Dieta Mediterranea – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Mon, 10 Mar 2025 08:53:08 +0000 it-IT hourly 1 Aglio. Difendere la Prostata e non solo https://dietazonaonline.com/aglio-difendere-la-prostata-e-non-solo https://dietazonaonline.com/aglio-difendere-la-prostata-e-non-solo#respond Mon, 10 Mar 2025 08:53:08 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12706 aglio, una sostanza terapeutica importantissima da conoscere

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Siamo abituati a pensare all’aglio ed al suo sapore pungente come al massimo un ingrediente di cucina.

                  Ma l’aglio è molto, molto di più.

Tra le numerose proprietà attribuite all’aglio c’è quella di dare alla pelle un aspetto sano e di favorire la crescita dei capelli.

Questo effetto è dovuto all’acido fitinico, che lega le sostanze minerali e che può essere trasformato in inositolo, sostanza simile alle vitamine capace di stimolare la crescita cellulare.

L’aglio contiene alcaloidi con azione simile a quella dell’insulina, abbassando il livello di glicemia nel sangue: per questo l’aglio è un valido supporto nelle terapie contro il diabete ed in altre malattie legate al metabolismo degli zuccheri.

Rafforza il sistema immunitario agendo come potente battericida su tutto l’organismo.

È un potentissimo vermifugo, un regolatore della pressione arteriosa dato che agisce provocando vasodilatazione delle arteriole e dei capillari, riduce il rischio di sclerosi nelle arterie, previene l’aggregazione delle piastrine e la conseguente formazione di trombi (utile quindi per i vaccinati). Inoltre ha la capacità di regolarizzare il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue.

Nell’uomo, uno studio italiano ha trovato una relazione inversa tra l’uso di aglio e l’ Ipertrofia Prostatica Benigna.
Un altro studio conclude che il consumo regolare di aglio e cipolla può prevenire il cancro alla prostata.
I composti organosolforici derivati dall’aglio possono essere responsabili, almeno in parte, dell’attività antitumorale.

 

Se ti interessa saperne di più sull’aglio e

su tutte le sue virtù terapeutiche,

puoi leggere il mio libro

 

 

 

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Intervista sul Fatto Quotidiano su PrincessIndia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia#respond Tue, 13 Jun 2023 08:47:44 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13154 Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte. di Ennio Battista | 12 GIUGNO 2023 Il Fatto Quotidiano Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. […]

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Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato

sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte.

Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. Tanta carne. Anzi, solo carne nel caso di India Castley di Southport, nel Merseyside in Inghilterra. Una ragazza di 19 anni che afferma di aver curato la sua acne, di aver perso trenta chili e di sentirsi al top dopo aver adottato una dieta a base di carne cruda e frattaglie. La ragazza racconta di aver smesso completamente di mangiare verdure a metà del 2022, e da circa un anno si nutre solo di bistecche crude. La giovane sostiene che questa sua nuova dieta l’ha aiutata anche a ridurre la depressione e i problemi di stomaco. Eppure, Princess seguiva prima un regime alimentare tradizionale, in cui – almeno stando alle sue parole – prevedeva il consumo di molte verdure; solo che a lei quel tipo di alimentazione la faceva sentire in uno stato “terribile”, e che solo da quando ha adottato la dieta carnivora ha cominciato a sentirsi meglio. Non ci vuole molto però a capire che questo modo di mangiare produce squilibri alimentari notevoli e, nel tempo, seri problemi di salute.

 

Il problema è che questa ragazza vanta su TikTok molti followers a cui racconta le sue giornate tipo alimentari che prevedono anche uova, midollo osseo e latticini crudi che le forniscono vitamine e sostanze nutritive. India ha dichiarato: “Per colazione tendo a mangiare una bistecca cruda con un po’ di fegato crudo e i miei latticini crudi. Per uno spuntino prendo uno snack di fegato di manzo o cuore. È raro che salti il pranzo, che cambia ogni giorno. Posso mangiare fegato, o reni. Mi piacciono anche le uova, sode o crude. Poi formaggio, latte, e anche il brodo di ossa fatto in casa: è una buona fonte di elettroliti”. Oltre alla perdita di peso e alla scomparsa dell’acne, India vanta di sperimentare particolari benefici per il suo umore: “I miei amici e la mia famiglia dicono che non mi riconoscono nemmeno più, in positivo ovviamente. Ho una motivazione per tutto. Prima riuscivo a malapena ad alzarmi dal letto. Ero sempre piena di ansia. Ero una persona molto arrabbiata e irascibile, ma questo era dovuto alla mia cattiva alimentazione che mi causava la permeabilità intestinale. Il tuo intestino è essenzialmente il tuo primo cervello. Se lo stai danneggiando, non ti sentirai molto bene quanto dovresti”.
                                                   ——————————INTERVISTA-——————————

“Confesso da nutrizionista e da psicologo di essere rimasto affascinato dalla storia che Princess India ha raccontato su TikTok”, ci dice con una punta di ironia il dottor Gabriele Buracchi, psicologo e nutrizionista.

“La ragazza afferma di mangiare solo carne cruda tra cui frattaglie, oltre a uova e latticini. Ricordiamo che i macronutrienti sono tre: carboidrati, proteine e grassi, ma alla nostra Principessa evidentemente i carboidrati non servono; davvero una persona fortunata diversa da noi comuni mortali. Immagino che mangi prodotti di allevamento intensivo, la roba che si trova al supermercato e, quindi, non avendo citato il pesce, evidentemente non introduce omega tre, grassi polinsaturi. 

A questo punto il mistero si infittisce dato che gli omega 3 sono potenti antidepressivi che possono essere un aiuto per chi abbia disturbi dell’umore, oltre ad avere molte funzioni essenziali. D’altra parte, se mangiasse pesce dovrebbe mangiarlo crudo come mangia cruda la carne, per coerenza. Ma così facendo rischierebbe l’Anisakidosi, una grave infezione.

Meglio non ingerire omega 3. A quanto pare la dieta carnivora ha migliorato anche il suo carattere. Questa è una bellissima notizia e mi rallegro con la Principessa che potrebbe comunicare la cosa al suo connazionale oltretutto di nobile lignaggio come lei, il Re Enrico VIII. Enrico VIII, oltre ad aver avuto 6 mogli era noto per essere divenuto obeso e con gravi problemi di salute, in primo luogo la gotta, tipica degli ipercarnivori con piaghe alle gambe, ma soprattutto per il suo carattere scorbutico. Enrico VIII si nutriva quasi esclusivamente di carne e quindi non ingeriva vitamina C presente in pratica solo in alimenti di origine vegetale e non sintetizzabile dal nostro organismo, ed era quindi affetto da gotta e da scorbuto di cui è morto. Non ingerendo fibre soffriva anche di stitichezze memorabili. Ma forse la nostra Principessa non solo non ha bisogno di Omega 3, ma neppure di vitamina C, oltre a non avere un eccesso di proteine nel sangue. Una bella fortuna davvero: anche qui confesso un po’ di invidia.

A chi invece non è interessato ad avere followers su Tik Tok o su altri social”, conclude Buracchi, “consiglio un’alimentazione bilanciata: molta frutta e verdura, frutta secca, olio di oliva e se si vuole un po’ di carne magra, pesce e proteine vegetali. Magari non fa diventare nobili e famosi, ma fa bene all’umore e al fisico”.

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COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale#respond Fri, 13 Jan 2023 14:16:42 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13040 Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE. E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico […]

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Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE.

E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico si parla di:

  • COS’È L’INFIAMMAZIONE?
  • COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?
  • IL RUOLO DELLA DIETA

 

 

COS’È L’INFIAMMAZIONE?

è un processo naturale che aiuta il corpo a guarire e difendersi dai danni, ma  l’infiammazione è dannosa se diventa cronica. L’infiammazione cronica può durare settimane, mesi o anni e può portare a vari problemi di salute. Detto questo, ci sono molte cose che possiamo fare per ridurre l’infiammazione e migliorare la salute generale.

Questo testo delinea un piano dettagliato per una dieta e uno stile di vita antinfiammatori. L’infiammazione è il modo in cui il corpo si protegge da infezioni, malattie o lesioni. Come parte della risposta infiammatoria, il corpo aumenta la produzione di globuli bianchi, cellule immunitarie e sostanze chiamate citochine che aiutano a combattere le infezioni [1].

I classici segni di infiammazione acuta (a breve termine) includono arrossamento, dolore, calore e gonfiore. D’altra parte, l’infiammazione cronica (a lungo termine) si verifica spesso all’interno del corpo senza alcun sintomo evidente.

Questo tipo di infiammazione può guidare malattie come il diabete, le malattie cardiache, la malattia del fegato grasso e il cancro [2],[3],[4],[5].

L’infiammazione cronica può verificarsi anche quando le persone sono obese o sotto stress [6],[7] .

Quando i medici cercano l’infiammazione, testano alcuni marcatori nel sangue, tra cui la proteina C-reattiva (CRP), l’omocisteina, il TNF alfa e l’IL-6.

 

COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?

Alcuni fattori dello stile di vita, specialmente quelli abituali, possono favorire l’infiammazione.

Il consumo di elevate quantità di zucchero e sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è particolarmente dannoso.

Può portare a insulino-resistenza, diabete e obesità [8],[9],[10],[11],[12]

Gli scienziati hanno anche ipotizzato che il consumo di molti carboidrati raffinati, come il pane bianco, possa contribuire all’infiammazione, all’insulino-resistenza e all’obesità [13],[14].

Inoltre, è stato dimostrato che mangiare cibi trasformati e confezionati che contengono grassi transdetti grassi idrogenati, cioè prodotti artificialmente e molto pericolosi– promuove l’infiammazione e danneggia le cellule endoteliali che rivestono le arterie [15],[16],[17],[18],[19],[20],[21].

La Food and Drug Administration americana, ha ritenuto che i grassi trans non siano più “generalmente riconosciuti come sicuri“, quindi la maggior parte degli alimenti non dovrebbe più contenere grassi trans[22].

Gli oli vegetali utilizzati in molti alimenti trasformati sono un altro possibile colpevole. Il consumo regolare può provocare uno squilibrio di acidi grassi Omega-6 e Omega-3, che alcuni scienziati ritengono possano promuovere l’infiammazione [23],[24],[25].

L’eccessiva assunzione di alcol e carne lavorata può certamente avere effetti infiammatori sul corpo [26],[27],[28]

Inoltre, uno stile di vita inattivo che include lunghi periodi di inattività, è un importante fattore non dietetico che può promuovere l’infiammazione [29],[30].

IL RUOLO DELLA DIETA

Se si vuole ridurre l’infiammazione, serve mangiare meno cibi infiammatori e più cibi antinfiammatori, che in pratica significa avere una dieta basata su cibi integrali e ricchi di nutrienti che contengono antiossidanti, evitando al tempo stesso cibi altamente trasformati con molti zuccheri e oli aggiunti.

Gli antiossidanti agiscono riducendo i livelli di radicali liberi.

Queste molecole reattive vengono create come parte naturale del metabolismo ma possono portare a infiammazioni quando non vengono tenute sotto controllo [31].

La dieta antinfiammatoria dovrebbe fornire un sano equilibrio tra  Macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi ad ogni pasto. Naturalmente deve allo stesso tempo assicurare l’equilibrio dei Micronutrienti, cioè vitamine, sali minerali, fibre e acqua.

Una dieta considerata antinfiammatoria è la dieta Mediterranea – quella vera e non quella promossa dai commercianti di pasta ed altri cibi dannosi-, che ha dimostrato di ridurre i marcatori infiammatori, come CRP e IL-6 [32],[33],[34].

Una dieta a basso contenuto di carboidrati ad alto Indice Glicemico ma ricca di carboidrati a basso Indice Glicemico come frutta e verdura, riduce anche l’infiammazione, in particolare per le persone con obesità o sindrome metabolica [35],[36],[37].

Inoltre, le diete vegetariane e quelle vegane sono collegate a una ridotta infiammazione[38] .

Se sei interessato ad approfondire questi argomenti segui i link.

Ho anche scritto libri specifici su:

Dieta Mediterranea in Zona

Dieta Vegetariana e Vegana in Zona

Essere Vegetariani- Essere Vegani

Ricette Vegetariane e Vegane

DIETA ZONA. Attività fisica

Pagine del sito collegate

INFIAMMAZIONE E ZONA

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

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DIETA ANTINFIAMMATORIA. MANUALE PRATICO: RIDURRE L’INFIAMMAZIONE IN MODO NATURALE CON ALIMENTI, SOSTANZE NATURALI ED ATTIVITA’ FISICA

 

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK534820/
[2] The global diabetes epidemic as a consequence of lifestyle-induced low-grade inflammation – PubMed (nih.gov)
[3] https://www.ahajournals.org/doi/full/10.1161/01.cir.0000052939.59093.45
[4] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21038418/
[5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2803035/
[6] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21219177/
[7] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24417575/
[8] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26487451/
[9] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3151025/
[10] https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196(15)00040-3/fulltext
[11] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15051594/
[12] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26338891/
[13] Comparison with ancestral diets suggests dense acellular carbohydrates promote an inflammatory microbiota, and may be the primary dietary cause of leptin resistance and obesity – PubMed (nih.gov)
[14] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25477716/
[15] https://www.clinicaltherapeutics.com/article/S0149-2918(14)00053-8/fulltext
[16] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22216328/
[17] Dietary intake of trans fatty acids and systemic inflammation in women – PubMed (nih.gov)
[18] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25376124/
[19] https://academic.oup.com/jn/article/135/3/562/4663700
[20] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21795740/
[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15159225/
[22] https://www.fda.gov/food/food-additives-petitions/trans-fat
[23] Low n-6/n-3 PUFA Ratio Improves Lipid Metabolism, Inflammation, Oxidative Stress and Endothelial Function in Rats Using Plant Oils as n-3 Fatty Acid Source – PubMed (nih.gov)
[24] Influence of polyunsaturated fatty acids on urologic inflammation – PubMed (nih.gov)
[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19022225/
[26] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083478/
[27] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20497781/
[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25849747/
[29] Self-reported sitting time and markers of inflammation, insulin resistance, and adiposity – PubMed (nih.gov)
[30] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24205208/
[31] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29952268/
[32] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24925270/
[33] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26104243/
[34] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26523418/
[35] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24224694/
[36]https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24176230/
[37] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24021709/
[38] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7730154/

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LE ACCIUGHE o ALICI https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici#respond Fri, 28 Oct 2022 09:38:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12927 Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei In questa pagina si trattano i seguenti argomenti: ACCIUGA. Descrizione Caratteristiche organolettiche ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode Proprietà nutrizionali Consigli per il consumo   ACCIUGA. Descrizione L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), […]

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Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei

In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • ACCIUGA. Descrizione
  • Caratteristiche organolettiche
  • ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode
  • Proprietà nutrizionali
  • Consigli per il consumo

 

ACCIUGA. Descrizione

L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), è un pesce osseo diffuso in tutto il Mediterraneo, nell’Atlantico Orientale, nel Baltico, nel Mar Nero e nell’Azov. Viene classificato da un punto di vista commerciale tra il Pesce Azzurro.

Con il Pesce azzurro le acciughe condividono forma, dimensione e colore del corpo. Il loro dorso è infatti percorso da una striscia azzurra, con sfumature verdi, mentre le scaglie delle parti laterali e del ventre sono invece argentee.

Si tratta di una specie pelagica, che si avvicina alle coste da giugno a novembre,  a seconda della zona,  solo per riprodursi. Vivono raccolte in branchi  a profondità variabili.

Di solito entro i 50 m anche se inverno giunge facilmente a 100-180 m. Si nutre di zooplancton, quindi di piccoli crostacei e larve di molluschi di dimensioni ridottissime.

Le alici non vivono a lungo, dato che raramente arrivano a 5 anni. In compenso possiedono una capacità riproduttiva elevata, grazie alla quale riescono a sopravvivere alla pesca intensa nel Mediterraneo e in Oceano, anche se, purtroppo, la loro densità si è ridotta drasticamente.

Assomigliano alle sardine anche se hanno un corpo più sottile e affusolato che in età adulta arriva a 15-20 cm di lunghezza.

Caratteristiche organolettiche

Le loro carni, sia fresche che conservate, sono molto gustose e spesso usate per il consumo a crudo, previa marinatura, e per la frittura. Note sono le alici conservate sott’olio, sotto sale e la pasta d’acciughe, usata per insaporire tartine, salse e pietanze varie.

Prevalentemente in primavera/estate le acciughe depongono le uova da cui nascono i famosi  bianchetti, specialità culinaria molto indicata per la preparazione di tartine, frittelle ed antipasti. Un’alice fresca si riconosce dall’odore, delicato e gradevole, non ammoniacale, soprattutto nelle branchie.

Importante osservare il colore. Corpo brillante, occhio brillante con pupilla nera non arrossata, branchie color rosso sangue o al limite rosacee. Le carni devono essere sode ed elastiche. Le squame aderenti, l’ occhio turgido e sporgente. Il sapore deve essere non ammoniacale.

ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode

 

L’alaccia è un pesce meno pregiato che viene spesso commercializzato come acciuga e ancor più come sardina. Si distingue facilmente da fresco ma è più complicato nei filetti conservati.

 

Proprietà nutrizionali

Oltre all’importanza alimentare, le acciughe sono un alimento consigliabile anche dal punto di vista salutistico. Come tutto il pesce azzurro, anche le alici sono infatti ricche di nutrienti utili e hanno un contenuto energetico estremamente moderato. Le calorie delle alici provengono prevalentemente dalle proteine e in piccola parte da grassi buoni. Non hanno livelli significativi di glucidi e non ci sono le fibre.

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Le proteine sono ricche di amminoacidi essenziali, presenti nelle giuste quantità, il che conferisce loro un alto valore biologico. I lipidi, seppur non abbondanti, sono di grande interesse nutrizionale, poiché ricchi di acidi grassi Omega 3, cioè acido Eicosapentaenoico (EPA) e Docosaesaenoico (DHA). Il colesterolo è presente in quantità modeste.

Tra le vitamine spiccano le concentrazioni di alcune idrosolubili del gruppo B, come la riboflavina (vit B2) e la niacina (vit PP), e delle liposolubili calciferolo (vit D) e retinolo (vit A). Tra i sali minerali spiccano ottimi livelli di iodio, selenio, ferro, calcio e fosforo.

Le alici sono adatte a tutti i regimi alimentari, compresi quelli per il trattamento delle malattie metaboliche e del sovrappeso. In effetti i grassi contenuti nelle alici sono ottimi grassi della serie Omega 3. Non presentano nutrienti  che possono dare origine ad intolleranze come il lattosio e il glutine. Ovviamente  chi soffre di gotta dovrebbe assolutamente evitare di mangiarle per l’elevato contenuto di purine. Una porzione media di prodotto pulite è di 100-200 g (95-190 kcal).

Consigli per il consumo

Le acciughe sotto sale vanno sciacquarte abbondantemente sotto acqua corrente per ridurre l’assunzione eccessiva di sodio, pericolosa soprattutto per chi soffre di ipertensione. Tra le alici conservate sott’olio sono da preferire quelle in olio extravergine di oliva, mentre sono da evitare quelle conservate in un generico “olio vegetale”. Ovviamente le acciughe fritte non sono particolarmente consigliabili dal punto di vista della salute, come tutti gli alimenti fritti. Se ogni tanto lo si fa, è meglio rispettate alcune regole importanti. È bene scegliere un olio con punto di fumo elevato, come quello extravergine di oliva, di arachidi o di palma raffinato (sconsigliabile per altri motivi).

La frittura  dovrebbe avvenire a temperature non molto alte, cioè inferiori ai 180 °C e, a cottura ultimata, vanno scolate con cura e stese su un doppio strato di carta assorbente.

Le alici marinate sono  prodotte con aggiunta di sostanze acide come succo di limone o aceto che, denaturando le proteine, conferiscono un aspetto tipicamente cotto, ma si tratta di una preparazione “a crudo”. Per questo le acciughe così trattate sono poco sicure dal punto di vista igienico, in particolare per in rischio di infezione da Anisakis. Francamente sconsiglio questa preparazione.

leggi l’articolo generale sul Pesce azzurro

 

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Limone. Alimento e terapia https://dietazonaonline.com/limone-alimento-e-terapia https://dietazonaonline.com/limone-alimento-e-terapia#respond Sun, 09 Oct 2022 12:01:24 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12874 In questa pagina parliamo dei seguenti argomenti. Cosa è il limone Varietà di limone Cosa si fa con il limone Le vitamine Le proprietà Altre applicazioni   Cosa è il limone Il limone è l’agrume con il più vasto impiego terapeutico fin da epoche antiche. I greci lo importavano dall’Asia e lo usavano per profumare […]

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In questa pagina parliamo dei seguenti argomenti.

  • Cosa è il limone
  • Varietà di limone
  • Cosa si fa con il limone
  • Le vitamine
  • Le proprietà
  • Altre applicazioni

 

Cosa è il limone

Il limone è l’agrume con il più vasto impiego terapeutico fin da epoche antiche. I greci lo importavano dall’Asia e lo usavano per profumare gli abiti e preservarli dalle tarme.

Gli imperatori romani invece lo utilizzavano per le sue proprietà antivenefiche.

Si dice che Nerone, vivendo nella paura di essere avvelenato, ne facesse un largo utilizzo.

Il limone, Citrus Limon, è un agrume appartenente alla famiglia delle Rutacee. La pianta può crescere fino a 6 metri di altezza e fiorisce circa 2 volte l’anno, con fioriture che possono durare anche 2 mesi.

Il frutto ha la buccia gialla, che può essere liscia o ruvida, ricca di oli essenziali utilizzati anche come estratti per uso alimentare o anche in profumeria. La polpa è divisa in spicchi e al suo interno si possono trovare semi.

Varietà di limoni

Si trovano diverse varietà di limone, ma hanno tutti le stesse proprietà nutrizionali. C’è anche una varietà con la buccia verde, il verdello.

Il limone è coltivato in tutto il mondo, in particolare in zone dal clima caldo quindi in paesi soprattutto della fascia subtropicale. In Italia i limoni sono coltivati in Sicilia, in Calabria e in Campania, con i famosi limoni di Sorrento e della costiera amalfitana.

Vediamo ora le molteplici varietà e caratteristiche delle più diffuse. In realtà le molte varietà italiane hanno caratteristiche nutrizionali simili ma si differenziano per forma, dimensione, spessore della buccia e dell’albedo ed acidità. I limone più conosciuti e coltivati in Italia sono:

–Limone Femminello La varietà più coltivata soprattutto in Sicilia, è disponibile da ottobre a marzo e si caratterizza per la forma oblunga, la buccia gialla e rugosa, la polpa succosa e ricca di semi. Sia la buccia che il succo si prestano a numerosi utilizzi in cucina. Oltre a quello comune ci sono altre varietà pregiate come la Zagara bianca, il Siracusano e l’apireno Continella.

–Limone di Sorrento Cresce tutto l’anno ed ha dimensioni medio-grandi e forma ovale. Buccia gialla e spessa, ricca di oli essenziali. Polpa succosa e con spiccata acidità. Diverso dal limone costa d’Amalfi che ha un sapore meno acido, forma affusolata e colore giallo chiaro. Buccia di medio spessore e polpa con scarsa presenza di semi. Entrambe queste varietà sono spesso usate per preparare liquori.

— Limone Monachello Usato per produrre i verdelli, cioè i limoni a buccia verde. I frutti sono di grandezza media, dalla forma allungata e la buccia liscia. Polpa poco succosa e con bassa acidità. Varietà usata soprattutto per aromatizzare secondi piatti a base di carne o pesce.

–Limone di Procida Caratterizzato da frutto di grandi dimensioni, buccia rugosa e di colore giallo chiaro con dentro poca polpa ma un albedo (la parte bianca della buccia) morbido e carnoso. Da questo deriva il suo nome di “limone pane”, spesso usato per realizzare un’insalata con il limone tagliato a cubetti e poi condito con olio, aromi e spezie.

–Limone verdello Varietà dalla forma tondeggiante e dalle dimensioni contenute, prodotto principalmente in Sicilia. Si distingue per la buccia verde ed un sapore meno acidulo rispetto ad altri tipi di limone.

Dato che si trova in estate, da giugno a settembre, per questo motivo viene chiamato anche limone estivo.

–Limone Interdonato di Messina Varietà poco nota ma apprezzata per la polpa succosa e dalla bassa acidità. Nasce da un ibrido tra cedro e limone, ha una forma ellittica di medie dimensioni, la buccia è molto sottile ed ha pochi semi. Ottimo da aggiungere a tisane e tè.

Cosa si fa con il limone

Il limone è adatto a una infinità di utilizzi: culinari, terapeutici e per la pulizia della casa.

Catteristiche nutrizionali: Il limone ha poche calorie, circa 29 kcal per 100 grammi, e una quota insignificante di grassi.

Costituito per la maggior parte da acqua che rappresenta quasi 90 grammi su 100 grammi.

Bassissimo  Indice Glicemico e quindi adatto anche a diabetici.

Il limone dal punto di vista della dieta Zona:

1 miniblocco di Proteine è pari a circa 700g

1 miniblocco di Grassi è pari a 1000 g

1 miniblocco di Carboidrati è pari a 120/130 g

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Il limone contiene sostanze ad azione antiossidante quali beta-carotene, criptoxantina, luteina e zeaxantina.

Altre sostanze gli conferiscono particolari proprietà: acido citrico, limonene e pineni, questi ultimi due contenuti nell’olio essenziale di limone e nella buccia. Troviamo poi il Potassio, e quindi il succo di limone è utile da bere per reintegrare i sali persi con la sudorazione estiva.

Il Potassio svolge azioni fondamentali per il funzionamento dell’organismo: regola il battito cardiaco e contrasta l’azione del sodio in quanto riduce la pressione arteriosa, grazie all’ effetto vasodilatatore.

È anche un regolatore nella trasmissione degli impulsi nervosi e nell’equilibrio del pH cellulare.

Le vitamine

Il contenuto in vitamina C è molto alto, circa 58 mg per 100 grammi. Ricordiamo comunque che il limone non è l’alimento con più vitamina C in assoluto dato che ne sono più ricchi i kiwi, i peperoni o i cavoli.

Beta-carotene: è il pigmento responsabile del colore giallo-arancio dei vegetali, e presenta un’ottima azione antiossidante.

È il precursore della vitamina A, fondamentale per la vista e per i processi di crescita e riparazione che avvengono nelle cellule.

Luteina e zeaxantina: sono due carotenoidi appartenenti alla classe delle xantofille, e svolgono azione antiossidante nella retina, proteggendola dai danni delle radiazioni luminose.

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Criptoxantina: anche essa è un carotenoide che svolge la sua azione antiossidante nella retina, e sembra protettiva anche delle mucose, dai danni prodotti dai radicali liberi.

Acido citrico: è una sostanza acida che interviene in vari processi biologici come la produzione di energia, ma è anche dotato di attività antiossidante e viene usato molto come conservante. È anche un antibatterico e un diuretico.

Limonene: si trova nella buccia e nell’olio essenziale che se ne ricava. Sembra avere proprietà anticancro, oltre ad essere un insetticida ed avere un potere sgrassante.

Pinene: è un composto organico presente nell’olio essenziale di limone ma abbondante soprattutto nel pino. È antinfiammatorio e antibiotico.

APPLICAZIONI:Il limone, per le sue svariate proprietà, è largamente usato a scopi terapeutici. I benefici del limone sono dati principalmente dall’acido citrico, limonene, pinene e vitamina C.

Le proprietà

Vediamo alcune delle caratteristiche più rilevanti.

–Ha proprietà antiossidanti per il forte contenuto di vitamina C, prevenendo l’invecchiamento cellulare, contrastando i danni ossidativi provocati dai radicali liberi. Questo effetto avviene anche a livello cutaneo svolgendo un’azione antiage.

–Favorisce la digestione con il suo uso durante i pasti perché stimola la produzione dei succhi gastrici responsabili del processo digestivo. La buccia di limone bollita bevuta a fine pasto dà sollievo a nausea, mal di stomaco e pesantezza dovuta a pasti abbondanti. Da usare con qualche foglia di alloro per avere una bevanda chiamata “canarino” usata appunto per digerire.

— Ha proprietà depurative e disintossicanti ed favorisce l’eliminazione di scorie e tossine accumulate nell’organismo. Per questo si consiglia di bere acqua e limone al mattino a digiuno, praticando così un “bagno” rigenerante all’organismo, attivando meglio gli organi e stimolando l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

–Grazie alla presenza di acido citrico il limone contrasta la formazione dei calcoli, favorendone l’eliminazione. A questo scopo si consiglia l’uso del succo di mezzo limone diluito in acqua tiepida.

— È antibatterico grazie ai suoi componenti, svolgendo un’azione disinfettante e può essere usato in caso di infezioni alla gola o delle vie urinarie, accelerando il processo di guarigione.

–Abbassa i livelli di colesterolo, come dimostrato anche da uno studio su topi con colesterolo alto indotto dalla dieta. Somministrando succo di limone liofilizzato 15 giorni si è avuta una riduzione dei livelli di colesterolo cattivo e un aumento di quello buono. La vitamina C presente, inoltre, contrasta l’ossidazione del colesterolo nelle arterie, processo che è alla base dell’aterosclerosi.

–Innalza le difese immunitarie grazie ad un consumo regolare di limone per il suo elevato contenuto di vitamina C che aiuta quindi a contrastare raffreddore e influenza.

— Sempre per la presenza di acido ascorbico diminuisce i livelli di acido urico. Di conseguenza il limone è in grado di prevenire l’insorgenza della gotta. Grazie all’alto contenuto di vitamina C inoltre, il limone ha proprietà antiscorbutiche.

— Il limone, per le sue proprietà antibatteriche e antimicrobiche, è utile per disinfettare e curare le affezioni della pelle. Si usa il suo olio essenziale per contrastare i brufoli, impurità della pelle e per rinforzare i capillari.

Altre applicazioni

Il limone viene usato spesso per condire insalate, e grazie alla vitamina C presente, favorisce l’assorbimento del ferro dei legumi e dei vegetali. Può essere consumato anche come una semplice spremuta di limone da diluire, come bevanda e come depuratore.

Viene usato  per ottime marmellate di limoni e sorbetti, o possiamo utilizzarne qualche goccia sulla frutta tagliata per evitare che annerisca. Il limone è ingrediente in molti estratti di frutta e verdura, abbinabile a mela, pera, zenzero o rapa rossa per creare gustosi estratti. Il succo di limone viene usato anche sul cuoio capelluto o in maschere per il viso contro l’acne.

Ricordo che contro l’ipercolesterolemia e per abbassare gli acidi urici la terapia dei 7 limoni: si comincia il primo giorno assumendo il succo di un limone diluito in acqua la mattina a digiuno per poi aumentare ogni giorno la quantità di succo con un limone in più, fino ad arrivare, il settimo giorno, a 7 limoni, per poi regredire progressivamente fino al completamento della pratica.

Prima di farlo è bene leggere le controindicazioni. Il limone andrebbe usato con cautela in chi soffre di gastrite e reflusso gastroesofageo perché potrebbe causare acidità di stomaco e irritazione delle mucose. Evitare di aggiungere il succo di limone in acqua bollente: la vitamina C è termolabile e verrebbe distrutta.

ALTRI ALIMENTI MEDITERRANEI

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Ho tradotto questo articolo scientifico molto interessante e molto ricco e completo.

Il testo originale in lingua inglese si trova qui.

RIASSUNTO

All’epoca in cui gli antibiotici e altri prodotti farmaceutici non esistevano, il bulbo d’aglio stesso rappresentava un’intera industria farmaceutica a causa dell’ampio spettro di effetti.

Nell’articolo vengono menzionate le supposizioni più diverse che coinvolgono questa erba.

Alcuni di loro erano così inutili da scomparire nel tempo, ma alcune sono rimaste fino ai giorni nostri.

All’aglio sono stati dati nomi diversi che sono ancora in uso come “penicillina russa”, “antibiotico naturale”, “viagra vegetale”, ‘talismano vegetale’, ‘teriaco (antidoto) rustico’, ‘erba serpente’ ecc.

La presentazione dello sviluppo di idee associate all’aglio e l’evoluzione delle nozioni ha accresciuto la capacità dei farmacisti e dei medici di rispondere alle sfide dei loro servizi professionali per facilitare la vita umana.

INTRODUZIONE

L’aglio ( Allium sativum L. Fam. Liliaceae) è una pianta molto diffusa. Oggi è coltivato in tutto il mondo. Nella nostra regione (MACEDONIA), è il rimedio preventivo più importante, una spezia e cibo popolare universale, un rimedio affidabile. In passato, l’aglio è stato utilizzato come rimedio durante le varie epidemie come tifo, dissenteria, colera, influenza e ogniqualvolta un’epidemia è emersa, l’aglio è stato il primo rimedio preventivo e curativo [1].

Nei secoli antichi e medi e molto a lungo in epoca moderna, l’aglio è stato apprezzato come un rimedio da parte di medici di diverse nazioni. Recentemente ci sono stati studi scientifici sull’aglio e sono stati ottenuti buoni risultati nella guarigione di molte malattie, dalle quali per migliaia di anni le nazioni di vari continenti avevano protetto se stesse e ottenendo guarigioni usando l’aglio.

Pertanto, esiste una maggiore necessità di ricerca sulla storia dell’aglio allo scopo di rafforzare la capacità di farmacisti e medici di rispondere alle sfide che sorgono nella fornitura di servizi professionali per facilitare la vita umana.

 

CRONOLOGIA DAL PASSATO AL PRESENTE

Storia dell’aglio

La terra natale dell’aglio è l’Asia centrale[2]. Ci sono una gamma di credenze sull’origine esatta dell’aglio come quella che lo vuole originario dalla Cina occidentale, intorno ai monti Tien Shan fino al Kazakistan e Kirghizistan. I Sumeri (2600–2100 aC) utilizzavano attivamente le qualità curative dell’aglio e si crede che abbiano portato l’aglio in Cina, da dove si è poi diffuso in Giappone e Corea.

L’espansione dell’aglio avvenne probabilmente prima nel vecchio mondo, e più tardi nel nuovo mondo. Tuttavia, alcuni storici affermano ancora che l’aglio è originario della Cina[3]. Nell’antica Cina, l’aglio era uno dei rimedi più utilizzati dal 2700 a.C.

Poi, per i suoi effetti riscaldanti e stimolanti, è stato posto in yang (il concetto di yin yang, secondo il quale nel bene c’è il male e nel male c’è il bene).

L’aglio era consigliato a chi soffre di depressione. Pertanto, a causa di questi effetti stimolanti dell’aglio, i giapponesi non hanno incluso l’aglio nella tradizione buddista. Anche la cucina giapponese non apprezza l’aglio.[4]

Nell’antica medicina indiana, l’aglio era un valido rimedio usato come tonico, corroborante, per curare la mancanza di appetito, debolezza comune, tosse, malattie della pelle, reumatismi, emorroidi ecc.  Nei Veda – il libro sacro indiano – l’aglio è stato menzionato tra le altre piante medicinali. I sacerdoti indiani furono i primi medici e farmacisti, e non sorprende che la guarigione fosse accompagnata e completata da diversi incantesimi e rituali, preghiere, cerimonie segrete e magnifiche[3].

Gli egiziani conoscevano molte piante medicinali, aromatiche, speziate e velenose. All’inizio, quando erano ancora poco importanti e poveri, erano soddisfatti delle proprie piante medicinali della loro flora, intorno al fiume Nilo. Era l’aglio quello che veniva usato di più. Successivamente, quando stavano acquisendo potere e importanza mercantile, erano sempre più alla ricerca di piante medicinali con forte attività fisiologica, spezie forti e aromi provenienti dall’Oriente. L’uso dell’aglio è continuato, ma ora come cibo e rimedio dei poveri, ad es. gli schiavi[3]. Gli egiziani nutrivano i loro schiavi con l’aglio per renderli forti e capaci di lavorare di più.

Lo storico greco antico Erodoto[1] scrisse: “Le iscrizioni sulle lastre  delle piramidi egizie ci dicono quanto i loro costruttori usassero l’aglio per questo ortaggio, furono spesi 1600 talenti d’argento (circa 30 milioni di dollari)”.[4]

In questo periodo l’aglio era un integratore alimentare insostituibile. I costruttori mangiavano comunemente cibo insipido e solo un terzo di questo cibo veniva utilizzato nell’organismo.

Se non fosse stato per l’aglio, che i muratori usavano molto, non sarebbero stati in grado di mantenere l’equilibrio, per non parlare di tirare le pietre gigantesche. Oltre a fornire loro la quantità necessaria di vitamine, l’aglio li ha anche supportati con un’altra delle sue proprietà, diminuendo il bisogno di cibo.[4].Le cripte egiziane contengono le più antiche iscrizioni visibili sull’esistenza dell’aglio. Gli archeologi hanno scoperto sculture argillose di bulbi d’aglio risalenti al 3700 a.C., mentre illustrazioni con aglio sono state trovate in un’altra cripta del 3200 a.C.

Nel papiro di Ebers (intorno al 1500 a.C.) sono state citate varie piante medicinali, e tra le altre il tanto apprezzato aglio, efficace nella guarigione di 32 malattie.[3,4] Il più giovane faraone Tutankhamon (1320 a.C.) fu inviato in viaggio verso la vita dell’ oltretomba scortato dall’aglio, come protettore della sua anima e protettore della sua ricchezza. Gli archeologi hanno scoperto bulbi d’aglio nelle piramidi.

L’antico Egitto era di grande importanza per le capacità curative, la preparazione dei rimedi e soprattutto per la cultura di popoli antichi come Fenici, Israeliani, Babilonesi, Persiani ecc. Tutti questi popoli del deserto o semi-desertico, che essenzialmente erano allevatori di bestiame e nomadi, usavano regolarmente l’aglio.

La sua implicazione si è fatta sentire anche più tardi, nel Medioevo e nel Nuovo Evo, con tutti i popoli che vivevano intorno al Mar Mediterraneo, ed è durata fino ad oggi. Di conseguenza, ora i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, in particolare quelli della costa orientale, usano ancora l’aglio in grandi quantità.[4]

Gli antichi israeliani usavano l’aglio come stimolatore della fame, stimolatore della pressione sanguigna, riscaldamento corporeo, antiparassitario, ecc. Il Talmud, il libro dell’ebraismo, prescrive ogni venerdì un pasto con l’aglio. Nella Bibbia viene menzionato un pasto con aglio e formaggio, che veniva consumato dai mietitori. Anche gli antichi greci apprezzavano l’aglio, anche se a coloro che avevano mangiato l’aglio era vietato l’ingresso nei templi (erano chiamati “rose di rango”). Durante gli scavi archeologici nel Palazzo di Cnosso sull’isola greca di Creta, sono stati scoperti bulbi d’aglio risalenti al 1850–1400 a.C.

I primi capi dell’esercito greco nutrivano il loro esercito con l’aglio prima delle grandi battaglie. È un fatto interessante che mentre al giorno d’oggi alcuni atleti assumono un’ampia gamma di pericolosi farmaci, gli atleti olimpici greci mangiano aglio per assicurarsi un buon punteggio.[4,5]. Secondo Teofrasto (370–285 a.C.), i greci offrivano ai loro Dei doni costituiti da bulbi d’aglio, che usavano per posare sugli incroci principali. Orfeo si riferiva all’aglio come rimedio. Nelle sue opere, Ippocrate (459–370 aC)[6] menziona l’aglio come rimedio contro i parassiti intestinali, lassativo e diuretico.

Dioscoride (40–90 d.C.) raccomandava l’aglio come rimedio contro le coliche,[4]n come antielmintico, per regolare il ciclo mestruale e contro il mal di mare[7].

Raccomandava anche l’aglio come rimedio contro il morso di serpente (a questo scopo bevevano un miscuglio di aglio e vino) e contro il morso dei cani con la rabbia (a tal fine applicavano l’aglio direttamente sulla ferita). Per questo i Greci chiamavano l’aglio erba di serpente.[3]

I tibetani possiedono antiche ricette per curare il mal di stomaco con l’aglio.

Veniva coltivata nei giardini di Babilonia e la popolazione locale la chiamava “rosa di rango”.

All’inizio quando i romani non avevano occupato territori al di fuori del piccolo stato romano, come altre nazioni primitive e povere utilizzavano solo piante dei loro territori, per lo più cavoli, aglio e cipolla, come rimedio, spezie e cibo.

In seguito, nel vasto e influente impero romano, l’aglio e la cipolla rimasero un rimedio, una spezia e un alimento per la sopravvivenza dei poveri, mentre i ricchi usavano e trovavano sempre più piacere in preziose piante medicinali dagli intensi effetti fisiologici, per lo più delicate spezie aromatiche e aromi di tutti i territori invasi dell’Asia e dell’Africa. Virgilio ha menzionato l’uso di un succo schiacciato di aglio e timo selvatico e, secondo lui, i falciatori dovrebbero lubrificare il loro corpo con questo succo se volevano riposare in pace perché non sarebbero stati morsi da un serpente.

Plinio il Vecchio (23–79 d.C.), medico e scienziato romano del I secolo, considerava l’aglio un rimedio universale.[6].

Scrisse che gli egiziani solevano prestare giuramento menzionando aglio e cipolla, ritenendoli due piante sante e miracolose. Nel I secolo d.C., Columel disse che l’aglio era usato come afrodisiaco.

Celsius nel II secolo usava l’aglio per curare la tubercolosi e la febbre.[6] Galeno (121–200 d.C.), rinomato scrittore medico e medico tra i romani, e più tardi tra le altre nazioni, indicato come il padre della farmacia galenica, parlò dell’aglio come del rimedio popolare più popolare che curava molte malattie e lo chiamò ” teriaca (antidoto)rustica’.

Galeno usava l’aglio per regolare la digestione e contro le coliche.[3,6]

In tutte le montagne del suo regno, Assurbanipal, l’ultimo grande zar d’Assiria, nascondeva lastre di argilla su cui erano registrate diverse testimonianze della vita, dei costumi e dei rituali del mondo babilonese-assiro.

Tra i 10.000 volumi di questa biblioteca d’argilla, esistevano volumi dedicati alle piante medicinali. Nel primo libro assiro delle piante medicinali, l’aglio aveva un posto speciale. Tagliato a pezzi grossi e lasciato nella pentola di terracotta, chiusa a vapore per 30 minuti, l’aglio veniva usato come rimedio per abbassare la temperatura corporea. Preparavano il tè con aglio e resina solida, che veniva usato come rimedio contro la stitichezza. Gli assiri preparavano il tè dall’aglio come impiastro. Inoltre, l’emulsione all’aglio è stata utilizzata contro l’infiammazione muscolare. Inoltre è stata preparata una miscela di aglio contro i parassiti intestinali. L’aglio è stato citato molte volte su queste lastre di argilla e contengono anche dati sui monarchi che prestavano particolare attenzione all’aglio.[4]

Nel VII secolo dC il popolo slavo usava l’aglio contro pidocchi, morsi di ragno e di serpente e contro ulcere e croste.[8]

Nella scuola medica araba nel Medioevo, l’aglio era un rimedio particolarmente apprezzato.[6]

Nel Medioevo, i medici arabi contribuirono in larga misura all’espansione dell’uso dell’aglio come rimedio. Nello stesso periodo, l’Europa occidentale retrograda non sapeva nulla dell’aglio.[3]

Con Egloga – legge dell’Impero Bizantino nell’VIII secolo, fu incoraggiata la coltivazione dell’aglio. A S. Ai tempi di Clemente (IX secolo), l’aglio era usato per prevenire l’invecchiamento dei vasi sanguigni. L’aglio era anche raccomandato come rimedio nelle opere letterarie degli educatori sanitari macedoni (Pejchinovski e Krchovski) nel XIX secolo. L’aglio è stato anche affermato nel libro dei rimedi di Ohridda Eftim Sprostranov, come rimedio contro la pressione sanguigna, la febbre tifoide addominale, l’ittero, l’alopecia.[8]

L’aglio fu portato in Gran Bretagna nel 1548, dalle coste del Mar Mediterraneo, dove era presente in abbondanza[4]

Lonicerus (nel 1564) raccomandava l’aglio contro gli elminti e esternamente per curare una serie di malattie della pelle e forfora.[3]

Nell’antica Europa veniva utilizzato senza restrizioni, in particolare in Italia, mentre i francesi lo aggiungevano a molti piatti. L’aglio selvatico cresceva e da secoli veniva coltivato nei cortili delle chiese in Inghilterra. Con ogni probabilità, la coltivazione dell’aglio iniziò in Inghilterra prima del XVI secolo. È stato dimostrato che l’aglio è una delle prime piante coltivate dall’uomo. Nel corso del tempo le persone hanno imparato a preparare tè e tinture dall’aglio e contemporaneamente hanno imparato a mescolare quantità uguali di aglio e miele, ecc.

Di conseguenza, hanno sconfitto molte infezioni gastriche, hanno imparato a combattere il raffreddore, la febbre, la diarrea, prolungando così la vita di molti malati. Grazie all’aglio, nel 1720 mille abitanti di Marsiglia si salvarono dal diffondersi dell’epidemia di peste.[4]

Nel 1858 Louis Pasteur scrisse che l’aglio uccideva i batteri. Come sosteneva, era efficace anche contro alcuni batteri resistenti ad altri fattori.

Ha anche notato che l’aglio ha ucciso Helicobacter pylori.[9] Le proprietà antisettiche dell’aglio furono confermate nel contenimento del colera (nel 1913), del tifo e della difterite (nel 1918) a Beirut.[6] Il fitoterapista francese Lekrek utilizzò l’aglio come rimedio preventivo con successo durante la grande pandemia di influenza, la cosiddetta “febbre spagnola”, nel 1918.[6]

Durante l’epidemia di influenza in America nel 1917 e nel 1918, le persone indossavano una collana d’aglio quando uscivano in pubblico.[9]

L’aglio è anche conosciuto come penicillina russa perché i medici russi lo usavano da molto tempo per il trattamento delle malattie delle vie respiratorie e insieme ad altri composti veniva usato come rimedio inalatore per i bambini.

In Russia, l’aglio veniva utilizzato anche durante la preparazione per il pilotaggio e per una serie di incarichi militari. Molto spesso è stato utilizzato nel trattamento dei soldati tedeschi durante la prima guerra mondiale.[5] Sebbene la penicillina fosse già utilizzata nella seconda guerra mondiale, l’Armata Rossa russa continuò a usarlo come antibiotico naturale.[9]

PROPRIETÀ MEDICHE DELL’AGLIO

L’aglio ha un odore lieve e impercettibile fino a quando non viene sbucciato. Una volta pelato, affettato o schiacciato, inizia subito a diffondere un odore intenso, caratteristico di tutte le piante (rafano, senape ecc.) che contengono glicosidi dello zolfo. Tutti questi farmaci hanno un odore più o meno acuto; a contatto con la pelle si avverte prima il calore, poi il dolore. È passato molto tempo da quando si è appreso che per distillazione con vapore acqueo, l’aglio produce olio eterico dal caratteristico odore acuto. L’esame del contenuto chimico di quell’olio iniziò nel 1844.

Nel 1892 e successivamente fu confermato che l’aglio è costituito da diversi composti solforati alifatici insaturi. Nel 1944, la sostanza oleosa, incolore e instabile chiamata allicina fu isolata dall’aglio da Cavallito e Bailey.

Successivamente è stato stabilito che l’allicina ha un forte potere battericida. Anche nella diluizione da 1 : 85000 a 1 : 250000, l’allicina ha mostrato attività antibatterica contro alcuni batteri gram-positivi e gram-negativi.[10]

Nel 1947 fu determinata la formula chimica dell’allicina. Nel 1947 fu isolato un altro composto chiamato alliina, con cristalli aghiformi privi di odore. L’alliina non ha azione antibatterica ma aggiungendo l’enzima alliinasi dall’aglio fresco, si produce l’allicina che ha una forte azione antibatterica.[3] Come indicato da numerosi studi, l’aglio non solo ha componenti nutrizionali vitali per il corpo umano, ma può anche essere usato contro diverse malattie. È particolarmente importante in nutrizione e in medicina in quanto contiene composti quali, composti dello zolfo (alliina, allicina, diallil solfuro, ajoene ecc.) acqua, cellulosa, aminoacidi, lipidi, olio eterico, complesso di fruttosani (carboidrati), saponosidi steroidei, acidi organici, minerali (Mg, Zn, Se, germanio), vitamine (C, A, dal complesso B), enzimi ecc.[11]

L’azione dell’aglio è molteplice. A causa dell’allicina e di altri composti solforati, l’aglio ha un’azione antibiotica, antibatterica e antimicotica, che è stata testimoniata da studi in vitro.[5,12,13]. L’allicina è escreta in parte dagli organi respiratori; pertanto l’aglio è usato per curare le malattie delle vie respiratorie.

Il fitoterapista francese Lecraec ha usato la tintura di aglio nel trattamento di un paziente con cancrena polmonare. Il paziente è guarito in 17 giorni.[14]

Studi recenti hanno rivelato che l’aglio protegge dal comune raffreddore. A tal fine, i pazienti sono stati esaminati per un periodo di 12 settimane, nella stagione fredda da novembre a febbraio. I risultati hanno dimostrato che coloro che assumevano aglio erano meno inclini a prendere il raffreddore o sopportavano il raffreddore più facilmente rispetto a coloro che ricevevano il placebo.[15,16]

L’allicina e altri composti dell’aglio hanno attività ipocolesterolemica, ipolipidemica e antiipertensiva[17,18]

L’azione anticolesterolemica e antilipidemica dell’aglio è stata sperimentalmente dimostrata in conigli e ratti,[19] e l’azione antipertensiva dell’aglio nei ratti.[11]. L’aglio protegge dal Colesterolo LDL. Diminuisce la concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue [5,10].

Finora sono state condotte molte ricerche cliniche su preparazioni definite di aglio, che indicano un’azione ipocolesterolemica e ipotensiva.[12,20],  ma ci sono anche osservazioni in cui le preparazioni a base di aglio non hanno mostrato una notevole diminuzione del colesterolo in pazienti con ipercolesterolemia [12,20]. 21,22].

Probabilmente questi punti di vista opposti sono legati all’uso di dosi diverse, alla standardizzazione delle preparazioni a base di aglio e ai diversi periodi di trattamento.[23]

La meta-analisi di dati letterari scelti casualmente ha dimostrato che l‘aglio è correlato alla diminuzione della pressione sanguigna nei pazienti con aumento della pressione sistolica ma non in pazienti senza aumento della pressione sistolica[24]

Diminuendo i lipidi sierici, l’aglio riduce il rischio di aterosclerosi, per cui impedisce il deposito di lipidi nei vasi sanguigni.[18,25]

Le persone provenienti da paesi che usano spesso l’aglio nella loro cucina sono meno suscettibili alle malattie dei vasi sanguigni, in particolare all’aterosclerosi.

Gli ajoeni dell’aglio possiedono un effetto antitrombotico:[5] inibiscono le lipossigenasi, aumentano la fibrinolisi e diminuiscono l’aggregazione dei trombociti.[10,12,17]. Una significativa azione antitrombotica è stata dimostrata con sistemi in vivo e in vitro.[18] La Commissione E tedesca prescrive anche l’impatto dell’aglio e dei suoi preparati sul sanguinamento prolungato e sul tempo di coagulazione.[26].L’aglio previene la generazione di radicali liberi e supporta i meccanismi di protezione del corpo che distruggono i radicali liberi.[17]

Sei potenti fenilpropanoidi sono stati isolati dalla buccia d’aglio.[22].

L’effetto antiossidante e antiipertensivo dell’aglio è stato osservato in 20 pazienti con ipertensione rispetto a 20 pazienti con pressione normale, che hanno ricevuto una preparazione di perle d’aglio per un periodo di due mesi. I risultati hanno rivelato una diminuzione della pressione sanguigna, una significativa riduzione della 8-idrossi-2-deossiguanosina, il livello di ossido nitrico e di perossidazione lipidica e un aumento del livello di vitamine antiossidanti (C ed E).

Questo studio ha evidenziato la benefica azione cardio-protettiva dell’aglio nell’ipertensione essenziale.[28]

Le comprovate proprietà antiossidanti, ipocolesterolemiche, antitrombotiche e antiipertensive dell’aglio aiutano nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari e riducono il rischio di sviluppo di demenza e morbo di Alzheimer.[29,30]

L’aglio ha un forte potenziale anticancerogeno. L’allicina ha dimostrato di essere attiva contro il sarcoma nei ratti.[18] L’estratto di aglio blocca la mitosi delle cellule cancerogene in tutte le fasi, senza effetti collaterali indesiderati.[5] Esami in vivo hanno dimostrato che l’ajoene ha una potente azione antileucemica nei pazienti con leucemia mieloide acuta.[31]

Gli scienziati britannici sono dell’opinione che alte dosi di estratto di aglio possano aiutare nella prevenzione del cancro. Tutte le recenti ricerche nel mondo condotte su questa pianta si basano proprio su tali presupposti che l’aglio contenga composti che sono un potenziale rimedio contro il cancro.[32] Un gran numero di scienziati è già convinto e ha ottenuto risultati in questo campo.[4,17].

Gli individui che soffrono di malattie gastriche ed eccessiva escrezione di acido cloridrico hanno difficoltà a tollerare l’aglio.

Pertanto, oggigiorno, in tutto il mondo, è aumentata la produzione di preparati all’aglio, per aumentare l’appetito, rinforzare il corpo, come stimolanti del sistema nervoso, contro la pressione alta, il colesterolo alto, l’arteriosclerosi, gli elminti dei bambini, come efficace mezzo antisettico, preventivo contro una serie di malattie infettive (febbre tifoide, influenza, difterite, colera), contro la bronchite cronica, contro la forfora e la caduta dei capelli, come espettoranti, e una cura per le ulcere, interruzione della suppurazione, ecc.

Oggi, l’aglio così come i preparati a base di aglio sono prescritti in molte farmacopee nel mondo, tra cui Ph Eur 6,[33], USP XXXI,[34], BP 2007.[35].

È anche incorporato nell’elenco della Commissione tedesca E, che è una guida terapeutica in erboristeria, rispettata da una speciale commissione di esperti dell’Istituto federale tedesco di medicinali e invenzioni mediche.

La Commissione tedesca E raccomanda l’uso di una dose media di 4 g di aglio fresco o preparazioni equivalenti di aglio come supplemento alla dieta dei pazienti iperlipemici e nella prevenzione delle alterazioni vascolari causate dall’invecchiamento.[26]

CONCLUSIONI

L’aglio è la pianta necessaria nella vita di tutti i giorni dal passato fino ai giorni nostri. Contiene composti attivi che sono responsabili del suo effetto su quasi ogni parte del corpo umano. L’aglio è un ottimo tonico per l’organismo umano. È stato utilizzato per il trattamento medico di tutto, dalle antiche civiltà fino ad oggi. Non essendo state confermate tutte le azioni, in passato veniva evitato, addirittura bandito, solo per il suo odore acre e sgradevole.

Da tutti i dati sopra citati si può concludere che la somministrazione di aglio non deve essere evitata; al contrario, la sua assunzione dovrebbe essere il più possibile, poiché è alla base della salute umana.

si parla di AGLIO anche qui:  AGLIO

 

Alcuni alimenti Mediterranei:   Pomodoro   Carciofo   Finocchio

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  32. Zhang Y, Yao HP, Huang FF, Wu W, Gao Y, Chen ZB, et al. Allicin, a major component of garlic, inhibits apoptosis in vital organs in rats with trauma/hemorrhagic shock. Crit Care Med 2008;36:3226-32. 
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  35. British Pharmacopoeia. British Pharmacopoeia commission, London; 2007

 

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Premetto che ho una certa difficoltà a trattare la Vitamina B17, difficoltà dovuta alle contrapposte posizioni che si incontrano documentandosi al suo riguardo. Non avendo la possibilità di fare studi ed esperimenti personalmente, non posso che rifarmi agli studi esistenti. Per questo, in questa pagina cerco prevalentemente di riportare studi scientifici. Solo in fondo a questi studi riferisco la mia opinione che è, però, solo una opinione. In Questa pagina puoi trovare i seguenti argomenti:

  • Traduzione completa di una review.
  • Articoli scientifici positivi su vit.B 17 e cancro.
  • Alcune considerazioni personale.

 

 

Inizio a trattare l’argomento con la traduzione di un primo articolo, una review, che fa una parziale ricostruzione storica ed anche scientifica dell’argomento.

Traduzione completa di una review.

La vitamina B17/laetrile/amigdalina è una delle vitamine più controverse degli ultimi 30 anni. È semplicemente una forma concentrata di nitriloside. Ci sono 3 nomi intercambiabili: vitamina B17, laetrile e amigdalina. La vitamina B17 è stata estratta dai noccioli di albicocche da un biochimico di nome Ernst T Krebs Jr. Lo chiamò anche Laetrile che è semplicemente l’abbreviazione di Laevo-mandelonitrile e ricevette ufficialmente lo status di vitamina nel 1952. Ma lo studio sistematico della vitamina B17 è iniziato quando il chimico Bohn (1802) scoprì che durante la distillazione dell’acqua delle mandorle amare veniva rilasciato acido cianidrico.

Nel 1830 due chimici francesi, isolarono un’amigdalina cristallina dalla mandorla amara, Amygdalus communis Linnaeus, oggi nota come Prunus amygdalus Batsch, della famiglia delle Rosaceae (Robiquet e Boutron, 1830). Ad ogni modo, tutti e 3 sono essenzialmente la stessa cosa. L’azione antitumorale era nota empiricamente da molti anni, ma negli ultimi trentacinque anni è stata scientificamente provata da più ricercatori con credenziali altrettanto impeccabili (Griffin, 1974). Vari documenti provenienti dalle civiltà più antiche come l’Egitto all’epoca dei Faraoni e dalla Cina 2.500 anni prima di Cristo citano l’uso terapeutico dei derivati ​​delle mandorle amare. I papiri egizi di 5000 anni fa menzionano l’uso dell’aqua amigdalorum per il trattamento di alcuni tumori della pelle (Contreras, 1980). Anche Greci e Romani attribuivano proprietà terapeutiche a quell’estratto a basse dosi. Chimicamente è diglucoside cianogenico, con formula condensata C20H27NO11, con peso molecolare di

457,42 g moll-1, un nome chimico di D (1) Mandelonetrile-betaglucoside-6 beta-D-glucoside (J. Yan et al., 2006). La vitamina B17 aveva la seguente formula:

Gli alimenti che contengono vitamina B17 (June de Spain, 1976) sono i seguenti:

Mandorle amare

– Noccioli o semi di frutta: la più alta concentrazione di vitamina B17 che si trova in natura, a parte mandorle amare, albicocca, mela, ciliegia, nettarina, pesca, pera, susina ecc;

– Fagioli: larghi (Vicia faba), fagioli burma, lenticchie (germogliate), lima, fagioli mung (germogliati), fagioli rangoon;

– Frutta a guscio: mandorla amara, macadamia, anacardi;

– Frutti di bosco: quasi tutti frutti di bosco-mora, aronia, bacca di Natale, mirtillo rosso, sambuco, lampone, fragola;

– Semi: chia, lino, sesamo;

– Graminacee: acacia, erba medica (germogli), erba di frumento, bianca di Dover.

– Cereali: semole d’avena, orzo, riso integrale, semole di grano saraceno, miglio, sorgo, segale, bacche di frumento;

Ci sono tribù e popoli isolati in tutto il mondo che non hanno il cancro. Questi includono gli Abkhazi, gli indiani Hopi e Navajo, gli Hunza, gli Eschimesi e i Karakorum. Hanno in comune una dieta ricca di vitamina B17.

 IN CHE MODO LA VITAMINA B17 UCCIDE IL CANCRO?

Secondo una ricerca condotta da Ernest T. Krebs Jr. il meccanismo d’azione è il seguente: il nostro corpo ha un particolare enzima chiamato Rhodanese che si trova ovunque nel corpo tranne che nelle cellule tumorali, e l’enzima Beta-Glucosidasi che si trova in quantità molto grandi solo a la cellula cancerosa ma non si trova in nessun’altra parte del corpo. Se non c’è cancro nel corpo non c’è nessun enzima Beta-Glucosidasi. La vitamina B17 è composta da 2 parti di glucosio, 1 parte di acido cianidrico e 1 parte di benzaldeide (analgesico/antidolorifico). Quando la B17 viene introdotta nel corpo, viene scomposta dall’enzima rodanese. Il rodanese scompone l’acido cianidrico e la benzaldeide in 2 sottoprodotti, tiocianato e acido benzoico che sono utili nel nutrire le cellule sane e formano il pool metabolico di produzione della vitamina B12. Quando la B17 viene a contatto con le cellule tumorali, non c’è rodanese per scomporla e neutralizzarla, ma solo l’enzima Beta-Gucosidasi è presente in quantità molto grandi. Quando la B17 e la beta-glucosidasi entrano in contatto tra loro, si verifica una reazione chimica e l’acido cianidrico e la benzaldeide si combinano sinergicamente per produrre un veleno che distrugge e uccide le cellule tumorali (fig. 2). L’intero processo è noto come tossicità selettiva. Solo le cellule tumorali sono specificamente mirate e distrutte (Griffin, 1974).

Lo zinco è il meccanismo di trasporto del laetrile nel corpo. Biochimici e ricercatori hanno scoperto che il paziente non aveva un livello sufficiente di zinco, il laetrile entrerebbe nei tessuti del corpo. Hanno anche scoperto che magnesio, selenio, vitamina A, B e tutta la vitamina C ha svolto un ruolo importante nel mantenimento del meccanismo di difesa del corpo. (Binzel, 1994) Il cancro viene trattato al meglio con un programma nutrizionale totale composto da dieta, vitamine, minerali, enzimi laetrile ed enzimi pancreatici (Manner et al., 1978). Gli enzimi pancreatici costituiscono il primo strato di difesa del corpo contro il cancro.

EZIOLOGIA DEL CANCRO

È stato dimostrato che le cellule tumorali sono esattamente le stesse cellule pre-embrionali che si trovano in gravidanza. Queste cellule normali in gravidanza sono chiamate trofoblasti (Barba, 1905; Griffin, 1974 e Krebs et al., 1950). Si pensa che anche le cellule del trofoblasto siano coinvolte nel processo di guarigione. Questi si formano a seguito di una reazione a catena che inizia con un’altra cellula identificata come il diploide totipotente, che contiene al suo interno tutte le caratteristiche separate dell’organismo completo e ha la capacità totale di evolvere in qualsiasi organo o tessuto, o addirittura, nel completo embrione stesso. Circa l’80% di queste cellule di trofoblasto si trova nelle ovaie e nei testicoli e funge da serbatoio genetico per la futura prole. Il resto è distribuito in altre parti del corpo per uno scopo non ancora completamente compreso ma che può implicare il processo rigenerativo o di guarigione di tessuti danneggiati o invecchiati. Ogni volta che il corpo è danneggiato, da traumi fisici, azioni chimiche o malattie, gli estrogeni e altri ormoni steroidei appaiono sempre in grande concentrazione, probabilmente fungendo da stimolatori o catalizzatori per la crescita cellulare e la riparazione del corpo. Le cellule totipotenti diploidi vengono attivate nella produzione di cellule di trofoblasto quando entrano in contatto con questi ormoni steroidei. Quando questo accade a quelle cellule totipotenti diploidi che si sono evolute dall’uovo fecondato, il risultato è una placenta e un cordone ombelicale, un mezzo per nutrire l’embrione. Ma quando si verifica in modo non sessuale come parte del processo di guarigione, il cancro viene prodotto se il processo di guarigione non viene interrotto al completamento del suo compito. Quando il cancro inizia a formarsi, il corpo reagisce tentando di sigillarlo e circondarlo di cellule simili a quelle nel luogo in cui si verifica. Una protuberanza o un nodulo è il risultato iniziale. Di solito gli sforzi del corpo per controllare il centro del trofoblasto hanno successo, il trofoblasto muore e un polipo benigno o un altro tumore benigno rimane sopra il cancro. All’esame microscopico, si scopre che molti tumori assomigliano a una miscela di trofoblasto e cellule circostanti; un fatto che ha portato alcuni ricercatori alla conclusione prematura che esistono molti diversi tipi di cancro.
Ma il grado in cui i tumori sembrano essere diversi è lo stesso grado in cui sono benigni; il che significa che è il grado in cui ci sono cellule non cancerose al suo interno. Maggiore è la malignità, più questi tumori iniziano a somigliarsi e più chiaramente iniziano ad assumere le caratteristiche classiche del trofoblasto della gravidanza.
La prima linea di difesa del corpo. Tutti gli animali contengono miliardi di globuli bianchi, la cui funzione è quella di attaccare e distruggere tutto ciò che è estraneo e dannoso per il nostro corpo: le persone che sviluppano un basso numero di globuli bianchi diventano suscettibili a infezioni di ogni tipo. Sembrerebbe quindi logico che i globuli bianchi attacchino le cellule tumorali. Tuttavia, le cellule tumorali non sono estranee al corpo, sono una parte vitale del ciclo di vita – durante la gravidanza e la guarigione. Di conseguenza la natura ha fornito loro un mezzo efficace per evitare i globuli bianchi. Una delle caratteristiche della cellula del trofoblasto è che è circondata da un sottile rivestimento proteico che trasporta una carica elettrostatica negativa. Anche i globuli bianchi portano una carica negativa. E, poiché come le polarità si respingono, il trofoblasto è ben protetto. Il fattore di blocco non è altro che un campo elettrostatico cellulare. Parte della soluzione della natura a questo problema, come sottolineato dal professor Beard (1905), si trova nei dieci o più enzimi pancreatici, di cui tripsina e chimotripsina sono particolarmente importanti nella distruzione del trofoblasto. Questi enzimi esistono nella loro forma inattiva (come zimogeni) nella ghiandola del pancreas. Solo dopo aver raggiunto l’intestino tenue si convertono alla loro forma attiva (è significativo che l’intestino tenue, vicino al punto in cui il pancreas si svuota in esso, sia uno dei pochi luoghi del corpo umano in cui il cancro non si trova quasi mai ). Quindi questi vengono assorbiti nel flusso sanguigno e raggiungono il trofoblasto e dissolvono il rivestimento proteico caricato negativamente. Il cancro viene quindi esposto all’attacco dei globuli bianchi e muore. In gravidanza, le cellule del trofoblasto nell’embrione normale continuano a crescere e diffondersi fino all’ottava settimana. Poi improvvisamente, smettono di crescere e vengono distrutti. È nell’ottava settimana che il pancreas del bambino inizia a funzionare. Quindi sembrerebbe che la prima linea di attacco contro le cellule tumorali sia la presenza di quantità sufficienti di enzimi pancreatici che digeriscono il rivestimento protettivo che circonda le cellule tumorali ed espongono il trofoblasto alla forza distruttiva dei globuli bianchi del corpo. La seconda linea di difesa è formata dalla vitamina B17.

PROVE DEL  LAETRILE CON UMANI

Manuel Navarro (1957, 1971) durante il periodo di diciotto anni ha curato un totale di oltre cinquecento pazienti in stato terminale con Laetrile utilizzato per varie vie di somministrazione, compresa quella orale ed endovenosa. Ha ottenuto i risultati più significativi e incoraggianti con l’uso di Laetrile e che questi risultati sono stati paragonabili o superiori ai risultati che ha ottenuto con l’uso degli agenti citotossici standard più tossici. I tipi di cancro trattati includevano l’adenocarcinoma della mammella, dello stomaco, dei polmoni, della lingua, della laringe, del rinofaringe, del retto, del colon, del fegato, dell’esofago, della tiroide, dell’utero, degli hodgkin, dei linfosarcorcomi, dei fibrosarcomi, ecc.
PE Binzel (1994) ha pubblicato i suoi risultati dal trattamento di pazienti oncologici con Laetrile tra il 1974 e il 1991. Ha usato una combinazione di Laetrile per via endovenosa e orale. Le dosi endovenose iniziavano con 3 g e funzionavano fino a 9 g. Dopo un periodo di mesi, al posto delle iniezioni, è stato iniziato il Laetrile orale, 1 g prima di coricarsi. Binzel ha anche utilizzato vari integratori nutritivi ed enzimi pancreatici, oltre a una dieta a basso contenuto di proteine ​​animali e senza cibo spazzatura come parte del suo regime. Su una serie di 180 pazienti con cancro primario (non metastatizzato, confinato a un singolo organo o tessuto), 138 erano ancora vivi nel 1991 quando ha compilato i risultati del suo trattamento. A quel tempo, 58 dei pazienti erano stati seguiti da 2 a 4 anni, mentre 80 avevano un follow-up medico da 5 a 18 anni. Dei 42 pazienti che erano morti nel 1991, 23 morirono di cancro, 12 per cause non correlate e 7 morirono per causa sconosciuta.
Ernesto Contreras (1980) osserva che per la prevenzione del cancro e il mantenimento della remissione non c’è niente di più efficace di Laetrile. La sua non tossicità ne consente l’uso a tempo indeterminato mentre chirurgia, radioterapia e chemioterapia possono essere somministrate solo per un tempo limitato. Ha riportato ottimi risultati utilizzando Laetrile in combinazione con vitamina A ed enzimi.
Michael Schachter, che ha usato il Laetrile per 20 anni con i malati di cancro, raccomanda di usare la cisteina (la N-acetil cisteina è una forma di cisteina meglio assorbita) insieme all’amigdalina, per massimizzare la capacità del corpo di disintossicare qualsiasi cianuro rilasciato dal Laetrile (Griffin , 1974).

PROVE DEL LAETRILE CON ANIMALI  

L’attività antitumorale di Laetrile nei sistemi tumorali animali è stata osservata in almeno 5 istituzioni indipendenti in 3 paesi del mondo ampiamente separati, con una varietà di tumori animali (Burk, 1974):
1. Southern Research Institute (Birmingham Alabama), per conto dell’NCI, in una maggioranza di 280 topi BDF1 portatori di tumori polmonari di Lewis, trattati con un massimo di 400 mg di Laetrile (Amigdalina MF) per kg di peso corporeo, rispetto all’aumento della durata media della vita ( 3 dicembre 1973).
2. Sloan Kettering (New York) con topi CD8 F1 portatori di carcinomi mammari spontanei, inibizione della formazione di metastasi polmonari, inibizione della crescita di tumori primari e maggiore salute e aspetto degli ospiti animali, dopo trattamento con 1-2 g di Laetrile/per kg di peso corporeo/giorno (13 giugno 1973).
3. Scind Laboratories, Università di San Francisco, 400 ratti portatori di carcinoma Walker 256 (200 trattati con amigdalina, 200 controlli), con un aumento dell’80% della durata della vita al dosaggio ottimale (500 mg di Amgdalin/kg di peso corporeo). (10 ottobre 1968).
4. Pasteur Institute (Parigi), con ceppo di cancro umano mantenuto nei topi, trattati al dosaggio ottimale di 500 mg di Amigdalina Marsan/kg di peso corporeo/giorno, durata della vita aumentata e crescita del tumore ritardata fino al 100% (6 dicembre 1971).
5. Institute von ardenne (Dresden, Germnay), topi di ceppo H portatori di carcinoma dell’ascite di Ehrlich trattati con amigdalina di mandorle amare ad libitum in aggiunta alla normale dieta chow, hanno prodotto una maggiore durata della vita e una diminuzione del tasso di crescita del cancro, il trattamento è iniziato 15 giorni prima dell’inoculazione del cancro (arch. Geschwulstorsch 42, 135-7 (1973).
Per cinque anni, tra il 1972 e il 1977, il laetrile è stato meticolosamente testato allo Sloan Kettering Cancer Center di Manhattan sotto la direzione del dottor Kanematsu Sugiura. I risultati mostrano che: il laetrile ha fermato le metastasi (la diffusione del cancro) nei topi, ha migliorato il loro stato di salute generale, ha inibito la crescita di piccoli tumori, ha fornito sollievo dal dolore, ha agito come prevenzione del cancro.

cartaceo euro 12,38
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Articoli scientifici positivi su vit.B 17 e cancro.

Tra i tanti ho scelto solo alcuni di quelli fatti in anni più recenti Questa scelta è stata dovuta al fatto che gli studi sulla vit. B-17 hanno un andamento a dir poco strano.

Se si digita vitamin B 17, non si ottiene nulla, cioè vengono fuori risultati che nulla hanno a che vedere con la vitamina.

Se invece si digita Laetrile escono svariati risultati che sono concentrati intorno al 1977 con un drastico abbassamento ed una netta ripresa in questi ultimi anni. Altra cosa strana è che la maggior parte degli articoli che si trovano sono nettamente critici. La cosa che ulteriormente mi meraviglia, però, è che, a differenza degli articoli che riporto sotto, gli articoli critici e negativi non riportano studi sperimentali ma solo opinioni o citazioni di altri articoli critici a loro volta non sperimentali.

In effetti sono riuscito a trovare articoli sperimentali che parlano positivamene della vit.B 17 in basi a studi realmente sperimentali solo utilizzando Google Scholar. 

1)  Potential therapy of vitamin B17 against Ehrlich solid tumor induced changes in Interferon gamma, Nuclear factor kappa B, DNA fragmentation, p53, Bcl2, survivin, VEGF and TNF-α Expressions in mice  (2020). I risultati suggeriscono che la vitamina B17 può essere una terapia affidabile e nuova per il cancro al seno, convalidando ulteriormente l’attività neoplastica della vitamina B17 poiché è necessaria una potenziale terapia per altri tipi di cancro.

2) Hepatic ameliorative role of vitamin B17 against Ehrlich ascites carcinoma–induced liver toxicity (2020). Gli studiosi concludono dicendo che si potrebbe concludere che la Vit. B17 ha un potenziale effetto epatoprotettivo contro la tossicità epatica indotta dalle cellule EAC(Ehrlich ascite carcinoma).

3) Anticancer Effect of Amygdalin (Vitamin B-17) on Hepatocellular Carcinoma Cell Line (HepG2) in the Presence and Absence of Zinc. (2020). la conclusione è che l’amigdalina è un agente antitumorale naturale, che può essere utilizzato per il trattamento del carcinoma epatocellulare. Promuove l’apoptosi attraverso la via della morte cellulare intrinseca (la via iniziata dai mitocondri) e l’arresto del ciclo cellulare a G/M. La potenza dell’amigdalina nel trattamento con HepG2 è aumentata significativamente con l’aggiunta di zinco.

4) Amygdalin from Apricot Kernels Induces Apoptosis and Causes Cell Cycle Arrest in Cancer Cells: An Updated Review (2018). Questa revisione riassume le informazioni pubblicate e fornisce interpretazioni complete su tutti i meccanismi antitumorali noti dell’amigdalina, sul possibile ruolo dell’amigdalina presente in natura nella lotta contro il cancro e sull’errata convinzione sulla tossicità del cianuro che causa il potenziale dell’amigdalina.


Alcune considerazioni personali.

Altra cosa strana è che se digito Vitamina B 17 su Google in italiano il primo sito pseudoscientifico che viene fuori ci dice :

La vitamina B17 non esiste. Eppure, quando un gruppo di esperti di comunicazione ha provato a fare circolare la notizia, per fare un esperimento di comunicazione, sono stati in pochi ad accorgersi dell’inganno. L’esperimento realizzato dall’Università del Kansas dimostra che difendersi dalle “fake news”, le notizie false, è possibile, facendo attenzione ad alcuni campanelli di allarme.

Probabilmente questi signori non sono informati degli articoli scientifici che trovate qui citati e, mi dispiace per loro, sono veramente pietosi, come chiunque parli di Fake news. Solitamente chi pretende di fare il debunker  è qualcuno differentemente intelligente, in questo come in altri argomenti.

Come al solito mi sorge un dubbio: Non sarà che il difetto della vit.B 17 consiste nel fatto che è una cura che non arricchisce la MAFIA FARMACEUTICA ed i galoppini sul loro libro paga?

Concludendo, non esprimo giudizi su questo argomento, ma mi limito a notare come a fronte di studi cominciati oltre 50 anni fa e che ci mostrano studi sperimentali su animali ed umani che  riferiscono risultati positivi nei confronti del cancro, dall’altro lato si evidenzia un accanimento che arriva a toni praticamente insultanti contro chi ha effettuato quegli studi, senza uno studio sperimentale equivalente che dimostri l’inutilità della vit. B.17. 

 A voi il giudizio

 

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Guida alla prova costume comparsa sul Fatto Quotidiano https://dietazonaonline.com/guida-alla-prova-costume-comparsa-sul-fatto-quotidiano https://dietazonaonline.com/guida-alla-prova-costume-comparsa-sul-fatto-quotidiano#respond Fri, 24 Jun 2022 04:50:05 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12648 Il Fatto Quotidiano ha pubblicato del 23 giugno 2022 una mia intervista che ho rilasciato ad Ennio Battista. Qui sotto la pagina     https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/23/guida-alla-prova-costume-tra-verita-e-falsi-miti-il-nutrizionista-dieta-ecco-cosa-potete-fare-se-avete-solo-un-mese-a-disposizione ATTUALITÀ Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione” Abbiamo chiesto ad alcuni esperti, attraverso […]

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Il Fatto Quotidiano ha pubblicato del 23 giugno 2022 una mia intervista che ho rilasciato ad Ennio Battista. Qui sotto la pagina

 

 

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ATTUALITÀ

Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione”

Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione”
Abbiamo chiesto ad alcuni esperti, attraverso un percorso in tre puntate, che fare per ottenere una forma migliore, evitando spreco di soldi e di tempo. Iniziamo dai dilemmi della dieta e dell’esercizio fisico
La prova costume è alle porte. Forse qualcuno dovrà attendere ancora uno o due mesi per partire in ferie. E questo potrebbe essere un grande vantaggio. Che fare infatti con poco tempo a disposizione di fronte a un po’ di chili in più e qualche flaccidità su gambe, addome e glutei? La tentazione è di ricorrere a rimedi “last minute” per raggiungere il peso forma, avere gambe e glutei asciutti, e una pelle liscia. Complice anche la ricerca costante di somigliare non solo alla nota influencer che espone una forma smagliante, ma pure alla fortunata “amica del cuore”. Abbiamo chiesto allora ad alcuni esperti, attraverso un percorso in tre puntate, che fare per ottenere una forma migliore, evitando spreco di soldi e di tempo. Iniziamo dai dilemmi della dieta e dell’esercizio fisico. Ne parliamo con Gabriele Buracchi, biologo nutrizionista. “Chiariamo subito una cosa: metodi che promettano risultati estetici miracolosi o di farti perdere tanti chili in pochi giorni, vi stanno solo ingannando. Per quanto non ci piaccia, la fisiologia ha le sue regole che non possono essere modificate. Se proprio vogliamo fare la prova costume, dobbiamo pensarci per tempo”.Quanto tempo prima?
“Alcuni mesi. Ovviamente dipende dal punto di partenza, se si tratta di perdere due o tre chili o di una vera e propria condizione di sovrappeso/obesità”.Facciamo l’ipotesi più ottimistica.
“Mettiamo allora in conto di avere a disposizione solo un mese. E puntiamo sulla dieta. Quello che fa davvero ingrassare sono gli sbalzi della glicemia. Eliminiamo quindi patatine fritte, riso raffinato e dolci, compreso lo zucchero nel caffè e le terribili bibite gassate, così come tutto il cibo spazzatura. E riduciamo fortemente per questo periodo pane e pasta, specie se non sono integrali”.A questo punto come li sostituiamo?
“Possiamo consumare tranquillamente frutta e soprattutto la verdura, la maggior parte della quale (insalate, cetrioli, zucchine, ravanelli, ecc.) può essere mangiata fino a sentirsi sazi”.Che fare ancora?
“Bisogna porre attenzione ai grassi di origine animale, mentre è bene usare, senza esagerare, olio extravergine d’oliva. E siccome i grassi di origine animale sono contenuti anche nella carne più magra, è utile ridurne il consumo, aumentando quello di legumi, soia, e magari pesce azzurro ricco di omega 3 che sono grassi benefici”.

Basta così? E l’attività fisica?
“È indispensabile. Fare del movimento ci permette di consumare l’energia contenuta nel grasso di riserva, e contemporaneamente rassodare e potenziare i muscoli evitando le zone di pelle cosiddetta ‘pendula’”.

Ci può fare qualche esempio semplice più o meno alla portata di tutti?
“Due attività davvero utili – e che possono essere mantenute anche al mare – sono la corsa e il nuoto. Entrambe permettono di consumare energia e, alternando le due attività, possono attivare la muscolatura di tutto il corpo”.

Il cruccio principale è soprattutto fare qualcosa per gambe, fianchi e pancia…
“Per rassodare queste zone del corpo in modo mirato si può ricorrere agli esercizi di Plank (tavola). Un primo movimento prevede di appoggiarsi sulle braccia stese in perpendicolare puntando sui piedi e mantenendo il corpo steso con la testa in linea, una tavola appunto. Il secondo esercizio è simile ma si poggia sui gomiti con gli avambracci stesi in avanti. Il terzo si svolge sul fianco, poggiando sul lato di un piede e sostenendosi sul braccio steso con corpo e testa in linea retta. Con questo mix di corretta alimentazione ed esercizio fisico, si possono ottenere risultati soddisfacenti”.

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Lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina#respond Mon, 06 Jun 2022 10:01:29 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12551 La lattoferrina contenuta nel latte dei mammiferi è un fattore importantissimo nel mantenimento della salute

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La Lattoferrina, (o lattotransferrina) è una glicoproteina composta da 703 aminoacidi, ad azione ferro-trasportatrice ed immunitaria, identificata per la prima volta da Sorensen nel 1939 all’interno nel latte vaccino. Sicuramente ben poco conosciuta, è una sostanza naturale di importanza straordinaria e per questo viene ignorata dalla mafia farmaceutica. Il questa pagina si parla di:

  • Dove si trova.
  • Concentrazioni.
  • Il Ruolo Biologico.
  • A Cosa Serve.
  • Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.
  • Efficace contro i tumori.
  • Fonte di ferro ed antiossidante.
  • Importante per le ossa.
  • Diagnostica di laboratorio.
  • Integratore.

 

 

Dove si trova.

Molto abbondante nel colostro umano o primo latte, la lattoferrina circola nell’organismo prevalentemente nel plasma sanguigno. E’ parte fondamentale dei globuli bianchi neutrofili, ma si crede essere prodotta anche da altre cellule. La si trova in tre forme chimiche: priva di ferro, monoferrica e differenziale.

Si conoscono tre isoforme (cioè forme parzialmente diverse di molecole proteiche con la stessa funzione) di lattoferrina, due dotate di attività RNasi (lattoferrina-beta e lattoferrina-gamma) e una priva di tale attività (lattoferrina-alfa). I recettori cui si lega la lattoferrina si trovano sul tessuto intestinale, monociti / macrofagi, neutrofili, linfociti, piastrine e su alcuni batteri. Questa sostanza svolge molte funzioni biologiche come il controllo della disponibilità di ferro e la modulazione immunitaria (antimicrobica, antivirale, antimicotica, antiossidante ecc.), anche se molti studi sono in corso.

Concentrazioni.

Le concentrazioni della sostanza sono variabili nei vari liquidi:

Colostro: 5-7 mg / ml; Latte di transizione: circa 3.7 mg / ml; Latte maturo: 1-2 mg / ml; Sangue: 0.02-1.5 µg / ml; Latte vaccino: 31,8 – 485,6 μg / ml (può aumentare significativamente in caso di infezione mammaria).

Il Ruolo Biologico.

Da un punto di vista enzimatico, già un vecchio studio del 1974 “RNase inhibition of reverse transcriptase activity in human milk”  certificava il ruolo eziologico dei virus tumorali a RNA nel cancro mammario di animali da esperimento. Questo, insieme all’osservazione di particelle morfologicamente simili nel latte umano, suggerisce la sua utilità per il rilevamento di virus tumorali a RNA nel latte umano.

La lattoferrina idrolizza l’RNA, distruggendolo e così l’ RNasi del latte, inibisce la trascrizione inversa dei retrovirus che causano il cancro al seno.

Si trova una conferma empirica di questo in uno studio che ha confrontato le donne Parsi nell’India Occidentale, con un livello di RNasi nel latte molto inferiore rispetto ad altri gruppi, (Americane, Hindu) hanno un tasso di cancro al seno tre volte superiore alla media delle altre donne prese in esame. Da questo è facile dedurre che le ribonucleasi del latte, ed in particolare la lattoferrina, possono svolgere un ruolo importante nel meccanismo di patogenesi di questi tumori.

Sicuramente, quindi, queste proprietà verranno ignorate.

Per quanto riguarda la densità ossea, uno studio mostra che una forma di lattoferrina arricchita con ribonucleasi ha dimostrato di avere effetti positivi sul turnover osseo, aiutando a diminuire il riassorbimento minerale e ad aumentando il deposito. Si è visto che una supplementazione con questa sostanza mostra una significativa riduzione del riassorbimento osseo e aumento della formazione ossea osteoblastica, per ripristinare l’equilibrio del turnover osseo in breve tempo.

Un altro studio mostra che porta alla riduzione nella formazione di osteoclasti responsabili dell’erosione della matrice ossea , il che significa diminuire le risposte pro-infiammatorie con un aumento delle risposte antinfiammatorie.

Altra proprietà importante della lattoferrina è la sua capacità di legarsi con gli acidi nucleici. La frazione di lattoferrina estratta dal latte contiene il 3,3% di RNA, nonostante si leghi preferibilmente al DNA a doppio filamento piuttosto che al DNA a filamento singolo. La capacità della lattoferrina di legare il DNA viene sfruttata per il suo isolamento e purificazione mediante cromatografia di affinità.

Oltre ad essere tipica del latte, la lattoferrina si trova anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. È maggiormente presente nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento. Risulta inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine.

A Cosa Serve.

Le  sue proprietà antimicrobiche dipendono principalmente alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche – come l’Escherichia coli – che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico).

Ha anche azione antibatterica diretta grazie alla capacità di danneggiare gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative. Per queste proprietà la lattoferrina viene usata dall’industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. La lattoferrina si concentra a livello di molte mucose, gli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell’organismo comunicanti con l’esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

La sua capacità antivirale dipende dalla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l’Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l’HIV. Il seguente articolo è una interessante sintesi delle varie proprietà dimostrate della Lattoferrina Lactoferrin: a multifunctional protein

Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.

Un altro interessante studio ci dice che la lattoferrina agisce come agente antinfiammatorio promuovendo le citochine “buone” come l’interleuchina (IL)-4 e IL-10 e riducendo le citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale-alfa, IL-6 e IL-1 beta e la downregulation del fattore nucleare-kappa. Il trattamento con Lattoferrina è semplice, sicuro e potenzialmente efficace per la prevenzione e il trattamento delle infezioni da COVID 19 (ma non solo), e può essere utile per giovani adulti, anziani, bambini e donne in gravidanza. Ovviamente nessuno ne ha mai informato le persone. L’articolo è particolarmente interessante perché non si occupa solo dell’azione anti Coronavirus e perché consiglia l’uso di altre semplici sostanze come lo Zinco. Ovviamente l’articolo sopracitato è solo uno dei tanti che sottolineano l’utilità di questa semplice sostanza specificatamente contro il Coronavirus. Ne cito di seguito alcuni altri.

1) Lactoferrin for the treatment of COVID-19 (Review)

2) Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation

3) Protective Effects of Lactoferrin against SARS-CoV-2 Infection In Vitro

Non posso non ricordare uno studio svolto presso l’Università di Catania e pubblicato nel 2021 che dice: “Per le sue proprietà antivirali, la lattoferrina è stata proposta anche come valida opzione per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Qui, gli usi della lattoferrina nella pratica clinica come trattamento nuovo, sicuro e basato sull’evidenza per molti tipi di disturbi“.

Lo studio si intitola: Lactoferrin: Cytokine Modulation and Application in Clinical Practice.

Peccato che in Italia non se ne siano accorti.

A questo indirizzo potete trovare una impressionante raccolta di studi sull’utilità e l’efficace uso della Lattoferrina contro il Covid. Consultando la cartina del mondo presente nel link, si viene così a scoprire come la Lattoferrina sia stata adottata come terapia precoce (entro il terzo giorno) in Egitto, dove i miglioramenti sono stati del 76% !!!

La lattoferrina si dimostra efficace anche nella lotta a certe micosi – ad esempio, Candida.

Efficace contro i tumori.

Esistono anche studi (qui uno) che evidenziano un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, inibendo l’angiogenesi. Altri studi ci confermano questa capacità:

1) Bovine Lactoferrin and Lactoferricin, a Peptide Derived from Bovine Lactoferrin, Inhibit Tumor Metastasis in Mice.

2) Oral Lactoferrin Results in T Cell–Dependent Tumor Inhibition of Head and Neck Squamous Cell Carcinoma In vivo .

Fonte di ferro ed antiossidante.

La sua capacità di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio, Da notare come entrambe facciano parte della stessa famiglia di proteine – dette transferrine – capaci di legare e trasferire ioni Fe3+. Ogni molecola di lattoferrina può legarsi fino a 2 ioni ferrici ed in base alla saturazione può dar luogo a tre forme, dette: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (legata a due ioni ferrici). La sua attività permane anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi. Grazie al già citato colostro (primo latte), particolarmente ricco di lattoferrina, si favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il neonato a combattere gli agenti patogeni responsabili delle gastroenteriti, le coliche del neonato. La lattoferrina, inoltre, è anche importante fonte di ferro facilitandone l’assorbimento da parte del bambino. Questo aspetto è significativo perché il ferro è l’unico minerale presente nel latte materno in quantità inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante. Questo deficit viene colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale.

La sua capacità di legarsi al ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come antiossidante, dato che sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che questo produca i noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Gli integratori alimentari di lattoferrina bovina sono indicati per migliorare e supportare la risposta del sistema immunitario attraverso le loro proprietà antiossidanti, antibatteriche e antivirali Bovine lactoferrin supplementation supports immune and antioxidant status in healthy human males

Importante per le ossa.

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Studi attribuiscono alla lattoferrina proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

Grazie a questo effetto, gli studi consigliano l’uso di Lattoferrina da sola o in combinazione con altri composti biologicamente attivi, per la rigenerazione del tessuto osseo e nel trattamento delle malattie ossee. Lactoferrin in bone tissue regeneration

Diagnostica di laboratorio.

Nella diagnostica, si possono usare le concentrazioni di lattoferrina nelle feci al fine di ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Questo è possibile perché queste patologie si accompagnano tipicamente a un aumento della lattoferrina fecale.

Integratore.

Visti i molti studi da cui si evince come la lattoferrina sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e promotrici di una corretta ecologia intestinale in modelli umani e animali, si può postulare il suo uso in molte condizioni patologiche sia a livello preventivo che terapeutico.

Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può da un lato aumentare la suscettibilità dei batteri alla terapie farmacologiche e dall’altro, in sinergia con i probiotici, promuovere la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

Ovviamente una simile strategia terapeutica può essere adottata previo specifico consiglio medico, sempre che il vostro medico abbia competenze in proposito.

 

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Vitamina A https://dietazonaonline.com/vitamina-a https://dietazonaonline.com/vitamina-a#respond Mon, 30 May 2022 04:57:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12486 La vitamina A, liposolubile, dove si trova e quali funzioni svolge

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VITAMINA A o Retinolo, Acido retinoico, Retinaldeide (liposolubile).

Di origine sia vegetale che animale, ampiamente presente negli alimenti, raramente carente nella dieta; l’eccesso può essere nocivo ed avere complicanze anche gravi, soprattutto per il feto della donna incinta. Proviene soprattutto da fonti nutrizionali di origine animale (fegato, tuorlo d’uovo -dove sono presenti anche dei carotenoidi-, nei crostacei, nel latte intero, nel burro e nel formaggio) ma può essere sintetizzata nell’intestino partendo dal β carotene, un precursore/provitamina di origine prevalentemente vegetale (colore giallo-arancio), appartenente al vasto gruppo dei carotenoidi (oltre 600 tipi).

È importante per la vista, la crescita e il differenziamento dei tessuti, la divisione cellulare, la riproduzione e l’immunità. Inoltre è nota per le sue proprietà antiossidanti.

La vitamina A è introdotta nell’organismo attraverso gli alimenti in due forme: direttamente come vitamina A (retinolo), attraverso cibi di origine animale e come provitamina A (carotenoidi), precursore della vitamina, mediante cibi di origine vegetale

Il precursore viene convertito in vitamina A all’interno dell’intestino tenue e poi va a depositarsi nel fegato che provvederà, in base alle esigenze dell’organismo, a immagazzinarlo oppure a rilasciarlo poco alla volta legato ad una proteina che lo trasporta nel sangue. Le due fonti di vitamina A non si equivalgono, il nostro organismo assorbe meglio il retinolo derivato dalle fonti animali.

Ci sono anche altri tipi di carotenoidi reperibili negli alimenti che però non vengono convertiti in vitamina A, ma che sono comunque importanti: licopene, luteina e zeaxantina.

Il β carotene viene trasformato in vitamina A grazie ad un enzima che, per ogni molecola di β carotene, ricava due unità di vitamina A. I cibi ricchi di β carotene sono prevalentemente vegetali gialli, arancioni e rossi, carote, zucca, albicocche, patate dolci, meloni, ma anche le verdure a foglia verde scuro (spinaci, broccoli, cicoria, bieta ecc.)

Questa vitamina viene immagazzinata nel fegato, garantendo il buon funzionamento del corpo fino a uno o due anni, in un soggetto sano e ben nutrito. È essenziale per le cellule epiteliali, la crescita delle ossa e dei denti, lo sviluppo sessuale nell’adolescente e la fertilità nell’adulto.

Aumenta la resistenza alle infezioni rinforzando il sistema immunitario, assicura un buon funzionamento della vista e permette la visione crepuscolare, protegge la pelle dai danni causati dall’esposizione al sole ed ha un potente effetto antiossidante dato che combatte i radicali liberi, contrasta gli effetti dannosi provocati dall’inquinamento e dal fumo e sembra esercitare un ruolo protettivo sul cancro alla prostata ed altri tumori.

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Una delle manifestazioni cliniche più evidenti della carenza di vitamina A  nell’uomo è una grave cecità notturna o xeroftalmia. Oltre a questo è noto che la vitamina A nutre i capelli e contribuisce a ritardarne l’invecchiamento. La carenza ha effetti negativi sui capelli, che si traducono in alterazioni delle ghiandole sebacee, nella formazione di forfora e di capelli secchi e nel costante e sempre più evidente ispessimento del cuoio capelluto.

FABBISOGNO GIORNALIERO (vit A o retinolo) è di circa 0,6-0,7 mg,(o 600-700 µg) che possono aumentare fino a 0,95 mg (o 950 µg) durante l’allattamento. Sensibile al calore, molte delle sue caratteristiche vengono perse durante la cottura dei cibi. Meglio dunque consumarli crudi o dopo averli sottoposti a una breve cottura.

Alcuni studi che consiglio.

1) THE BIOLOGICAL FUNCTION OF VITAMIN A ACID  testo in PDF del 1960, parla in maniera completa della vitamina A. Consigliato

2) THE FUNCTION OF VITAMIN A: CURRENT CONCEPTS solo abstract del 1983, ma espone in modo sintetico tutte le informazioni più importanti. Consigliato

3) VITAMIN A testo in PDF del 2017, contiene tutto quello che serve sapere sulla vitamina A. Consigliato

4) AN UPDATED COMPREHENSIVE REVIEW ON VITAMIN A AND CAROTENOIDS IN BREAST CANCER: MECHANISMS, GENETICS, ASSESSMENT, CURRENT EVIDENCE, AND FUTURE CLINICAL IMPLICATIONS articolo completo, del 2021.  Questa recensione fornisce informazioni sui ruoli preventivi e terapeutici della vitamina A e dei carotenoidi nello sviluppo e nella progressione del cancro al seno. Consigliato

5) VITAMIN A AND APOPTOSIS IN PROSTATE CANCER solo abstract del 2002,  spiega come la vitamina A e i suoi analoghi naturali e sintetici (retinoidi) inducono l’apoptosi nelle cellule tumorali della prostata in vitro e in modelli animali, principalmente attraverso l’induzione del recettore beta dell’acido retinoico (RARbeta). Consigliato

6) VITAMIN A AND RISK OF BLADDER CANCER: A META-ANALYSIS OF EPIDEMIOLOGICAL STUDIES articolo completo del 2014, risultati di questa meta-analisi indicano che un’elevata assunzione di vitamina A era associata a un minor rischio di cancro alla vescica. Consigliato

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

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