Mangiare bene – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Mon, 10 Mar 2025 08:53:08 +0000 it-IT hourly 1 Aglio. Difendere la Prostata e non solo https://dietazonaonline.com/aglio-difendere-la-prostata-e-non-solo https://dietazonaonline.com/aglio-difendere-la-prostata-e-non-solo#respond Mon, 10 Mar 2025 08:53:08 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12706 aglio, una sostanza terapeutica importantissima da conoscere

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Siamo abituati a pensare all’aglio ed al suo sapore pungente come al massimo un ingrediente di cucina.

                  Ma l’aglio è molto, molto di più.

Tra le numerose proprietà attribuite all’aglio c’è quella di dare alla pelle un aspetto sano e di favorire la crescita dei capelli.

Questo effetto è dovuto all’acido fitinico, che lega le sostanze minerali e che può essere trasformato in inositolo, sostanza simile alle vitamine capace di stimolare la crescita cellulare.

L’aglio contiene alcaloidi con azione simile a quella dell’insulina, abbassando il livello di glicemia nel sangue: per questo l’aglio è un valido supporto nelle terapie contro il diabete ed in altre malattie legate al metabolismo degli zuccheri.

Rafforza il sistema immunitario agendo come potente battericida su tutto l’organismo.

È un potentissimo vermifugo, un regolatore della pressione arteriosa dato che agisce provocando vasodilatazione delle arteriole e dei capillari, riduce il rischio di sclerosi nelle arterie, previene l’aggregazione delle piastrine e la conseguente formazione di trombi (utile quindi per i vaccinati). Inoltre ha la capacità di regolarizzare il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

Nell’uomo, uno studio italiano ha trovato una relazione inversa tra l’uso di aglio e l’ Ipertrofia Prostatica Benigna.
Un altro studio conclude che il consumo regolare di aglio e cipolla può prevenire il cancro alla prostata.
I composti organosolforici derivati dall’aglio possono essere responsabili, almeno in parte, dell’attività antitumorale.

 

Se ti interessa saperne di più sull’aglio e

su tutte le sue virtù terapeutiche,

puoi leggere il mio libro

 

 

 

Se invece sei interessato a proteggere 

e curare la prostata in modo naturale,

questo è il libro specifico

 

 

 

 

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COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale#respond Fri, 13 Jan 2023 14:16:42 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13040 Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE. E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico […]

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Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE.

E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico si parla di:

  • COS’È L’INFIAMMAZIONE?
  • COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?
  • IL RUOLO DELLA DIETA

 

 

COS’È L’INFIAMMAZIONE?

è un processo naturale che aiuta il corpo a guarire e difendersi dai danni, ma  l’infiammazione è dannosa se diventa cronica. L’infiammazione cronica può durare settimane, mesi o anni e può portare a vari problemi di salute. Detto questo, ci sono molte cose che possiamo fare per ridurre l’infiammazione e migliorare la salute generale.

Questo testo delinea un piano dettagliato per una dieta e uno stile di vita antinfiammatori. L’infiammazione è il modo in cui il corpo si protegge da infezioni, malattie o lesioni. Come parte della risposta infiammatoria, il corpo aumenta la produzione di globuli bianchi, cellule immunitarie e sostanze chiamate citochine che aiutano a combattere le infezioni [1].

I classici segni di infiammazione acuta (a breve termine) includono arrossamento, dolore, calore e gonfiore. D’altra parte, l’infiammazione cronica (a lungo termine) si verifica spesso all’interno del corpo senza alcun sintomo evidente.

Questo tipo di infiammazione può guidare malattie come il diabete, le malattie cardiache, la malattia del fegato grasso e il cancro [2],[3],[4],[5].

L’infiammazione cronica può verificarsi anche quando le persone sono obese o sotto stress [6],[7] .

Quando i medici cercano l’infiammazione, testano alcuni marcatori nel sangue, tra cui la proteina C-reattiva (CRP), l’omocisteina, il TNF alfa e l’IL-6.

 

COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?

Alcuni fattori dello stile di vita, specialmente quelli abituali, possono favorire l’infiammazione.

Il consumo di elevate quantità di zucchero e sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è particolarmente dannoso.

Può portare a insulino-resistenza, diabete e obesità [8],[9],[10],[11],[12]

Gli scienziati hanno anche ipotizzato che il consumo di molti carboidrati raffinati, come il pane bianco, possa contribuire all’infiammazione, all’insulino-resistenza e all’obesità [13],[14].

Inoltre, è stato dimostrato che mangiare cibi trasformati e confezionati che contengono grassi transdetti grassi idrogenati, cioè prodotti artificialmente e molto pericolosi– promuove l’infiammazione e danneggia le cellule endoteliali che rivestono le arterie [15],[16],[17],[18],[19],[20],[21].

La Food and Drug Administration americana, ha ritenuto che i grassi trans non siano più “generalmente riconosciuti come sicuri“, quindi la maggior parte degli alimenti non dovrebbe più contenere grassi trans[22].

Gli oli vegetali utilizzati in molti alimenti trasformati sono un altro possibile colpevole. Il consumo regolare può provocare uno squilibrio di acidi grassi Omega-6 e Omega-3, che alcuni scienziati ritengono possano promuovere l’infiammazione [23],[24],[25].

L’eccessiva assunzione di alcol e carne lavorata può certamente avere effetti infiammatori sul corpo [26],[27],[28]

Inoltre, uno stile di vita inattivo che include lunghi periodi di inattività, è un importante fattore non dietetico che può promuovere l’infiammazione [29],[30].

IL RUOLO DELLA DIETA

Se si vuole ridurre l’infiammazione, serve mangiare meno cibi infiammatori e più cibi antinfiammatori, che in pratica significa avere una dieta basata su cibi integrali e ricchi di nutrienti che contengono antiossidanti, evitando al tempo stesso cibi altamente trasformati con molti zuccheri e oli aggiunti.

Gli antiossidanti agiscono riducendo i livelli di radicali liberi.

Queste molecole reattive vengono create come parte naturale del metabolismo ma possono portare a infiammazioni quando non vengono tenute sotto controllo [31].

La dieta antinfiammatoria dovrebbe fornire un sano equilibrio tra  Macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi ad ogni pasto. Naturalmente deve allo stesso tempo assicurare l’equilibrio dei Micronutrienti, cioè vitamine, sali minerali, fibre e acqua.

Una dieta considerata antinfiammatoria è la dieta Mediterranea – quella vera e non quella promossa dai commercianti di pasta ed altri cibi dannosi-, che ha dimostrato di ridurre i marcatori infiammatori, come CRP e IL-6 [32],[33],[34].

Una dieta a basso contenuto di carboidrati ad alto Indice Glicemico ma ricca di carboidrati a basso Indice Glicemico come frutta e verdura, riduce anche l’infiammazione, in particolare per le persone con obesità o sindrome metabolica [35],[36],[37].

Inoltre, le diete vegetariane e quelle vegane sono collegate a una ridotta infiammazione[38] .

Se sei interessato ad approfondire questi argomenti segui i link.

Ho anche scritto libri specifici su:

Dieta Mediterranea in Zona

Dieta Vegetariana e Vegana in Zona

Essere Vegetariani- Essere Vegani

Ricette Vegetariane e Vegane

DIETA ZONA. Attività fisica

Pagine del sito collegate

INFIAMMAZIONE E ZONA

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

Forse ti può interessare il mio libro:

DIETA ANTINFIAMMATORIA. MANUALE PRATICO: RIDURRE L’INFIAMMAZIONE IN MODO NATURALE CON ALIMENTI, SOSTANZE NATURALI ED ATTIVITA’ FISICA

 

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK534820/
[2] The global diabetes epidemic as a consequence of lifestyle-induced low-grade inflammation – PubMed (nih.gov)
[3] https://www.ahajournals.org/doi/full/10.1161/01.cir.0000052939.59093.45
[4] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21038418/
[5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2803035/
[6] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21219177/
[7] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24417575/
[8] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26487451/
[9] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3151025/
[10] https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196(15)00040-3/fulltext
[11] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15051594/
[12] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26338891/
[13] Comparison with ancestral diets suggests dense acellular carbohydrates promote an inflammatory microbiota, and may be the primary dietary cause of leptin resistance and obesity – PubMed (nih.gov)
[14] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25477716/
[15] https://www.clinicaltherapeutics.com/article/S0149-2918(14)00053-8/fulltext
[16] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22216328/
[17] Dietary intake of trans fatty acids and systemic inflammation in women – PubMed (nih.gov)
[18] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25376124/
[19] https://academic.oup.com/jn/article/135/3/562/4663700
[20] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21795740/
[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15159225/
[22] https://www.fda.gov/food/food-additives-petitions/trans-fat
[23] Low n-6/n-3 PUFA Ratio Improves Lipid Metabolism, Inflammation, Oxidative Stress and Endothelial Function in Rats Using Plant Oils as n-3 Fatty Acid Source – PubMed (nih.gov)
[24] Influence of polyunsaturated fatty acids on urologic inflammation – PubMed (nih.gov)
[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19022225/
[26] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083478/
[27] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20497781/
[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25849747/
[29] Self-reported sitting time and markers of inflammation, insulin resistance, and adiposity – PubMed (nih.gov)
[30] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24205208/
[31] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29952268/
[32] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24925270/
[33] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26104243/
[34] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26523418/
[35] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24224694/
[36]https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24176230/
[37] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24021709/
[38] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7730154/

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ALCUNI MIEI LIBRI SU VARI ARGOMENTI https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti#respond Sun, 01 Jan 2023 13:40:06 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12980 Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare. Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona. In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia […]

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Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare.

Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona.

In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia attività come Romanziere. Spero che i miei lavori di vario tipo possano essere interessanti.

 

ALLATTARE TUO FIGLIO. COME E PERCHE’: I benefici dell’allattamento al seno per madre e bambino. Quando e come iniziare lo svezzamento.

Il latte prodotto dalla mamma risponde a tutti i fabbisogni nutrizionali del suo bambino. Questo latte “su misura”, povero di sodio e ipoallergenico, contiene proporzioni ideali di sali minerali, vitamine, glucidi, proteine, enzimi e acidi grassi essenziali, che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del bambino.
Più facile da digerire, diminuisce i rischi di coliche, di stitichezza o di diarrea.
È ricco di anticorpi materni e quindi rinforza il sistema immunitario ancora immaturo del piccolo. I bambini allattati al seno sono meno esposti alle infezioni batteriche e ad altri disturbi della prima infanzia come otite, rinofaringite o gastroenterite. Hanno anche meno allergie alimentari rispetto a quelli allattati con latte artificiale. Fa anche bene all’equilibrio psicologico ed all’intelligenza, ma fa bene anche alla mamma riducendo il rischio di tumore alla mammella ed altri gravi malattie.

 

DIVENTARE MAMMA PER LA PRIMA VOLTA : NOTIZIE E CONSIGLI UTILI MESE PER MESE

Questo libro prende il considerazione tutto lo sviluppo della gravidanza dal momento della fecondazione all’evolversi mese per mese
Contiene tulle le informazioni utili sullo sviluppo dei sintomi della mamma e l’evoluzione del feto. Contiene anche indicazioni precise sull’alimentazione da tenere nel periodo
gli argomenti trattati sono i seguenti
FECONDAZIONE E CONCEPIMENTO, IL PRIMO MESE DI GRAVIDANZA.IL SECONDO MESE DI GRAVIDANZA, IL TERZO MESE DI GRAVIDANZA, IL QUARTO MESE DI GRAVIDANZA. IL QUINTO MESE DI GRAVIDANZA, IL SESTO MESE DI GRAVIDANZA, ILSETTIMO MESE DI GRAVIDANZA, L’OTTAVO MESE DI GRAVIDANZA, IL NONO MESE DI GRAVIDANZA, PRESENTAZIONE PODALICA REGOLE GENERALI PER MANGIARE IN GRAVIDANZA, INDICE GLICEMICO, RILASSAMENTO

 

ERBE E SPEZIE ALIMENTARI. IMPORTANZA TERAPEUTICA E CURATIVA. VOLUME 1: FITOTERAPIA IN CUCINA. AGLIO, BASILICO, CANNELLA, CURCUMA, ORIGANO, PEPERONCINO ROSSO, SALVIA

L’uso di erbe e spezie è stato incredibilmente importante nel corso della storia e così nel corso dei secoli le esperienze delle loro proprietà medicinali si sono accumulate, quasi oscurando il loro valore gastronomico. In epoche più recenti la ricerca ha mostrato come gran parte delle conoscenze accumulate sui benefici per la salute siano vere e dimostrate. Il libro si occupa in modo approfondito di 7 erbe e spezie, tutte rintracciabili ed acquistabili dall’ortolano o, al massimo, in erboristeria. In effetti scopo di questo libro e del prossimo volume presto in uscita, non è quello di fornire ricette gastronomiche, ma di spiegare come prodotti generalmente considerati semplici e forse banali alimenti, abbiano in realtà proprietà terapeutiche molto importanti, spesso conosciute da secoli se non da millenni, ma oggi tenute nascoste per evitare che possano far concorrenza a farmaci chimici spesso tossici. Sta a noi riappropriarsi di elementi fondamentali per la nostra salute. A seguire il secondo volume.

 

IN CUCINA. TUTTI I TIPI DI COTTURA SPIEGATI FACILE: PRO E CONTRO DI OGNI TIPO DI COTTURA. GLI EFFETTI SULLA SALUTE. PRINCIPI DELLA DIETA ZONA.

Il libro parte dal presupposto che sia importante non solo la scelta dei giusti cibi, ma anche il modo in cui vengono preparati. Sono descritti quindi i vari metodi di cottura con i loro pro ed i loro contro, anche da un punto di vista della salute. in ultimo un capitolo illustra i concetti principali della dieta Zona e le vitamine, che alcuni metodi di cottura possono degradare
Gli argomenti sono:
PREMESSA, COSA E’ LA COTTURA, TIPI DI COTTURA, LA COTTURA DI ALIMENTI, COTTURA AL CALORE SECCO, COTTURA IN ACQUA/AL CALORE UMIDO, LA COTTURA NEI GRASSI, COTTURA MISTA PER COMBINAZIONE, MICROONDE, ALTRE TECNICHE DI PREPARAZIONE, ACRILAMMIDE, DIETA ZONA. REGOLE PER ENTRARE IN ZONA FACILMENTE. LE VITAMINE

 

IL GRANDE MANUALE DEI FIORI DI BACH. CURARSI CON LA NATURA : CONTIENE L’ASSOCIAZIONE DEI FIORI DI BACH CON I 7 CHACKRA

La natura è una grande maestra. Conoscerla aiuta a vivere meglio. Per questo spero che questo libretto sui fiori di Bach possa essere utile a molte persone. I rimedi floreali di Bach sono stati inventati e sviluppati dal Dr. Edward Bach circa 80 anni fa. Un medico di spicco, il Dr. Bach ha deciso di lasciare la sua pratica e concentrarsi sull’omeopatia. Lasciò Londra e iniziò a ricercare le essenze vegetali e il loro effetto sugli esseri umani. Il Dr. Bach isolò e classificò 38 fiori dai quali estrasse 38 essenze con le quali riuscì a guarire i disturbi dei pazienti tenendo conto dei loro stati emotivi individuali. Il Dr. Bach scoprì che certe essenze floreali portavano all’autoguarigione, in quanto purificavano il paziente dagli elementi negativi che influivano negativamente sulla sua salute. I fiori di Bach sono rimedi floriterapici che nascono nel campo dell’erboristeria e rappresentano una delle soluzioni naturali più efficaci ma anche più innocue e delicate per la cura dei disturbi emozionali.

 

CIOCCOLATO. CIBO O DROGA? FORSE ENTRAMBE LE COSE: Origine, storia, botanica del cioccolato, sue proprietà nutrizionali, terapeutiche e psicoattive

L’AFFASCINANTE STORIA DEL CACAO sull’origine e la diffusione della pianta, nonché sul suo arrivo e la sua diffusione in Europa. Nel capitolo su LA PIANTA DEL CACAO si parla delle caratteristiche botaniche del Theobroma cacao, il cibo degli Dei. Viene descritta la pianta ed il frutto, la Cabosside, ed anche i processi che portano alla formazione del cacao. Il capitolo VALORI NUTRIZIONALI spiega in modo dettagliato quali sono i costituenti del frutto con interesse alimentare. È stato a lungo considerato, al suo arrivo in Europa una medicina per tutti i mali, ma era già considerato ed usato positivamente come farmaco nelle sue aree di origine, argomento che costituisce a prima parte del capitolo VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CACAO che analizza, in base agli studi esistenti, l’utilità ed i problemi del Cacao verso il diabete, l’obesità, il cancro, gli effetti cardiovascolari, il sistema immunitario, il microbiota intestinale nonché gli effetti antidolorifici ed antinfiammatori. L’ultimo capitolo illustra le conoscenze sugli EFFETTI PSICOATTIVI, visto l’effetto del cacao sul circuito Cannabinoide ma non solo, dato che le modalità d’azione del cioccolato sulla psiche sono varie. Infine il paragrafo CIOCCOLATO E SESSO illustra le conoscenze su questo argomento molto dibattuto.Vista la diffusione di questo alimento ritengo, da Nutrizionista e Psicologo, molto utile una maggior consapevolezza sul cacao e derivati.

 

Invecchiare rimanendo giovani: Corretta alimentazione, giusto esercizio fisico, esercizi per la mente per invecchiare in salute oltre i 100 anni

Svolgendo la professione di nutrizionista e di psicologo mi capita con una certa frequenza di avere dall’altra parte della scrivania persone ultra sessantenni, spesso anche ultra settantenni. In qualche caso di oltre ottanta anni.
Ciò che colpisce maggiormente in molte di queste persone è un diffuso senso di rassegnazione.
Col passare degli anni, spesso ma non necessariamente, il nostro organismo accumula un certo numero di chili in eccesso i quali finiscono con l’incidere non solo sulle articolazioni, divenute doloranti per il troppo peso, ma anche e
soprattutto sulla stima di sé e delle proprie capacità.
Nella maggior parte dei casi queste persone non vengono nello studio del nutrizionista di propria iniziativa, non cercano davvero una dieta dimagrante che renda meno doloranti le loro ginocchia o la loro schiena, ma vengono perché spinti e a volte letteralmente “portati” da qualche parente, di solito un figlio, dopo ripetuti e insistenti consigli del medico di famiglia. Arrivano portando con sé il senso dell’inutilità del tutto e quindi anche della stessa dieta che, visti i presupposti, spesso non verrà nemmeno iniziata, confermando l’interessato nella convinzione che tanto ”tutto è inutile”. Eppure le cose non stanno così. Se è vero che non è mai troppo presto per cominciare, è anche vero che non è mai troppo tardi per modificare il proprio stile di vita, di cui l’alimentazione è solo una parte

 

Ti interessano gli altri miei libri? Prosegui con…. In preparazione

 

 

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Cottura al MICRO-ONDE https://dietazonaonline.com/cottura-al-micro-onde https://dietazonaonline.com/cottura-al-micro-onde#respond Tue, 22 Nov 2022 04:01:08 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12954 Non è solo importante cosa mangiamo ma anche come lo prepariamo. Questa pagina fa parte di una serie di pagine che analizzano i vari tipi di cottura. In questa pagina: COTTURA AL MICRO-ONDE Questo è un tipo di cottura in mezzo secco, dato che per la trasmissione del calore non è necessario l’uso di acqua […]

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Non è solo importante cosa mangiamo ma anche come lo prepariamo. Questa pagina fa parte di una serie di pagine che analizzano i vari tipi di cottura.

In questa pagina:

COTTURA AL MICRO-ONDE

Questo è un tipo di cottura in mezzo secco, dato che per la trasmissione del calore non è necessario l’uso di acqua come avviene per le cotture in umido, quali ad esempio la bollitura o la stufatura.
Nel microonde gli alimenti sono sottoposti ad un campo elettromagnetico che determina una serie di vibrazioni molecolari a carico dell’acqua presente all’interno.

Per questo può quindi dipendere dall’umidità del prodotto, con generazione di calore che si propaga dall’interno verso l’esterno, a differenza di quanto di solito avviene.

Questo in pratica vuol dire che l’alimento comincerà a cuocersi prima nell’interno che nell’esterno.
Le frequenze che vengono utilizzate sono variabili, ma generalmente sono comprese tra 915 e 2450 MHz, non molto diverse da quelle usate dai telefoni cellulari (900, 1800, 1900 MHz).(1)

N.B. E’ noto anche se generalmente nascosto che queste frequenze sono sicuramente dannose per la salute. (2) Naturalmente a differenza di quello che avviene con il cellulare, le radiazioni elettromagnetiche dovrebbero rimanere confinate all’interno dell’apparecchio e non uscire all’esterno.

Gli svantaggi di questo tipo di cottura possono essere così riassunti:

DUE MELE AL GIORNO. Memorie di un Nutrizionista: Da lunedì mi metto a dieta ! Manuale/Romanzo Nutrizionale su Amazon

1) Non si possono usare utensili in alluminio perché riflettono le onde

2) Non si possono arrostire né rosolare i cibi.

3) Mancanza di omogeneità delle temperature raggiunte in punti differenti degli alimenti. Ciò è dovuto principalmente al fatto che il
contenuto di acqua in essi può essere molto variabile, ad esempio maggiore al centro e minore in superficie, con il risultato che la cottura
potrebbe risultare efficace solo nelle zone centrali dei prodotti alimentari.

4) Le alte temperature raggiunte con il microonde, se la cottura viene prolungata, consentono l’evaporazione dell’acqua presente con successivo innalzamento delle temperature seguito da fenomeni di degradazione dei componenti nutrizionali.

Si può utilizzare per tutte le preparazioni alimentari.

Consigli per l’utilizzo del microonde: 

1) Lo sportello deve sempre essere perfettamente chiuso, verificare lo stato delle guarnizioni ed evitare l’accumulo di sporcizia. 

2) Se l’apparecchio cade deve essere immediatamente revisionato.

3) Non utilizzare metallo o cristallo per cuocere le preparazioni.

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Non sono stati evidenziati effetti negativi rilevanti di questo tipo di cottura sui vari nutrienti in particolare le proteine (che subiscono al contrario una denaturazione con aumento della digeribilità) e i carboidrati.
Nei lipidi ci possono essere fenomeni di idrolisi dei trigliceridi, di isomerizzazione degli acidi grassi e in parte di ossidazione che sono tuttavia simili a quanto riscontrato con altri tipi di cottura.

Tra le Vitamine idrosolubili non si registrano grandi perdite.

Le Vitamine liposolubili potrebbero invece essere soggette a fenomeni
di degradazione ed ossidazione.

Studi su broccoli e carote cotti con microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrienti veniva deformata a tal punto da distruggere le pareti cellulari.

Nel tempo ci sono stati molti studi che hanno evidenziato l’emissione di microonde dagli apparecchi, i rischi igienici dovuti ad una cottura non omogenea, la migrazione di sostanze tossiche contenute negli involucri all’interno dei cibi, un’alterazione anormale delle sostanze nutritive degli alimenti.

Per quanto questo metodo di cottura si sia affermato anche per una presunta comodità, personalmente lo sconsiglio

 

BIBLIOGRAFIA

1)http://seedforsafety.com/files/seed_downloads/Best%20Sharing%20Practices/GK_EMR_Hazard_KEM.pdf

2) https://healthfulbalanceonline.com/wp-content/uploads/HazardsOfMicrowaveCooking.pdf

SONO UNO DI CAMPAGNA: ROMANZO POPULISTA CONSERVATORE REGRESSISTA E REAZIONARIO su Amazon

 

 

 

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LE ACCIUGHE o ALICI https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici#respond Fri, 28 Oct 2022 09:38:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12927 Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei In questa pagina si trattano i seguenti argomenti: ACCIUGA. Descrizione Caratteristiche organolettiche ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode Proprietà nutrizionali Consigli per il consumo   ACCIUGA. Descrizione L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), […]

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Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei

In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • ACCIUGA. Descrizione
  • Caratteristiche organolettiche
  • ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode
  • Proprietà nutrizionali
  • Consigli per il consumo

 

ACCIUGA. Descrizione

L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), è un pesce osseo diffuso in tutto il Mediterraneo, nell’Atlantico Orientale, nel Baltico, nel Mar Nero e nell’Azov. Viene classificato da un punto di vista commerciale tra il Pesce Azzurro.

Con il Pesce azzurro le acciughe condividono forma, dimensione e colore del corpo. Il loro dorso è infatti percorso da una striscia azzurra, con sfumature verdi, mentre le scaglie delle parti laterali e del ventre sono invece argentee.

Si tratta di una specie pelagica, che si avvicina alle coste da giugno a novembre,  a seconda della zona,  solo per riprodursi. Vivono raccolte in branchi  a profondità variabili.

Di solito entro i 50 m anche se inverno giunge facilmente a 100-180 m. Si nutre di zooplancton, quindi di piccoli crostacei e larve di molluschi di dimensioni ridottissime.

Le alici non vivono a lungo, dato che raramente arrivano a 5 anni. In compenso possiedono una capacità riproduttiva elevata, grazie alla quale riescono a sopravvivere alla pesca intensa nel Mediterraneo e in Oceano, anche se, purtroppo, la loro densità si è ridotta drasticamente.

Assomigliano alle sardine anche se hanno un corpo più sottile e affusolato che in età adulta arriva a 15-20 cm di lunghezza.

Caratteristiche organolettiche

Le loro carni, sia fresche che conservate, sono molto gustose e spesso usate per il consumo a crudo, previa marinatura, e per la frittura. Note sono le alici conservate sott’olio, sotto sale e la pasta d’acciughe, usata per insaporire tartine, salse e pietanze varie.

Prevalentemente in primavera/estate le acciughe depongono le uova da cui nascono i famosi  bianchetti, specialità culinaria molto indicata per la preparazione di tartine, frittelle ed antipasti. Un’alice fresca si riconosce dall’odore, delicato e gradevole, non ammoniacale, soprattutto nelle branchie.

Importante osservare il colore. Corpo brillante, occhio brillante con pupilla nera non arrossata, branchie color rosso sangue o al limite rosacee. Le carni devono essere sode ed elastiche. Le squame aderenti, l’ occhio turgido e sporgente. Il sapore deve essere non ammoniacale.

ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode

 

L’alaccia è un pesce meno pregiato che viene spesso commercializzato come acciuga e ancor più come sardina. Si distingue facilmente da fresco ma è più complicato nei filetti conservati.

 

Proprietà nutrizionali

Oltre all’importanza alimentare, le acciughe sono un alimento consigliabile anche dal punto di vista salutistico. Come tutto il pesce azzurro, anche le alici sono infatti ricche di nutrienti utili e hanno un contenuto energetico estremamente moderato. Le calorie delle alici provengono prevalentemente dalle proteine e in piccola parte da grassi buoni. Non hanno livelli significativi di glucidi e non ci sono le fibre.

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Le proteine sono ricche di amminoacidi essenziali, presenti nelle giuste quantità, il che conferisce loro un alto valore biologico. I lipidi, seppur non abbondanti, sono di grande interesse nutrizionale, poiché ricchi di acidi grassi Omega 3, cioè acido Eicosapentaenoico (EPA) e Docosaesaenoico (DHA). Il colesterolo è presente in quantità modeste.

Tra le vitamine spiccano le concentrazioni di alcune idrosolubili del gruppo B, come la riboflavina (vit B2) e la niacina (vit PP), e delle liposolubili calciferolo (vit D) e retinolo (vit A). Tra i sali minerali spiccano ottimi livelli di iodio, selenio, ferro, calcio e fosforo.

Le alici sono adatte a tutti i regimi alimentari, compresi quelli per il trattamento delle malattie metaboliche e del sovrappeso. In effetti i grassi contenuti nelle alici sono ottimi grassi della serie Omega 3. Non presentano nutrienti  che possono dare origine ad intolleranze come il lattosio e il glutine. Ovviamente  chi soffre di gotta dovrebbe assolutamente evitare di mangiarle per l’elevato contenuto di purine. Una porzione media di prodotto pulite è di 100-200 g (95-190 kcal).

Consigli per il consumo

Le acciughe sotto sale vanno sciacquarte abbondantemente sotto acqua corrente per ridurre l’assunzione eccessiva di sodio, pericolosa soprattutto per chi soffre di ipertensione. Tra le alici conservate sott’olio sono da preferire quelle in olio extravergine di oliva, mentre sono da evitare quelle conservate in un generico “olio vegetale”. Ovviamente le acciughe fritte non sono particolarmente consigliabili dal punto di vista della salute, come tutti gli alimenti fritti. Se ogni tanto lo si fa, è meglio rispettate alcune regole importanti. È bene scegliere un olio con punto di fumo elevato, come quello extravergine di oliva, di arachidi o di palma raffinato (sconsigliabile per altri motivi).

La frittura  dovrebbe avvenire a temperature non molto alte, cioè inferiori ai 180 °C e, a cottura ultimata, vanno scolate con cura e stese su un doppio strato di carta assorbente.

Le alici marinate sono  prodotte con aggiunta di sostanze acide come succo di limone o aceto che, denaturando le proteine, conferiscono un aspetto tipicamente cotto, ma si tratta di una preparazione “a crudo”. Per questo le acciughe così trattate sono poco sicure dal punto di vista igienico, in particolare per in rischio di infezione da Anisakis. Francamente sconsiglio questa preparazione.

leggi l’articolo generale sul Pesce azzurro

 

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Aglio. Proprietà terapeutiche https://dietazonaonline.com/aglio-proprieta-terapeutiche https://dietazonaonline.com/aglio-proprieta-terapeutiche#respond Sun, 04 Sep 2022 10:03:15 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12704 Ho tradotto questo articolo scientifico molto interessante e molto ricco e completo. Il testo originale in lingua inglese si trova qui. RIASSUNTO All’epoca in cui gli antibiotici e altri prodotti farmaceutici non esistevano, il bulbo d’aglio stesso rappresentava un’intera industria farmaceutica a causa dell’ampio spettro di effetti. Nell’articolo vengono menzionate le supposizioni più diverse che […]

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Ho tradotto questo articolo scientifico molto interessante e molto ricco e completo.

Il testo originale in lingua inglese si trova qui.

RIASSUNTO

All’epoca in cui gli antibiotici e altri prodotti farmaceutici non esistevano, il bulbo d’aglio stesso rappresentava un’intera industria farmaceutica a causa dell’ampio spettro di effetti.

Nell’articolo vengono menzionate le supposizioni più diverse che coinvolgono questa erba.

Alcuni di loro erano così inutili da scomparire nel tempo, ma alcune sono rimaste fino ai giorni nostri.

All’aglio sono stati dati nomi diversi che sono ancora in uso come “penicillina russa”, “antibiotico naturale”, “viagra vegetale”, ‘talismano vegetale’, ‘teriaco (antidoto) rustico’, ‘erba serpente’ ecc.

La presentazione dello sviluppo di idee associate all’aglio e l’evoluzione delle nozioni ha accresciuto la capacità dei farmacisti e dei medici di rispondere alle sfide dei loro servizi professionali per facilitare la vita umana.

INTRODUZIONE

L’aglio ( Allium sativum L. Fam. Liliaceae) è una pianta molto diffusa. Oggi è coltivato in tutto il mondo. Nella nostra regione (MACEDONIA), è il rimedio preventivo più importante, una spezia e cibo popolare universale, un rimedio affidabile. In passato, l’aglio è stato utilizzato come rimedio durante le varie epidemie come tifo, dissenteria, colera, influenza e ogniqualvolta un’epidemia è emersa, l’aglio è stato il primo rimedio preventivo e curativo [1].

Nei secoli antichi e medi e molto a lungo in epoca moderna, l’aglio è stato apprezzato come un rimedio da parte di medici di diverse nazioni. Recentemente ci sono stati studi scientifici sull’aglio e sono stati ottenuti buoni risultati nella guarigione di molte malattie, dalle quali per migliaia di anni le nazioni di vari continenti avevano protetto se stesse e ottenendo guarigioni usando l’aglio.

Pertanto, esiste una maggiore necessità di ricerca sulla storia dell’aglio allo scopo di rafforzare la capacità di farmacisti e medici di rispondere alle sfide che sorgono nella fornitura di servizi professionali per facilitare la vita umana.

 

CRONOLOGIA DAL PASSATO AL PRESENTE

Storia dell’aglio

La terra natale dell’aglio è l’Asia centrale[2]. Ci sono una gamma di credenze sull’origine esatta dell’aglio come quella che lo vuole originario dalla Cina occidentale, intorno ai monti Tien Shan fino al Kazakistan e Kirghizistan. I Sumeri (2600–2100 aC) utilizzavano attivamente le qualità curative dell’aglio e si crede che abbiano portato l’aglio in Cina, da dove si è poi diffuso in Giappone e Corea.

L’espansione dell’aglio avvenne probabilmente prima nel vecchio mondo, e più tardi nel nuovo mondo. Tuttavia, alcuni storici affermano ancora che l’aglio è originario della Cina[3]. Nell’antica Cina, l’aglio era uno dei rimedi più utilizzati dal 2700 a.C.

Poi, per i suoi effetti riscaldanti e stimolanti, è stato posto in yang (il concetto di yin yang, secondo il quale nel bene c’è il male e nel male c’è il bene).

L’aglio era consigliato a chi soffre di depressione. Pertanto, a causa di questi effetti stimolanti dell’aglio, i giapponesi non hanno incluso l’aglio nella tradizione buddista. Anche la cucina giapponese non apprezza l’aglio.[4]

Nell’antica medicina indiana, l’aglio era un valido rimedio usato come tonico, corroborante, per curare la mancanza di appetito, debolezza comune, tosse, malattie della pelle, reumatismi, emorroidi ecc.  Nei Veda – il libro sacro indiano – l’aglio è stato menzionato tra le altre piante medicinali. I sacerdoti indiani furono i primi medici e farmacisti, e non sorprende che la guarigione fosse accompagnata e completata da diversi incantesimi e rituali, preghiere, cerimonie segrete e magnifiche[3].

Gli egiziani conoscevano molte piante medicinali, aromatiche, speziate e velenose. All’inizio, quando erano ancora poco importanti e poveri, erano soddisfatti delle proprie piante medicinali della loro flora, intorno al fiume Nilo. Era l’aglio quello che veniva usato di più. Successivamente, quando stavano acquisendo potere e importanza mercantile, erano sempre più alla ricerca di piante medicinali con forte attività fisiologica, spezie forti e aromi provenienti dall’Oriente. L’uso dell’aglio è continuato, ma ora come cibo e rimedio dei poveri, ad es. gli schiavi[3]. Gli egiziani nutrivano i loro schiavi con l’aglio per renderli forti e capaci di lavorare di più.

Lo storico greco antico Erodoto[1] scrisse: “Le iscrizioni sulle lastre  delle piramidi egizie ci dicono quanto i loro costruttori usassero l’aglio per questo ortaggio, furono spesi 1600 talenti d’argento (circa 30 milioni di dollari)”.[4]

In questo periodo l’aglio era un integratore alimentare insostituibile. I costruttori mangiavano comunemente cibo insipido e solo un terzo di questo cibo veniva utilizzato nell’organismo.

Se non fosse stato per l’aglio, che i muratori usavano molto, non sarebbero stati in grado di mantenere l’equilibrio, per non parlare di tirare le pietre gigantesche. Oltre a fornire loro la quantità necessaria di vitamine, l’aglio li ha anche supportati con un’altra delle sue proprietà, diminuendo il bisogno di cibo.[4].Le cripte egiziane contengono le più antiche iscrizioni visibili sull’esistenza dell’aglio. Gli archeologi hanno scoperto sculture argillose di bulbi d’aglio risalenti al 3700 a.C., mentre illustrazioni con aglio sono state trovate in un’altra cripta del 3200 a.C.

Nel papiro di Ebers (intorno al 1500 a.C.) sono state citate varie piante medicinali, e tra le altre il tanto apprezzato aglio, efficace nella guarigione di 32 malattie.[3,4] Il più giovane faraone Tutankhamon (1320 a.C.) fu inviato in viaggio verso la vita dell’ oltretomba scortato dall’aglio, come protettore della sua anima e protettore della sua ricchezza. Gli archeologi hanno scoperto bulbi d’aglio nelle piramidi.

L’antico Egitto era di grande importanza per le capacità curative, la preparazione dei rimedi e soprattutto per la cultura di popoli antichi come Fenici, Israeliani, Babilonesi, Persiani ecc. Tutti questi popoli del deserto o semi-desertico, che essenzialmente erano allevatori di bestiame e nomadi, usavano regolarmente l’aglio.

La sua implicazione si è fatta sentire anche più tardi, nel Medioevo e nel Nuovo Evo, con tutti i popoli che vivevano intorno al Mar Mediterraneo, ed è durata fino ad oggi. Di conseguenza, ora i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, in particolare quelli della costa orientale, usano ancora l’aglio in grandi quantità.[4]

Gli antichi israeliani usavano l’aglio come stimolatore della fame, stimolatore della pressione sanguigna, riscaldamento corporeo, antiparassitario, ecc. Il Talmud, il libro dell’ebraismo, prescrive ogni venerdì un pasto con l’aglio. Nella Bibbia viene menzionato un pasto con aglio e formaggio, che veniva consumato dai mietitori. Anche gli antichi greci apprezzavano l’aglio, anche se a coloro che avevano mangiato l’aglio era vietato l’ingresso nei templi (erano chiamati “rose di rango”). Durante gli scavi archeologici nel Palazzo di Cnosso sull’isola greca di Creta, sono stati scoperti bulbi d’aglio risalenti al 1850–1400 a.C.

I primi capi dell’esercito greco nutrivano il loro esercito con l’aglio prima delle grandi battaglie. È un fatto interessante che mentre al giorno d’oggi alcuni atleti assumono un’ampia gamma di pericolosi farmaci, gli atleti olimpici greci mangiano aglio per assicurarsi un buon punteggio.[4,5]. Secondo Teofrasto (370–285 a.C.), i greci offrivano ai loro Dei doni costituiti da bulbi d’aglio, che usavano per posare sugli incroci principali. Orfeo si riferiva all’aglio come rimedio. Nelle sue opere, Ippocrate (459–370 aC)[6] menziona l’aglio come rimedio contro i parassiti intestinali, lassativo e diuretico.

Dioscoride (40–90 d.C.) raccomandava l’aglio come rimedio contro le coliche,[4]n come antielmintico, per regolare il ciclo mestruale e contro il mal di mare[7].

Raccomandava anche l’aglio come rimedio contro il morso di serpente (a questo scopo bevevano un miscuglio di aglio e vino) e contro il morso dei cani con la rabbia (a tal fine applicavano l’aglio direttamente sulla ferita). Per questo i Greci chiamavano l’aglio erba di serpente.[3]

I tibetani possiedono antiche ricette per curare il mal di stomaco con l’aglio.

Veniva coltivata nei giardini di Babilonia e la popolazione locale la chiamava “rosa di rango”.

All’inizio quando i romani non avevano occupato territori al di fuori del piccolo stato romano, come altre nazioni primitive e povere utilizzavano solo piante dei loro territori, per lo più cavoli, aglio e cipolla, come rimedio, spezie e cibo.

In seguito, nel vasto e influente impero romano, l’aglio e la cipolla rimasero un rimedio, una spezia e un alimento per la sopravvivenza dei poveri, mentre i ricchi usavano e trovavano sempre più piacere in preziose piante medicinali dagli intensi effetti fisiologici, per lo più delicate spezie aromatiche e aromi di tutti i territori invasi dell’Asia e dell’Africa. Virgilio ha menzionato l’uso di un succo schiacciato di aglio e timo selvatico e, secondo lui, i falciatori dovrebbero lubrificare il loro corpo con questo succo se volevano riposare in pace perché non sarebbero stati morsi da un serpente.

Plinio il Vecchio (23–79 d.C.), medico e scienziato romano del I secolo, considerava l’aglio un rimedio universale.[6].

Scrisse che gli egiziani solevano prestare giuramento menzionando aglio e cipolla, ritenendoli due piante sante e miracolose. Nel I secolo d.C., Columel disse che l’aglio era usato come afrodisiaco.

Celsius nel II secolo usava l’aglio per curare la tubercolosi e la febbre.[6] Galeno (121–200 d.C.), rinomato scrittore medico e medico tra i romani, e più tardi tra le altre nazioni, indicato come il padre della farmacia galenica, parlò dell’aglio come del rimedio popolare più popolare che curava molte malattie e lo chiamò ” teriaca (antidoto)rustica’.

Galeno usava l’aglio per regolare la digestione e contro le coliche.[3,6]

In tutte le montagne del suo regno, Assurbanipal, l’ultimo grande zar d’Assiria, nascondeva lastre di argilla su cui erano registrate diverse testimonianze della vita, dei costumi e dei rituali del mondo babilonese-assiro.

Tra i 10.000 volumi di questa biblioteca d’argilla, esistevano volumi dedicati alle piante medicinali. Nel primo libro assiro delle piante medicinali, l’aglio aveva un posto speciale. Tagliato a pezzi grossi e lasciato nella pentola di terracotta, chiusa a vapore per 30 minuti, l’aglio veniva usato come rimedio per abbassare la temperatura corporea. Preparavano il tè con aglio e resina solida, che veniva usato come rimedio contro la stitichezza. Gli assiri preparavano il tè dall’aglio come impiastro. Inoltre, l’emulsione all’aglio è stata utilizzata contro l’infiammazione muscolare. Inoltre è stata preparata una miscela di aglio contro i parassiti intestinali. L’aglio è stato citato molte volte su queste lastre di argilla e contengono anche dati sui monarchi che prestavano particolare attenzione all’aglio.[4]

Nel VII secolo dC il popolo slavo usava l’aglio contro pidocchi, morsi di ragno e di serpente e contro ulcere e croste.[8]

Nella scuola medica araba nel Medioevo, l’aglio era un rimedio particolarmente apprezzato.[6]

Nel Medioevo, i medici arabi contribuirono in larga misura all’espansione dell’uso dell’aglio come rimedio. Nello stesso periodo, l’Europa occidentale retrograda non sapeva nulla dell’aglio.[3]

Con Egloga – legge dell’Impero Bizantino nell’VIII secolo, fu incoraggiata la coltivazione dell’aglio. A S. Ai tempi di Clemente (IX secolo), l’aglio era usato per prevenire l’invecchiamento dei vasi sanguigni. L’aglio era anche raccomandato come rimedio nelle opere letterarie degli educatori sanitari macedoni (Pejchinovski e Krchovski) nel XIX secolo. L’aglio è stato anche affermato nel libro dei rimedi di Ohridda Eftim Sprostranov, come rimedio contro la pressione sanguigna, la febbre tifoide addominale, l’ittero, l’alopecia.[8]

L’aglio fu portato in Gran Bretagna nel 1548, dalle coste del Mar Mediterraneo, dove era presente in abbondanza[4]

Lonicerus (nel 1564) raccomandava l’aglio contro gli elminti e esternamente per curare una serie di malattie della pelle e forfora.[3]

Nell’antica Europa veniva utilizzato senza restrizioni, in particolare in Italia, mentre i francesi lo aggiungevano a molti piatti. L’aglio selvatico cresceva e da secoli veniva coltivato nei cortili delle chiese in Inghilterra. Con ogni probabilità, la coltivazione dell’aglio iniziò in Inghilterra prima del XVI secolo. È stato dimostrato che l’aglio è una delle prime piante coltivate dall’uomo. Nel corso del tempo le persone hanno imparato a preparare tè e tinture dall’aglio e contemporaneamente hanno imparato a mescolare quantità uguali di aglio e miele, ecc.

Di conseguenza, hanno sconfitto molte infezioni gastriche, hanno imparato a combattere il raffreddore, la febbre, la diarrea, prolungando così la vita di molti malati. Grazie all’aglio, nel 1720 mille abitanti di Marsiglia si salvarono dal diffondersi dell’epidemia di peste.[4]

Nel 1858 Louis Pasteur scrisse che l’aglio uccideva i batteri. Come sosteneva, era efficace anche contro alcuni batteri resistenti ad altri fattori.

Ha anche notato che l’aglio ha ucciso Helicobacter pylori.[9] Le proprietà antisettiche dell’aglio furono confermate nel contenimento del colera (nel 1913), del tifo e della difterite (nel 1918) a Beirut.[6] Il fitoterapista francese Lekrek utilizzò l’aglio come rimedio preventivo con successo durante la grande pandemia di influenza, la cosiddetta “febbre spagnola”, nel 1918.[6]

Durante l’epidemia di influenza in America nel 1917 e nel 1918, le persone indossavano una collana d’aglio quando uscivano in pubblico.[9]

L’aglio è anche conosciuto come penicillina russa perché i medici russi lo usavano da molto tempo per il trattamento delle malattie delle vie respiratorie e insieme ad altri composti veniva usato come rimedio inalatore per i bambini.

In Russia, l’aglio veniva utilizzato anche durante la preparazione per il pilotaggio e per una serie di incarichi militari. Molto spesso è stato utilizzato nel trattamento dei soldati tedeschi durante la prima guerra mondiale.[5] Sebbene la penicillina fosse già utilizzata nella seconda guerra mondiale, l’Armata Rossa russa continuò a usarlo come antibiotico naturale.[9]

PROPRIETÀ MEDICHE DELL’AGLIO

L’aglio ha un odore lieve e impercettibile fino a quando non viene sbucciato. Una volta pelato, affettato o schiacciato, inizia subito a diffondere un odore intenso, caratteristico di tutte le piante (rafano, senape ecc.) che contengono glicosidi dello zolfo. Tutti questi farmaci hanno un odore più o meno acuto; a contatto con la pelle si avverte prima il calore, poi il dolore. È passato molto tempo da quando si è appreso che per distillazione con vapore acqueo, l’aglio produce olio eterico dal caratteristico odore acuto. L’esame del contenuto chimico di quell’olio iniziò nel 1844.

Nel 1892 e successivamente fu confermato che l’aglio è costituito da diversi composti solforati alifatici insaturi. Nel 1944, la sostanza oleosa, incolore e instabile chiamata allicina fu isolata dall’aglio da Cavallito e Bailey.

Successivamente è stato stabilito che l’allicina ha un forte potere battericida. Anche nella diluizione da 1 : 85000 a 1 : 250000, l’allicina ha mostrato attività antibatterica contro alcuni batteri gram-positivi e gram-negativi.[10]

Nel 1947 fu determinata la formula chimica dell’allicina. Nel 1947 fu isolato un altro composto chiamato alliina, con cristalli aghiformi privi di odore. L’alliina non ha azione antibatterica ma aggiungendo l’enzima alliinasi dall’aglio fresco, si produce l’allicina che ha una forte azione antibatterica.[3] Come indicato da numerosi studi, l’aglio non solo ha componenti nutrizionali vitali per il corpo umano, ma può anche essere usato contro diverse malattie. È particolarmente importante in nutrizione e in medicina in quanto contiene composti quali, composti dello zolfo (alliina, allicina, diallil solfuro, ajoene ecc.) acqua, cellulosa, aminoacidi, lipidi, olio eterico, complesso di fruttosani (carboidrati), saponosidi steroidei, acidi organici, minerali (Mg, Zn, Se, germanio), vitamine (C, A, dal complesso B), enzimi ecc.[11]

L’azione dell’aglio è molteplice. A causa dell’allicina e di altri composti solforati, l’aglio ha un’azione antibiotica, antibatterica e antimicotica, che è stata testimoniata da studi in vitro.[5,12,13]. L’allicina è escreta in parte dagli organi respiratori; pertanto l’aglio è usato per curare le malattie delle vie respiratorie.

Il fitoterapista francese Lecraec ha usato la tintura di aglio nel trattamento di un paziente con cancrena polmonare. Il paziente è guarito in 17 giorni.[14]

Studi recenti hanno rivelato che l’aglio protegge dal comune raffreddore. A tal fine, i pazienti sono stati esaminati per un periodo di 12 settimane, nella stagione fredda da novembre a febbraio. I risultati hanno dimostrato che coloro che assumevano aglio erano meno inclini a prendere il raffreddore o sopportavano il raffreddore più facilmente rispetto a coloro che ricevevano il placebo.[15,16]

L’allicina e altri composti dell’aglio hanno attività ipocolesterolemica, ipolipidemica e antiipertensiva[17,18]

L’azione anticolesterolemica e antilipidemica dell’aglio è stata sperimentalmente dimostrata in conigli e ratti,[19] e l’azione antipertensiva dell’aglio nei ratti.[11]. L’aglio protegge dal Colesterolo LDL. Diminuisce la concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue [5,10].

Finora sono state condotte molte ricerche cliniche su preparazioni definite di aglio, che indicano un’azione ipocolesterolemica e ipotensiva.[12,20],  ma ci sono anche osservazioni in cui le preparazioni a base di aglio non hanno mostrato una notevole diminuzione del colesterolo in pazienti con ipercolesterolemia [12,20]. 21,22].

Probabilmente questi punti di vista opposti sono legati all’uso di dosi diverse, alla standardizzazione delle preparazioni a base di aglio e ai diversi periodi di trattamento.[23]

La meta-analisi di dati letterari scelti casualmente ha dimostrato che l‘aglio è correlato alla diminuzione della pressione sanguigna nei pazienti con aumento della pressione sistolica ma non in pazienti senza aumento della pressione sistolica[24]

Diminuendo i lipidi sierici, l’aglio riduce il rischio di aterosclerosi, per cui impedisce il deposito di lipidi nei vasi sanguigni.[18,25]

Le persone provenienti da paesi che usano spesso l’aglio nella loro cucina sono meno suscettibili alle malattie dei vasi sanguigni, in particolare all’aterosclerosi.

Gli ajoeni dell’aglio possiedono un effetto antitrombotico:[5] inibiscono le lipossigenasi, aumentano la fibrinolisi e diminuiscono l’aggregazione dei trombociti.[10,12,17]. Una significativa azione antitrombotica è stata dimostrata con sistemi in vivo e in vitro.[18] La Commissione E tedesca prescrive anche l’impatto dell’aglio e dei suoi preparati sul sanguinamento prolungato e sul tempo di coagulazione.[26].L’aglio previene la generazione di radicali liberi e supporta i meccanismi di protezione del corpo che distruggono i radicali liberi.[17]

Sei potenti fenilpropanoidi sono stati isolati dalla buccia d’aglio.[22].

L’effetto antiossidante e antiipertensivo dell’aglio è stato osservato in 20 pazienti con ipertensione rispetto a 20 pazienti con pressione normale, che hanno ricevuto una preparazione di perle d’aglio per un periodo di due mesi. I risultati hanno rivelato una diminuzione della pressione sanguigna, una significativa riduzione della 8-idrossi-2-deossiguanosina, il livello di ossido nitrico e di perossidazione lipidica e un aumento del livello di vitamine antiossidanti (C ed E).

Questo studio ha evidenziato la benefica azione cardio-protettiva dell’aglio nell’ipertensione essenziale.[28]

Le comprovate proprietà antiossidanti, ipocolesterolemiche, antitrombotiche e antiipertensive dell’aglio aiutano nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari e riducono il rischio di sviluppo di demenza e morbo di Alzheimer.[29,30]

L’aglio ha un forte potenziale anticancerogeno. L’allicina ha dimostrato di essere attiva contro il sarcoma nei ratti.[18] L’estratto di aglio blocca la mitosi delle cellule cancerogene in tutte le fasi, senza effetti collaterali indesiderati.[5] Esami in vivo hanno dimostrato che l’ajoene ha una potente azione antileucemica nei pazienti con leucemia mieloide acuta.[31]

Gli scienziati britannici sono dell’opinione che alte dosi di estratto di aglio possano aiutare nella prevenzione del cancro. Tutte le recenti ricerche nel mondo condotte su questa pianta si basano proprio su tali presupposti che l’aglio contenga composti che sono un potenziale rimedio contro il cancro.[32] Un gran numero di scienziati è già convinto e ha ottenuto risultati in questo campo.[4,17].

Gli individui che soffrono di malattie gastriche ed eccessiva escrezione di acido cloridrico hanno difficoltà a tollerare l’aglio.

Pertanto, oggigiorno, in tutto il mondo, è aumentata la produzione di preparati all’aglio, per aumentare l’appetito, rinforzare il corpo, come stimolanti del sistema nervoso, contro la pressione alta, il colesterolo alto, l’arteriosclerosi, gli elminti dei bambini, come efficace mezzo antisettico, preventivo contro una serie di malattie infettive (febbre tifoide, influenza, difterite, colera), contro la bronchite cronica, contro la forfora e la caduta dei capelli, come espettoranti, e una cura per le ulcere, interruzione della suppurazione, ecc.

Oggi, l’aglio così come i preparati a base di aglio sono prescritti in molte farmacopee nel mondo, tra cui Ph Eur 6,[33], USP XXXI,[34], BP 2007.[35].

È anche incorporato nell’elenco della Commissione tedesca E, che è una guida terapeutica in erboristeria, rispettata da una speciale commissione di esperti dell’Istituto federale tedesco di medicinali e invenzioni mediche.

La Commissione tedesca E raccomanda l’uso di una dose media di 4 g di aglio fresco o preparazioni equivalenti di aglio come supplemento alla dieta dei pazienti iperlipemici e nella prevenzione delle alterazioni vascolari causate dall’invecchiamento.[26]

CONCLUSIONI

L’aglio è la pianta necessaria nella vita di tutti i giorni dal passato fino ai giorni nostri. Contiene composti attivi che sono responsabili del suo effetto su quasi ogni parte del corpo umano. L’aglio è un ottimo tonico per l’organismo umano. È stato utilizzato per il trattamento medico di tutto, dalle antiche civiltà fino ad oggi. Non essendo state confermate tutte le azioni, in passato veniva evitato, addirittura bandito, solo per il suo odore acre e sgradevole.

Da tutti i dati sopra citati si può concludere che la somministrazione di aglio non deve essere evitata; al contrario, la sua assunzione dovrebbe essere il più possibile, poiché è alla base della salute umana.

si parla di AGLIO anche qui:  AGLIO

 

Alcuni alimenti Mediterranei:   Pomodoro   Carciofo   Finocchio

BIBLIOGRAFIA

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Vitamina E https://dietazonaonline.com/vitamina-e https://dietazonaonline.com/vitamina-e#respond Mon, 20 Jun 2022 07:38:03 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12614 Vitamina E (tocoferolo) liposolubile, è un antiossidante che protegge le membrane cellulari dalle specie reattive dell'ossigeno. In questa pagina si affrontano i seguenti argomenti:

Cosa è.
Dove si trova.
Fabbisogno.
Interferenze farmacologiche.
A cosa serve.
Alcuni articoli scientifici.

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Vitamina E (tocoferolo) liposolubile, è un antiossidante che protegge le membrane cellulari dalle specie reattive dell’ossigeno. In questa pagina si affrontano i seguenti argomenti:

  • Cosa è.
  • Dove si trova.
  • Fabbisogno.
  • Interferenze farmacologiche.
  • A cosa serve.
  • Alcuni articoli scientifici.

 

Cosa è.

La vit.E fu scoperta nel 1922, isolata nel 1935 e sintetizzata per la prima volta nel 1938. È stato dato il nome “tocoferolo”, dalle parole greche “nascita” e “portare” o “trasportare”, perché  l’attività vitaminica è stata definita essenziale per la vitalità degli ovuli fecondati nei ratti,

La vitamina E è, in realtà, un insieme di otto composti liposolubili. Si tratta di quattro tocoferoli e quattro tocotrienoli. Il composto più attivo dal punto di vista biologico è l’alfa tocoferolo (α-tocoferolo). Per questo spesso viene usato impropriamente il termine “tocoferolo” (o tocoferoli) come sinonimo di vit.E. La vit.E agisce come disattivante dei radicali liberi, cedendogli un atomo di idrogeno. Essendo liposolubile, la vit.E è incorporata nelle membrane cellulari, che vengono così protette dal danno ossidativo. Dato che è la più diffusa e comune tra le vitamine e dotata di proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovamento cellulare. Queste sue caratteristiche la fanno un importante strumento di prevenzione al cancro. Oltre a questo protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento e del fumo di sigaretta. Oltre a questo rientra nell’assimilazione delle proteine.

Dove si trova.

La vit.E è abbondante soprattutto negli alimenti di origine vegetale ed in particolare nei semi oleosi, come noci, mandorle e nocciole, ma anche pistacchi, arachidi, pinoli, semi di girasole e semi di lino) e negli oli vegetali che da essi derivano come olio di girasole, di mais, di arachidi, di lino, olio di soia, di vinacciolo etc.), oltre che nelle olive e nell’olio extravergine di oliva.

Il germe di grano è particolarmente ricco di alfa-tocoferolo è, ma i vari composti che fanno capo la vit.E si trovano anche nei cereali integrali e nei legumi, soprattutto in fagioli e ceci, nelle verdure a foglia verde (come spinaci, broccoli, cime di rapa), e in pomodori, asparagi, carote, sedano, e soprattutto nell’avocado. Nelle spezie si trova nel peperoncino, nel pepe e nella paprika. Nelle erbe aromatiche è presente in prezzemolo, basilico, salvia, timo, origano e cumino. Nella frutta si trova soprattutto nei frutti di bosco e nelle albicocche essiccate. Negli alimenti di origine animale si trova nel latte e nei latticini (soprattutto yogurt, ricotta, mozzarella di bufala, provolone e grana), nelle uova (tuorlo), nel pesce (come il merluzzo), nel fegato e nel pollame.

La vit.E è molto sensibile al calore dovuto alla cottura, soprattutto quelle ad alta temperatura come frittura e forno, che riduce il contenuto vitaminico. anche a il congelamento la rende inattiva. Anche i prodotti raffinati sono poveri di vit.E. Per questo è consigliabile scegliere alimenti freschi e, preferibilmente, di stagione e provenienti da coltivazione biologica

Fabbisogno.

La “European Food Safety Authority” ha fissato i livelli di assunzione di riferimento per uomini e donne con età > 10 anni, rispettivamente a 11 e 13 mg / die. Per donne gravide il fabbisogno è di 11 mg / die, così come per l’allattamento. Per i bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, con un aumento i base all’età, le dosi sono tra 6 e 9 mg / die.

Il livello di assunzione superiore tollerabile è stato fissato un a 300 mg / die. Questo valore è stato ottenuto considerando come segno critico l’effetto sulla coagulazione del sangue. Dato che non sono stati osservati effetti avversi fino a 540 mg / die. Considerando un fattore di incertezza pari a 2, la stima è di 270 mg / die, arrotondato a 300.

Interferenze farmacologiche.

Le quantità di alfa-tocoferolo o degli altri tocoferoli e tocotrienoli non sembrano causare interazioni con i farmaci. Il consumo di alfa-tocoferolo come integratore in dosi superiori a 300 mg / die può portare a interazioni con aspirina, warfarin, tamoxifene e ciclosporina A alterandone la funzione.

Con aspirina e warfarin, elevate quantità di vitamina E possono potenziare l’azione della coagulazione del sangue. Uno studio ha mostrato che 400 mg / die di vit.E possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco antitumorale tamoxifene.

Vari studi clinici mostrano che gli eccessi possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco immunosoppressore ciclosporina A.

A cosa serve.

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La vit.E è un antiossidante indispensabile per il benessere di tutto l’organismo.

Ha una forte azione antiossidante sulle membrane cellulari, aiutando a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Per questo aiuta a prevenire alcuni tipi di tumore e a ridurre l’incidenza di malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzheimer. Contribuisce poi a rinforzare il sistema immunitario e a ridurre lo stato infiammatorio. Protegge il sistema cardiovascolare dato che previene l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL), che si deposita quindi con maggiore difficoltà nelle arterie, ed è anche in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, aiutando in questo modo a ridurre il rischio di sviluppare placche aterosclerotiche, problemi cardiaci e circolatori nonché ictus e infarto. Oltre a questo migliora e preserva la funzione ovarica, aumentando quindi la fertilità femminile e rivelandosi una grande alleata della salute della donna. È un prezioso anticoagulante, favorendo la dilatazione dei vasi sanguigni.

La sua azione antiossidante è preziosa anche per la difesa dell’organismo da agenti ambientali nocivi come l’inquinamento, i pesticidi e altre tossine e può aiutare ad aumentare l’elasticità del derma nonché a prevenire rughe e smagliature.

Alcuni articoli scientifici.

Cancro.

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Questo studio ci dice che a livello nutrizionale, tutte le forme di vit.E siano preventive del cancro. Questo concetto è coerente con molte osservazioni secondo cui l’assunzione con la dieta o i livelli plasmatici di α-T e altri tocoferoli erano inversamente associati al rischio di cancro, specialmente tra i fumatori, che sono sottoposti a un forte stress ossidativo

Un altro studio ci dice che studi recenti con questa vitamina mostrano che è un potente induttore di apoptosi in un’ampia varietà di tipi di cellule di cancro epiteliale, tra cui mammella, prostata, polmone, colon, ovaio, cervicale ed endometrio nella coltura cellulare.

Un altro articolo ci dice che le attuali osservazioni in letteratura suggeriscono che la vit.E potrebbe essere un candidato adatto per il trattamento adiuvante del cancro.

Gli studi che si occupano di questo sono migliaia.

Colesterolo.

Uno studio ci dice che la vit.E ha causato una pronunciata inibizione della biosintesi del colesterolo ex novo.

Sistema immunitario ed infiammazione

Uno studio ci dice che, sebbene la carenza sia rara, è stato dimostrato che l’integrazione di vit.E al di sopra delle attuali raccomandazioni dietetiche migliora la funzione del sistema immunitario e riduce il rischio di infezione, in particolare negli individui più anziani.

Un altro studio conclude dicendo che, nell’insieme, i risultati suggeriscono che la vit.E è un nutriente importante per il mantenimento del sistema immunitario, soprattutto negli anziani.

Visita anche:

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

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Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Vitamina B 17

 

 

 

 

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina#respond Thu, 16 Jun 2022 03:15:59 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12596 La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti. Storia e struttura. Dove si trova. A cosa serve. Fabbisogno giornaliero. Degradazione. […]

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti.

  • Storia e struttura.
  • Dove si trova.
  • A cosa serve.
  • Fabbisogno giornaliero.
  • Degradazione.
  • Riserve.
  • Carenza di vit.B1
  • Il Beriberi.
  • Alcuni studi specifici.

 

Storia e struttura.

Venne scoperta da Casimir Funk (scienziato polacco) che nel 1912 descrisse un nuovo composto organico essenziale alla vita dell’uomo che chiamò VITAMINA. Si trattava di quella che poi fu chiamata Vitamina B1 o Tiamina. Ha numerose funzioni metaboliche; tra queste soprattutto di coenzima catalizzatore, ad esempio nella via dei glucidi e in quella degli amminoacidi. Si tratta di un composto organico sulfuroso incolore con formula chimica C12H17N4OS. Si tratta di una vitamina idrosolubile che ha stabilità a pH acido, ma è instabile in soluzioni alcaline. Facendo parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, è una di quelle che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione. Risulta termolabile in cottura, ma stabile al congelamento. È sensibile alla luce ultravioletta e all’irradiazione gamma e reagisce fortemente alle reazioni di Maillard.

Dove si trova.

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La vit.B1 si trova sia negli alimenti di origine animale che in quelli di origine vegetale. Presente in particolare nei cereali, nei legumi, nelle uova, nella carne di maiale e nel lievito. Le fonti di vit.B1 più importanti sono i cereali integrali ed i prodotti derivati dalle loro farine (pasta, riso, pane e prodotti da forno di vario tipo, ma sempre integrali), il germe di grano, il lievito di birra e la carne di maiale, seguiti da pesce di mare e d’acqua dolce (tonno, trota ecc.) ed  altri prodotti ittici (cozze ecc.). La tiamina si trova, anche se in quantità minori, anche in alcuni legumi (ceci, fagioli bianchi, fagioli di Spagna), nel fegato di manzo e nella carne in generale, nel succo d’arancia, nei semi di girasole e nello yogurt. Al contrario, il latte, così come le uova, ha un contenuto di vit.B1 scarso, che viene ulteriormente e sostanzialmente ridotto dalla pastorizzazione e dalla bollitura, mentre frutta e vegetali ne sono pressoché privi, soprattutto se non consumati crudi. Dopo essere stata ingerita, la vit.B1 viene rapidamente assorbita dall’intestino tenue e trasformata in tiamina libera per rimozione del gruppo fosfato. Viene poi immessa nel sangue e distribuita ai vari organi e apparati. La tiamina viene principalmente immagazzinata nel fegato, che ne contiene però quantità molto limitate e insufficienti a soddisfare il fabbisogno se non c’è un apporto dietetico costante ed adeguato. Alcuni batteri presenti nella microflora intestinale endogena sono in grado di produrre vit. B1, ma non è chiaro se questa fonte incida sull’apporto nutrizionale quotidiano e in quale misura.

La vit.B1 è fortemente usata dall’organismo, soprattutto nei periodi di notevole impegno fisico e intellettivo, quando la dieta è ricca di carboidrati, in caso di elevato consumo di bevande alcoliche e se si fuma.  

Viene eliminata attraverso i reni nelle urine come le altre vitamine idrosolubili ed è scarsamente accumulata. L’eliminazione della vit.B1 può essere favorita dall’uso di alcuni farmaci. (vedi lo specchietto riassuntivo in Vitamine del gruppo B). Tra i medicinali che possono alterare il metabolismo della tiamina ricordiamo alcuni diuretici, usati per chi soffre di ipertensione o insufficienza cardiaca, e alcuni agenti chemioterapici. L’assunzione di vit.B1, anche a elevato dosaggio, non ha mai dato luogo a interazioni significative con terapie farmacologiche assunte contemporaneamente. Risulta quindi possibile e sicura la supplementazione di tiamina se necessaria in persone affette da patologie acute o croniche. 

Va notato che tutti gli organismi viventi usano la vit.B1, ma questa viene prodotta autonomamente solo da batteri, funghi e piante. Gli animali devono ricavarla dalla dieta. L’assunzione insufficiente negli uccelli produce una polineurite caratteristica.

A cosa serve.

La vit.B1, come le altre del gruppo B, è fondamentale per poter ricavare energia dalle sostanze nutritive, dato che interviene nel processo di trasformazione (metabolismo) dei carboidrati, delle proteine e dei grassi. È necessaria per la crescita, lo sviluppo e la funzionalità delle cellule e per il normale funzionamento di cervello, nervi e cuore. Di conseguenza ha un ruolo di grande importanza nel periodo di crescita dei bambini. La vit.B1 aumenta le capacità attentive e di apprendimento, mentre la sua carenza è in grado di provocare deperimento.

Fabbisogno giornaliero

La quantità necessaria giornalmente varia con l’età:

0-6 mesi di vita, durante la vita fetale e nei primi 6 mesi di vita il fabbisogno di vitamina B1è soddisfatto dall’allattamento naturale o dal latte artificiale.

6-12-mesi, 0,3 mg

1-3 anni,   0,4 mg

4-6 anni,   0,5 mg

7-10 anni, 0,8 mg

Dopo la pubertà il fabbisogno giornaliero diventa leggermente maggiore nei maschi rispetto alle femmine:

11-14 anni, 1,1 mg per i maschi e 1,0 mg per le femmine

15 anni in poi, 1,2 mg per i maschi e 1,1 mg per le femmine

Durante la gravidanza e l’allattamento il fabbisogno di vit.B1 della donna è di 1,4 mg al giorno.

Degradazione.

Negli alimenti la vit.B1 può essere degradata in vari modi. I solfiti, che si ritrovano spesso come

conservanti, attaccano la tiamina sul ponte del metilene, separando l’anello pirimidinico dall’anello tiazolico. La velocità è maggiore in condizione acida.

Può essere degradata dalle tiaminasi termolabili presenti nel pesce e nei molluschi crudi. Alcune tiaminasi sono prodotte anche dai batteri e sono enzimi della superficie cellulare che, prima di essere attivati, devono dissociarsi dalla membrana. Questa dissociazione può verificarsi nei ruminanti in condizioni di acidosi. I batteri dei ruminanti riducono anche il solfato in solfito, e per questo motivo un’assunzione elevata di solfato nella dieta può avere attività tiamina-antagonista.

Riserve.

Le riserve di tiamina sono di circa 25-30 mg, con maggior concentrazione nei muscoli scheletrici, nel cuore, nel cervello, nel fegato e nei reni. Le riserve sono presenti nel plasma, nel latte, nel liquido cerebrospinale e, si presume, in tutto il liquido extracellulare. Il calcio e il magnesio hanno dimostrato di influenzare la distribuzione della tiamina nel corpo, e la carenza di magnesio aggrava la carenza di vitamina B1. Il contenuto vitaminico nei tessuti umani è inferiore a quello di altre specie.

Carenza di vit.B1.

La vitamina B1 sintetica è utilizzata per trattare la carenza nutrizionale che, se grave, può rivelarsi fatale – soprattutto nel lattante.

Nei casi meno gravi di carenza si hanno sintomi non specifici, come: malessere, perdita di peso, irritabilità e confusione. I casi gravi invece, si ha il Beriberi, sindrome di Wernicke – Korsakoff, neuropatia ottica, morbo di Leigh, atassia stagionale africana e mielinolisi pontina centrale.

Le donne incinte hanno un fabbisogno superiore e quindi un maggior rischio di carenza, probabilmente dovuto al fatto che la vit.B1 viene inviata preferibilmente al feto e alla placenta, specialmente durante il terzo trimestre di gravidanza. Le donne con iperemesi gravidica hanno un rischio superiore. In caso di allattamento e carenza nella madre, la vit.B1 viene somministrata direttamente nel latte materno – anche se ciò non risolve il deficit nella nutrice.

È stato ipotizzato che la carenza di vit.B1 svolga un ruolo nel cattivo sviluppo del cervello del bambino, il che potrebbe indurre la “sudden infant death syndrome” (SIDS) – sindrome della morte improvvisa del bambino.

Nei paesi occidentali, la carenza di vit.B1 si manifesta principalmente negli alcolisti con encefalopatia di Wernicke. Sono a maggiore rischio gli anziani, le persone con HIV / AIDS o diabete mellito tipo 2 e le persone che hanno subito la chirurgia bariatrica. La carenza di vit.B1 è stata associata all’uso nel lungo termine di diuretici ad alto dosaggio, in particolare furosemide – per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Il Beriberi.

Sebbene non sia ormai da noi una malattia diffusa, il Beriberi è la tipica malattia da carenza di vit.B1, dovuta ad inadeguato apporto con la dieta o a malassorbimento della vitamina a livello intestinale. Il Beriberi è comune tra chi si alimenta quasi esclusivamente di riso brillato o altri carboidrati raffinati (es. farina bianca e zucchero bianco), come accade in alcuni Paesi in via di sviluppo. Può essere conseguenza dell’alcolismo cronico e si riscontra tra i dializzati. Il deficit di tiamina può anche essere dovuto ad una compromissione del metabolismo come nell’ insufficienza epatica, o a situazioni che richiedono maggior apporto di vit.B1, come nel caso di ipertiroidismo, gravidanza, allattamento o malattie febbrili.

I primi sintomi del beriberi sono: stanchezza, irritabilità, disturbi del sonno, dispnea, ritenzione di fluidi (edema) e cardiopalmo. Il coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale provoca disturbi addominali, mancanza di appetito, indigestione e costipazione. La carenza provoca neuropatie periferiche soprattutto a carico degli arti inferiori (beriberi secco). Si ha la comparsa di parestesie, bruciore ai piedi (particolarmente grave di notte), crampi e dolori alle gambe, atrofie muscolari e paralisi. Una complicanza può essere una polineuropatia diffusa e la sindrome di Wernicke-Korsakoff, che porta ad apatia, nistagmo, atassia, confusione mentale, disfonia e alterazione della memoria.

Il beriberi può portare anche disturbi cardiovascolari (beriberi umido): i primi segni sono: aritmia, vasodilatazione, tachicardia e acidosi lattica. Successivamente si ha un’insufficienza cardiaca che provoca ortopnea, cardiomegalia, edema polmonare e periferico. Di solito il Beriberi reagisce positivamente al trattamento con la tiamina in presenza di segni e sintomi di carenza, che deve essere somministrata a lungo per via endovenosa e intramuscolare. Importante anche eliminare i fattori che ne ostacolano l’assorbimento intestinale, correggendo ovviamente la dieta.

Alcuni studi specifici.

1) Un articolo High-dose vitamin B1 reduces proliferation in cancer cell lines analogous to dichloroacetate suggerisce che alte dosi di Tiamina possano ridurre la proliferazione di cellule cancerose grazie ad un meccanismo simile a quello del dicloroacetato.

2) Un altro studio Vitamin B1 Intake and the Risk of Colorectal Cancer: a Systematic Review of Observational Studies ha trovato che l’assunzione di vit.B1 è inversamente associata con il rischi o di cancro colon rettale.

3) Questa ricerca Vitamin intake and risk of subtypes of esophageal cancer in Germany ci dice che i dati hanno mostrato che una bassa assunzione di vitamina C ed E correla in modo significativo con lo sviluppo del carcinoma a cellule squamose e dell’ adenocarcinoma dell’esofago nei maschi.

 

Visita anche:

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamine del gruppo B

 

 

 

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Vitamina C https://dietazonaonline.com/vitamina-c https://dietazonaonline.com/vitamina-c#respond Fri, 03 Jun 2022 09:56:21 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12501 Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile) Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta […]

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Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile)

Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta con la dieta. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Una apparente stranezza.
  • Un poco di storia.
  • Arrivano le vitamine.
  • Dove si trova.
  • Dose giornaliera raccomandata.
  • Alcuni dubbi.
  • A cosa serve la vitamina C.

 

 

Una apparente stranezza.

La vitamina C assunta con la dieta viene assorbita a partire dalla bocca, nello stomaco e soprattutto a livello dell’intestino tenue grazie a un processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto efficiente soprattutto per basse dosi della vitamina. Con l’aumento della concentrazione di acido ascorbico, il sistema di assorbimento si riduce di efficienza fino al 16%.

Nel plasma la vitamina circola per il 90-95% come acido ascorbico e nel 5-10% come acido deidroascorbico. La vit. C viene immagazzinata nei tessuti dell’organismo, in particolare nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica che non viene immagazzinata viene eliminata con le urine. La cosa apparentemente strana è che, dalla mappatura del nostro, come di altri, DNA è venuto fuori che nel nostro genoma possediamo la sequenza genica necessaria per la sintesi dell’enzima citato.

Perché allora dobbiamo assumere la vit.C dalla dieta? Perché la sequenza genica deputata alla sintesi del GLO è disattivata e a parte dell’insieme delle informazioni genetiche che compongono quello che viene molto impropriamente chiamato DNA spazzatura. Questo dipende probabilmente dal fatto che avendo iniziato a consumare alimenti ricchi di vit. C, l’organismo ha trovato questo metodo meno dispendioso che non produrre la vitamina direttamente.

Un poco di storia

Sintomi dello Scorbuto

Con l’affermarsi delle navigazioni trans-oceaniche di lunga durata, comincia a manifestarsi in modo drammatico una malattia gravissima che porta anche alla morte, lo Scorbuto. Nel 1499 l’esploratore portoghese Vasco de Gama perse 116 dei suoi 170 uomini d’equipaggio per lo scorbuto, mentre nel 1520 l’esploratore Ferdinando Magellano ne perse 208 su 230.

Fino al 1795, era più facile che i marinai morissero di scorbuto piuttosto che per le ferite in battaglia, gli annegamenti o tutte le altre cause combinate. Eppure la cura era disponibile da almeno duecento anni prima dell’anno in cui fu applicata. Già nel 1593 l’esploratore britannico sir Richard Hawkins aveva suggerito una cura a base di arance amare e limone come “di grande aiuto contro questa patologia”.

Analogamente, nell’aprile del 1601, dopo quattro mesi in mare, il capitano James Lancaster, al comando di una flotta di quattro navi, notò che mentre gli equipaggi di tre navi soffrivano dello scorbuto, lo stesso non era accaduto ai marinai a bordo della sua nave che avevano bevuto dosi quotidiane di succo di limone. Ancora, nel 1636, John Woodall, il cosiddetto “padre dell’igiene navale”, scrisse un trattato nel quale descriveva le virtù del succo di limone e lo indicava come cura per il temutissimo scorbuto.

Il dr. James Lind sulla Salisbury

Si arriva così al 1753, quando il medico scozzese James Lind pubblicò i risultati di uno studio controllato su due gruppi di marinai in navigazione; l’evidenza fu innegabile. Tuttavia ci vollero ancora quarantadue anni prima che l’Ammiragliato inglese adottasse finalmente limone e lime come rifornimenti standard sulle navi. Risultarono utili anche estratti di aghi di pino e verdure. Gli effetti furono immediatamente evidenti. Quando arrivò la battaglia di Trafalgar (1805), gli equipaggi delle navi inglesi godevano di condizioni di salute migliori rispetto alle controparti francesi, indebolite dallo scorbuto. Sicuramente avranno influito le innovative strategie di battaglia di Nelson nel garantire la vittoria britannica, ma a mettere in pratica le strategie furono equipaggi in ottime condizioni di salute grazie all’uso del… limone!

A parte questo, lo scorbuto è una delle malattie note da più tempo, basta dire che si trovano sue descrizioni nell’Antico Testamento e negli scritti di Plinio il Vecchio. La prima descrizione precisa del “flagello” è del signore di Joinville nella sua narrazione della crociata di San Luigi in Egitto nel XIII secolo.

Nel Medio Evo, lo scorbuto si manifestava  a livello endemico nei paesi del Nord Europa durante i mesi invernali, periodo in cui il consumo di ortaggi verdi è molto ridotto. I sintomi della malattia sono ben definiti: comincia con stanchezza e si manifesta in seguito con edemi delle braccia e delle gambe, quindi con emorragie: sanguinamento dal naso e dalle gengive ed ecchimosi sottocutanee. I denti fuoriescono dalle radici, dondolano e talvolta cadono. Incapaci di restare in piedi, i soggetti colpiti muoiono di sfinimento o per complicanze respiratorie infettive.

Arrivano le vitamine.

Nel 1912 Funk (l’inventore del termine vitamina), ipotizzo che in queste e altre piante ci fosse una sostanza idrosolubile ad azione antiscorbutica, che venne battezzata “vitamina C” nel 1921, pur non essendo ancora stata isolata.  Cominciarono la ricerca due gruppi di studiosi.

Nel 1928 Albert  Szent-Györgyi, negli Stati Uniti, era riuscito a isolare l’ acido hexuronico dal surrene di un modello animale e ne aveva studiato le proprietà antiscorbutiche. Cercava, senza troppo successo, di capire se questo acido potesse essere identificato con la vit. C. Nel frattempo Charles G. King studiava l’effetto antiscorbutico del succo di limone e aveva isolato da quest’ultimo un acido che lui stesso aveva battezzato acido ascorbico. Tra questi due laboratori faceva la spola Joseph L. Svirbely che fornì a King un campione dell’acido hexuronico di Szent-Györgyi. Il 4 aprile 1932, King riuscì a dimostrare che i due acidi erano la stessa cosa: la misteriosa vitamina C. Con due settimane di ritardo, anche Szent-Györgyi arrivò alla medesima conclusione.

Il nome rimase quello dato da King – acido ascorbico – ma fu solo Szent-Györgyi a ricevere il premio Nobel nel 1937 per la scoperta della vitamina C. A parte il nome, senza saperlo, era arrivato al composto diversi anni prima, ma l’esclusione di King dal riconoscimento suscitò diverse polemiche, ancora oggi molto accese, tanto che si tende ad accreditare a tutti e tre i ricercatori, compreso Svirbely, il merito della scoperta. A  Szent-Györgyi va poi riconosciuto anche il merito di aver mandato un campione del suo acido hexuronico a Sir Walter Norman Haworth, un biologo di Londra, che nel 1934 riuscì a sintetizzare la Vitamina C in laboratorio, impresa per cui anche lui si aggiudicò il Nobel per la chimica nel 1937.

Dove si trova.

La vit. C si trova prevalentemente in alimenti vegetali e solo marginalmente nel fegato (frattaglia) e nel latte. Rilevanti per l’apporto di acido ascorbico (vit.C): agrumi, anche se non sono i frutti pià ricchi. Importanti altri frutti aciduli (come i kiwi e le mele), peperoni, prezzemolo, cavoli, fragole ecc.

È sensibile all’ossigeno, al calore e alla luce. È molto delicata e deperisce con conservazione e varie manipolazioni. È termolabile e in seguito a cottura molta viene persa, altra viene danneggiata dall’esposizione all’ossigeno. Viene assorbita nell’intestino tenue.

Se assente o quasi nella dieta (avitaminosi o ipovitaminosi), insorge lo scorbuto, che tuttavia avviene dopo settimane o mesi – a seconda della pienezza delle scorte nel fegato e nel surrene.

Dose giornaliera raccomandata (RDA, Recommended Daily Allowance):

Bambini fra 1 e 3 anni: 15 milligrammi al giorno;

Bambini fra i 4 e gli 8 anni: 25 mg al giorno;

Bambini fra i 9 e i 13 anni: 45 mg al giorno;

Ragazzi fra i 14 e i 18 anni: 75 mg al giorno;

Ragazze fra i 14 e i 18 anni: 65 mg al giorno, 80 se in gravidanza e 115 durante l’allattamento;

Uomini sopra i 19 anni: 90 mg al giorno;

Donne sopra i 19 anni: 75 mg al giorno, 85 se in gravidanza e 120 durante l’allattamento.

Alcuni dubbi.

Secondo il 2 volte premio nobel Linus Pauling che ha studiato l’argomento, il fabbisogno di vit. C è intorno ai 10 grammi al giorno. Le dosi raccomandate nelle RDA sarebbero in realtà solo sufficienti ad evitare lo scorbuto. Naturalmente Pauling non è il solo a sostenere questo, e molti altri studiosi consigliano dosi di alcuni grammi al giorno di vit.C.. Tra questi il dr Domenico Mastrangelo, uno dei massimi  esperti di vit.C in Italia.

Il problema è che ingerire grosse dosi di vit.C solo dagli alimenti è praticamente impossibile. Tanto per fare un esempio, se volessi ingerire anche solo un grammo di questa vitamina dal succo d’uva, uno degli alimenti che ne sono più ricchi, dovrei bere circa 3 etti di questo succo. Diventa quindi necessario l’uso di integratori. Questo potrebbe far sorgere il sospetto che queste posizioni siano pilotate dalle aziende farmaceutiche ma, fortunatamente, se si va a ricercare il prezzo al chilo della vit.C ci si accorge che è talmente basso da non costituire assolutamente un business. 

Sotto riporto, sempre citando articoli scientifici, i campi di applicazione della vitamina, in modo che ognuno sia in grado di scegliere e decidere da solo. Preciso che i campi in cui la vit.C si è dimostrata utile ed importante sono molti di più. Mi sono limitato ai fatti piè evidenti e dimostrati in modo inoppugnabile.

 

Qui il link al PDF del libro di Linus Pauling     Consigliato

 

Nel 2000, l’Institute of Medicine de U.S. National Academy of Sciences ha fissato un  UL (livello Massimo tollerabile) per gli adulti di 2000 mg (2g.)/die. Tale quantità fu scelta perché studi sull’uomo avevano riportato diarrea e altri disturbi gastrointestinali a dosi superiori ai 3g./die. Questo è il livello degli effetti avversi più basso osservato, il che significa che altri effetti avversi sono stati osservati a dosi più elevate.

In realtà l’unico vero effetto avverso che si verifica con l’ingestione di grossi dosi di vitamina C pare essere la diarrea, che si interrompe immediatamente riducendo un poco la dose assunta.

Nel 2006 la European Food Safety Authority (EFSA) ha riesaminato la questione, concludendo che non ci sono prove sufficienti per stabilire una UL per la vitamina C. Il Japan National Institute of Health and Nutrition ha esaminato lo stesso problema nel 2010 e ha tratto la stessa conclusione.

Alcuni dati fanno sorgere molti dubbi, a parte quanto affermato da Linus Pauling. Ad esempio, si scopre che un cane di razza “pastore tedesco”, (un maschio pesa tra 30 e 40 kg, meno una femmina) produce mediamente 4000 mg (4 g) di acido ascorbico al giorno. Se quindi pesasse circa 70kg., quanto un uomo medio, ne produrrebbe  8g..

Sappiamo poi che un ratto, in rapporto al peso di 70 kg di una persona, ne produrrebbe 2 g al giorno e fino a 15 g sotto stress, mentre una ipotetica mosca di 70 kg ne produrrebbe 10 g al giorno. Le capre, invece, producono circa 15.000 mg (15 g) al giorno di questa vitamina – cioè quello che si potrebbe assumere mangiando 30 Kg!!! di arance.

In natura, i gorilla assumono in media 4,5 g di vitamina C al giorno. Per star bene, le scimmie ne hanno bisogno di circa un grammo al giorno. Secondo uno studio, una scimmia media di 7,5 kg (un decimo del nostro peso) assume 600 mg al giorno di vitamina C.

Eppure il Ministero della Salute, per l’uomo, ne raccomanda 90 mg al giorno.

Una sproporzione difficilmente spiegabile. 

A cosa serve la vitamina C.

Parlare delle funzioni svolte dalla vitamina C è molto difficile data la sua importanza straordinaria che va ben oltre lo scorbuto. Cercherò comunque di dare delle indicazioni di massima lasciando ai singoli il compito di approfondire gli argomenti che li interessano. La bibliografia inserita qui sotto ha solo un valore indicativo, dato che le pubblicazioni sulla vitamina C sono migliaia.

Basta dire che digitando su PubMed Vitamin C si trovano 3221 pubblicazioni solo per l’anno 2021. In tealtà la vit. C svolge molteplici funzioni nell’organismo.

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È FONDAMENTALE PER LA PELLE.

Dipende dal fatto che serve alla sintesi di alcuni suoi costituenti e la protegge dagli effetti nocivi dei raggi UV. Incrementa inoltre la capacità di cicatrizzazione e previene l’invecchiamento della pelle.

1) Vitamin C and Immune Function. La vitamina C supporta la funzione di barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività di scavenging ossidante della pelle, proteggendo così potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

2) The Roles of Vitamin C in Skin Health.  Questa recensione discute i potenziali ruoli della vitamina C nella salute della pelle e riassume la ricerca in vitro e in vivo fino ad oggi. Confrontiamo l’efficacia dell’assunzione nutrizionale di vitamina C rispetto all’applicazione topica.

3) Role of Vitamin C in Skin Diseases. La vitamina C (acido ascorbico) svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute della pelle e può promuovere la differenziazione dei cheratinociti e diminuire la sintesi di melanina, portando alla protezione antiossidante contro i fotodanneggiamenti indotti dai raggi UV.

4) The effect of Vitamin C on melanin pigmentation – A systematic review.  Questa revisione sistematica discute gli studi condotti per valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina. L’obiettivo principale era valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina.

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È IMPORTANTE CONTRO VARI TIPI DI CANCRO.

La sua importanza riguarda sia la prevenzione che la terapia del cancro.

1) Intravenous vitamin C in the supportive care of cancer patients: a review and rational approach. Questo articolo esamina la vit. C per via endovenosa (IV C) nella cura del cancro e offre un approccio razionale per consentire a medici oncologi e professionisti integrativi di fornire in sicurezza IV C combinata con vitamina C orale ai pazienti. L’uso di IV C è un intervento di supporto sicuro per ridurre l’infiammazione nel paziente e migliorare i sintomi legati alla carenza di antiossidanti, ai processi patologici e agli effetti collaterali dei trattamenti standard contro il cancro.

2) Vitamin C in Stem Cell Reprogramming and Cancer. Dato che la disregolazione epigenetica è un noto fattore di malignità, la vit. C può svolgere un nuovo ruolo come agente antitumorale epigenetico.

3) Targeting cancer vulnerabilities with high-dose vitamin C. Gli studi hanno dimostrato che la vit. C farmacologica prende di mira molti dei meccanismi che le cellule tumorali utilizzano per la loro sopravvivenza e crescita. In questo articolo di Opinion, discutiamo di come la vit. C può colpire tre vulnerabilità condivise da molte cellule tumorali: squilibrio redox, riprogrammazione epigenetica e regolazione del rilevamento dell’ossigeno.

4) Vitamin C versus Cancer: Ascorbic Acid Radical and Impairment of Mitochondrial Respiration? Uno specifico effetto antitumorale può essere ottenuto ad alte dosi di terapia con vit. C.

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5) High-dose intravenous vitamin C, a promising multi-targeting agent in the treatment of cancer. Prove crescenti indicano che la vit. C ha il potenziale per essere un potente agente antitumorale quando somministrata per via endovenosa e in dosi elevate (IVC ad alte dosi)

6) Intravenous High-Dose Vitamin C in Cancer Therapy. Articolo particolarmente interessante che ricostruisce la storia dell’importanza e dell’ utilizzo della vit. C nei casi di Cancro. L’articolo ci dice che un numero crescente di studi preclinici sta mostrando come la vitamina C ad alte dosi possa giovare ai malati di cancro.

7) Vitamin C deficiency in cancer patients.  L’articolo rileva che la carenza di vitamina C è comune nei pazienti con cancro avanzato e i fattori più importanti che determinano i livelli plasmatici sono l’assunzione con la dieta e i marcatori della risposta infiammatoria. I pazienti con basse concentrazioni plasmatiche di vitamina C hanno una sopravvivenza più breve.

AUMENTA L’ELIMINAZIONE DEL COLESTEROLO TRASFORMANDOLO IN ACIDI BILIARI.

1) Cholesterol: Vitamin C Controls Its Transformation to Bile Acids. Facilita l’assorbimento del ferro. In caso di anemia somministrare Ferro con acido ascorbico per favorire l’assimilazione

HA AZIONE ANTINFIAMMATORIA E STIMOLA LA FUNZIONE IMMUNITARIA.

1) Ascorbic Acid: its role in immune system and chronic inflammation diseases. La vit. C è importante in tutte le condizioni stressanti legate a processi infiammatori e che coinvolgono l’immunità.

2) Antioxidant vitamins and their effect on immune system. La supplementazione di vit.C ha dimostrato di ridurre la durata e la gravità delle infezioni delle vie respiratorie superiori, compreso il raffreddore. Inoltre, è stato suggerito che esiste una stretta relazione tra la carenza di vitamine e malattie infettive come la tubercolosi, l’AIDS e la SARS CoV-2, nonché le malattie infettive diffuse attraverso il sistema respiratorio e digerente.

HA AZIONE ANTIVIRALE ED ANTIBATTERICA.

1) Vitamin C and Immune Function. La carenza di vitamina C provoca un’immunità ridotta e una maggiore suscettibilità alle infezioni. A loro volta, le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C a causa dell’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico.

2) Immunomodulatory and antimicrobial effects of vitamin C. Articolo molto ampio, interessantissimo, assolutamente da leggere.

3) Vitamin C Protects Against Coronavirus L’articolo uscito nel gennaio 2020 ci dice che la pandemia di coronavirus può essere drasticamente rallentata, o fermata, con l’uso immediato e diffuso di alte dosi di vitamina C.

È UN ANTIDEPRESSIVO.

1) Antidepressant effect of vitamin C. Lo studio riporta Il completo recupero da depressione idiopatica verificato in tutti i pazienti dopo trattamento con acido ascorbico intravenoso.

IMPORTANTE PER LE FUNZIONI COGNITIVE.

1) Plasma Vitamin C Concentrations and Cognitive Function: A Cross-Sectional Study. È stata trovata un’associazione significativa tra le concentrazioni plasmatiche di vitamina C e le prestazioni su compiti che coinvolgono attenzione, concentrazione, memoria di lavoro, velocità decisionale, richiamo ritardato e totale e riconoscimento.

2) Vitamin C supplementation promotes mental vitality in healthy young adults: results from a cross-sectional analysis and a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. L’integrazione di vit. C ha aumentato la motivazione al lavoro e la concentrazione dell’attenzione e ha contribuito a migliorare le prestazioni nei compiti cognitivi che richiedono un’attenzione prolungata.

MOLTO UTILE NEI GRANDI USTIONATI E NELLE RIANIMAZIONI.

1) Vitamin C may reduce the duration of mechanical ventilation in critically ill patients: a meta-regression analysis. Sono state trovate prove evidenti che la vitamina C riduce la durata della ventilazione meccanica,

INIBISCE LA FORMAZIONE DI NITROSAMMINE.

1) Effects of vitamins C and E on N-nitroso compound formation, carcinogenesis, and cancer. L’articolo descrive le proprietà dei composti N-nitroso (NNC) e delle vitamine C ed E. L’autore esamina la capacità delle vitamine C ed E di inibire la formazione di NNC nei sistemi chimici, nelle carni conservate con nitriti, negli animali da esperimento e nell’uomo. Le vitamine dietetiche C ed E hanno entrambe prodotto dal 30% al 60% di inibizioni nella maggior parte degli esperimenti di carcinogenesi che impiegano cancerogeni preformati.

RUOLO NELLE MALATTIE INFETTIVE.

1) Vitamin C and Infections. Un totale di 148 studi sugli animali ha indicato che la vitamina C può alleviare o prevenire le infezioni causate da batteri, virus e protozoi. L’infezione umana più studiata è il comune raffreddore. La somministrazione di vit. C non riduce l’incidenza media di raffreddori nella popolazione generale, ma ha dimezzato il numero di raffreddori nelle persone fisicamente attive.

HA EFFETTO DISINTOSSICANTE ANCHE CONTRO AVVELENAMENTI.

 1) Cardiotoxicity of some pesticides and their amelioration. Questa revisione identifica 24 agenti miglioratori che sono stati utilizzati con successo per gestire 60 casi di cardiotossicità dovuta a pesticidi. Gli agenti più efficaci erano la vitamina C, la curcumina, la vitamina E, la quercetina, il selenio, la crisina e l’estratto di aglio. La vitamina C ha mostrato effetti migliorativi in un’ampia gamma di tossicità.

HA RUOLO ANTIOSSIDANTE.

1) The antioxidant role of vitamin C. Questa recensione presenta prove che supportano l’importanza della vitamina C come componente dei meccanismi protettivi antiossidanti complessivi che si trovano nelle cellule e nei tessuti. I dati sono coerenti e costituiscono un forte consenso per studiare l’importanza della funzione antiossidante della vitamina C nel mantenimento della salute umana.

CANCRO DELLA PELLE.

Di particolare interesse due articoli che trattano l’uso della vit.C per uso esterno nella terapia del cancro della pelle:

1) Randomized trial of topical ascorbic acid in DMSO versus imiquimod for the treatment of basal cell carcinoma – ScienceDirect. I ricercatori ci dicono che i risultati dimostrano che l’acido ascorbico concentrato in DMSO è una preparazione topica ben tollerata, poco costosa e facile da usare che garantisce studi clinici più ampi come trattamento di prima linea adatto per BCC. Data la sua semplicità e la mancanza di ipopigmentazione residua può trovare particolare vantaggio per le lesioni del viso dove le problematiche di cicatrizzazione chirurgica e cosmesi possono essere di fondamentale importanza.

2) Complete response of cutaneous SCC to topical treatment with ascorbic acid solution: A case report. Si tratta di un interessante studio italiano (Bologna e Reggio Emilia) che illustra la guarigione di un caso di tumore della pelle dell’orecchio esterno con vit.C per uso topico. Contiene molte foto

 

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamina E

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Vitamina B 17

 

                                                         

 

 

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In questa pagina sono contenuti i seguenti argomenti:

  • COSA È L’AGLIO
  • DA COSA DERIVA L’ODORE
  • PRINCIPI ATTIVI IMPORTANTISSIMI
  • PROPRIETÀ CURATIVE
  • FUNZIONE ANTIBIOTICA
  • PROTEGGE DAI METALLI PESANTI

 

COSA È L’ AGLIO

Sicuramente famoso come alimento, l’aglio (Allium sativum, famiglia Liliacee) è anche una delle piante medicinali più indispensabili, essendo dotata di infinite proprietà salutari.

È una pianta erbacea alta dai 30 agli 80 cm, che allo stato selvatico è perenne, mentre se coltivata si propaga solo per via vegetativa a causa della sua sterilità. L’aglio ha una parte che resta sotto terra, costituita principalmente dal bulbo, rivestita da involucri rossicci e composto a sua volta da numerosi bulbi più piccoli, gli spicchi, che forniscono la droga, ovvero la parte usata in campo fitoterapico.

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DA COSA DERIVA L’ODORE

Il tipico odore dell’aglio è dovuto ai composti solforati contenuti, che formano in particolare l’allicina. L’allicina viene liberata quando l’enzima allinasi agisce sull’alliina, un composto incolore ed insapore che è il componente principale della droga fresca.

L’aglio sprigiona il suo odore caratteristico ogni volta che viene schiacciato o tagliato come avviene durante la masticazione, il taglio, o la spremitura. Gli spicchi intatti, invece, non hanno odore, perché nelle cellule intatte l’alliina e gli altri solfossidi sono contenuti nel citoplasma, mentre il suo enzima idrolitico – allinasi – è presente solo nel vacuolo. Serve quindi la distruzione della struttura cellulare per liberare il suddetto enzima, che determina idrolisi dei solfossidi trasformandoli in disolfuri e trisolfuri.

Fiori di aglio

PRINCIPI ATTIVI IMPORTANTISSIMI

L’allicina è un forte antibiotico notevole capace di inibire numerosi tipi di batteri, tra cui quelli responsabili del tifo, come venne notato già nel 1858 da Pasteur.

L’aglio contiene altre sostanze antibatteriche come la garlicina, ed è ricco di sostanze minerali ed oligominerali, quali magnesio, calcio, fosforo, iodio e ferro. Contiene anche tracce di zinco, manganese, selenio, vitamina C (solo nell’aglio fresco), provitamina A, vitamine B1-B2-PP ed anche sostanze ormono-simili ed enzimi (lisozima e perossidasi).

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PROPRIETÀ CURATIVE

Tra le numerose proprietà attribuite all’aglio c’è quella di dare alla pelle un aspetto sano e di favorire la crescita dei capelli, Questo effetto è dovuto all’acido fitinico, che lega le sostanze minerali e che può essere trasformato in inositolo, sostanza simile alle vitamine capace di stimolare la crescita cellulare. L’aglio contiene alcaloidi con azione simile a quella dell’insulina, abbassando il livello di glicemia nel sangue: per questo l’aglio è un valido supporto nelle terapie contro il diabete ed in altre malattie legate al metabolismo degli zuccheri.

Rafforza il sistema immunitario agendo come potente battericida su tutto l’organismo. È un potentissimo vermifugo, un regolatore della pressione arteriosa dato che agisce provocando vasodilatazione delle arteriole e dei capillari, riduce il rischio di sclerosi nelle arterie, previene l’aggregazione delle piastrine e la conseguente formazione di trombi (utile quindi per i vaccinati). Inoltre ha la capacità di regolarizzare il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

FUNZIONE ANTIBIOTICA

Fondamentale è la sua caratteristica funzione antibiotica, avendo azione batteriostatica e battericida sia verso batteri Gram + e Gram -). L’aglio infatti è un importante antibiotico usabile quando la flora batterica intestinale è stata alterata da cure precedenti. dato che, a differenza degli antibiotici di sintesi, l’aglio mentre attacca i batteri patogeni ma non danneggia la flora batterica saprofita, favorendone invece il ripristino. 

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L’aglio è un ottimo rimedio contro meteorismo ed i crampi addominali, ed è molto utile anche in caso di diarrea acuta e cronica o feci muco-sanguinolente (dissenteria).

Studi dimostrano la sua attività contro l’Helycobacter pylori, il batterio in parte responsabile dell’ulcera gastrica ed anche dello sviluppo di tumori allo stomaco.

PROTEGGE DAI METALLI PESANTI

L’aglio  ha la capacità di proteggere dai metalli pesanti, sostanze molto pericolose che entrano nell’organismo tramite aria inquinata ed alimenti contaminati. Gli organi più esposti sono i polmoni, i reni, il fegato ed il sistema nervoso, con effetti che possono dare sintomi immediati ma anche manifestazioni patologiche a distanza di anni. L’aglio si comporta da chelante, ovvero i composti solforati presenti nelle sue molecole si legano stabilmente alle molecole di mercurio, piombo e cadmio presenti nell’organismo, permettendo la loro eliminazione con facilità.

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