects of vitamins C and E on N-nitroso compound formation, carcinogenesis, and cancer. L’articolo descrive le proprietà dei composti N-nitroso (NNC) e delle vitamine C ed E. L’autore esamina la capacità delle vitamine C ed E di inibire la formazione di NNC nei sistemi chimici, nelle carni conservate con nitriti, negli animali da esperimento e nell’uomo. Le vitamine dietetiche C ed E hanno entrambe prodotto dal 30% al 60% di inibizioni nella maggior parte degli esperimenti di carcinogenesi che impiegano cancerogeni preformati.

RUOLO NELLE MALATTIE INFETTIVE.

1) Vitamin C and Infections. Un totale di 148 studi sugli animali ha indicato che la vitamina C può alleviare o prevenire le infezioni causate da batteri, virus e protozoi. L’infezione umana più studiata è il comune raffreddore. La somministrazione di vit. C non riduce l’incidenza media di raffreddori nella popolazione generale, ma ha dimezzato il numero di raffreddori nelle persone fisicamente attive.

HA EFFETTO DISINTOSSICANTE ANCHE CONTRO AVVELENAMENTI.

 1) Cardiotoxicity of some pesticides and their amelioration. Questa revisione identifica 24 agenti miglioratori che sono stati utilizzati con successo per gestire 60 casi di cardiotossicità dovuta a pesticidi. Gli agenti più efficaci erano la vitamina C, la curcumina, la vitamina E, la quercetina, il selenio, la crisina e l’estratto di aglio. La vitamina C ha mostrato effetti migliorativi in un’ampia gamma di tossicità.

HA RUOLO ANTIOSSIDANTE.

1) The antioxidant role of vitamin C. Questa recensione presenta prove che supportano l’importanza della vitamina C come componente dei meccanismi protettivi antiossidanti complessivi che si trovano nelle cellule e nei tessuti. I dati sono coerenti e costituiscono un forte consenso per studiare l’importanza della funzione antiossidante della vitamina C nel mantenimento della salute umana.

CANCRO DELLA PELLE.

Di particolare interesse due articoli che trattano l’uso della vit.C per uso esterno nella terapia del cancro della pelle:

1) Randomized trial of topical ascorbic acid in DMSO versus imiquimod for the treatment of basal cell carcinoma – ScienceDirect. I ricercatori ci dicono che i risultati dimostrano che l’acido ascorbico concentrato in DMSO è una preparazione topica ben tollerata, poco costosa e facile da usare che garantisce studi clinici più ampi come trattamento di prima linea adatto per BCC. Data la sua semplicità e la mancanza di ipopigmentazione residua può trovare particolare vantaggio per le lesioni del viso dove le problematiche di cicatrizzazione chirurgica e cosmesi possono essere di fondamentale importanza.

2) Complete response of cutaneous SCC to topical treatment with ascorbic acid solution: A case report. Si tratta di un interessante studio italiano (Bologna e Reggio Emilia) che illustra la guarigione di un caso di tumore della pelle dell’orecchio esterno con vit.C per uso topico. Contiene molte foto

 

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamina E

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Vitamina B 17

 

                                                         

 

 

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Vitamina A https://dietazonaonline.com/vitamina-a https://dietazonaonline.com/vitamina-a#respond Mon, 30 May 2022 04:57:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12486 La vitamina A, liposolubile, dove si trova e quali funzioni svolge

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VITAMINA A o Retinolo, Acido retinoico, Retinaldeide (liposolubile).

Di origine sia vegetale che animale, ampiamente presente negli alimenti, raramente carente nella dieta; l’eccesso può essere nocivo ed avere complicanze anche gravi, soprattutto per il feto della donna incinta. Proviene soprattutto da fonti nutrizionali di origine animale (fegato, tuorlo d’uovo -dove sono presenti anche dei carotenoidi-, nei crostacei, nel latte intero, nel burro e nel formaggio) ma può essere sintetizzata nell’intestino partendo dal β carotene, un precursore/provitamina di origine prevalentemente vegetale (colore giallo-arancio), appartenente al vasto gruppo dei carotenoidi (oltre 600 tipi).

È importante per la vista, la crescita e il differenziamento dei tessuti, la divisione cellulare, la riproduzione e l’immunità. Inoltre è nota per le sue proprietà antiossidanti.

La vitamina A è introdotta nell’organismo attraverso gli alimenti in due forme: direttamente come vitamina A (retinolo), attraverso cibi di origine animale e come provitamina A (carotenoidi), precursore della vitamina, mediante cibi di origine vegetale

Il precursore viene convertito in vitamina A all’interno dell’intestino tenue e poi va a depositarsi nel fegato che provvederà, in base alle esigenze dell’organismo, a immagazzinarlo oppure a rilasciarlo poco alla volta legato ad una proteina che lo trasporta nel sangue. Le due fonti di vitamina A non si equivalgono, il nostro organismo assorbe meglio il retinolo derivato dalle fonti animali.

Ci sono anche altri tipi di carotenoidi reperibili negli alimenti che però non vengono convertiti in vitamina A, ma che sono comunque importanti: licopene, luteina e zeaxantina.

Il β carotene viene trasformato in vitamina A grazie ad un enzima che, per ogni molecola di β carotene, ricava due unità di vitamina A. I cibi ricchi di β carotene sono prevalentemente vegetali gialli, arancioni e rossi, carote, zucca, albicocche, patate dolci, meloni, ma anche le verdure a foglia verde scuro (spinaci, broccoli, cicoria, bieta ecc.)

Questa vitamina viene immagazzinata nel fegato, garantendo il buon funzionamento del corpo fino a uno o due anni, in un soggetto sano e ben nutrito. È essenziale per le cellule epiteliali, la crescita delle ossa e dei denti, lo sviluppo sessuale nell’adolescente e la fertilità nell’adulto.

Aumenta la resistenza alle infezioni rinforzando il sistema immunitario, assicura un buon funzionamento della vista e permette la visione crepuscolare, protegge la pelle dai danni causati dall’esposizione al sole ed ha un potente effetto antiossidante dato che combatte i radicali liberi, contrasta gli effetti dannosi provocati dall’inquinamento e dal fumo e sembra esercitare un ruolo protettivo sul cancro alla prostata ed altri tumori.

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Una delle manifestazioni cliniche più evidenti della carenza di vitamina A  nell’uomo è una grave cecità notturna o xeroftalmia. Oltre a questo è noto che la vitamina A nutre i capelli e contribuisce a ritardarne l’invecchiamento. La carenza ha effetti negativi sui capelli, che si traducono in alterazioni delle ghiandole sebacee, nella formazione di forfora e di capelli secchi e nel costante e sempre più evidente ispessimento del cuoio capelluto.

FABBISOGNO GIORNALIERO (vit A o retinolo) è di circa 0,6-0,7 mg,(o 600-700 µg) che possono aumentare fino a 0,95 mg (o 950 µg) durante l’allattamento. Sensibile al calore, molte delle sue caratteristiche vengono perse durante la cottura dei cibi. Meglio dunque consumarli crudi o dopo averli sottoposti a una breve cottura.

Alcuni studi che consiglio.

1) THE BIOLOGICAL FUNCTION OF VITAMIN A ACID  testo in PDF del 1960, parla in maniera completa della vitamina A. Consigliato

2) THE FUNCTION OF VITAMIN A: CURRENT CONCEPTS solo abstract del 1983, ma espone in modo sintetico tutte le informazioni più importanti. Consigliato

3) VITAMIN A testo in PDF del 2017, contiene tutto quello che serve sapere sulla vitamina A. Consigliato

4) AN UPDATED COMPREHENSIVE REVIEW ON VITAMIN A AND CAROTENOIDS IN BREAST CANCER: MECHANISMS, GENETICS, ASSESSMENT, CURRENT EVIDENCE, AND FUTURE CLINICAL IMPLICATIONS articolo completo, del 2021.  Questa recensione fornisce informazioni sui ruoli preventivi e terapeutici della vitamina A e dei carotenoidi nello sviluppo e nella progressione del cancro al seno. Consigliato

5) VITAMIN A AND APOPTOSIS IN PROSTATE CANCER solo abstract del 2002,  spiega come la vitamina A e i suoi analoghi naturali e sintetici (retinoidi) inducono l’apoptosi nelle cellule tumorali della prostata in vitro e in modelli animali, principalmente attraverso l’induzione del recettore beta dell’acido retinoico (RARbeta). Consigliato

6) VITAMIN A AND RISK OF BLADDER CANCER: A META-ANALYSIS OF EPIDEMIOLOGICAL STUDIES articolo completo del 2014, risultati di questa meta-analisi indicano che un’elevata assunzione di vitamina A era associata a un minor rischio di cancro alla vescica. Consigliato

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Tutti i gravi danni prodotti alla salute dalla TV

 

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Sesso e cibo. Un filo conduttore in comune https://dietazonaonline.com/sesso-e-cibo-un-filo-conduttore-in-comune https://dietazonaonline.com/sesso-e-cibo-un-filo-conduttore-in-comune#respond Mon, 23 May 2022 09:17:52 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12455 Sesso e cibo, cosa hanno in comune e come sono collegati? In questa pagina affrontiamo i seguenti argomenti: Sesso e cibo, una storia lunghissima. Legami tra sesso e alimentazione. Piacere ed abbuffata. I disturbi dell’alimentazione. Sesso e cibo. I cibi afrodisiaci.   A qualcuno sarà certamente capitato di chiedersi se esista una qualche relazione tra […]

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Sesso e cibo, cosa hanno in comune e come sono collegati? In questa pagina affrontiamo i seguenti argomenti:

  • Sesso e cibo, una storia lunghissima.
  • Legami tra sesso e alimentazione.
  • Piacere ed abbuffata.
  • I disturbi dell’alimentazione. Sesso e cibo.
  • I cibi afrodisiaci.

 

A qualcuno sarà certamente capitato di chiedersi se esista una qualche relazione tra sesso e cibo. In questa pagina cerco di rispondere sia da un punto di vista nutrizionale che psicologico a questa domanda.

Il primo spunto di riflessione riguarda le basi neurobiologiche del desiderio per il cibo e per il sesso. Entrambi questi comportamenti sono sottesi dalla stessa via neurobiologica – la via “appetitiva”- che usa come neurotrasmettitore la dopamina. 

Possiamo dire in primo luogo che sia il sesso che il cibo sono due funzioni vitali essenziali.

Sesso e cibo sono quindi bisogni naturali ed innati degli esseri umani. In base a questo ed a come ci rapportiamo con questi due aspetti fondamentali scaturiscono comportamenti legati a regole sociali che portano spesso a canalizzare, imbrigliare e soffocare gli istinti.

Il piacere del sesso e del cibo oscillano tra libertà o repressione, tra pulsione o controllo. Questo avviene in tutte le culture, anche se in modo diverso.

Secondo l’antropologo Claude Levi-Strauss, i 2 tabù del cannibalismo e dell’incesto hanno una origine comune che mette così in relazione cibo e sesso.

Sesso e cibo, una storia lunghissima.

Senza andare poi lontanissimo nel tempo e nello spazio, pensiamo un attimo ad immagini che ci provengono dalla Roma antica dove si vedono come i senatori dell’epoca stessero sdraiati su lettini dorati mangiando in abbondanza. Con l’avvento del cristianesimo arriva la condanna delle abbuffate sia di sesso che di cibo.

I cristiani predicavano morigeratezza, condannando gli alimenti eccitanti come “peccaminosi”, così come lo erano i comportamenti sessuali non consoni alle leggi morali. Non si può non ricordare Adamo ed Eva ed il frutto del peccato, la mela.

Non dimentichiamo poi che con l’arrivo dei “barbari” arrivano anche le carni allo spiedo, caratteristiche delle popolazioni nomadi, così come lo era la loro sessualità forte e virile.

Tre culture e tre rapporti diversi con la sessualità,interpretata in chiave virile dai barbari, in chiave edonistica dai romani e peccaminosa dai cristiani.

Legami tra sesso e alimentazione.

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Innegabilmente, questi due bisogni primari sono strettamente correlati fin dalla nostra nascita. Pensiamo alla madre che nutre un bimbo allattandolo; innegabile che oltre al latte fornisce anche una delle prime manifestazioni del suo amore.

È anche vero che se mangiare è obbligatorio non lo è fare sesso. Si tratta di due pulsioni differenti perché nel mangiare ci può essere sicuramente il piacere ma non l’orgasmo e quindi il nostro rapporto con il cibo è diverso da quello che sperimentiamo con il sesso.

In certi casi, addirittura, tra alimentazione e sessualità possono esistere dei veri e propri conflitti.

Per esemplificare possiamo dire che, in acuto, un pasto abbondante, ricco di grassi e proteine, può rallentare la risposta sessuale fisica fino a bloccarla, perché causa una vera e propria dispepsia acuta da sovraccarico alimentare, che “sequestra” molto più sangue a livello intestinale, per la digestione appesantita, sottraendolo al circuito sessuale.

Per non parlare della cefalea, della nausea o dell’alitosi che spesso si accompagnano all’eccesso acuto di cibo, allontanando in quest’ultimo caso anche il/la partner. Effetti ancora più negativi si possono avere con le intolleranze alimentari: queste determinano un vero e proprio stato infiammatorio della mucosa intestinale, con incremento dell’attività di una potente cellula, il mastocita, favorendo la comparsa o il peggiorare della cosiddetta sindrome dell’intestino irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome).

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Studi recenti indicano che questo disturbo si associa ad aumentato dolore gastrointestinale e pelvico, che si associa, nelle donne, ad aumentato dolore nei rapporti sessuali, e, nei maschi, a più frequenti prostatiti, antisessuali anche per lui: un rapporto tra cibo e infiammazioni intestinali e genitali impensato e non studiato fino a pochi anni fa.

Un terzo aspetto, rilevante, riguarda il ruolo dei cibi conservati: contengono sostanze che aumentano nel cervello gli aminoacidi eccitatori, contribuendo all’irritabilità e all’aggressività, che certamente non facilitano il clima disteso ottimale per un incontro sessuale intimo e gratificante. L’eccesso di alimentazione, se protratto, porta non solo al sovrappeso fino alla franca obesità, con tutti i problemi associati di immagine corporea, con crollo dell’autostima e crescente depressione, potenti nemici del desiderio, ma anche alla cosiddetta “sindrome metabolica” il cui primo segnale d’allarme è dato proprio dall’accumulo di grasso a livello addominale (la “pancia”).

Ad essa si associano un maggior rischio di diabete, di ipercolesterolemia, con zolle di grassi che si depositano lungo le pareti vascolari ostruendole, con microangiopatia e neuropatia diabetica: responsabili del deficit di erezione, nell’uomo, e di difficoltà di lubrificazione, nella donna, cui conseguono difficoltà orgasmiche e caduta ulteriore del desiderio. I problemi sono aggravati se all’abuso alimentare si associa l’eccesso cronico di alcolici.

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Ma per poter sopravvivere, almeno come specie, abbiamo bisogno sia del cibo che del sesso, e d’altra parte è innegabile che sensualità e piacere si trovino in entrambi e che la soddisfazione dopo tutte e due queste attività dimostra che esse agiscono sia nella pancia che nel cervello. Entrambe sono dotate, anche se in modo diverso, di una ritmicità, ed entrambe entrano a far parte della sfera sociale.

Piacere ed abbuffata.

Nel rapporto con il cibo si ritrovano sia appetito che fame, sia desiderio che bisogno e spesso si riscontra una differenza tra l’ingordigia ed il comune piacere del cibo. Ma anche nel sesso a volte accade qualcosa di simile. Si può avere confusione tra l’abbuffata di sesso ed un erotismo fatto di piccoli assaggi che portano ad un piacere raffinato e intenso. Si tratta di un invisibile filo rosso, fatto magari da trasgressioni, che accomuna eros e cibo.

In alcuni casi il cibo viene usato al posto del sesso con una forma di compensazione dovuta a vuoti affettivi o, al contrario, il sesso al posto del cibo come sostituto di frustrazioni.

I disturbi dell’alimentazione. Sesso e cibo.

Nei disturbi dell’alimentazione come Anoressia, Bulimia e Binge eating, emerge spesso chiaramente la relazione tra sesso e cibo dove si evidenzia come la distorta relazione con il cibo sia spessissimo legata a distorsioni del rapporto con il sesso.

Nell’Anoressia si verifica una perdita del desiderio e disturbi dell’identità che sono i sintomi nei casi più gravi.

Uno studio di Pinheiro e collaboratori, pubblicato sull’International Journal of Eating Disorders (2009), dimostra che le disfunzioni sessuali sono presenti in ben il 75% delle donne con Anoressia nervosa e nel 39% di quelle affette da bulimia nervosa. Oltre a questo si legge che il desiderio sessuale crolla nel 66,9% di queste donne, mentre l’ansia sessuale è presente nel 59,2% delle donne con questi disturbi del comportamento alimentare (contro l’11% delle donne con un appetito normale). Parliamo prevalentemente di donne dato che i Disturbi del Comportamento Alimentare, in particolare l’anoressia sono prevalentemente femminili.

Interessante notare come, dal punto di vista fisiologico, sia il sesso che il cibo vengono regolati dall’ipotalamo e rispondono agli stimoli degli stessi neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e noradrenalina.

Da un punto di vista psicofisiologico, il legame tra sesso e cibo è legato a fonti di piacere e di gratificazione per la persona. Nell’Anoressia scompaiono le gratificazioni sia per quel che riguarda il sesso che il cibo.

Nella Bulimia l’abbuffarsi con il cibo è una risposta compulsiva, che la persona non riesce a controllare, per poter calmare un’Ansia angosciante.

Anoressia e Bulimia sono anche dei veri e propri disturbi della sessualità anche se spesso non sono diagnosticati come tali e, quindi, non vengono presi in considerazione. È comunque innegabile che queste patologie debbano essere affrontate con un approccio multidisciplinare.

L’immagine del corpo, infatti, ha un impatto importante sulla libido e, quando non viene vissuta bene come avviene in questi disturbi, aumenta l’Ansia che porta ad abbattere il desiderio.

Il BED, Binge Eating Disorder, è un disturbo alimentare fondato sulla mancanza di controllo degli impulsi con conseguenti abbuffate senza vomito o senza lassativi. Una frequente conseguenza è quindi obesità o sovrappeso. Di solito questi soggetti sono disinteressati al sesso ed al piacere della sessualità.

In realtà, pensandoci un attimo, la sessualità ha bisogno di un coinvolgimento verso l’altro e all’attenzione verso il proprio e l’altrui piacere e finisce quindi in contrasto con le restrizioni e l’ansia che sono il una base dei disturbi alimentari.

I cibi afrodisiaci.

Quasi inevitabilmente parlare di cibo e sesso conduce a parlare dei cibi afrodisiaci e di tutte quelle sostanze che potrebbero essere stimolanti e, quindi, favorenti l’erotismo e il desiderio sessuale. Il concetto di cibi afrodisiaci (sessualmente eccitanti) pare derivare dalle “afrodisie”, cioè dalle orge sacre in onore di Afrodite, la bellissima dea dell’amore, uscita nuda dalla schiuma del mare.

In realtà abbondano i miti sui cibi afrodisiaci ma molto spesso si tratta, appunto di miti. Ovidio nell’ “Ars amandi” e “ Remedia amoris” cita le virtù afrodisiache del vino, anche se oggi sappiamo che gli alcolici hanno un effetto bifasico e dopo una iniziale attivazione si ha poco dopo un effetto depressivo. Nella Bibbia, invece, si parla dei poteri della radice della mandragora. Molto spesso sono stati considerati come afrodisiaci cibi in base al loro aspetto fallico come carote, cetrioli, banane, asparagi, zucchine o somiglianti all’organo femminile le ostriche ed altri frutti di mare. In quanto a simbolismo, poi, venivano considerati come afrodisiaci cibi quali i testicoli e il pene del toro o della tigre o del gallo, ma anche altri non facilmente reperibili come i testicoli del cigno o le pinne di pescecane o il corno del rinoceronte.

Non dimentichiamo poi l’androstenolo, un feromone presente in uomini e donne ed anche in altri mammiferi è presente nel tartufo. A quanto pare è stato usato per un esperimento in cui venne  spruzzato in una stanza dove alcune donne guardavano foto di uomini. Dopo la diffusione del feromone, gli uomini delle foto sarebbero visti come più attraenti anche se, per la precisione, non tutti gli esperimenti confermano questi dati.

In realtà hanno un effetto sicuramente afrodisiaco ormoni come il testosterone, l’FHS o il LH e i releasing factors,  che però non possono essere usati come un qualsiasi integratore, ma dati solo a chi ne ha una carenza, altrimenti possono portare a risultati nocivi. In effetti il testosterone è  un ormone che viene prodotto dal nostro corpo a partire dagli alimenti di cui ci nutriamo, anche se non esistono cibi che contengono testosterone.

La produzione di testosterone è facilitata da cibi sani e naturali poveri di calorie ma ricchi in vitamine e antiossidanti, come l’ Olio Extravergine di olive, i cui acidi grassi monoinsaturi sono ottimi per il Sistema Endocrino maschile. Ricordiamo poi Aglio e Cipolla, chiamati il viagra dei poveri, perché stimolano la circolazione.

Le uova, almeno quelle prodotte da galline allo stato libero, sono una buona fonte proteica e di vitamine. Molti funghi aiutano a prevenire la produzione di un enzima chiamato “aromatasi”, in grado di convertire gli ormoni androgeni in estrogeni. Mangiando più funghi si può ridurre questo processo di conversione e abbassare i livelli di estrogeni nel corpo.

Prezzemolo, rosmarino, sedano e salvia sono stimolanti femminili perché contengono una sostanza simile agli estrogeni. Lo Zenzero è utile per la prostata ed il peperoncino è un ottimo vasodilatatore per l’area genitale. I cibi che fanno ridurre il testosterone sono quelli che contengono estrogeni come la birra, la soia, il latte.

L’unico estratto vegetale che sembra dia un effetto afrodisiaco è la Yohimbina, un alcaloide tratto da un albero africano che provoca vasodilatazione nella zona genitale. Ovviamente l’energia sessuale richiede la giusta dose di  glucidi che, pur essendo zuccheri, sono comunque necessari al funzionamento del sistema nervoso centrale.

I lipidi anche sono essenziali e molto interessanti sono quelli della serie Omega 3. Ovviamente non possono mancare le proteine. Ricordiamo a questo proposito la tirosina, utile aminoacido presente anche nelle pesche e nell’ananas ed anche l’arginina, presente nella frutta secca.

Importante nell’uomo è lo Zinco, fondamentale per la prostata e rinvenibile ad esempio nelle ostriche. Dobbiamo, però, capire che gli alimenti eccitanti non si basano solo sulle sostanze contenute in quanto è importante anche il contesto attraverso il quale vengono dati e l’affettività che è il migliore afrodisiaco per passione e sessualità.

 

Possiamo sintetizzare citando il filosofo Seneca che nel II secolo dopo Cristo affermava :

Vi offrirò un filtro senza pozioni, senza erbe, senza alcuna magia o stregoneria:

se desiderate essere amati, amate”.

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ACRILAMMIDE. Una sostanza cancerogena in alimenti di tutti i giorni https://dietazonaonline.com/acrilammide-una-sostanza-cancerogena-in-alimenti-di-tutti-i-giorni https://dietazonaonline.com/acrilammide-una-sostanza-cancerogena-in-alimenti-di-tutti-i-giorni#respond Tue, 17 May 2022 09:41:05 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12429 Come sa bene chiunque cucini, la trasformazione degli alimenti generalmente include molti e diversi passaggi. Ci sono infatti numerose fasi di lavorazione come lavaggio, taglio, essiccazione, frittura, fermentazione, cottura. Durante queste fasi di lavorazione possono formarsi alcuni composti tossici. L’Acrilammide (AA) è una di queste sostanze tossiche indotte dal calore (ad alta temperatura) che può […]

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Come sa bene chiunque cucini, la trasformazione degli alimenti generalmente include molti e diversi passaggi. Ci sono infatti numerose fasi di lavorazione come lavaggio, taglio, essiccazione, frittura, fermentazione, cottura.

Durante queste fasi di lavorazione possono formarsi alcuni composti tossici.

L’Acrilammide (AA) è una di queste sostanze tossiche indotte dal calore (ad alta temperatura) che può essere sviluppata negli alimenti contenenti amidi(1) principalmente attraverso la cosiddetta reazione di Maillard(2). Questa reazione avviene in cibi al forno, fritti, alla griglia, tostati e arrostiti.

Come ci dice uno studio molto ampio(3), l’ AA non è, infatti, un componente del cibo ma si forma durante la lavorazione a caldo.

Le vie di formazione di AA durante l’elaborazione possono essere spiegate sulla base di diverse ipotesi che sono risultate più rilevanti e probabili in una situazione di elaborazione. Secondo gli studi ci sono due percorsi più accettati; la via della già citata reazione di Maillard e la via dell’acroleina.

La formazione di AA attraverso la reazione di Maillard è conosciuta come la via principale ed ha come base la reazione tra amminoacidi liberi e zuccheri riduttori.

Inoltre, Eriksson(4) ha riportato che il fruttosio aumenta il contenuto di AA di circa due volte rispetto ad altri zuccheri riducenti perché contiene due gruppi α-idrossilici anziché uno come nel caso di altri zuccheri come il glucosio.

La via dell’acroleina è la seconda modalità più accettata di formazione di AA. L’AA viene generato dall’olio quando viene riscaldato a temperature sopra il punto di fumo. Inizialmente, l’olio viene idrolizzato in glicerolo e acidi grassi, seguiti dall’eliminazione dell’acqua dal glicerolo e dalla produzione di acroleina tramite il meccanismo degli ioni di carbonio catalizzato dall’acido eterolitico

Gli oli, che sono altamente insaturi e hanno un punto di fumo più basso, portano alla formazione di acroleina.

Ma al di là della teoria cose significa nella pratica?

Significa che gli alimenti a rischio sono quelli che contengono amidi, e quindi pane, pizza, biscotti, fette biscottate, cracker e anche corn-flakes. Già da questa lista comprendiamo che se si hanno abitudini alimentari quotidiane che seguono le indicazioni delle pubblicità televisive, siamo a rischio.

L’Acrilammide si forma quando i cibi vengono cotti ad alte temperature cioè circa 120 gradi, oppure sottoposti a frittura. Non solo i prodotti industriali dunque sono a rischio, anche se di solito sono i peggiori anche per altri motivi, ma anche quelli che prepariamo in casa, come le classiche patate fritte o al forno. Persino il caffè è a rischio Acrilammide, a causa della tostatura dei chicchi che avviene ad alte temperature.

Non stiamo a parlare dei cibi che si trovano nei Fast Food dato che si tratta di Cibo-Spazzatura per definizione.

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Le ricerche si sono concentrate sui diversi effetti sulla salute dell’AA per la sua elevata tossicità. L’AA pare quindi responsabile di neurotossicità, genotossicità, cancerogenicità, epatotossicità e tossicità riproduttiva per l’uomo e gli animali. L’AA e la sua tossicità sono state valutate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dal Comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (OMS/JECFA.

Secondo i loro risultati, l’assunzione umana media è stimata in 0,4 μg/kg di peso corporeo/giorno a partire dai due anni di età, sebbene il consumo possa variare generalmente da 0,3 μg/kg di peso corporeo/giorno a 5 μg/kg di peso corporeo/giorno. La stima dell’assunzione umana media giornaliera era di 1 μg/kg di peso corporeo/giorno e può essere di 4 μg/kg di peso corporeo/giorno per i consumatori elevati .

L’AA è un neurotossico, e può provocare sia un’intossicazione accidentale o un’esposizione professionale cronica che colpisce il sistema nervoso centrale (SNC) e il sistema nervoso periferico (SNP) nei roditori e nell’uomo.

L’effetto tossico dipende dal tempo di esposizione e dal dosaggio. Lavoratori altamente esposti in Cina hanno mostrato sintomi di neuropatia periferica come debolezza dei muscoli scheletrici, formicolio di mani e piedi e atassia.

Inoltre, la degradazione delle terminazioni nervose porta all’indebolimento delle funzioni cognitive e al danneggiamento della corteccia cerebrale, del talamo e dell’ippocampo.

L’AA è un clastogeno ad azione diretta, cioè causa anomalie nei geni che portano alla genotossicità. Nei mammiferi si ha la conversione metabolica dell’AA in glicididamide (GA) che provoca effetti mutageni. Anche le cellule mammarie umane sono suscettibili alla tossicità del GA.

Un altro studio, italiano, si è occupato specificatamente dell’AA e delle sue conseguenze nei bambini ed i risultati (non esprimo giudizi ma riporto i dati) sono:  

Questo studio si proponeva di accertare la concentrazione di AA nei prodotti alimentari destinati ai lattanti per valutare l’esposizione alimentare a questo contaminante alimentare. I livelli di AA sono stati determinati mediante GC/MS e bromurazione e l’esposizione alimentare è stata valutata con un metodo probabilistico basato sulla simulazione Monte Carlo.

I risultati hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente, per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati.

La tossicità dell’AA è stata scoperta nel 2002, cioè circa 20 anni fa al momento in cui scrivo.

Non mi risulta che in pratica sia stata presa alcuna misura per informare e proteggere le persone da parte del sedicente Ministero della Salute o da altri organi competenti.

Note e bibliografia

1) L’amido è un composto organico della classe dei carboidrati (o glucide polisaccaride), comunemente contenuto in alimenti come pane, pasta, riso, patate, caratterizzato da un gran numero di unità di glucosio polimerizzate.

2) Si tratta di una serie complessa di fenomeni che avvengono a seguito dell’interazione di zuccheri e proteine durante la cottura. I composti che si formano con queste trasformazioni sono caratterizzati dal colore bruno e dal caratteristico odore di crosta di pane appena sfornato. La reazione deve il suo nome a Louis Camille Maillard (1878-1936), chimico francese che la studiò per primo.

3) D.N.Perera et al.(2021). Comprehensive Study on the Acrylamide Content of High Thermally Processed Foods. Hindawi BioMed Research International Volume 2021, Article ID 6258508, 13 pages

4)  S. Eriksson, Acrylamide in Food Products: Identification, Formation and Analytical Methodology, Doctoral dissertation, Institutionen för miljökemi, 2005.

5) F.Esposito et al.(2021). Acrylamide in Baby Foods: A Probabilistic Exposure Assessment. Journals /Foods /Volume 10/Issue 12

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 IL MIO ROMANZO STORICO

 

 

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Covid 19 ed Obesità. La relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione#respond Sat, 04 Sep 2021 02:10:16 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12111 Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19. l’articolo si intitola: Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology […]

L'articolo Covid 19 ed Obesità. La relazione sembra essere il primo su Dieta Zona Personalizzata Online.

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Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19.

l’articolo si intitola:

Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology and biological relationships

L’unico commento personale che mi permetto di inserire è che, dato il contenuto, questo articolo scientifico, a differenza di altri, non pare proprio finanziato dalle aziende farmaceutiche. Visto che è disponibile liberamente, consiglio tutti di scaricarlo prima che scompaia.

Onde evitare equivoci e interpretazioni errate, mi limito a pubblicare alcuni estratti dell’articolo con sotto le relative traduzioni. Avendo il link all’originale sarà facile il controllo.

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After a systematic search of the Chinese and English language literature on COVID‐19, 75 studies were used to conduct a series of meta‐analyses on the relationship of individuals with obesity–COVID‐19 over the full spectrum from risk to mortality. A systematic review of the mechanistic pathways for COVID‐19 and individuals with obesity is presented. Pooled analysis show individuals with obesity were more at risk for COVID‐19 positive, >46.0% higher (OR = 1.46; 95% CI, 1.30–1.65; p < 0.0001); for hospitalization, 113% higher (OR = 2.13; 95% CI, 1.74–2.60; p < 0.0001); for ICU admission, 74% higher (OR = 1.74; 95% CI, 1.46–2.08); and for mortality, 48% increase in deaths (OR = 1.48; 95% CI, 1.22–1.80; p < 0.001).

Dopo una ricerca sistematica della letteratura in lingua cinese e inglese su COVID-19, sono stati utilizzati 75 studi per condurre una serie di meta-analisi sulla relazione degli individui con obesità-COVID-19 sull’intero spettro dal rischio alla mortalità. Viene presentata una revisione sistematica dei percorsi meccanicistici per COVID-19 e per gli individui con obesità. L’analisi aggregata mostra che gli individui con obesità erano più a rischio di positività al COVID-19, >46,0% in più (OR = 1,46; 95% CI, 1,30-1,65; p <0,0001); per l’ospedalizzazione, 113% in più (OR = 2,13; 95% CI, 1,74-2,60; p < 0,0001); per il ricovero in terapia intensiva, 74% in più (OR = 1,74; 95% CI, 1,46-2,08); e per la mortalità, aumento del 48% dei decessi (OR = 1,48; 95% CI, 1,22-1,80; p <0,001).

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For persons with coronavirus disease 2019 (COVID‐19) caused by the severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS‐CoV‐2), there appears to be a strong relationship between being an individual with overweight or obesity and the risks of hospitalization and needing treatment in intensive care units (ICUs). Emerging literature suggests that adults with obesity under the age of 60 are more likely to be hospitalized. The COVID‐19 pandemic has occurred at a time when the prevalence of individuals with overweight/obesity is increasing in virtually all countries globally.

Per le persone con malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), sembra esserci una forte relazione tra l’essere un individuo con sovrappeso o obesità e i rischi di ospedalizzazione e necessità di trattamento in unità di terapia intensiva (UTI). La letteratura emergente suggerisce che gli adulti con obesità di età inferiore ai 60 anni hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale. La pandemia di COVID-19 si è verificata in un momento in cui la prevalenza di individui con sovrappeso/obesità è in aumento praticamente in tutti i paesi del mondo

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In addition, policy responses for mitigating COVID‐19 are creating major economic hardships. The COVID‐19 pandemic has brought to all countries the need to restrict movement, implement social distancing and impede economic activities across a broad spectrum of nonessential occupations. These adjustments have caused food system problems, including changes in food consumption and physical activity patterns, and remote telework environments that may exacerbate current trends in the prevalence of individuals with obesity, while another effect will be to increase the proportion food insecure and also those stunted and malnourished. These changes have long‐lasting implications beyond the mitigation of the current SARS‐CoV‐2 spread and may be detrimental to people’s health.

Inoltre, le risposte politiche per mitigare il COVID-19 stanno creando gravi difficoltà economiche. La pandemia di COVID-19 ha portato in tutti i paesi la necessità di limitare i movimenti, attuare il distanziamento sociale e impedire le attività economiche in un ampio spettro di occupazioni non essenziali. Questi adeguamenti hanno causato problemi al sistema alimentare, inclusi cambiamenti nel consumo di cibo e nei modelli di attività fisica, e ambienti di telelavoro a distanza che possono esacerbare le tendenze attuali nella prevalenza di individui con obesità, mentre un altro effetto sarà quello di aumentare la percentuale di insicurezza alimentare e anche di quelli rachitici. e malnutrito. Questi cambiamenti hanno implicazioni di lunga durata oltre alla mitigazione dell’attuale diffusione di SARS-CoV-2 e possono essere dannosi per la salute delle persone.

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Being an individual with obesity increases the odds of COVID‐19 patients being hospitalized. Among diagnosed COVID‐19 patients, the prevalence of individuals with obesity in hospitalized patients was much higher than that in nonhospitalized patients. For example, a report that included 5700 patients with obesity in New York City showed that 41.7% of COVID‐19 hospitalized patients were individuals with obesity, whereas the average prevalence of individuals with obesity in New York City was 22.0%.

Essere un individuo con obesità aumenta le probabilità che i pazienti COVID-19 vengano ricoverati in ospedale. Tra i pazienti con diagnosi di COVID-19, la prevalenza di individui con obesità nei pazienti ospedalizzati era molto più alta di quella nei pazienti non ospedalizzati. Ad esempio, un rapporto che includeva 5700 pazienti con obesità a New York City ha mostrato che il 41,7% dei pazienti ospedalizzati COVID-19 erano individui con obesità, mentre la prevalenza media di individui con obesità a New York City era del 22,0%.

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We identified 19 studies that examined the relationship and included them in this analysis. Table S4 presents the results; all showed a significantly higher prevalence of individuals with obesity among hospitalized patients than among patients not hospitalized or the general population.

Abbiamo identificato 19 studi che hanno esaminato la relazione e li hanno inclusi in questa analisi. La tabella S4 presenta i risultati; tutti hanno mostrato una prevalenza significativamente più alta di individui con obesità tra i pazienti ospedalizzati rispetto ai pazienti non ricoverati o alla popolazione generale.

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Among patients with symptoms, those with severe or critical conditions had much higher BMIs and individuals with obesity prevalence than the normal population or patients who were COVID‐19 negative. Two studies showed that the odds of having COVID‐19 increased by 30% (OR = 1.30; 95% CI, 1.09–1.54; p = 0.0030) and by 38% (OR = 1.38; p < 0.0001), respectively, among the individuals with obesity.

Tra i pazienti con sintomi, quelli con condizioni gravi o critiche avevano un indice di massa corporea (BMI) molto più elevato e gli individui con prevalenza di obesità rispetto alla popolazione normale o ai pazienti che erano negativi al COVID-19. Due studi hanno mostrato che le probabilità di avere COVID-19 sono aumentate del 30% (OR = 1,30; 95% CI, 1,09-1,54; p = 0,0030) e del 38% (OR = 1,38; p < 0,0001), rispettivamente, tra gli individui con obesità.

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Penso che questi estratti dallo studio siano significativi e mi limito quindi a questi esempi, tra i tanti che lo studio contiene.

Il link all’originale consente a chi voglia di approfondire.

Forse sarebbe stato interessante informare gli italiani  di queste minacce alla loro salute, ma mi rendo conto che questo è al di là della portata degli “esperti ” televisivi.

 

Una causa di ingrassamento a cui non hai mai pensato?

Leggi l’articolo su: Pesticida, obesità e salute

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COSA È L’ETÀ E COSA SIGNIFICA? https://dietazonaonline.com/cosa-e-leta-e-cosa-significa https://dietazonaonline.com/cosa-e-leta-e-cosa-significa#respond Sat, 03 Jul 2021 07:42:14 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12028 In questa pagina si parla dei seguenti argomenti: LE 3 ETÀ. ETÀ BIOLOGICA. ETÀ PERCEPITA. IMPORTANZA DELL’ETÀ PERCEPITA. STEREOPITI NEGATIVI.   LE 3 ETÀ. Se ti chiedono l’età, di solito rispondi con un numero, la tua età cronologica. Ma stando a quanto ci dicono tutte le ricerche scientifiche, all’età cronologica dovremmo aggiungere altri due numeri, […]

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In questa pagina si parla dei seguenti argomenti:

  • LE 3 ETÀ.
  • ETÀ BIOLOGICA.
  • ETÀ PERCEPITA.
  • IMPORTANZA DELL’ETÀ PERCEPITA.
  • STEREOPITI NEGATIVI.

 

LE 3 ETÀ.

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Se ti chiedono l’età, di solito rispondi con un numero, la tua età cronologica. Ma stando a quanto ci dicono tutte le ricerche scientifiche, all’età cronologica dovremmo aggiungere altri due numeri, quello dell’età biologica e quello dell’età percepita.

La nostra età cronologica, infatti, è solo una componente della nostra età effettiva e non sempre questa corrisponde, con conseguenze di vario tipo, alle altre due età.

ETÀ BIOLOGICA.

Da un punto di vista medico, per età biologica o fisiologica, si intende l’età che si può attribuire a un individuo in base alle sue condizioni morfologiche e funzionali, ovvero in base alla qualità di tessuti, organi ed apparati, condizioni valutate rispetto ai valori standard di riferimento.

L’età biologica è quindi influenzata da numerosi altri fattori come determinanti genetiche e, in maniera notevole, influenze comportamentali quali lo stile di vita e l’alimentazione, la pratica di adeguato esercizio fisico, ma anche ambientali come per esempio clima e inquinamento. È evidente, solo per fare un esempio, che i polmoni di un fumatore o comunque di una persona che respira un’aria particolarmente inquinata, saranno più vecchi di quelli di una persona che non fuma e che vive in un ambiente salubre.

Questo ci fa capire come, molto spesso, l’età biologica e quella cronologica non coincidano e che si possa quindi essere più giovani o più vecchi, anche in maniera consistente, dei propri anni.

ETÀ PERCEPITA.

Esiste poi un’età percepita, strettamente interconnessa con le altre due ed in grado di determinare, a parità di tutte le altre condizioni, differenze estremamente rilevanti tanto nell’aspettativa di vita quanto nello stato di salute.

Esistono, infatti, molti studi su come credenze e segnali esterni correlati all’età influenzino salute e longevità ed è opinione comune degli studiosi che l’auto percezione di una età inferiore a quella reale porti ad un aumento dell’aspettativa di vita, così come avviene per chi è convinto di godere di una buona condizione di salute.

Uno studio ha seguito per ben 23 anni 660 individui di 50 anni di età o più. Quelli che avevano una auto percezione più positiva dell’invecchiare sono vissuti 7,5 anni di più di quelli con una percezione dell’invecchiamento meno positiva, considerando ovviamente variabili come età di partenza, sesso, stato socioeconomico, solitudine e salute funzionale.

Rilassare la schienaUn altro studio ha verificato come la salute percepita sia in grado di predire la mortalità meglio della salute reale ed in un altro ancora, dove gli anziani che valutavano scarsa la loro salute avevano sei volte più probabilità di morire di quelli che percepivano come eccellente la propria salute,  indipendentemente dal loro effettivo stato di salute (studi 1,2,3).

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Purtroppo la maggior parte degli anziani nelle società Occidentali assorbe e interiorizza le attitudini e le credenze riguardo al proprio gruppo, considerandosi come di stato inferiore, meno gradevoli, infelici, più dipendenti e meno orientati verso gli obiettivi rispetto ai giovani.

IMPORTANZA DELL’ETÀ PERCEPITA.

Una percezione positiva dell’invecchiare sarebbe invece di primaria importanza per la propria salute fisica e mentale, ma questo va in direzione opposta a solide credenze tanto fortemente radicate quanto false.

Il fatto è che, nell’ambiente circostante in cui si vive, esistono segnali che possono innescare una percezione di sé più vecchia o più giovane facendo sì che il corpo invecchi in base a questa percezione indipendentemente dalle proprie opinioni.

Questi segnali possono mettere gli individui in situazioni potenzialmente favorevoli o sfavorevoli in base al contesto che, quindi, gioca un ruolo fondamentale nel mascherare, trasformare o amplificare i segnali dell’età. Non si tratta solo dei segnali fisici di invecchiamento come i capelli grigi o le rughe, ma anche dei ruoli svolti come divenire nonni, e gli interessi che si hanno o le attività che si svolgono, ma anche la diversa valutazione che inconsciamente facciamo, in base all’età, di risultati analoghi.

Avviene così che il successo di un giovane ed il fallimento di un anziano nello svolgere lo stesso compito, essendo questi i risultati attesi, saranno attribuiti entrambi a cause stabili, mentre il successo di un anziano ed il fallimento di un giovane saranno attribuiti a cause instabili, transitorie.

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STEREOPITI NEGATIVI.

Così, a causa degli stereotipi negativi che circondano gli anziani e le loro capacità, non ci meravigliano i risultati di un esperimento (4) che ha usato due persone-stimolo (una giovane ed un’altra anziana) riguardo al loro successo negli studi al college.

Nonostante non ci fossero state differenze in funzione dell’età nell’aspettativa di successo o nell’attribuzione per il successo, i partecipanti all’ esperimento attribuirono i fallimenti da parte della persona-stimolo più vecchia principalmente a cause stabili come mancanza di capacità e difficoltà del compito, mentre gli stessi fallimenti da parte della persona-stimolo più giovane vennero attribuiti a cause occasionali come la mancanza di impegno.

In termini forse più chiari, davanti allo stesso fallimento la persona anziana venne giudicata non capace di ottenere quel certo risultato perché ormai troppo vecchia, mentre il giovane fu considerato solo svogliato.

Modificare  quindi la percezione dell’età da parte degli anziani sarebbe di fondamentale importanza per la loro salute, anche se dobbiamo purtroppo riconoscere che la tendenza al “giovanilismo”, così in voga ad esempio nei mass-media, va esattamente nella direzione opposta con la costruzione di stereotipi tanto negativi quanto falsi sugli anziani.

 

 

 

1) Levy B.R., et al.(2002). Longevity increased by positive self-perceptions of aging. Journal of Personality and Social Psychology, 83, 261–270

2) Kaplan, G., & Camacho, T. (1983). Perceived health and mortality: A nine-year follow-up of the human population laboratory cohort. American Journal of Epidemiology, 117, 292–304

3) Idler E.L., & Kasl, S. (1991). Health perceptions and survival: Do global evaluations of health status predict mortality? Journals of Gerontology, 46, S55–S65

4) Reno R.(1979).Attribution for success and failure as a function of  perceived age. Journal of Gerontology, 34, 709–715

 

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