dimagrire con la dieta Zona – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Tue, 13 Jun 2023 08:47:44 +0000 it-IT hourly 1 Intervista sul Fatto Quotidiano su PrincessIndia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia https://dietazonaonline.com/intervista-sul-fatto-quotidiano-su-princessindia#respond Tue, 13 Jun 2023 08:47:44 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13154 Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte. di Ennio Battista | 12 GIUGNO 2023 Il Fatto Quotidiano Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. […]

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Pubblico qui di seguito una notizia di cronaca a proposito della quale sono stato intervistato

sul Fatto Quotidiano. La mia intervista è la ultima parte.

Si fa chiamare Princess su TikTok, ma di principesco ha solo quell’antica immagine di ricchezza che i nobili legavano anche all’abitudine di consumare carne. Tanta carne. Anzi, solo carne nel caso di India Castley di Southport, nel Merseyside in Inghilterra. Una ragazza di 19 anni che afferma di aver curato la sua acne, di aver perso trenta chili e di sentirsi al top dopo aver adottato una dieta a base di carne cruda e frattaglie. La ragazza racconta di aver smesso completamente di mangiare verdure a metà del 2022, e da circa un anno si nutre solo di bistecche crude. La giovane sostiene che questa sua nuova dieta l’ha aiutata anche a ridurre la depressione e i problemi di stomaco. Eppure, Princess seguiva prima un regime alimentare tradizionale, in cui – almeno stando alle sue parole – prevedeva il consumo di molte verdure; solo che a lei quel tipo di alimentazione la faceva sentire in uno stato “terribile”, e che solo da quando ha adottato la dieta carnivora ha cominciato a sentirsi meglio. Non ci vuole molto però a capire che questo modo di mangiare produce squilibri alimentari notevoli e, nel tempo, seri problemi di salute.

 

Il problema è che questa ragazza vanta su TikTok molti followers a cui racconta le sue giornate tipo alimentari che prevedono anche uova, midollo osseo e latticini crudi che le forniscono vitamine e sostanze nutritive. India ha dichiarato: “Per colazione tendo a mangiare una bistecca cruda con un po’ di fegato crudo e i miei latticini crudi. Per uno spuntino prendo uno snack di fegato di manzo o cuore. È raro che salti il pranzo, che cambia ogni giorno. Posso mangiare fegato, o reni. Mi piacciono anche le uova, sode o crude. Poi formaggio, latte, e anche il brodo di ossa fatto in casa: è una buona fonte di elettroliti”. Oltre alla perdita di peso e alla scomparsa dell’acne, India vanta di sperimentare particolari benefici per il suo umore: “I miei amici e la mia famiglia dicono che non mi riconoscono nemmeno più, in positivo ovviamente. Ho una motivazione per tutto. Prima riuscivo a malapena ad alzarmi dal letto. Ero sempre piena di ansia. Ero una persona molto arrabbiata e irascibile, ma questo era dovuto alla mia cattiva alimentazione che mi causava la permeabilità intestinale. Il tuo intestino è essenzialmente il tuo primo cervello. Se lo stai danneggiando, non ti sentirai molto bene quanto dovresti”.
                                                   ——————————INTERVISTA-——————————

“Confesso da nutrizionista e da psicologo di essere rimasto affascinato dalla storia che Princess India ha raccontato su TikTok”, ci dice con una punta di ironia il dottor Gabriele Buracchi, psicologo e nutrizionista.

“La ragazza afferma di mangiare solo carne cruda tra cui frattaglie, oltre a uova e latticini. Ricordiamo che i macronutrienti sono tre: carboidrati, proteine e grassi, ma alla nostra Principessa evidentemente i carboidrati non servono; davvero una persona fortunata diversa da noi comuni mortali. Immagino che mangi prodotti di allevamento intensivo, la roba che si trova al supermercato e, quindi, non avendo citato il pesce, evidentemente non introduce omega tre, grassi polinsaturi. 

A questo punto il mistero si infittisce dato che gli omega 3 sono potenti antidepressivi che possono essere un aiuto per chi abbia disturbi dell’umore, oltre ad avere molte funzioni essenziali. D’altra parte, se mangiasse pesce dovrebbe mangiarlo crudo come mangia cruda la carne, per coerenza. Ma così facendo rischierebbe l’Anisakidosi, una grave infezione.

Meglio non ingerire omega 3. A quanto pare la dieta carnivora ha migliorato anche il suo carattere. Questa è una bellissima notizia e mi rallegro con la Principessa che potrebbe comunicare la cosa al suo connazionale oltretutto di nobile lignaggio come lei, il Re Enrico VIII. Enrico VIII, oltre ad aver avuto 6 mogli era noto per essere divenuto obeso e con gravi problemi di salute, in primo luogo la gotta, tipica degli ipercarnivori con piaghe alle gambe, ma soprattutto per il suo carattere scorbutico. Enrico VIII si nutriva quasi esclusivamente di carne e quindi non ingeriva vitamina C presente in pratica solo in alimenti di origine vegetale e non sintetizzabile dal nostro organismo, ed era quindi affetto da gotta e da scorbuto di cui è morto. Non ingerendo fibre soffriva anche di stitichezze memorabili. Ma forse la nostra Principessa non solo non ha bisogno di Omega 3, ma neppure di vitamina C, oltre a non avere un eccesso di proteine nel sangue. Una bella fortuna davvero: anche qui confesso un po’ di invidia.

A chi invece non è interessato ad avere followers su Tik Tok o su altri social”, conclude Buracchi, “consiglio un’alimentazione bilanciata: molta frutta e verdura, frutta secca, olio di oliva e se si vuole un po’ di carne magra, pesce e proteine vegetali. Magari non fa diventare nobili e famosi, ma fa bene all’umore e al fisico”.

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COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale https://dietazonaonline.com/dieta-antinfiammatoria-come-ridurre-linfiammazione-in-modo-naturale#respond Fri, 13 Jan 2023 14:16:42 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13040 Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE. E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico […]

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Questa pagina collegata a molte altre nel sito grazie ai link, parla di un problema molto importante: l’INFIAMMAZIONE.

E’ ormai sempre più riconosciuto che l’infiammazione sia la base di partenza di patologie cardiocircolatorie di tumori e di altri gravi patologie. In questa pagina si delineano alcuni punti, tutti sorretti da numerosa bibliografia scientifica. Nello specifico si parla di:

  • COS’È L’INFIAMMAZIONE?
  • COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?
  • IL RUOLO DELLA DIETA

 

 

COS’È L’INFIAMMAZIONE?

è un processo naturale che aiuta il corpo a guarire e difendersi dai danni, ma  l’infiammazione è dannosa se diventa cronica. L’infiammazione cronica può durare settimane, mesi o anni e può portare a vari problemi di salute. Detto questo, ci sono molte cose che possiamo fare per ridurre l’infiammazione e migliorare la salute generale.

Questo testo delinea un piano dettagliato per una dieta e uno stile di vita antinfiammatori. L’infiammazione è il modo in cui il corpo si protegge da infezioni, malattie o lesioni. Come parte della risposta infiammatoria, il corpo aumenta la produzione di globuli bianchi, cellule immunitarie e sostanze chiamate citochine che aiutano a combattere le infezioni [1].

I classici segni di infiammazione acuta (a breve termine) includono arrossamento, dolore, calore e gonfiore. D’altra parte, l’infiammazione cronica (a lungo termine) si verifica spesso all’interno del corpo senza alcun sintomo evidente.

Questo tipo di infiammazione può guidare malattie come il diabete, le malattie cardiache, la malattia del fegato grasso e il cancro [2],[3],[4],[5].

L’infiammazione cronica può verificarsi anche quando le persone sono obese o sotto stress [6],[7] .

Quando i medici cercano l’infiammazione, testano alcuni marcatori nel sangue, tra cui la proteina C-reattiva (CRP), l’omocisteina, il TNF alfa e l’IL-6.

 

COSA CAUSA INFIAMMAZIONE?

Alcuni fattori dello stile di vita, specialmente quelli abituali, possono favorire l’infiammazione.

Il consumo di elevate quantità di zucchero e sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è particolarmente dannoso.

Può portare a insulino-resistenza, diabete e obesità [8],[9],[10],[11],[12]

Gli scienziati hanno anche ipotizzato che il consumo di molti carboidrati raffinati, come il pane bianco, possa contribuire all’infiammazione, all’insulino-resistenza e all’obesità [13],[14].

Inoltre, è stato dimostrato che mangiare cibi trasformati e confezionati che contengono grassi transdetti grassi idrogenati, cioè prodotti artificialmente e molto pericolosi– promuove l’infiammazione e danneggia le cellule endoteliali che rivestono le arterie [15],[16],[17],[18],[19],[20],[21].

La Food and Drug Administration americana, ha ritenuto che i grassi trans non siano più “generalmente riconosciuti come sicuri“, quindi la maggior parte degli alimenti non dovrebbe più contenere grassi trans[22].

Gli oli vegetali utilizzati in molti alimenti trasformati sono un altro possibile colpevole. Il consumo regolare può provocare uno squilibrio di acidi grassi Omega-6 e Omega-3, che alcuni scienziati ritengono possano promuovere l’infiammazione [23],[24],[25].

L’eccessiva assunzione di alcol e carne lavorata può certamente avere effetti infiammatori sul corpo [26],[27],[28]

Inoltre, uno stile di vita inattivo che include lunghi periodi di inattività, è un importante fattore non dietetico che può promuovere l’infiammazione [29],[30].

IL RUOLO DELLA DIETA

Se si vuole ridurre l’infiammazione, serve mangiare meno cibi infiammatori e più cibi antinfiammatori, che in pratica significa avere una dieta basata su cibi integrali e ricchi di nutrienti che contengono antiossidanti, evitando al tempo stesso cibi altamente trasformati con molti zuccheri e oli aggiunti.

Gli antiossidanti agiscono riducendo i livelli di radicali liberi.

Queste molecole reattive vengono create come parte naturale del metabolismo ma possono portare a infiammazioni quando non vengono tenute sotto controllo [31].

La dieta antinfiammatoria dovrebbe fornire un sano equilibrio tra  Macronutrienti, cioè proteine, carboidrati e grassi ad ogni pasto. Naturalmente deve allo stesso tempo assicurare l’equilibrio dei Micronutrienti, cioè vitamine, sali minerali, fibre e acqua.

Una dieta considerata antinfiammatoria è la dieta Mediterranea – quella vera e non quella promossa dai commercianti di pasta ed altri cibi dannosi-, che ha dimostrato di ridurre i marcatori infiammatori, come CRP e IL-6 [32],[33],[34].

Una dieta a basso contenuto di carboidrati ad alto Indice Glicemico ma ricca di carboidrati a basso Indice Glicemico come frutta e verdura, riduce anche l’infiammazione, in particolare per le persone con obesità o sindrome metabolica [35],[36],[37].

Inoltre, le diete vegetariane e quelle vegane sono collegate a una ridotta infiammazione[38] .

Se sei interessato ad approfondire questi argomenti segui i link.

Ho anche scritto libri specifici su:

Dieta Mediterranea in Zona

Dieta Vegetariana e Vegana in Zona

Essere Vegetariani- Essere Vegani

Ricette Vegetariane e Vegane

DIETA ZONA. Attività fisica

Pagine del sito collegate

INFIAMMAZIONE E ZONA

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

Forse ti può interessare il mio libro:

DIETA ANTINFIAMMATORIA. MANUALE PRATICO: RIDURRE L’INFIAMMAZIONE IN MODO NATURALE CON ALIMENTI, SOSTANZE NATURALI ED ATTIVITA’ FISICA

 

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK534820/
[2] The global diabetes epidemic as a consequence of lifestyle-induced low-grade inflammation – PubMed (nih.gov)
[3] https://www.ahajournals.org/doi/full/10.1161/01.cir.0000052939.59093.45
[4] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21038418/
[5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2803035/
[6] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21219177/
[7] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24417575/
[8] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26487451/
[9] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3151025/
[10] https://www.mayoclinicproceedings.org/article/S0025-6196(15)00040-3/fulltext
[11] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15051594/
[12] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26338891/
[13] Comparison with ancestral diets suggests dense acellular carbohydrates promote an inflammatory microbiota, and may be the primary dietary cause of leptin resistance and obesity – PubMed (nih.gov)
[14] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25477716/
[15] https://www.clinicaltherapeutics.com/article/S0149-2918(14)00053-8/fulltext
[16] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22216328/
[17] Dietary intake of trans fatty acids and systemic inflammation in women – PubMed (nih.gov)
[18] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25376124/
[19] https://academic.oup.com/jn/article/135/3/562/4663700
[20] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21795740/
[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15159225/
[22] https://www.fda.gov/food/food-additives-petitions/trans-fat
[23] Low n-6/n-3 PUFA Ratio Improves Lipid Metabolism, Inflammation, Oxidative Stress and Endothelial Function in Rats Using Plant Oils as n-3 Fatty Acid Source – PubMed (nih.gov)
[24] Influence of polyunsaturated fatty acids on urologic inflammation – PubMed (nih.gov)
[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19022225/
[26] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083478/
[27] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20497781/
[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25849747/
[29] Self-reported sitting time and markers of inflammation, insulin resistance, and adiposity – PubMed (nih.gov)
[30] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24205208/
[31] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29952268/
[32] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24925270/
[33] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26104243/
[34] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26523418/
[35] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24224694/
[36]https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24176230/
[37] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24021709/
[38] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7730154/

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Guida alla prova costume comparsa sul Fatto Quotidiano https://dietazonaonline.com/guida-alla-prova-costume-comparsa-sul-fatto-quotidiano https://dietazonaonline.com/guida-alla-prova-costume-comparsa-sul-fatto-quotidiano#respond Fri, 24 Jun 2022 04:50:05 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12648 Il Fatto Quotidiano ha pubblicato del 23 giugno 2022 una mia intervista che ho rilasciato ad Ennio Battista. Qui sotto la pagina     https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/23/guida-alla-prova-costume-tra-verita-e-falsi-miti-il-nutrizionista-dieta-ecco-cosa-potete-fare-se-avete-solo-un-mese-a-disposizione ATTUALITÀ Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione” Abbiamo chiesto ad alcuni esperti, attraverso […]

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Il Fatto Quotidiano ha pubblicato del 23 giugno 2022 una mia intervista che ho rilasciato ad Ennio Battista. Qui sotto la pagina

 

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/23/guida-alla-prova-costume-tra-verita-e-falsi-miti-il-nutrizionista-dieta-ecco-cosa-potete-fare-se-avete-solo-un-mese-a-disposizione


ATTUALITÀ

Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione”

Guida alla prova costume, tra verità e falsi miti. Il nutrizionista: “Dieta? Ecco cosa potete fare se avete solo un mese a disposizione”
Abbiamo chiesto ad alcuni esperti, attraverso un percorso in tre puntate, che fare per ottenere una forma migliore, evitando spreco di soldi e di tempo. Iniziamo dai dilemmi della dieta e dell’esercizio fisico
La prova costume è alle porte. Forse qualcuno dovrà attendere ancora uno o due mesi per partire in ferie. E questo potrebbe essere un grande vantaggio. Che fare infatti con poco tempo a disposizione di fronte a un po’ di chili in più e qualche flaccidità su gambe, addome e glutei? La tentazione è di ricorrere a rimedi “last minute” per raggiungere il peso forma, avere gambe e glutei asciutti, e una pelle liscia. Complice anche la ricerca costante di somigliare non solo alla nota influencer che espone una forma smagliante, ma pure alla fortunata “amica del cuore”. Abbiamo chiesto allora ad alcuni esperti, attraverso un percorso in tre puntate, che fare per ottenere una forma migliore, evitando spreco di soldi e di tempo. Iniziamo dai dilemmi della dieta e dell’esercizio fisico. Ne parliamo con Gabriele Buracchi, biologo nutrizionista. “Chiariamo subito una cosa: metodi che promettano risultati estetici miracolosi o di farti perdere tanti chili in pochi giorni, vi stanno solo ingannando. Per quanto non ci piaccia, la fisiologia ha le sue regole che non possono essere modificate. Se proprio vogliamo fare la prova costume, dobbiamo pensarci per tempo”.Quanto tempo prima?
“Alcuni mesi. Ovviamente dipende dal punto di partenza, se si tratta di perdere due o tre chili o di una vera e propria condizione di sovrappeso/obesità”.Facciamo l’ipotesi più ottimistica.
“Mettiamo allora in conto di avere a disposizione solo un mese. E puntiamo sulla dieta. Quello che fa davvero ingrassare sono gli sbalzi della glicemia. Eliminiamo quindi patatine fritte, riso raffinato e dolci, compreso lo zucchero nel caffè e le terribili bibite gassate, così come tutto il cibo spazzatura. E riduciamo fortemente per questo periodo pane e pasta, specie se non sono integrali”.A questo punto come li sostituiamo?
“Possiamo consumare tranquillamente frutta e soprattutto la verdura, la maggior parte della quale (insalate, cetrioli, zucchine, ravanelli, ecc.) può essere mangiata fino a sentirsi sazi”.Che fare ancora?
“Bisogna porre attenzione ai grassi di origine animale, mentre è bene usare, senza esagerare, olio extravergine d’oliva. E siccome i grassi di origine animale sono contenuti anche nella carne più magra, è utile ridurne il consumo, aumentando quello di legumi, soia, e magari pesce azzurro ricco di omega 3 che sono grassi benefici”.

Basta così? E l’attività fisica?
“È indispensabile. Fare del movimento ci permette di consumare l’energia contenuta nel grasso di riserva, e contemporaneamente rassodare e potenziare i muscoli evitando le zone di pelle cosiddetta ‘pendula’”.

Ci può fare qualche esempio semplice più o meno alla portata di tutti?
“Due attività davvero utili – e che possono essere mantenute anche al mare – sono la corsa e il nuoto. Entrambe permettono di consumare energia e, alternando le due attività, possono attivare la muscolatura di tutto il corpo”.

Il cruccio principale è soprattutto fare qualcosa per gambe, fianchi e pancia…
“Per rassodare queste zone del corpo in modo mirato si può ricorrere agli esercizi di Plank (tavola). Un primo movimento prevede di appoggiarsi sulle braccia stese in perpendicolare puntando sui piedi e mantenendo il corpo steso con la testa in linea, una tavola appunto. Il secondo esercizio è simile ma si poggia sui gomiti con gli avambracci stesi in avanti. Il terzo si svolge sul fianco, poggiando sul lato di un piede e sostenendosi sul braccio steso con corpo e testa in linea retta. Con questo mix di corretta alimentazione ed esercizio fisico, si possono ottenere risultati soddisfacenti”.

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Vitamina E https://dietazonaonline.com/vitamina-e https://dietazonaonline.com/vitamina-e#respond Mon, 20 Jun 2022 07:38:03 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12614 Vitamina E (tocoferolo) liposolubile, è un antiossidante che protegge le membrane cellulari dalle specie reattive dell'ossigeno. In questa pagina si affrontano i seguenti argomenti:

Cosa è.
Dove si trova.
Fabbisogno.
Interferenze farmacologiche.
A cosa serve.
Alcuni articoli scientifici.

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Vitamina E (tocoferolo) liposolubile, è un antiossidante che protegge le membrane cellulari dalle specie reattive dell’ossigeno. In questa pagina si affrontano i seguenti argomenti:

  • Cosa è.
  • Dove si trova.
  • Fabbisogno.
  • Interferenze farmacologiche.
  • A cosa serve.
  • Alcuni articoli scientifici.

 

Cosa è.

La vit.E fu scoperta nel 1922, isolata nel 1935 e sintetizzata per la prima volta nel 1938. È stato dato il nome “tocoferolo”, dalle parole greche “nascita” e “portare” o “trasportare”, perché  l’attività vitaminica è stata definita essenziale per la vitalità degli ovuli fecondati nei ratti,

La vitamina E è, in realtà, un insieme di otto composti liposolubili. Si tratta di quattro tocoferoli e quattro tocotrienoli. Il composto più attivo dal punto di vista biologico è l’alfa tocoferolo (α-tocoferolo). Per questo spesso viene usato impropriamente il termine “tocoferolo” (o tocoferoli) come sinonimo di vit.E. La vit.E agisce come disattivante dei radicali liberi, cedendogli un atomo di idrogeno. Essendo liposolubile, la vit.E è incorporata nelle membrane cellulari, che vengono così protette dal danno ossidativo. Dato che è la più diffusa e comune tra le vitamine e dotata di proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovamento cellulare. Queste sue caratteristiche la fanno un importante strumento di prevenzione al cancro. Oltre a questo protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento e del fumo di sigaretta. Oltre a questo rientra nell’assimilazione delle proteine.

Dove si trova.

La vit.E è abbondante soprattutto negli alimenti di origine vegetale ed in particolare nei semi oleosi, come noci, mandorle e nocciole, ma anche pistacchi, arachidi, pinoli, semi di girasole e semi di lino) e negli oli vegetali che da essi derivano come olio di girasole, di mais, di arachidi, di lino, olio di soia, di vinacciolo etc.), oltre che nelle olive e nell’olio extravergine di oliva.

Il germe di grano è particolarmente ricco di alfa-tocoferolo è, ma i vari composti che fanno capo la vit.E si trovano anche nei cereali integrali e nei legumi, soprattutto in fagioli e ceci, nelle verdure a foglia verde (come spinaci, broccoli, cime di rapa), e in pomodori, asparagi, carote, sedano, e soprattutto nell’avocado. Nelle spezie si trova nel peperoncino, nel pepe e nella paprika. Nelle erbe aromatiche è presente in prezzemolo, basilico, salvia, timo, origano e cumino. Nella frutta si trova soprattutto nei frutti di bosco e nelle albicocche essiccate. Negli alimenti di origine animale si trova nel latte e nei latticini (soprattutto yogurt, ricotta, mozzarella di bufala, provolone e grana), nelle uova (tuorlo), nel pesce (come il merluzzo), nel fegato e nel pollame.

La vit.E è molto sensibile al calore dovuto alla cottura, soprattutto quelle ad alta temperatura come frittura e forno, che riduce il contenuto vitaminico. anche a il congelamento la rende inattiva. Anche i prodotti raffinati sono poveri di vit.E. Per questo è consigliabile scegliere alimenti freschi e, preferibilmente, di stagione e provenienti da coltivazione biologica

Fabbisogno.

La “European Food Safety Authority” ha fissato i livelli di assunzione di riferimento per uomini e donne con età > 10 anni, rispettivamente a 11 e 13 mg / die. Per donne gravide il fabbisogno è di 11 mg / die, così come per l’allattamento. Per i bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, con un aumento i base all’età, le dosi sono tra 6 e 9 mg / die.

Il livello di assunzione superiore tollerabile è stato fissato un a 300 mg / die. Questo valore è stato ottenuto considerando come segno critico l’effetto sulla coagulazione del sangue. Dato che non sono stati osservati effetti avversi fino a 540 mg / die. Considerando un fattore di incertezza pari a 2, la stima è di 270 mg / die, arrotondato a 300.

Interferenze farmacologiche.

Le quantità di alfa-tocoferolo o degli altri tocoferoli e tocotrienoli non sembrano causare interazioni con i farmaci. Il consumo di alfa-tocoferolo come integratore in dosi superiori a 300 mg / die può portare a interazioni con aspirina, warfarin, tamoxifene e ciclosporina A alterandone la funzione.

Con aspirina e warfarin, elevate quantità di vitamina E possono potenziare l’azione della coagulazione del sangue. Uno studio ha mostrato che 400 mg / die di vit.E possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco antitumorale tamoxifene.

Vari studi clinici mostrano che gli eccessi possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco immunosoppressore ciclosporina A.

A cosa serve.

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La vit.E è un antiossidante indispensabile per il benessere di tutto l’organismo.

Ha una forte azione antiossidante sulle membrane cellulari, aiutando a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Per questo aiuta a prevenire alcuni tipi di tumore e a ridurre l’incidenza di malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzheimer. Contribuisce poi a rinforzare il sistema immunitario e a ridurre lo stato infiammatorio. Protegge il sistema cardiovascolare dato che previene l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL), che si deposita quindi con maggiore difficoltà nelle arterie, ed è anche in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, aiutando in questo modo a ridurre il rischio di sviluppare placche aterosclerotiche, problemi cardiaci e circolatori nonché ictus e infarto. Oltre a questo migliora e preserva la funzione ovarica, aumentando quindi la fertilità femminile e rivelandosi una grande alleata della salute della donna. È un prezioso anticoagulante, favorendo la dilatazione dei vasi sanguigni.

La sua azione antiossidante è preziosa anche per la difesa dell’organismo da agenti ambientali nocivi come l’inquinamento, i pesticidi e altre tossine e può aiutare ad aumentare l’elasticità del derma nonché a prevenire rughe e smagliature.

Alcuni articoli scientifici.

Cancro.

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cartaceo euro 16 e 64

Questo studio ci dice che a livello nutrizionale, tutte le forme di vit.E siano preventive del cancro. Questo concetto è coerente con molte osservazioni secondo cui l’assunzione con la dieta o i livelli plasmatici di α-T e altri tocoferoli erano inversamente associati al rischio di cancro, specialmente tra i fumatori, che sono sottoposti a un forte stress ossidativo

Un altro studio ci dice che studi recenti con questa vitamina mostrano che è un potente induttore di apoptosi in un’ampia varietà di tipi di cellule di cancro epiteliale, tra cui mammella, prostata, polmone, colon, ovaio, cervicale ed endometrio nella coltura cellulare.

Un altro articolo ci dice che le attuali osservazioni in letteratura suggeriscono che la vit.E potrebbe essere un candidato adatto per il trattamento adiuvante del cancro.

Gli studi che si occupano di questo sono migliaia.

Colesterolo.

Uno studio ci dice che la vit.E ha causato una pronunciata inibizione della biosintesi del colesterolo ex novo.

Sistema immunitario ed infiammazione

Uno studio ci dice che, sebbene la carenza sia rara, è stato dimostrato che l’integrazione di vit.E al di sopra delle attuali raccomandazioni dietetiche migliora la funzione del sistema immunitario e riduce il rischio di infezione, in particolare negli individui più anziani.

Un altro studio conclude dicendo che, nell’insieme, i risultati suggeriscono che la vit.E è un nutriente importante per il mantenimento del sistema immunitario, soprattutto negli anziani.

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina#respond Thu, 16 Jun 2022 03:15:59 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12596 La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti. Storia e struttura. Dove si trova. A cosa serve. Fabbisogno giornaliero. Degradazione. […]

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti.

  • Storia e struttura.
  • Dove si trova.
  • A cosa serve.
  • Fabbisogno giornaliero.
  • Degradazione.
  • Riserve.
  • Carenza di vit.B1
  • Il Beriberi.
  • Alcuni studi specifici.

 

Storia e struttura.

Venne scoperta da Casimir Funk (scienziato polacco) che nel 1912 descrisse un nuovo composto organico essenziale alla vita dell’uomo che chiamò VITAMINA. Si trattava di quella che poi fu chiamata Vitamina B1 o Tiamina. Ha numerose funzioni metaboliche; tra queste soprattutto di coenzima catalizzatore, ad esempio nella via dei glucidi e in quella degli amminoacidi. Si tratta di un composto organico sulfuroso incolore con formula chimica C12H17N4OS. Si tratta di una vitamina idrosolubile che ha stabilità a pH acido, ma è instabile in soluzioni alcaline. Facendo parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, è una di quelle che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione. Risulta termolabile in cottura, ma stabile al congelamento. È sensibile alla luce ultravioletta e all’irradiazione gamma e reagisce fortemente alle reazioni di Maillard.

Dove si trova.

cartaceo euro 12,38
digitale euro 5

La vit.B1 si trova sia negli alimenti di origine animale che in quelli di origine vegetale. Presente in particolare nei cereali, nei legumi, nelle uova, nella carne di maiale e nel lievito. Le fonti di vit.B1 più importanti sono i cereali integrali ed i prodotti derivati dalle loro farine (pasta, riso, pane e prodotti da forno di vario tipo, ma sempre integrali), il germe di grano, il lievito di birra e la carne di maiale, seguiti da pesce di mare e d’acqua dolce (tonno, trota ecc.) ed  altri prodotti ittici (cozze ecc.). La tiamina si trova, anche se in quantità minori, anche in alcuni legumi (ceci, fagioli bianchi, fagioli di Spagna), nel fegato di manzo e nella carne in generale, nel succo d’arancia, nei semi di girasole e nello yogurt. Al contrario, il latte, così come le uova, ha un contenuto di vit.B1 scarso, che viene ulteriormente e sostanzialmente ridotto dalla pastorizzazione e dalla bollitura, mentre frutta e vegetali ne sono pressoché privi, soprattutto se non consumati crudi. Dopo essere stata ingerita, la vit.B1 viene rapidamente assorbita dall’intestino tenue e trasformata in tiamina libera per rimozione del gruppo fosfato. Viene poi immessa nel sangue e distribuita ai vari organi e apparati. La tiamina viene principalmente immagazzinata nel fegato, che ne contiene però quantità molto limitate e insufficienti a soddisfare il fabbisogno se non c’è un apporto dietetico costante ed adeguato. Alcuni batteri presenti nella microflora intestinale endogena sono in grado di produrre vit. B1, ma non è chiaro se questa fonte incida sull’apporto nutrizionale quotidiano e in quale misura.

La vit.B1 è fortemente usata dall’organismo, soprattutto nei periodi di notevole impegno fisico e intellettivo, quando la dieta è ricca di carboidrati, in caso di elevato consumo di bevande alcoliche e se si fuma.  

Viene eliminata attraverso i reni nelle urine come le altre vitamine idrosolubili ed è scarsamente accumulata. L’eliminazione della vit.B1 può essere favorita dall’uso di alcuni farmaci. (vedi lo specchietto riassuntivo in Vitamine del gruppo B). Tra i medicinali che possono alterare il metabolismo della tiamina ricordiamo alcuni diuretici, usati per chi soffre di ipertensione o insufficienza cardiaca, e alcuni agenti chemioterapici. L’assunzione di vit.B1, anche a elevato dosaggio, non ha mai dato luogo a interazioni significative con terapie farmacologiche assunte contemporaneamente. Risulta quindi possibile e sicura la supplementazione di tiamina se necessaria in persone affette da patologie acute o croniche. 

Va notato che tutti gli organismi viventi usano la vit.B1, ma questa viene prodotta autonomamente solo da batteri, funghi e piante. Gli animali devono ricavarla dalla dieta. L’assunzione insufficiente negli uccelli produce una polineurite caratteristica.

A cosa serve.

La vit.B1, come le altre del gruppo B, è fondamentale per poter ricavare energia dalle sostanze nutritive, dato che interviene nel processo di trasformazione (metabolismo) dei carboidrati, delle proteine e dei grassi. È necessaria per la crescita, lo sviluppo e la funzionalità delle cellule e per il normale funzionamento di cervello, nervi e cuore. Di conseguenza ha un ruolo di grande importanza nel periodo di crescita dei bambini. La vit.B1 aumenta le capacità attentive e di apprendimento, mentre la sua carenza è in grado di provocare deperimento.

Fabbisogno giornaliero

La quantità necessaria giornalmente varia con l’età:

0-6 mesi di vita, durante la vita fetale e nei primi 6 mesi di vita il fabbisogno di vitamina B1è soddisfatto dall’allattamento naturale o dal latte artificiale.

6-12-mesi, 0,3 mg

1-3 anni,   0,4 mg

4-6 anni,   0,5 mg

7-10 anni, 0,8 mg

Dopo la pubertà il fabbisogno giornaliero diventa leggermente maggiore nei maschi rispetto alle femmine:

11-14 anni, 1,1 mg per i maschi e 1,0 mg per le femmine

15 anni in poi, 1,2 mg per i maschi e 1,1 mg per le femmine

Durante la gravidanza e l’allattamento il fabbisogno di vit.B1 della donna è di 1,4 mg al giorno.

Degradazione.

Negli alimenti la vit.B1 può essere degradata in vari modi. I solfiti, che si ritrovano spesso come

conservanti, attaccano la tiamina sul ponte del metilene, separando l’anello pirimidinico dall’anello tiazolico. La velocità è maggiore in condizione acida.

Può essere degradata dalle tiaminasi termolabili presenti nel pesce e nei molluschi crudi. Alcune tiaminasi sono prodotte anche dai batteri e sono enzimi della superficie cellulare che, prima di essere attivati, devono dissociarsi dalla membrana. Questa dissociazione può verificarsi nei ruminanti in condizioni di acidosi. I batteri dei ruminanti riducono anche il solfato in solfito, e per questo motivo un’assunzione elevata di solfato nella dieta può avere attività tiamina-antagonista.

Riserve.

Le riserve di tiamina sono di circa 25-30 mg, con maggior concentrazione nei muscoli scheletrici, nel cuore, nel cervello, nel fegato e nei reni. Le riserve sono presenti nel plasma, nel latte, nel liquido cerebrospinale e, si presume, in tutto il liquido extracellulare. Il calcio e il magnesio hanno dimostrato di influenzare la distribuzione della tiamina nel corpo, e la carenza di magnesio aggrava la carenza di vitamina B1. Il contenuto vitaminico nei tessuti umani è inferiore a quello di altre specie.

Carenza di vit.B1.

La vitamina B1 sintetica è utilizzata per trattare la carenza nutrizionale che, se grave, può rivelarsi fatale – soprattutto nel lattante.

Nei casi meno gravi di carenza si hanno sintomi non specifici, come: malessere, perdita di peso, irritabilità e confusione. I casi gravi invece, si ha il Beriberi, sindrome di Wernicke – Korsakoff, neuropatia ottica, morbo di Leigh, atassia stagionale africana e mielinolisi pontina centrale.

Le donne incinte hanno un fabbisogno superiore e quindi un maggior rischio di carenza, probabilmente dovuto al fatto che la vit.B1 viene inviata preferibilmente al feto e alla placenta, specialmente durante il terzo trimestre di gravidanza. Le donne con iperemesi gravidica hanno un rischio superiore. In caso di allattamento e carenza nella madre, la vit.B1 viene somministrata direttamente nel latte materno – anche se ciò non risolve il deficit nella nutrice.

È stato ipotizzato che la carenza di vit.B1 svolga un ruolo nel cattivo sviluppo del cervello del bambino, il che potrebbe indurre la “sudden infant death syndrome” (SIDS) – sindrome della morte improvvisa del bambino.

Nei paesi occidentali, la carenza di vit.B1 si manifesta principalmente negli alcolisti con encefalopatia di Wernicke. Sono a maggiore rischio gli anziani, le persone con HIV / AIDS o diabete mellito tipo 2 e le persone che hanno subito la chirurgia bariatrica. La carenza di vit.B1 è stata associata all’uso nel lungo termine di diuretici ad alto dosaggio, in particolare furosemide – per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Il Beriberi.

Sebbene non sia ormai da noi una malattia diffusa, il Beriberi è la tipica malattia da carenza di vit.B1, dovuta ad inadeguato apporto con la dieta o a malassorbimento della vitamina a livello intestinale. Il Beriberi è comune tra chi si alimenta quasi esclusivamente di riso brillato o altri carboidrati raffinati (es. farina bianca e zucchero bianco), come accade in alcuni Paesi in via di sviluppo. Può essere conseguenza dell’alcolismo cronico e si riscontra tra i dializzati. Il deficit di tiamina può anche essere dovuto ad una compromissione del metabolismo come nell’ insufficienza epatica, o a situazioni che richiedono maggior apporto di vit.B1, come nel caso di ipertiroidismo, gravidanza, allattamento o malattie febbrili.

I primi sintomi del beriberi sono: stanchezza, irritabilità, disturbi del sonno, dispnea, ritenzione di fluidi (edema) e cardiopalmo. Il coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale provoca disturbi addominali, mancanza di appetito, indigestione e costipazione. La carenza provoca neuropatie periferiche soprattutto a carico degli arti inferiori (beriberi secco). Si ha la comparsa di parestesie, bruciore ai piedi (particolarmente grave di notte), crampi e dolori alle gambe, atrofie muscolari e paralisi. Una complicanza può essere una polineuropatia diffusa e la sindrome di Wernicke-Korsakoff, che porta ad apatia, nistagmo, atassia, confusione mentale, disfonia e alterazione della memoria.

Il beriberi può portare anche disturbi cardiovascolari (beriberi umido): i primi segni sono: aritmia, vasodilatazione, tachicardia e acidosi lattica. Successivamente si ha un’insufficienza cardiaca che provoca ortopnea, cardiomegalia, edema polmonare e periferico. Di solito il Beriberi reagisce positivamente al trattamento con la tiamina in presenza di segni e sintomi di carenza, che deve essere somministrata a lungo per via endovenosa e intramuscolare. Importante anche eliminare i fattori che ne ostacolano l’assorbimento intestinale, correggendo ovviamente la dieta.

Alcuni studi specifici.

1) Un articolo High-dose vitamin B1 reduces proliferation in cancer cell lines analogous to dichloroacetate suggerisce che alte dosi di Tiamina possano ridurre la proliferazione di cellule cancerose grazie ad un meccanismo simile a quello del dicloroacetato.

2) Un altro studio Vitamin B1 Intake and the Risk of Colorectal Cancer: a Systematic Review of Observational Studies ha trovato che l’assunzione di vit.B1 è inversamente associata con il rischi o di cancro colon rettale.

3) Questa ricerca Vitamin intake and risk of subtypes of esophageal cancer in Germany ci dice che i dati hanno mostrato che una bassa assunzione di vitamina C ed E correla in modo significativo con lo sviluppo del carcinoma a cellule squamose e dell’ adenocarcinoma dell’esofago nei maschi.

 

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Vitamine del gruppo B https://dietazonaonline.com/vitamine-del-gruppo-b https://dietazonaonline.com/vitamine-del-gruppo-b#respond Sun, 12 Jun 2022 02:52:05 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12585 Vitamine del Gruppo B Le vitamine del gruppo B sono 9. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti: Generalità. Vitamina B1 Vitamina B2 Vitamina B3 Vitamina B5 Vitamina B6 Vitamina B8 Vitamina B9 Vitamina B12 Vitamina B17(contestata)   Generalità. Le vitamine del gruppo B rappresentano la maggior parte delle vitamine idrosolubili,(oltre alla vitamina C) […]

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Vitamine del Gruppo B

Le vitamine del gruppo B sono 9. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Generalità.
  • Vitamina B1
  • Vitamina B2
  • Vitamina B3
  • Vitamina B5
  • Vitamina B6
  • Vitamina B8
  • Vitamina B9
  • Vitamina B12
  • Vitamina B17(contestata)

 

Generalità.

Le vitamine del gruppo B rappresentano la maggior parte delle vitamine idrosolubili,(oltre alla vitamina C) e svolgono numerosissime e differenti funzioni, tutte essenziali per l’organismo. Il loro apporto con la dieta deve essere adeguato, nonostante si tratti di molecole per lo più immagazzinabili nel fegato.

La loro carenza può determinare avitaminosi, cioè l’assenza totale o ipovitaminosi che è semplicemente la carenza parziale. L’eccesso, che generalmente è farmacologico, può indurre ipervitaminosi e conseguenti effetti collaterali anche gravi.

Quasi tutte le vitamine del gruppo B sono termolabili ad eccezione delle vit. B2, B6 e (parzialmente) la B12.  Questo significa che la cottura degli alimenti riduce il contenuto vitaminico complessivo più o meno sensibilmente. La temperatura non è l’unica variabile che incide sulla presenza o meno di vitamine del gruppo B negli alimenti; alcune di esse sono anche fotosensibili (vitamina B2, B6 e B8) e quindi la loro presenza nei cibi dipende dall’esposizione di questi ultimi alla luce e dalla lunghezza e/o metodo di conservazione. Inoltre, la vitamina B1 o tiamina risulta particolarmente danneggiata da alcuni conservanti alimentari, peculiarità che rende gli alimenti “in barattolo” ulteriormente impoveriti in vitamine.

Le vitamine del gruppo B subiscono l’azione di altre molecole anti-nutrizionali dette ANTIVITAMINE. Sono principi attivi che riducono la biodisponibilità delle vitamine dl gruppo B e ne ostacolano l’utilizzo da parte dell’organismo umano. Tra queste: ossitiamina, juritiamine, tiaminasi, farmaci antimalarici, farmaci anticoncezionali e farmaci anticonvulsivanti.

Per garantire un corretto apporto di vitamine del gruppo B è essenziale conoscere i propri livelli di razioni raccomandate per la popolazione italiana (LARN). Ovviamente questi valori possono risultare diversi dalla media per sport agonistico, condizioni fisiologiche speciali, malassorbimento acuto o cronico, epatiti, alterazione della flora batterica intestinale, alcolismo, infezioni ecc. È inoltre utile gli eventuali farmaci o le molecole anti-vitaminiche per contrastarne l’effetto.

Quando possibile da un punto di vista igienico, preferire alimenti crudi, poco cotti, cotti solo superficialmente, NON conservati in barattolo e integri (quindi non deperiti). Solo se necessario si può integrare con prodotti da banco o farmaceutici.

N.B. le seguenti sono indicazioni di massima. Ogni vitamina ha una pagina propria (in elaborazione).

Fonti Alimentari e Funzioni delle vitamine del gruppo B.

Vitamina B1

La vit. B1 (tiamina o aneurina): anche detta antiberiberi, si trova sopratutto nei cereali integrali (ma meno in quelli raffinati), nel germe di grano, nei legumi, nel fegato, nei molluschi e nei funghi. Come molte altre vitamine del gruppo B ha il ruolo di coenzima (nel metabolismo dei glucidi) oltre a influenzare la trasmissione dell’impulso nervoso ed intervenire nel metabolismo dell’alcol etilico.

Vitamina B2

La vit. B2 (riboflavina) ha proprietà antidermatitica. Si trova nei cibi di origine animale come fegato,  uova, latte, pesce e nei cereali integrali e nei funghi. E’ un costituente coenzimatico (FAD e FMN) e partecipa anche al mantenimento delle mucose.

Vitamina B3

La vit. B3 o PP (acido nicotinico e nicotinamide), ha funzione antipellagra. La si trova soprattutto negli alimenti di origine animale come fegato, pollame, carne, tonno e latte, ma anche nei legumi. Può essere sintetizzata a partire dall’amminoacido essenziale triptofano. E’ un costituente coenzimatico (NAD e NADP) e interviene nel metabolismo di lipidi, glucidi e protidi.

Vitamina B5

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digitale euro 5

La vit. B5 (acido pantotenico) svolge funzioni nell’accrescimento. Questa vitamina si trova nel fegato, nella carne, nei cereali integrali, nelle uova, nei vegetali e nelle noci. Nei tessuti si ritrova sotto forma di coenzima (CoA), un elemento importante nel metabolismo dei lipidi, glucidi e protidi, oltre che nella sintesi del colesterolo e degli ormoni steroidei.

Vitamina B6

La vit. B6 (piridossina, piridossale e piridossamina) ha funzione antidermatitica.È presente nei cereali integrali, fegato, spinaci, piselli e banane, ed è un costituente dei coenzimi che partecipano al metabolismo degli amminoacidi.

Vitamina B8

La vit. B8 o vitamina H (biotina ed α-biotina), come la B2 e la B6, ha funzione antidermatitica. Presente principalmente nel tuorlo d’uovo, nel fegato, nel rene, nei vegetali verdi e nella carne, ma è anche sintetizzata dalla flora batterica intestinale. Forma un coenzima utile nella sintesi dei grassi, degli amminoacidi e dei glucidi.

Vitamina B9

La vit. B9 o acido folico (acido pteroil-glutammico) ha proprietà antianemiche. La si trova nel tuorlo d’uovo, nel fegato, nei reni, nei vegetali verdi, negli asparagi, nel germe di grano e nei legumi. È un elemento essenziale per i coenzimi di sintesi degli acidi nucleici e riproduzione dei globuli rossi e bianchi.

Vitamina B12

Il mio libro sullo STRESS
digitale euro 5
cartaceo euro 12,48

La vit. B12 (cianocobalamina), come la B9 svolge funzione antianemica. Si trova in buone quantità nel fegato umano e, nella sua forma ATTIVA, si trova esclusivamente negli alimenti di origine animale: carne, uova, pesce, molluschi, fegato, reni e latte. Entra nella composizione di un coenzima utile per diverse funzioni: assieme alla B9 sintetizza gli acidi nucleici, determina la replicazione dei globuli rossi e favorisce il funzionamento del sistema nervoso.

Vitamina B17

La vit. B17 (amigdalina) è una vitamina che richiede approfondimenti, perché appartiene alla famiglia dei glicosidi cianogenetici, cioè in grado di dare origine ad acido cianidrico. È particolarmente concentrata nelle mandorle amare, ma è presente anche nei noccioli delle pesche, delle prugne, delle ciliegie e dei semi delle mele. Secondo molti studi svolge funzioni anticancro.

Per un trattamento più dettagliato visitare

le pagine delle singole vitamine

 

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Lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina#respond Mon, 06 Jun 2022 10:01:29 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12551 La lattoferrina contenuta nel latte dei mammiferi è un fattore importantissimo nel mantenimento della salute

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La Lattoferrina, (o lattotransferrina) è una glicoproteina composta da 703 aminoacidi, ad azione ferro-trasportatrice ed immunitaria, identificata per la prima volta da Sorensen nel 1939 all’interno nel latte vaccino. Sicuramente ben poco conosciuta, è una sostanza naturale di importanza straordinaria e per questo viene ignorata dalla mafia farmaceutica. Il questa pagina si parla di:

  • Dove si trova.
  • Concentrazioni.
  • Il Ruolo Biologico.
  • A Cosa Serve.
  • Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.
  • Efficace contro i tumori.
  • Fonte di ferro ed antiossidante.
  • Importante per le ossa.
  • Diagnostica di laboratorio.
  • Integratore.

 

 

Dove si trova.

Molto abbondante nel colostro umano o primo latte, la lattoferrina circola nell’organismo prevalentemente nel plasma sanguigno. E’ parte fondamentale dei globuli bianchi neutrofili, ma si crede essere prodotta anche da altre cellule. La si trova in tre forme chimiche: priva di ferro, monoferrica e differenziale.

Si conoscono tre isoforme (cioè forme parzialmente diverse di molecole proteiche con la stessa funzione) di lattoferrina, due dotate di attività RNasi (lattoferrina-beta e lattoferrina-gamma) e una priva di tale attività (lattoferrina-alfa). I recettori cui si lega la lattoferrina si trovano sul tessuto intestinale, monociti / macrofagi, neutrofili, linfociti, piastrine e su alcuni batteri. Questa sostanza svolge molte funzioni biologiche come il controllo della disponibilità di ferro e la modulazione immunitaria (antimicrobica, antivirale, antimicotica, antiossidante ecc.), anche se molti studi sono in corso.

Concentrazioni.

Le concentrazioni della sostanza sono variabili nei vari liquidi:

Colostro: 5-7 mg / ml; Latte di transizione: circa 3.7 mg / ml; Latte maturo: 1-2 mg / ml; Sangue: 0.02-1.5 µg / ml; Latte vaccino: 31,8 – 485,6 μg / ml (può aumentare significativamente in caso di infezione mammaria).

Il Ruolo Biologico.

Da un punto di vista enzimatico, già un vecchio studio del 1974 “RNase inhibition of reverse transcriptase activity in human milk”  certificava il ruolo eziologico dei virus tumorali a RNA nel cancro mammario di animali da esperimento. Questo, insieme all’osservazione di particelle morfologicamente simili nel latte umano, suggerisce la sua utilità per il rilevamento di virus tumorali a RNA nel latte umano.

La lattoferrina idrolizza l’RNA, distruggendolo e così l’ RNasi del latte, inibisce la trascrizione inversa dei retrovirus che causano il cancro al seno.

Si trova una conferma empirica di questo in uno studio che ha confrontato le donne Parsi nell’India Occidentale, con un livello di RNasi nel latte molto inferiore rispetto ad altri gruppi, (Americane, Hindu) hanno un tasso di cancro al seno tre volte superiore alla media delle altre donne prese in esame. Da questo è facile dedurre che le ribonucleasi del latte, ed in particolare la lattoferrina, possono svolgere un ruolo importante nel meccanismo di patogenesi di questi tumori.

Sicuramente, quindi, queste proprietà verranno ignorate.

Per quanto riguarda la densità ossea, uno studio mostra che una forma di lattoferrina arricchita con ribonucleasi ha dimostrato di avere effetti positivi sul turnover osseo, aiutando a diminuire il riassorbimento minerale e ad aumentando il deposito. Si è visto che una supplementazione con questa sostanza mostra una significativa riduzione del riassorbimento osseo e aumento della formazione ossea osteoblastica, per ripristinare l’equilibrio del turnover osseo in breve tempo.

Un altro studio mostra che porta alla riduzione nella formazione di osteoclasti responsabili dell’erosione della matrice ossea , il che significa diminuire le risposte pro-infiammatorie con un aumento delle risposte antinfiammatorie.

Altra proprietà importante della lattoferrina è la sua capacità di legarsi con gli acidi nucleici. La frazione di lattoferrina estratta dal latte contiene il 3,3% di RNA, nonostante si leghi preferibilmente al DNA a doppio filamento piuttosto che al DNA a filamento singolo. La capacità della lattoferrina di legare il DNA viene sfruttata per il suo isolamento e purificazione mediante cromatografia di affinità.

Oltre ad essere tipica del latte, la lattoferrina si trova anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. È maggiormente presente nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento. Risulta inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine.

A Cosa Serve.

Le  sue proprietà antimicrobiche dipendono principalmente alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche – come l’Escherichia coli – che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico).

Ha anche azione antibatterica diretta grazie alla capacità di danneggiare gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative. Per queste proprietà la lattoferrina viene usata dall’industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. La lattoferrina si concentra a livello di molte mucose, gli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell’organismo comunicanti con l’esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

La sua capacità antivirale dipende dalla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l’Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l’HIV. Il seguente articolo è una interessante sintesi delle varie proprietà dimostrate della Lattoferrina Lactoferrin: a multifunctional protein

Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.

Un altro interessante studio ci dice che la lattoferrina agisce come agente antinfiammatorio promuovendo le citochine “buone” come l’interleuchina (IL)-4 e IL-10 e riducendo le citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale-alfa, IL-6 e IL-1 beta e la downregulation del fattore nucleare-kappa. Il trattamento con Lattoferrina è semplice, sicuro e potenzialmente efficace per la prevenzione e il trattamento delle infezioni da COVID 19 (ma non solo), e può essere utile per giovani adulti, anziani, bambini e donne in gravidanza. Ovviamente nessuno ne ha mai informato le persone. L’articolo è particolarmente interessante perché non si occupa solo dell’azione anti Coronavirus e perché consiglia l’uso di altre semplici sostanze come lo Zinco. Ovviamente l’articolo sopracitato è solo uno dei tanti che sottolineano l’utilità di questa semplice sostanza specificatamente contro il Coronavirus. Ne cito di seguito alcuni altri.

1) Lactoferrin for the treatment of COVID-19 (Review)

2) Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation

3) Protective Effects of Lactoferrin against SARS-CoV-2 Infection In Vitro

Non posso non ricordare uno studio svolto presso l’Università di Catania e pubblicato nel 2021 che dice: “Per le sue proprietà antivirali, la lattoferrina è stata proposta anche come valida opzione per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Qui, gli usi della lattoferrina nella pratica clinica come trattamento nuovo, sicuro e basato sull’evidenza per molti tipi di disturbi“.

Lo studio si intitola: Lactoferrin: Cytokine Modulation and Application in Clinical Practice.

Peccato che in Italia non se ne siano accorti.

A questo indirizzo potete trovare una impressionante raccolta di studi sull’utilità e l’efficace uso della Lattoferrina contro il Covid. Consultando la cartina del mondo presente nel link, si viene così a scoprire come la Lattoferrina sia stata adottata come terapia precoce (entro il terzo giorno) in Egitto, dove i miglioramenti sono stati del 76% !!!

La lattoferrina si dimostra efficace anche nella lotta a certe micosi – ad esempio, Candida.

Efficace contro i tumori.

Esistono anche studi (qui uno) che evidenziano un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, inibendo l’angiogenesi. Altri studi ci confermano questa capacità:

1) Bovine Lactoferrin and Lactoferricin, a Peptide Derived from Bovine Lactoferrin, Inhibit Tumor Metastasis in Mice.

2) Oral Lactoferrin Results in T Cell–Dependent Tumor Inhibition of Head and Neck Squamous Cell Carcinoma In vivo .

Fonte di ferro ed antiossidante.

La sua capacità di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio, Da notare come entrambe facciano parte della stessa famiglia di proteine – dette transferrine – capaci di legare e trasferire ioni Fe3+. Ogni molecola di lattoferrina può legarsi fino a 2 ioni ferrici ed in base alla saturazione può dar luogo a tre forme, dette: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (legata a due ioni ferrici). La sua attività permane anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi. Grazie al già citato colostro (primo latte), particolarmente ricco di lattoferrina, si favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il neonato a combattere gli agenti patogeni responsabili delle gastroenteriti, le coliche del neonato. La lattoferrina, inoltre, è anche importante fonte di ferro facilitandone l’assorbimento da parte del bambino. Questo aspetto è significativo perché il ferro è l’unico minerale presente nel latte materno in quantità inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante. Questo deficit viene colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale.

La sua capacità di legarsi al ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come antiossidante, dato che sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che questo produca i noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Gli integratori alimentari di lattoferrina bovina sono indicati per migliorare e supportare la risposta del sistema immunitario attraverso le loro proprietà antiossidanti, antibatteriche e antivirali Bovine lactoferrin supplementation supports immune and antioxidant status in healthy human males

Importante per le ossa.

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Studi attribuiscono alla lattoferrina proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

Grazie a questo effetto, gli studi consigliano l’uso di Lattoferrina da sola o in combinazione con altri composti biologicamente attivi, per la rigenerazione del tessuto osseo e nel trattamento delle malattie ossee. Lactoferrin in bone tissue regeneration

Diagnostica di laboratorio.

Nella diagnostica, si possono usare le concentrazioni di lattoferrina nelle feci al fine di ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Questo è possibile perché queste patologie si accompagnano tipicamente a un aumento della lattoferrina fecale.

Integratore.

Visti i molti studi da cui si evince come la lattoferrina sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e promotrici di una corretta ecologia intestinale in modelli umani e animali, si può postulare il suo uso in molte condizioni patologiche sia a livello preventivo che terapeutico.

Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può da un lato aumentare la suscettibilità dei batteri alla terapie farmacologiche e dall’altro, in sinergia con i probiotici, promuovere la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

Ovviamente una simile strategia terapeutica può essere adottata previo specifico consiglio medico, sempre che il vostro medico abbia competenze in proposito.

 

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Vitamina A https://dietazonaonline.com/vitamina-a https://dietazonaonline.com/vitamina-a#respond Mon, 30 May 2022 04:57:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12486 La vitamina A, liposolubile, dove si trova e quali funzioni svolge

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VITAMINA A o Retinolo, Acido retinoico, Retinaldeide (liposolubile).

Di origine sia vegetale che animale, ampiamente presente negli alimenti, raramente carente nella dieta; l’eccesso può essere nocivo ed avere complicanze anche gravi, soprattutto per il feto della donna incinta. Proviene soprattutto da fonti nutrizionali di origine animale (fegato, tuorlo d’uovo -dove sono presenti anche dei carotenoidi-, nei crostacei, nel latte intero, nel burro e nel formaggio) ma può essere sintetizzata nell’intestino partendo dal β carotene, un precursore/provitamina di origine prevalentemente vegetale (colore giallo-arancio), appartenente al vasto gruppo dei carotenoidi (oltre 600 tipi).

È importante per la vista, la crescita e il differenziamento dei tessuti, la divisione cellulare, la riproduzione e l’immunità. Inoltre è nota per le sue proprietà antiossidanti.

La vitamina A è introdotta nell’organismo attraverso gli alimenti in due forme: direttamente come vitamina A (retinolo), attraverso cibi di origine animale e come provitamina A (carotenoidi), precursore della vitamina, mediante cibi di origine vegetale

Il precursore viene convertito in vitamina A all’interno dell’intestino tenue e poi va a depositarsi nel fegato che provvederà, in base alle esigenze dell’organismo, a immagazzinarlo oppure a rilasciarlo poco alla volta legato ad una proteina che lo trasporta nel sangue. Le due fonti di vitamina A non si equivalgono, il nostro organismo assorbe meglio il retinolo derivato dalle fonti animali.

Ci sono anche altri tipi di carotenoidi reperibili negli alimenti che però non vengono convertiti in vitamina A, ma che sono comunque importanti: licopene, luteina e zeaxantina.

Il β carotene viene trasformato in vitamina A grazie ad un enzima che, per ogni molecola di β carotene, ricava due unità di vitamina A. I cibi ricchi di β carotene sono prevalentemente vegetali gialli, arancioni e rossi, carote, zucca, albicocche, patate dolci, meloni, ma anche le verdure a foglia verde scuro (spinaci, broccoli, cicoria, bieta ecc.)

Questa vitamina viene immagazzinata nel fegato, garantendo il buon funzionamento del corpo fino a uno o due anni, in un soggetto sano e ben nutrito. È essenziale per le cellule epiteliali, la crescita delle ossa e dei denti, lo sviluppo sessuale nell’adolescente e la fertilità nell’adulto.

Aumenta la resistenza alle infezioni rinforzando il sistema immunitario, assicura un buon funzionamento della vista e permette la visione crepuscolare, protegge la pelle dai danni causati dall’esposizione al sole ed ha un potente effetto antiossidante dato che combatte i radicali liberi, contrasta gli effetti dannosi provocati dall’inquinamento e dal fumo e sembra esercitare un ruolo protettivo sul cancro alla prostata ed altri tumori.

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Una delle manifestazioni cliniche più evidenti della carenza di vitamina A  nell’uomo è una grave cecità notturna o xeroftalmia. Oltre a questo è noto che la vitamina A nutre i capelli e contribuisce a ritardarne l’invecchiamento. La carenza ha effetti negativi sui capelli, che si traducono in alterazioni delle ghiandole sebacee, nella formazione di forfora e di capelli secchi e nel costante e sempre più evidente ispessimento del cuoio capelluto.

FABBISOGNO GIORNALIERO (vit A o retinolo) è di circa 0,6-0,7 mg,(o 600-700 µg) che possono aumentare fino a 0,95 mg (o 950 µg) durante l’allattamento. Sensibile al calore, molte delle sue caratteristiche vengono perse durante la cottura dei cibi. Meglio dunque consumarli crudi o dopo averli sottoposti a una breve cottura.

Alcuni studi che consiglio.

1) THE BIOLOGICAL FUNCTION OF VITAMIN A ACID  testo in PDF del 1960, parla in maniera completa della vitamina A. Consigliato

2) THE FUNCTION OF VITAMIN A: CURRENT CONCEPTS solo abstract del 1983, ma espone in modo sintetico tutte le informazioni più importanti. Consigliato

3) VITAMIN A testo in PDF del 2017, contiene tutto quello che serve sapere sulla vitamina A. Consigliato

4) AN UPDATED COMPREHENSIVE REVIEW ON VITAMIN A AND CAROTENOIDS IN BREAST CANCER: MECHANISMS, GENETICS, ASSESSMENT, CURRENT EVIDENCE, AND FUTURE CLINICAL IMPLICATIONS articolo completo, del 2021.  Questa recensione fornisce informazioni sui ruoli preventivi e terapeutici della vitamina A e dei carotenoidi nello sviluppo e nella progressione del cancro al seno. Consigliato

5) VITAMIN A AND APOPTOSIS IN PROSTATE CANCER solo abstract del 2002,  spiega come la vitamina A e i suoi analoghi naturali e sintetici (retinoidi) inducono l’apoptosi nelle cellule tumorali della prostata in vitro e in modelli animali, principalmente attraverso l’induzione del recettore beta dell’acido retinoico (RARbeta). Consigliato

6) VITAMIN A AND RISK OF BLADDER CANCER: A META-ANALYSIS OF EPIDEMIOLOGICAL STUDIES articolo completo del 2014, risultati di questa meta-analisi indicano che un’elevata assunzione di vitamina A era associata a un minor rischio di cancro alla vescica. Consigliato

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Tutti i gravi danni prodotti alla salute dalla TV

 

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Covid 19 ed Obesità. La relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione#respond Sat, 04 Sep 2021 02:10:16 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12111 Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19. l’articolo si intitola: Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology […]

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Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19.

l’articolo si intitola:

Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology and biological relationships

L’unico commento personale che mi permetto di inserire è che, dato il contenuto, questo articolo scientifico, a differenza di altri, non pare proprio finanziato dalle aziende farmaceutiche. Visto che è disponibile liberamente, consiglio tutti di scaricarlo prima che scompaia.

Onde evitare equivoci e interpretazioni errate, mi limito a pubblicare alcuni estratti dell’articolo con sotto le relative traduzioni. Avendo il link all’originale sarà facile il controllo.

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After a systematic search of the Chinese and English language literature on COVID‐19, 75 studies were used to conduct a series of meta‐analyses on the relationship of individuals with obesity–COVID‐19 over the full spectrum from risk to mortality. A systematic review of the mechanistic pathways for COVID‐19 and individuals with obesity is presented. Pooled analysis show individuals with obesity were more at risk for COVID‐19 positive, >46.0% higher (OR = 1.46; 95% CI, 1.30–1.65; p < 0.0001); for hospitalization, 113% higher (OR = 2.13; 95% CI, 1.74–2.60; p < 0.0001); for ICU admission, 74% higher (OR = 1.74; 95% CI, 1.46–2.08); and for mortality, 48% increase in deaths (OR = 1.48; 95% CI, 1.22–1.80; p < 0.001).

Dopo una ricerca sistematica della letteratura in lingua cinese e inglese su COVID-19, sono stati utilizzati 75 studi per condurre una serie di meta-analisi sulla relazione degli individui con obesità-COVID-19 sull’intero spettro dal rischio alla mortalità. Viene presentata una revisione sistematica dei percorsi meccanicistici per COVID-19 e per gli individui con obesità. L’analisi aggregata mostra che gli individui con obesità erano più a rischio di positività al COVID-19, >46,0% in più (OR = 1,46; 95% CI, 1,30-1,65; p <0,0001); per l’ospedalizzazione, 113% in più (OR = 2,13; 95% CI, 1,74-2,60; p < 0,0001); per il ricovero in terapia intensiva, 74% in più (OR = 1,74; 95% CI, 1,46-2,08); e per la mortalità, aumento del 48% dei decessi (OR = 1,48; 95% CI, 1,22-1,80; p <0,001).

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For persons with coronavirus disease 2019 (COVID‐19) caused by the severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS‐CoV‐2), there appears to be a strong relationship between being an individual with overweight or obesity and the risks of hospitalization and needing treatment in intensive care units (ICUs). Emerging literature suggests that adults with obesity under the age of 60 are more likely to be hospitalized. The COVID‐19 pandemic has occurred at a time when the prevalence of individuals with overweight/obesity is increasing in virtually all countries globally.

Per le persone con malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), sembra esserci una forte relazione tra l’essere un individuo con sovrappeso o obesità e i rischi di ospedalizzazione e necessità di trattamento in unità di terapia intensiva (UTI). La letteratura emergente suggerisce che gli adulti con obesità di età inferiore ai 60 anni hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale. La pandemia di COVID-19 si è verificata in un momento in cui la prevalenza di individui con sovrappeso/obesità è in aumento praticamente in tutti i paesi del mondo

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In addition, policy responses for mitigating COVID‐19 are creating major economic hardships. The COVID‐19 pandemic has brought to all countries the need to restrict movement, implement social distancing and impede economic activities across a broad spectrum of nonessential occupations. These adjustments have caused food system problems, including changes in food consumption and physical activity patterns, and remote telework environments that may exacerbate current trends in the prevalence of individuals with obesity, while another effect will be to increase the proportion food insecure and also those stunted and malnourished. These changes have long‐lasting implications beyond the mitigation of the current SARS‐CoV‐2 spread and may be detrimental to people’s health.

Inoltre, le risposte politiche per mitigare il COVID-19 stanno creando gravi difficoltà economiche. La pandemia di COVID-19 ha portato in tutti i paesi la necessità di limitare i movimenti, attuare il distanziamento sociale e impedire le attività economiche in un ampio spettro di occupazioni non essenziali. Questi adeguamenti hanno causato problemi al sistema alimentare, inclusi cambiamenti nel consumo di cibo e nei modelli di attività fisica, e ambienti di telelavoro a distanza che possono esacerbare le tendenze attuali nella prevalenza di individui con obesità, mentre un altro effetto sarà quello di aumentare la percentuale di insicurezza alimentare e anche di quelli rachitici. e malnutrito. Questi cambiamenti hanno implicazioni di lunga durata oltre alla mitigazione dell’attuale diffusione di SARS-CoV-2 e possono essere dannosi per la salute delle persone.

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Being an individual with obesity increases the odds of COVID‐19 patients being hospitalized. Among diagnosed COVID‐19 patients, the prevalence of individuals with obesity in hospitalized patients was much higher than that in nonhospitalized patients. For example, a report that included 5700 patients with obesity in New York City showed that 41.7% of COVID‐19 hospitalized patients were individuals with obesity, whereas the average prevalence of individuals with obesity in New York City was 22.0%.

Essere un individuo con obesità aumenta le probabilità che i pazienti COVID-19 vengano ricoverati in ospedale. Tra i pazienti con diagnosi di COVID-19, la prevalenza di individui con obesità nei pazienti ospedalizzati era molto più alta di quella nei pazienti non ospedalizzati. Ad esempio, un rapporto che includeva 5700 pazienti con obesità a New York City ha mostrato che il 41,7% dei pazienti ospedalizzati COVID-19 erano individui con obesità, mentre la prevalenza media di individui con obesità a New York City era del 22,0%.

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We identified 19 studies that examined the relationship and included them in this analysis. Table S4 presents the results; all showed a significantly higher prevalence of individuals with obesity among hospitalized patients than among patients not hospitalized or the general population.

Abbiamo identificato 19 studi che hanno esaminato la relazione e li hanno inclusi in questa analisi. La tabella S4 presenta i risultati; tutti hanno mostrato una prevalenza significativamente più alta di individui con obesità tra i pazienti ospedalizzati rispetto ai pazienti non ricoverati o alla popolazione generale.

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Among patients with symptoms, those with severe or critical conditions had much higher BMIs and individuals with obesity prevalence than the normal population or patients who were COVID‐19 negative. Two studies showed that the odds of having COVID‐19 increased by 30% (OR = 1.30; 95% CI, 1.09–1.54; p = 0.0030) and by 38% (OR = 1.38; p < 0.0001), respectively, among the individuals with obesity.

Tra i pazienti con sintomi, quelli con condizioni gravi o critiche avevano un indice di massa corporea (BMI) molto più elevato e gli individui con prevalenza di obesità rispetto alla popolazione normale o ai pazienti che erano negativi al COVID-19. Due studi hanno mostrato che le probabilità di avere COVID-19 sono aumentate del 30% (OR = 1,30; 95% CI, 1,09-1,54; p = 0,0030) e del 38% (OR = 1,38; p < 0,0001), rispettivamente, tra gli individui con obesità.

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Penso che questi estratti dallo studio siano significativi e mi limito quindi a questi esempi, tra i tanti che lo studio contiene.

Il link all’originale consente a chi voglia di approfondire.

Forse sarebbe stato interessante informare gli italiani  di queste minacce alla loro salute, ma mi rendo conto che questo è al di là della portata degli “esperti ” televisivi.

 

Una causa di ingrassamento a cui non hai mai pensato?

Leggi l’articolo su: Pesticida, obesità e salute

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Nell’epoca del Coronavirus. Aumentare le difese immunitarie

REGOLE D’ORO PER DIFENDERE IL SISTEMA IMMUNITARIO

 

 

 

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ESERCIZIO FISICO E DIFESE IMMUNITARIE. Prima parte. https://dietazonaonline.com/esercizio-fisico-e-difese-immunitarie-prima-parte https://dietazonaonline.com/esercizio-fisico-e-difese-immunitarie-prima-parte#respond Sat, 26 Jun 2021 04:40:59 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=11992 In questa pagina si parla di questi argomenti: Solo il sistema immunitario ci può proteggere. Genetica e stili di vita. Attenti allo STRESS. Studio 1. Studio 2. Questa pagina continua con la: SECONDA PARTE e con REGOLE D’ORO PER DIFENDERE IL SISTEMA IMMUNITARIO .   Solo il sistema immunitario ci può proteggere. Quello che scrivo […]

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In questa pagina si parla di questi argomenti:

  • Solo il sistema immunitario ci può proteggere.
  • Genetica e stili di vita.
  • Attenti allo STRESS.
  • Studio 1.
  • Studio 2.

Questa pagina continua con la: SECONDA PARTE e con REGOLE D’ORO PER DIFENDERE IL SISTEMA IMMUNITARIO .

 

Solo il sistema immunitario ci può proteggere.

Quello che scrivo in questa pagina vale per tutti i disturbi che vedono coinvolto il nostro sistema immunitario, che si tratti di virus, batteri o altri agenti infettivi. 

Se capita di sentire parlare prevalentemente dei disturbi e delle infezioni delle vie respiratorie, non dimentichiamo mai che il nostro Sistema Immunitario (l’unico che può proteggerci) entra in azione sia contro agenti patogeni provenienti dall’esterno sia contro nostre cellule mutate che potrebbero trasformarsi in tumori.

Genetica e stili di vita.

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Se è vero, come ci dicono tutti gli studi, che la nostra salute dipende al 25% dai nostri geni e quindi al 75% dal nostro stile di vita, cosa fare per innalzare le nostre difese immunitarie? Sicuramente molte cose, a partire dall’alimentazione. In questa pagina, però, ci concentriamo sull’importanza determinante dell’attività fisica. Si, l’attività fisica è fondamentale sia nel migliorare, ma anche nel ridurre, le difese immunitarie dell’organismo e, quindi, nel ridurre o nell’aumentare la probabilità di contrarre sia malattie come influenza, raffreddore, tosse e mal di gola, sia altre malattie.

Attenti allo STRESS.

Perché scrivo sia migliorare che ridurre le difese immunitarie? Perché l’attività fisica entro certi limiti, che variano da soggetto a soggetto, è di grande aiuto, ma oltre certi limiti si trasforma in stress, che invece riduce le nostre difese immunitarie. Proprio per questo parlo di attività fisica e non di sport generalmente inteso come un qualcosa di competitivo e che spinge, quindi, ad andare oltre i propri limiti fisici. Fortunatamente su questo importante argomento esistono oggi numerosi studi che ci permettono di farci una idea chiara e di adattare queste conoscenze al nostro organismo.

Studio 1.

Uno studio1 americano pubblicato sul British Journal of Sport Medicine effettuato su 1002 adulti con età comprese tra 18 ed 85 anni, 60% donne e 40% uomini, seguiti per 12 settimane in autunno/inverno, ha rilevato che i giorni con infezioni

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del tratto respiratorio superiore durante il periodo preso in considerazione, è stato del 43% inferiore nei soggetti  che avevano svolto esercizio di tipo aerobico per almeno 5 giorni a settimana rispetto ai soggetti sedentari. Anche la gravità dei sintomi era fino al 41% inferiore in coloro che avevano svolto una buona attività aerobica. Gli studiosi concludono dicendo che l’idoneità fisica percepita e la frequenza dell’esercizio aerobico sono inversamente correlati con il numero di giorni e  con la gravità dei sintomi durante la stagione fredda.

Naturalmente questo è solo uno dei numerosi studi che negli anni più recenti hanno indagato questo argomento. L’immunologia dell’esercizio fisico è, infatti, un’area di ricerca relativamente nuova che ha iniziato ad emergere a partire dagli anni’70. I dati raccolti finora sono coerenti con le linee guida che includono l’esercizio fisico nella propria routine quotidiana per migliorare la salute.

Studio 2.

Un altro studio2 ha mostrato che l’esercizio da lieve a moderato, eseguito circa tre volte a settimana, ha ridotto il rischio di morte durante l’epidemia di influenza di Hong Kong nel 1998. Lo studio è stato condotto su 24.656 adulti cinesi (21% di età compresa tra 30 e 64 anni, 79% di età pari o superiore a 65 anni) morti durante questo focolaio.

Questo studio ha dimostrato che le persone che non hanno praticato alcun esercizio o eseguito troppa attività fisica (oltre cinque giorni alla settimana) hanno avuto il maggior rischio di morte rispetto a persone che si sono esercitate moderatamente.

Questo risultato illustra al meglio quello che ho affermato all’inizio: l’attività fisica è fondamentale nell’aumentare, ma anche nel ridurre, le nostre difese immunitarie.

CONTINUA CON: ESERCIZIO FISICO E DIFESE IMMUNITARIE. Seconda parte.

 

1) Upper respiratory tract infection is reduced in physically fit and active adults
2) Is Exercise Protective Against Influenza-Associated Mortality?

 

 

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