Obesità e sovrappeso – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Mon, 10 Feb 2025 07:39:23 +0000 it-IT hourly 1 GLI ANTIDEPRESSIVI FANNO INGRASSARE E SONO UN PERICOLO PER LA SALUTE https://dietazonaonline.com/gli-antidepressivi-fanno-ingrassare-e-sono-un-pericolo-per-la-salute https://dietazonaonline.com/gli-antidepressivi-fanno-ingrassare-e-sono-un-pericolo-per-la-salute#respond Mon, 10 Feb 2025 07:39:23 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13274 Gli antidepressivi fanno ingrassare ma questo è solo uno dei problemi. Spingono anche spesso al suicidio ed addirittura ad uccidere. Tutto dimostrato da studi.

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Durante la mia pratica professionale avevo spesso constatato come alcune persone che si rivolgevano a me per una dieta dimagrante, erano ingrassate particolarmente con l’uso di antidepressivi prescritti dal medico. Questo fatto di continuare ad ingrassare portava di solito a deprimersi ulteriormente, oltre agli altri danni alla salute, e quindi il medico magari aumentava le dosi di antidepressivo.

Un circolo vizioso drammatico. 

Pur non avendo al momento fatte ricerche specifiche, ero giunto alla conclusione che gli antidepressivi erano un grosso fattore di rischio per l’ obesità. Ma successivamente mi sono reso conto che non si trattava solo di una mia opinione, ma della realtà dimostrata da un numero incredibile di studi scientifici.

Mi limito a riportare uno qui sotto.

—- Is increased antidepressant exposure a contributory factor to the obesity pandemic? (1)

Il disturbo depressivo maggiore (MDD) e l’obesità sono entrambi disturbi eterogenei comuni con eziologia complessa, con un impatto importante sulla salute pubblica. La prescrizione di antidepressivi è aumentata di quasi il 400% dal 1988, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Parallelamente, i tassi di obesità negli adulti sono raddoppiati dal 1980, dal 15 al 30 percento, mentre i tassi di obesità infantile sono più che triplicati. I crescenti tassi di obesità hanno conseguenze significative sulla salute, contribuendo all’aumento dei tassi di oltre trenta gravi malattie. Nonostante il concomitante aumento dell’uso di antidepressivi e dei tassi di obesità nelle società occidentali, l’associazione tra i due, così come i meccanismi alla base dell’aumento di peso indotto dagli antidepressivi, rimangono poco esplorati. In questa revisione, evidenziamo la complessa relazione tra uso di antidepressivi, MDD e aumento di peso. I risultati clinici hanno suggerito che l’obesità può aumentare il rischio di sviluppare MDD e viceversa. L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) avviene in stato di stress; contemporaneamente, l’asse HPA è anche disregolato nell’obesità e nella sindrome metabolica, rendendolo il percorso patofisiologico comune condiviso più compreso con MDD. Numerosi studi hanno indagato gli effetti di diverse classi di antidepressivi sul peso corporeo. Precedenti studi clinici suggeriscono che i triciclici amitriptilina, nortriptilina e imipramina e l’inibitore della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina mirtazapina sono associati all’aumento di peso. Nonostante il fatto che l’uso di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sia stato associato alla perdita di peso durante il trattamento acuto, numerosi studi hanno dimostrato che gli SSRI possono essere associati al rischio a lungo termine di aumento di peso; tuttavia, a causa dell’elevata variabilità e dei molteplici fattori confondenti negli studi clinici, l’effetto a lungo termine del trattamento con SSRI e dell’esposizione a SSRI sul peso corporeo rimane poco chiaro. Un paradigma animale sviluppato di recente mostra che la combinazione di stress e antidepressivi seguita da una dieta ricca di grassi a lungo termine determina, molto tempo dopo l’interruzione del trattamento antidepressivo, un aumento di peso notevolmente superiore a quello causato dalla sola dieta ricca di grassi. Sulla base dei dati epidemiologici, clinici e preclinici esistenti, abbiamo generato l’ipotesi verificabile che l’uso crescente di antidepressivi, con conseguenti alti tassi di esposizione agli antidepressivi, potrebbe essere un fattore che contribuisce all’epidemia di obesità.

Come ho detto sopra, questo è solo uno dei tanti studi che ci dicono che gli antidepressivi fanno ingrassare, ma gli effetti di queste sostanze possono essere molto più gravi e pericolosi, dato che è ormai ampiamente documentato come siano  in grado di produrre una forma di alterazione mentale gravissima, detta ACATISIA  che spinge i soggetti a suicidi, omicidi ed in certe condizioni a vere e proprie stragi ormai documentate a livello giuridico con sentenze.

Se vuoi approfondire questo argomento, qui trovi il mio libro specifico

ANTIDEPRESSIVI. DAVVERO CREDI CHE SERVANO A CURARE LA DEPRESSIONE? TUTTI I GRAVISSIMI EFFETTI AVVERSI DOCUMENTATI SCIENTIFICAMENTE 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA CITATA

  1. https://www.nature.com/articles/tp201625

 

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Lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina#respond Mon, 06 Jun 2022 10:01:29 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12551 La lattoferrina contenuta nel latte dei mammiferi è un fattore importantissimo nel mantenimento della salute

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La Lattoferrina, (o lattotransferrina) è una glicoproteina composta da 703 aminoacidi, ad azione ferro-trasportatrice ed immunitaria, identificata per la prima volta da Sorensen nel 1939 all’interno nel latte vaccino. Sicuramente ben poco conosciuta, è una sostanza naturale di importanza straordinaria e per questo viene ignorata dalla mafia farmaceutica. Il questa pagina si parla di:

  • Dove si trova.
  • Concentrazioni.
  • Il Ruolo Biologico.
  • A Cosa Serve.
  • Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.
  • Efficace contro i tumori.
  • Fonte di ferro ed antiossidante.
  • Importante per le ossa.
  • Diagnostica di laboratorio.
  • Integratore.

 

 

Dove si trova.

Molto abbondante nel colostro umano o primo latte, la lattoferrina circola nell’organismo prevalentemente nel plasma sanguigno. E’ parte fondamentale dei globuli bianchi neutrofili, ma si crede essere prodotta anche da altre cellule. La si trova in tre forme chimiche: priva di ferro, monoferrica e differenziale.

Si conoscono tre isoforme (cioè forme parzialmente diverse di molecole proteiche con la stessa funzione) di lattoferrina, due dotate di attività RNasi (lattoferrina-beta e lattoferrina-gamma) e una priva di tale attività (lattoferrina-alfa). I recettori cui si lega la lattoferrina si trovano sul tessuto intestinale, monociti / macrofagi, neutrofili, linfociti, piastrine e su alcuni batteri. Questa sostanza svolge molte funzioni biologiche come il controllo della disponibilità di ferro e la modulazione immunitaria (antimicrobica, antivirale, antimicotica, antiossidante ecc.), anche se molti studi sono in corso.

Concentrazioni.

Le concentrazioni della sostanza sono variabili nei vari liquidi:

Colostro: 5-7 mg / ml; Latte di transizione: circa 3.7 mg / ml; Latte maturo: 1-2 mg / ml; Sangue: 0.02-1.5 µg / ml; Latte vaccino: 31,8 – 485,6 μg / ml (può aumentare significativamente in caso di infezione mammaria).

Il Ruolo Biologico.

Da un punto di vista enzimatico, già un vecchio studio del 1974 “RNase inhibition of reverse transcriptase activity in human milk”  certificava il ruolo eziologico dei virus tumorali a RNA nel cancro mammario di animali da esperimento. Questo, insieme all’osservazione di particelle morfologicamente simili nel latte umano, suggerisce la sua utilità per il rilevamento di virus tumorali a RNA nel latte umano.

La lattoferrina idrolizza l’RNA, distruggendolo e così l’ RNasi del latte, inibisce la trascrizione inversa dei retrovirus che causano il cancro al seno.

Si trova una conferma empirica di questo in uno studio che ha confrontato le donne Parsi nell’India Occidentale, con un livello di RNasi nel latte molto inferiore rispetto ad altri gruppi, (Americane, Hindu) hanno un tasso di cancro al seno tre volte superiore alla media delle altre donne prese in esame. Da questo è facile dedurre che le ribonucleasi del latte, ed in particolare la lattoferrina, possono svolgere un ruolo importante nel meccanismo di patogenesi di questi tumori.

Sicuramente, quindi, queste proprietà verranno ignorate.

Per quanto riguarda la densità ossea, uno studio mostra che una forma di lattoferrina arricchita con ribonucleasi ha dimostrato di avere effetti positivi sul turnover osseo, aiutando a diminuire il riassorbimento minerale e ad aumentando il deposito. Si è visto che una supplementazione con questa sostanza mostra una significativa riduzione del riassorbimento osseo e aumento della formazione ossea osteoblastica, per ripristinare l’equilibrio del turnover osseo in breve tempo.

Un altro studio mostra che porta alla riduzione nella formazione di osteoclasti responsabili dell’erosione della matrice ossea , il che significa diminuire le risposte pro-infiammatorie con un aumento delle risposte antinfiammatorie.

Altra proprietà importante della lattoferrina è la sua capacità di legarsi con gli acidi nucleici. La frazione di lattoferrina estratta dal latte contiene il 3,3% di RNA, nonostante si leghi preferibilmente al DNA a doppio filamento piuttosto che al DNA a filamento singolo. La capacità della lattoferrina di legare il DNA viene sfruttata per il suo isolamento e purificazione mediante cromatografia di affinità.

Oltre ad essere tipica del latte, la lattoferrina si trova anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. È maggiormente presente nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento. Risulta inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine.

A Cosa Serve.

Le  sue proprietà antimicrobiche dipendono principalmente alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche – come l’Escherichia coli – che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico).

Ha anche azione antibatterica diretta grazie alla capacità di danneggiare gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative. Per queste proprietà la lattoferrina viene usata dall’industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. La lattoferrina si concentra a livello di molte mucose, gli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell’organismo comunicanti con l’esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

La sua capacità antivirale dipende dalla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l’Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l’HIV. Il seguente articolo è una interessante sintesi delle varie proprietà dimostrate della Lattoferrina Lactoferrin: a multifunctional protein

Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.

Un altro interessante studio ci dice che la lattoferrina agisce come agente antinfiammatorio promuovendo le citochine “buone” come l’interleuchina (IL)-4 e IL-10 e riducendo le citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale-alfa, IL-6 e IL-1 beta e la downregulation del fattore nucleare-kappa. Il trattamento con Lattoferrina è semplice, sicuro e potenzialmente efficace per la prevenzione e il trattamento delle infezioni da COVID 19 (ma non solo), e può essere utile per giovani adulti, anziani, bambini e donne in gravidanza. Ovviamente nessuno ne ha mai informato le persone. L’articolo è particolarmente interessante perché non si occupa solo dell’azione anti Coronavirus e perché consiglia l’uso di altre semplici sostanze come lo Zinco. Ovviamente l’articolo sopracitato è solo uno dei tanti che sottolineano l’utilità di questa semplice sostanza specificatamente contro il Coronavirus. Ne cito di seguito alcuni altri.

1) Lactoferrin for the treatment of COVID-19 (Review)

2) Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation

3) Protective Effects of Lactoferrin against SARS-CoV-2 Infection In Vitro

Non posso non ricordare uno studio svolto presso l’Università di Catania e pubblicato nel 2021 che dice: “Per le sue proprietà antivirali, la lattoferrina è stata proposta anche come valida opzione per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Qui, gli usi della lattoferrina nella pratica clinica come trattamento nuovo, sicuro e basato sull’evidenza per molti tipi di disturbi“.

Lo studio si intitola: Lactoferrin: Cytokine Modulation and Application in Clinical Practice.

Peccato che in Italia non se ne siano accorti.

A questo indirizzo potete trovare una impressionante raccolta di studi sull’utilità e l’efficace uso della Lattoferrina contro il Covid. Consultando la cartina del mondo presente nel link, si viene così a scoprire come la Lattoferrina sia stata adottata come terapia precoce (entro il terzo giorno) in Egitto, dove i miglioramenti sono stati del 76% !!!

La lattoferrina si dimostra efficace anche nella lotta a certe micosi – ad esempio, Candida.

Efficace contro i tumori.

Esistono anche studi (qui uno) che evidenziano un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, inibendo l’angiogenesi. Altri studi ci confermano questa capacità:

1) Bovine Lactoferrin and Lactoferricin, a Peptide Derived from Bovine Lactoferrin, Inhibit Tumor Metastasis in Mice.

2) Oral Lactoferrin Results in T Cell–Dependent Tumor Inhibition of Head and Neck Squamous Cell Carcinoma In vivo .

Fonte di ferro ed antiossidante.

La sua capacità di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio, Da notare come entrambe facciano parte della stessa famiglia di proteine – dette transferrine – capaci di legare e trasferire ioni Fe3+. Ogni molecola di lattoferrina può legarsi fino a 2 ioni ferrici ed in base alla saturazione può dar luogo a tre forme, dette: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (legata a due ioni ferrici). La sua attività permane anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi. Grazie al già citato colostro (primo latte), particolarmente ricco di lattoferrina, si favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il neonato a combattere gli agenti patogeni responsabili delle gastroenteriti, le coliche del neonato. La lattoferrina, inoltre, è anche importante fonte di ferro facilitandone l’assorbimento da parte del bambino. Questo aspetto è significativo perché il ferro è l’unico minerale presente nel latte materno in quantità inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante. Questo deficit viene colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale.

La sua capacità di legarsi al ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come antiossidante, dato che sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che questo produca i noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Gli integratori alimentari di lattoferrina bovina sono indicati per migliorare e supportare la risposta del sistema immunitario attraverso le loro proprietà antiossidanti, antibatteriche e antivirali Bovine lactoferrin supplementation supports immune and antioxidant status in healthy human males

Importante per le ossa.

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Studi attribuiscono alla lattoferrina proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

Grazie a questo effetto, gli studi consigliano l’uso di Lattoferrina da sola o in combinazione con altri composti biologicamente attivi, per la rigenerazione del tessuto osseo e nel trattamento delle malattie ossee. Lactoferrin in bone tissue regeneration

Diagnostica di laboratorio.

Nella diagnostica, si possono usare le concentrazioni di lattoferrina nelle feci al fine di ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Questo è possibile perché queste patologie si accompagnano tipicamente a un aumento della lattoferrina fecale.

Integratore.

Visti i molti studi da cui si evince come la lattoferrina sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e promotrici di una corretta ecologia intestinale in modelli umani e animali, si può postulare il suo uso in molte condizioni patologiche sia a livello preventivo che terapeutico.

Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può da un lato aumentare la suscettibilità dei batteri alla terapie farmacologiche e dall’altro, in sinergia con i probiotici, promuovere la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

Ovviamente una simile strategia terapeutica può essere adottata previo specifico consiglio medico, sempre che il vostro medico abbia competenze in proposito.

 

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Fattori determinanti i disturbi cardiocircolatori https://dietazonaonline.com/fattori-determinanti-i-disturbi-cardiocircolatori https://dietazonaonline.com/fattori-determinanti-i-disturbi-cardiocircolatori#respond Wed, 04 May 2022 11:55:07 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12390 I disturbi cardiocircolatori, almeno in Italia, sono la prima causa di morte. Premesso che circa il 25% della nostra salute dipende da fattori genetici ed il rimanente dai nostri stili di vita, cerchiamo di capire i fattori di rischio che incidono nell’insorgenza di infarti ed ictus.                   […]

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I disturbi cardiocircolatori, almeno in Italia, sono la prima causa di morte. Premesso che circa il 25% della nostra salute dipende da fattori genetici ed il rimanente dai nostri stili di vita, cerchiamo di capire i fattori di rischio che incidono nell’insorgenza di infarti ed ictus.

                                                                            Cominciamo con i fattori non modificabili.

ETA’

Il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare è sicuramente correlato all’età. L’infarto del miocardio più frequente nei soggetti tra i 50 e i 60 anni.

SESSO

Da giovani ed in età matura, infarto e aterosclerosi sono più comuni negli uomini che nelle donne, ma con la menopausa il rischio tra uomini e donne si equipara.

FAMILIARITA’

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Allo stato attuale delle conoscenze, la predisposizione a malattie cardiovascolari va attribuito a una pluralità di geni e quindi stabilirne il peso è difficile.

Sappiamo comunque che se in una famiglia ci sono parenti stretti che soffrono o hanno sofferto di malattia una qualche cardiaca, il rischio aumenta in modo significativo tanto che esso sembra raddoppiare per i fratelli, in conseguenza di stili di vita condivisi e della predisposizione genetica in comune.

Ci sono poi i fattori di rischio modificabili, e quindi ampiamente dipendenti dai nostri comportamenti e stili di vita.

IPERTENSIONE

Si parla di ipertensione quando la pressione arteriosa supera i 140/90 mmHg, indipendentemente dall’età e da altre condizioni patologiche coesistenti. L’ipertensione si sviluppa quando le pareti delle arterie di grosso calibro perdono l’elasticità naturale e si irrigidiscono. L’ipertensione affatica il cuore, può aumentarne le dimensioni, renderlo meno efficiente e favorire l’aterosclerosi. Per questo chi ha la pressione alta corre un rischio maggiore di infarto o ictus.

L’ipertensione può anche causare insufficienza renale e danneggiare la vista. Rimanere nel peso forma, fare esercizio fisico, non usare alimenti contenenti zuccheri e grassi saturi e praticare esercizi di rilassamento possono ridurre o eliminare l’ipertensione. Naturalmente le stesse misure impediscono di sviluppare ipertensione, molto meglio prevenire che dover curare.  

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COLESTEROLEMIA

Il colesterolo è una molecola lipidica costituente della membrana cellulare. È prodotto principalmente nel fegato ed è usato per produrre alcuni ormoni e vit.D.

Il colesterolo viene anche introdotto con l’alimentazione essendo presente nei cibi ricchi di grassi animali come carne, burro, salumi, formaggi, tuorlo d’uovo e frattaglie ma anche per un eccessivo consumo di zuccheri. L’ ipercolesterolemia è molto dannosa per cuore, arterie e cervello. Nelle arterie, il colesterolo  forma placche aterosclerotiche che causano un restringimento dei vasi che ostacola il passaggio del sangue, oppure provocano dilatazioni anomale, cioè gli aneurismi. Se questo avviene nelle coronarie (le arterie del cuore) aumenta il rischio di un infarto del miocardio. L’aumento di colesterolo nelle arterie che vanno al cervello (carotidi e loro diramazioni) predispone all’ictus cerebrale. Il danno arrecato dal colesterolo alle arterie è molto più grave in chi soffre d’ipertensione

DIABETE

Si parla di diabete quando la glicemia misurata a digiuno almeno due volte a distanza di una settimana è uguale o superiore a 126 mg/dl.
Esistono due forme di diabete:

  • diabete tipo 1, o insulino-dipendente, riguarda circa il 10 per cento dei diabetici e che colpisce i giovani;
  • diabete tipo 2, o non insulino-dipendente, riguarda circa il 90 per cento dei diabetici ed è molto spesso legato all’eccesso di peso e ad errori alimentari e di stile di vita come la sedentarietà.
    Dipende dall’età, dalla familiarità e da abitudini non salutari, un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e l’obesità. Il diabete è una malattia importante, che provoca complicanze vascolari in tutti i distretti e in particolare a carico delle arteriecoronarie, carotidi, e degli arti inferiori (danno macro-vascolare), e alle arterie dell’occhio, del rene e del sistema nervoso periferico (danno micro-vascolare). Modifiche nell’alimentazione, ritorno al peso forma ed attività fisica possono ribaltare la situazione.

OBESITA’

Collegata ad altri fattori di rischio, come colesterolo alto, ipertensione e diabete. Sovrappeso ed obesità fanno lavorare eccessivamente il cuore. Una corretta valutazione del rischio cardiovascolare comprende la valutazione dell’indice di massa corporea (IMC, o BMI in anglosassone) e la misurazione del giro vita.
Il girovita rappresenta la misurazione della circonferenza presa nel punto medio tra l’ultima costa e la cresta dell’anca (che generalmente corrisponde alla linea dell’ombelico). Questa misura non dovrebbe superare i 94 centimetri per l’uomo e gli 80 centimetri per la donna. Quando i valori superano i 103 cm per l’uomo e gli 88 cm per la donna, la probabilità di ammalarsi aumenta molto. Il girovita è importante perché il grasso corporeo non è tutto uguale. In particolare, il tessuto adiposo concentrato nella zona addominale sembra essere particolarmente correlato a un aumento delle probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari.

A parità di IMC sono più esposti i soggetti con una conformazione corporea «a mela», con accumulo di grasso viscerale, rispetto a chi ha una conformazione corporea «a pera», con accumuli su cosce e glutei. Ovviamente se il sovrappeso dura nel tempo, aumenta il rischio cardiocircolatorio con l’età adulta. 

FUMO

Oltre ad essere causa di tumori come quello polmonare, il fumo è un importantissimo fattore di rischio cardiovascolare soprattutto nei giovani. Il fumo riduce la quantità di ossigeno che arriva al cuore, aumenta la pressione sanguigna e il battito cardiaco, danneggia le arterie favorendo la vasocostrizione e lo spasmo e favorisce la malattia aterosclerotica. Questo aumenta le probabilità di ictus o di infarto, di progressione dell’arteriopatia degli arti inferiori ed è il fattore di rischio più importante per la formazione e progressione e dell’aneurisma dell’aorta addominale.
Lo studio Interheart ha confermato come il fumo sia una delle cause più importanti di infarto miocardico non fatale, specie nei giovani, sotto i 40 anni. Fumare è dannoso in tutti i modi – sigarette, pipa, sigaro, tabacco masticabile – e il rischio è correlato strettamente al numero delle sigarette fumate: 5 sigarette fanno meno male di 20, ma anche con poche sigarette non esiste il rischio zero. Inoltre anche il fumo passivo aumenta il rischio di patologie cardiovascolari per chi è esposto, uomo o donna, a casa o nell’ambiente di lavoro, in relazione al grado di contatto e alla durata dell’esposizione. Ogni anno nel mondo muoiono 8 milioni di persone per malattie dovute al consumo di tabacco (1 persona ogni 4 secondi). In Italia sono circa 80 mila i morti l’anno per malattie dovute al fumo, di cui il 25 per cento in età compresa tra 35 e 65 anni. La speranza di vita di un fumatore è otto anni inferiore rispetto a un non fumatore.
Eppure non è mai troppo tardi per smettere, indipendentemente da quando si abbia iniziato e da quanto si fumi. Smettere di fumare allunga la speranza di vita e riduce l’insorgenza di moltissime malattie:

Smettere di fumare migliora anche la qualità della vita: olfatto e gusto migliorano già dopo alcuni giorni, la pelle ritorna più luminosa dopo alcune settimane, i denti diventano più bianchi e l’alito più gradevole, il respiro migliora e scompare la tosse da fumo, ci si muove più agilmente e, in generale, ci si sente meglio e più in forma.

A questi fattori se ne è aggiunto recentemente un’altro.

Non è una mia affermazione ma prendo atto di quanto afferma uno studio israeliano che ha comparato il fatti cardiaci e le sindromi cardiache acute partendo dal 2019 su un arco di 14 mesi, proprio per valutare i dati sia in corrispondenza con le varie ondate di Covid, sia con il periodo prima del Covid stesso.

I risultati dello studio su persone 16-39 anni possono essere riassunti nei seguenti due grafici.

Si noti l’andamento della linea rossa che illustra l’incremento del 25% dei casi cardiaci gravi fra i giovani, mentre le due linee viola e blu indicano la somministrazione del magico siero e la linea grigia l’andamento del Covid.

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

 

 

Per evitare che mi si debba credere sulla parola,

accludo il link allo studio stesso.

https://www.nature.com/articles/s41598-022-10928-z

 

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Covid 19 ed Obesità. La relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione#respond Sat, 04 Sep 2021 02:10:16 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12111 Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19. l’articolo si intitola: Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology […]

L'articolo Covid 19 ed Obesità. La relazione sembra essere il primo su Dieta Zona Personalizzata Online.

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Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19.

l’articolo si intitola:

Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology and biological relationships

L’unico commento personale che mi permetto di inserire è che, dato il contenuto, questo articolo scientifico, a differenza di altri, non pare proprio finanziato dalle aziende farmaceutiche. Visto che è disponibile liberamente, consiglio tutti di scaricarlo prima che scompaia.

Onde evitare equivoci e interpretazioni errate, mi limito a pubblicare alcuni estratti dell’articolo con sotto le relative traduzioni. Avendo il link all’originale sarà facile il controllo.

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After a systematic search of the Chinese and English language literature on COVID‐19, 75 studies were used to conduct a series of meta‐analyses on the relationship of individuals with obesity–COVID‐19 over the full spectrum from risk to mortality. A systematic review of the mechanistic pathways for COVID‐19 and individuals with obesity is presented. Pooled analysis show individuals with obesity were more at risk for COVID‐19 positive, >46.0% higher (OR = 1.46; 95% CI, 1.30–1.65; p < 0.0001); for hospitalization, 113% higher (OR = 2.13; 95% CI, 1.74–2.60; p < 0.0001); for ICU admission, 74% higher (OR = 1.74; 95% CI, 1.46–2.08); and for mortality, 48% increase in deaths (OR = 1.48; 95% CI, 1.22–1.80; p < 0.001).

Dopo una ricerca sistematica della letteratura in lingua cinese e inglese su COVID-19, sono stati utilizzati 75 studi per condurre una serie di meta-analisi sulla relazione degli individui con obesità-COVID-19 sull’intero spettro dal rischio alla mortalità. Viene presentata una revisione sistematica dei percorsi meccanicistici per COVID-19 e per gli individui con obesità. L’analisi aggregata mostra che gli individui con obesità erano più a rischio di positività al COVID-19, >46,0% in più (OR = 1,46; 95% CI, 1,30-1,65; p <0,0001); per l’ospedalizzazione, 113% in più (OR = 2,13; 95% CI, 1,74-2,60; p < 0,0001); per il ricovero in terapia intensiva, 74% in più (OR = 1,74; 95% CI, 1,46-2,08); e per la mortalità, aumento del 48% dei decessi (OR = 1,48; 95% CI, 1,22-1,80; p <0,001).

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For persons with coronavirus disease 2019 (COVID‐19) caused by the severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS‐CoV‐2), there appears to be a strong relationship between being an individual with overweight or obesity and the risks of hospitalization and needing treatment in intensive care units (ICUs). Emerging literature suggests that adults with obesity under the age of 60 are more likely to be hospitalized. The COVID‐19 pandemic has occurred at a time when the prevalence of individuals with overweight/obesity is increasing in virtually all countries globally.

Per le persone con malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), sembra esserci una forte relazione tra l’essere un individuo con sovrappeso o obesità e i rischi di ospedalizzazione e necessità di trattamento in unità di terapia intensiva (UTI). La letteratura emergente suggerisce che gli adulti con obesità di età inferiore ai 60 anni hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale. La pandemia di COVID-19 si è verificata in un momento in cui la prevalenza di individui con sovrappeso/obesità è in aumento praticamente in tutti i paesi del mondo

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In addition, policy responses for mitigating COVID‐19 are creating major economic hardships. The COVID‐19 pandemic has brought to all countries the need to restrict movement, implement social distancing and impede economic activities across a broad spectrum of nonessential occupations. These adjustments have caused food system problems, including changes in food consumption and physical activity patterns, and remote telework environments that may exacerbate current trends in the prevalence of individuals with obesity, while another effect will be to increase the proportion food insecure and also those stunted and malnourished. These changes have long‐lasting implications beyond the mitigation of the current SARS‐CoV‐2 spread and may be detrimental to people’s health.

Inoltre, le risposte politiche per mitigare il COVID-19 stanno creando gravi difficoltà economiche. La pandemia di COVID-19 ha portato in tutti i paesi la necessità di limitare i movimenti, attuare il distanziamento sociale e impedire le attività economiche in un ampio spettro di occupazioni non essenziali. Questi adeguamenti hanno causato problemi al sistema alimentare, inclusi cambiamenti nel consumo di cibo e nei modelli di attività fisica, e ambienti di telelavoro a distanza che possono esacerbare le tendenze attuali nella prevalenza di individui con obesità, mentre un altro effetto sarà quello di aumentare la percentuale di insicurezza alimentare e anche di quelli rachitici. e malnutrito. Questi cambiamenti hanno implicazioni di lunga durata oltre alla mitigazione dell’attuale diffusione di SARS-CoV-2 e possono essere dannosi per la salute delle persone.

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Being an individual with obesity increases the odds of COVID‐19 patients being hospitalized. Among diagnosed COVID‐19 patients, the prevalence of individuals with obesity in hospitalized patients was much higher than that in nonhospitalized patients. For example, a report that included 5700 patients with obesity in New York City showed that 41.7% of COVID‐19 hospitalized patients were individuals with obesity, whereas the average prevalence of individuals with obesity in New York City was 22.0%.

Essere un individuo con obesità aumenta le probabilità che i pazienti COVID-19 vengano ricoverati in ospedale. Tra i pazienti con diagnosi di COVID-19, la prevalenza di individui con obesità nei pazienti ospedalizzati era molto più alta di quella nei pazienti non ospedalizzati. Ad esempio, un rapporto che includeva 5700 pazienti con obesità a New York City ha mostrato che il 41,7% dei pazienti ospedalizzati COVID-19 erano individui con obesità, mentre la prevalenza media di individui con obesità a New York City era del 22,0%.

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We identified 19 studies that examined the relationship and included them in this analysis. Table S4 presents the results; all showed a significantly higher prevalence of individuals with obesity among hospitalized patients than among patients not hospitalized or the general population.

Abbiamo identificato 19 studi che hanno esaminato la relazione e li hanno inclusi in questa analisi. La tabella S4 presenta i risultati; tutti hanno mostrato una prevalenza significativamente più alta di individui con obesità tra i pazienti ospedalizzati rispetto ai pazienti non ricoverati o alla popolazione generale.

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Among patients with symptoms, those with severe or critical conditions had much higher BMIs and individuals with obesity prevalence than the normal population or patients who were COVID‐19 negative. Two studies showed that the odds of having COVID‐19 increased by 30% (OR = 1.30; 95% CI, 1.09–1.54; p = 0.0030) and by 38% (OR = 1.38; p < 0.0001), respectively, among the individuals with obesity.

Tra i pazienti con sintomi, quelli con condizioni gravi o critiche avevano un indice di massa corporea (BMI) molto più elevato e gli individui con prevalenza di obesità rispetto alla popolazione normale o ai pazienti che erano negativi al COVID-19. Due studi hanno mostrato che le probabilità di avere COVID-19 sono aumentate del 30% (OR = 1,30; 95% CI, 1,09-1,54; p = 0,0030) e del 38% (OR = 1,38; p < 0,0001), rispettivamente, tra gli individui con obesità.

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Penso che questi estratti dallo studio siano significativi e mi limito quindi a questi esempi, tra i tanti che lo studio contiene.

Il link all’originale consente a chi voglia di approfondire.

Forse sarebbe stato interessante informare gli italiani  di queste minacce alla loro salute, ma mi rendo conto che questo è al di là della portata degli “esperti ” televisivi.

 

Una causa di ingrassamento a cui non hai mai pensato?

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Rapporto tra un pesticida, obesità e salute https://dietazonaonline.com/rapporto-tra-un-pesticida-obesita-e-salute https://dietazonaonline.com/rapporto-tra-un-pesticida-obesita-e-salute#respond Thu, 02 Sep 2021 11:41:52 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12097 Come ben sa chiunque segua anche superficialmente i fatti di cronaca, il Ministero della Salute è sempre profondamente preoccupato per la nostra salute e quindi impegnato in tutto quello che la riguarda. Non voglio naturalmente occuparmi delle questioni che vanno per la maggiore, dato che già molti lo fanno, ma mi limito a segnalare una […]

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Come ben sa chiunque segua anche superficialmente i fatti di cronaca, il Ministero della Salute è sempre profondamente preoccupato per la nostra salute e quindi impegnato in tutto quello che la riguarda.

Non voglio naturalmente occuparmi delle questioni che vanno per la maggiore, dato che già molti lo fanno, ma mi limito a segnalare una notizia che a molti è sfuggita sicuramente, tanto che era sfuggita anche a me che mi occupo di certe problematiche legate alla salute, all’alimentazione ed al sovrappeso da anni.

Mi riferisco al fatto che lo scorso giugno (2021) il suddetto Ministero della Salute ha autorizzato a tempo – in deroga ai divieti comunitari e per contrastare la cimice asiatica – l’impiego su melo, pero, pesco, nettarino, noce e nocciolo, del prodotto fitosanitario Sundek Cimice 2021 contenente la sostanza attiva clorpirifos metile.

 

Vespa samurai

Non entro nel merito di varie problematiche sanitarie legate ad eventuali tossicità del prodotto anche se devo rilevare come l’Alleanza delle Cooperative e varie regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e le Province autonome di Bolzano e Trento) avessero chiesto l’autorizzazione all’uso di una tecnica agronomica ormai collaudata,

Si tratta dell’uso della Vespa samurai (Trissolcus japonicus), sfruttando un meccanismo di antagonismo naturale, che aveva già ha determinato effetti positivi sia rispetto al contenimento dell’insediamento della cimice, sia in termini di tutela e conservazione ambientale. Una forma di lotta biologica.

Ma il Ministero, sempre preoccupato della nostra salute, ha preferito autorizzare il suddetto pesticida altrimenti vietato in Europa.

Cerco qui di riassumere uno solo degli effetti sul nostro organismo di questo pesticida, sia perché esiste uno studio specifico davvero interessante, sia perché riguarda più da vicino le mie competenze. In sintesi il pesticida clorpirifos promuove l’obesità inibendo la termogenesi indotta dalla dieta nel tessuto adiposo bruno. Se questo non bastasse si tratta di una sostanza chimica neurotossica per i bambini.

Potete trovare lo studio completo qui, su Obesity Review.

Sintetizzando al massimo lo studio effettuato sui topi  :

“Questo studio ha rivelato che oltre a promuovere l’assunzione di cibo, il clorpirifos sopprime la termogenesi indotta dalla dieta* nel tessuto adiposo marrone e questo amplifica lo sviluppo dell’obesità, la steatosi epatica non di origine alcolica e l’insulino resistenza anche a basse dosi.”

* con il termine Termogenesi indotta dalla dieta (chiamata anche Azione dinamico specifica degli alimenti, Termogenesi alimentare, Termogenesi postprandiale, o Effetto termico del cibo)  si intende l’aumento del dispendio energetico conseguente all’ingentione degli alimenti e quindi ai successivi processi digestivi.

Sia nei roditori che nell’uomo, quindi, la termogenesi indotta dalla dieta contribuisce al dispendio energetico e comporta l’attivazione del tessuto adiposo bruno riducendo il rischio di ingrassare.

Nel ringraziare il Ministero per questa sua iniziativa, volta come sempre a proteggere la salute dei cittadini, voglio ricordare un altro interessante studio che si occupa di come l’Obesità renda molto più probabile l’infezione da Covid.

Parlo di questo studio qui in: Obesità e Covid 19

 

 

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ESERCIZIO FISICO E DIFESE IMMUNITARIE. Seconda parte. https://dietazonaonline.com/esercizio-fisico-e-difese-immunitarie-seconda-parte https://dietazonaonline.com/esercizio-fisico-e-difese-immunitarie-seconda-parte#respond Sat, 26 Jun 2021 04:43:24 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=11997 In questa seconda pagina si trattano i seguenti argomenti. La legge di Yerkes Dodson. Quale è il giusto esercizio fisico. Attività fisica  contro Immunosenescenza.   La legge di Yerkes Dodson. Ma perché succede questo? Una spiegazione la possiamo trovare nella vecchia (1908) Legge di Yerkes-Dodson che metteva in relazione l’aumentare del livello di  impegno fisico […]

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In questa seconda pagina si trattano i seguenti argomenti.

  • La legge di Yerkes Dodson.
  • Quale è il giusto esercizio fisico.
  • Attività fisica  contro Immunosenescenza.

 

La legge di Yerkes Dodson.

Ma perché succede questo? Una spiegazione la possiamo trovare nella vecchia (1908) Legge di Yerkes-Dodson che metteva in relazione l’aumentare del livello di  impegno fisico con l’aumentare del rendimento. Esiste però un punto in cui ad ogni ulteriore aumento dell’impegno corrisponde un peggioramento ed una diminuzione del rendimento.

la legge di Yerkes Dodson

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La prima parte della curva illustrata in figura, può essere considerato eustress, ovvero stress buono, che porta al miglioramento della nostra attivazione psicofisica, mentre la seconda parte è da considerare distress, ovvero stress cattivo.  Come è noto ormai da lungo tempo, il distress, se protratto nel tempo, porta ad un aumento di un ormone, il cortisolo, che ha proprio la capacità di ridurre le nostre difese immunitarie. Questo è quello che spesso succede agli atleti professionisti. Per questo ho prima fatto la distinzione tra attività fisica e sport.

Quale è il giusto esercizio fisico.

Ma quanto esercizio fisico serve per aumentare le difese senza sconfinare nel lato opposto? Ovviamente dipende dalla nostra condizione di partenza, sesso, età ed abitudine ad allenarsi. Si è visto che un allenamento di 12 settimane, costituito da tre sessioni di allenamento aerobico a settimana, ciascuna della durata di 30 minuti, al 70% della frequenza cardiaca massima, è associato ad un aumento del 57% della concentrazione di IgA salivari rispetto a prima, in nove soggetti precedentemente sedentari. Le IgA sono un importante meccanismo di difesa contro i patogeni che cercano di entrare attraverso la mucosa orale proprio come avviene con i virus respiratori.

Ciclismo in quotaL’allenamento moderato, inoltre, aumenta del 57% l’attività citotossica delle cellule NK dopo 6 settimane. Queste cellule chiamate Natural Killer, sono un tipo di linfociti in grado di distruggere spontaneamente le cellule infette da virus, ma anche le cellule tumorali.

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E per coloro che sono “atleti”, quando l’esercizio fisico è probabilmente troppo proprio durante una epidemia ? Forse il primo studio1 che ha quantificato lo stato di malattia in una popolazione di atleti risale alla Two Oceans Marathon del 1982 su una distanza di 56 Km a Città del Capo, che trovò il 33% dei corridori affetti da disturbi del tratto respiratorio dopo due settimane, rispetto al 15% di un gruppo di controllo. Fu anche trovata una significativa relazione negativa tra tempo impiegato per completare la gara e malattie respiratorie molto più abbondanti in quei corridori che avevano completato la gara in meno di quattro ore, suggerendo una relazione tra stress da esercizio acuto e suscettibilità alle infezioni.

Come dovrebbe essere in pratica la nostra attività fisica per proteggerci dalle malattie? Partiamo dal presupposto di non essere particolarmente allenati e cominciare ad allenarsi dopo un lungo periodo di inattività. La protezione contro le infezioni può essere raggiunta con molti tipi di attività aerobica (camminata, jogging, ciclismo, nuoto, ma anche altre attività in base ai propri gusti ed alle proprie possibilità). In generale, sembra che da 20 a 40 minuti di esercizio di moderata intensità corrispondenti al 60/75% della Frequenza cardiaca massima al giorno, bastino a promuovere un effetto benefico sul sistema immunitario, introducendo magari un giorno di riposo settimanale.

Attività fisica  contro Immunosenescenza.

È poi noto come il processo d’invecchiamento sia associato ad un progressivo declino della funzione del sistema immunitario, che è comunemente indicato come immunosenescenza. La maggior parte degli studi indica che un esercizio aerobico regolare di moderata intensità possa migliorare la funzione immunitaria negli individui più anziani. Gli effetti positivi dell’esercizio fisico sul sistema immunitario nelle persone anziane sono evidenziati da aumento del numero di cellule T, concentrazione plasmatica di citochine infiammatorie più bassa e aumento dell’attività fagocitica dei neutrofili e citotossica delle cellule NK, tutti fattori primari del nostro sistema immunitario.

torna a: ESERCIZIO FISICO E DIFESE IMMUNITARIE. Prima parte.

 

1) Effect of moderate exercise on salivary immunoglobulin A and infection risk in humans

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In questa pagina si parla di questi argomenti:

  • Solo il sistema immunitario ci può proteggere.
  • Genetica e stili di vita.
  • Attenti allo STRESS.
  • Studio 1.
  • Studio 2.

Questa pagina continua con la: SECONDA PARTE e con REGOLE D’ORO PER DIFENDERE IL SISTEMA IMMUNITARIO .

 

Solo il sistema immunitario ci può proteggere.

Quello che scrivo in questa pagina vale per tutti i disturbi che vedono coinvolto il nostro sistema immunitario, che si tratti di virus, batteri o altri agenti infettivi. 

Se capita di sentire parlare prevalentemente dei disturbi e delle infezioni delle vie respiratorie, non dimentichiamo mai che il nostro Sistema Immunitario (l’unico che può proteggerci) entra in azione sia contro agenti patogeni provenienti dall’esterno sia contro nostre cellule mutate che potrebbero trasformarsi in tumori.

Genetica e stili di vita.

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Se è vero, come ci dicono tutti gli studi, che la nostra salute dipende al 25% dai nostri geni e quindi al 75% dal nostro stile di vita, cosa fare per innalzare le nostre difese immunitarie? Sicuramente molte cose, a partire dall’alimentazione. In questa pagina, però, ci concentriamo sull’importanza determinante dell’attività fisica. Si, l’attività fisica è fondamentale sia nel migliorare, ma anche nel ridurre, le difese immunitarie dell’organismo e, quindi, nel ridurre o nell’aumentare la probabilità di contrarre sia malattie come influenza, raffreddore, tosse e mal di gola, sia altre malattie.

Attenti allo STRESS.

Perché scrivo sia migliorare che ridurre le difese immunitarie? Perché l’attività fisica entro certi limiti, che variano da soggetto a soggetto, è di grande aiuto, ma oltre certi limiti si trasforma in stress, che invece riduce le nostre difese immunitarie. Proprio per questo parlo di attività fisica e non di sport generalmente inteso come un qualcosa di competitivo e che spinge, quindi, ad andare oltre i propri limiti fisici. Fortunatamente su questo importante argomento esistono oggi numerosi studi che ci permettono di farci una idea chiara e di adattare queste conoscenze al nostro organismo.

Studio 1.

Uno studio1 americano pubblicato sul British Journal of Sport Medicine effettuato su 1002 adulti con età comprese tra 18 ed 85 anni, 60% donne e 40% uomini, seguiti per 12 settimane in autunno/inverno, ha rilevato che i giorni con infezioni

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del tratto respiratorio superiore durante il periodo preso in considerazione, è stato del 43% inferiore nei soggetti  che avevano svolto esercizio di tipo aerobico per almeno 5 giorni a settimana rispetto ai soggetti sedentari. Anche la gravità dei sintomi era fino al 41% inferiore in coloro che avevano svolto una buona attività aerobica. Gli studiosi concludono dicendo che l’idoneità fisica percepita e la frequenza dell’esercizio aerobico sono inversamente correlati con il numero di giorni e  con la gravità dei sintomi durante la stagione fredda.

Naturalmente questo è solo uno dei numerosi studi che negli anni più recenti hanno indagato questo argomento. L’immunologia dell’esercizio fisico è, infatti, un’area di ricerca relativamente nuova che ha iniziato ad emergere a partire dagli anni’70. I dati raccolti finora sono coerenti con le linee guida che includono l’esercizio fisico nella propria routine quotidiana per migliorare la salute.

Studio 2.

Un altro studio2 ha mostrato che l’esercizio da lieve a moderato, eseguito circa tre volte a settimana, ha ridotto il rischio di morte durante l’epidemia di influenza di Hong Kong nel 1998. Lo studio è stato condotto su 24.656 adulti cinesi (21% di età compresa tra 30 e 64 anni, 79% di età pari o superiore a 65 anni) morti durante questo focolaio.

Questo studio ha dimostrato che le persone che non hanno praticato alcun esercizio o eseguito troppa attività fisica (oltre cinque giorni alla settimana) hanno avuto il maggior rischio di morte rispetto a persone che si sono esercitate moderatamente.

Questo risultato illustra al meglio quello che ho affermato all’inizio: l’attività fisica è fondamentale nell’aumentare, ma anche nel ridurre, le nostre difese immunitarie.

CONTINUA CON: ESERCIZIO FISICO E DIFESE IMMUNITARIE. Seconda parte.

 

1) Upper respiratory tract infection is reduced in physically fit and active adults
2) Is Exercise Protective Against Influenza-Associated Mortality?

 

 

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La Zona con semplicità. Parte 2 https://dietazonaonline.com/la-zona-con-semplicita-parte-2 https://dietazonaonline.com/la-zona-con-semplicita-parte-2#respond Mon, 08 Mar 2021 04:54:51 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=11621 In questa seconda parte de “La Zona con semplicità” si trattano i seguenti punti : Un pò di Storia Come nasce la Zona Importanza dell’equilibrio Insulina e glucagone Gli eicosanoidi Importanza della risposta ormonale   Un pò di Storia La dieta Zona (che qualcuno chiama a Zona) è stata ideata dal biochimico americano Barry Sears, […]

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In questa seconda parte de “La Zona con semplicità” si trattano i seguenti punti :

  • Un pò di Storia
  • Come nasce la Zona
  • Importanza dell’equilibrio
  • Insulina e glucagone
  • Gli eicosanoidi
  • Importanza della risposta ormonale

 

Un pò di Storia

La dieta Zona (che qualcuno chiama a Zona) è stata ideata dal biochimico americano Barry Sears, studioso di lipidi, cioè di grassi, attraverso ricerche sugli Eicosanoidi, ormoni poco conosciuti ma che sovrintendono a moltissime funzioni dell’organismo.

Sears scoprì che il loro corretto equilibrio era determinante per il benessere e la salute. Questo lo portò a sviluppare una strategia nutrizionale in grado di modulare la produzione degli Eicosanoidi suddetti.

Il termine “ZONA”, per gli sportivi identifica quello stato di forma fisica e mentale in cui è possibile migliorare le prestazioni. Una condizione difficile da raggiungere. Quando la si raggiunge, in gergo “si è in zona”, cioè nello stato ideale per l’organismo.

Come nasce la Zona

Non a caso i primi soggetti su cui Sears sperimentò il suo metodo alimentare furono proprio dei grandi atleti. Ovviamente la dieta Zona punta ad estendere I suoi benefici per gli sportivi anche a tutti coloro che hanno attenzione verso il benessere e la forma fisica.

A partire dagli studi di Sears, sono state sviluppate varie rivisitazioni della Zona, in particolare la Zona Italiana, che segue i criteri 40/30/30 di quella originaria americana, ma introduce nelle sue tabelle nutrizionali anche alimenti tipicamente mediterranei.

Un esempio di questo è la dieta Zona di stampo mediterraneo che ho elaborato per i miei pazienti, oltre alla versione vegetariana e vegana della Zona.

Importanza dell’equilibrio ormonale

Il presupposto alla base della Zona è che l’organismo sia un complesso congegno metabolico che reagisce in modo attivo al cibo che ingerisce. In particolare, quindi, gli alimenti che scegliamo permettono di modulare ormoni che giocano un ruolo cruciale non solo sul peso e sul grasso ma in generale sulla nostra salute. Tra questi, ormoni ricordo insulina, glucagone ed eicosanoidi.

BloccoLa dieta Zona, proprio attraverso una precisa ripartizione dei nutrienti (il famoso 40/30/30), punta a mantenere i livelli di questi ormoni entro valori fisiologici ottimali.

Questo ha come conseguenza la riduzione dell’infiammazione nell’organismo, la prevenzione di malattie croniche come diabete e cardiopatie, il controllo del peso. Fondamentale è proprio il ruolo antinfiammatorio della Zona.

Insulina e glucagone

Sono due ormoni che svolgono principalmente la funzione di controllare i livelli di  macronutrienti, tra cui gli zuccheri, nel sangue.

Alimenti come questi fanno salire velocemente la glicemia, favorendo l’accumulo di grasso nelle cellule adipose

L’insulina, (ormone dello stoccaggio), viene prodotta dalle cellule beta del pancreas e regola l’ingresso del glucosio nelle cellule, che lo useranno come principale carburante.

Se la concentrazione di glucosio è giusta, le cellule ricevono la quantità di carburante necessaria, se invece la concentrazione è eccessiva, il fegato trasforma gli zuccheri in eccesso in grassi, che vengono così accumulati nel tessuto adiposo.

Il glucagone è l’antagonista dell’insulina: aiuta cioè il rilascio dell’energia immagazzinata nelle cellule. Se quindi la secrezione di glucagone aumenta, l’organismo sarà spinto a utilizzare l’energia, accumulata sotto forma di grassi, come carburante per le sue attività.

La dieta Zona, modula il rilascio di questi due ormoni per mezzo dell’alimentazione, controllando così la glicemia.

Gli eicosanoidi

Sono un’importante gruppo di ormoni che regola molte funzioni fondamentali dell’organismo, come il sistema cardiovascolare, la coagulazione del sangue, la funzione renale, la risposta immunitaria, l’infiammazione.

Gli Eicosanoidi si dividono in due tipi, “buoni” e “cattivi”, a seconda che svolgano una funzione antinfiammatoria o proinfiammatoria. Ovviamente servono entrambe le funzioni a seconda dei casi anche se è logico che un eccesso di infiammazione sia pericoloso.

Più in dettaglio, fanno parte di questo gruppo, diverse famiglie di sostanze (prostaglandine, tromboxani, leucotrieni).

Alcune, soprattutto quelle derivate dall’acido arachidonico (omega-6), aumentano le reazioni allergiche, la proliferazione cellulare, la pressione sanguigna, le reazioni infiammatorie, l’aggregazione piastrinica, la trombogenesi e il vasospasmo, producono il colesterolo LDL (cattivo) e diminuiscono il colesterolo HDL (buono).

Quelle derivate da EPA e DHA (Omega-3), hanno effetto opposto, cioè antinfiammatorio e antiaggregante.

Importanza della risposta ormonale

L’equilibrio tra i due garantisce il corretto funzionamento dell’organismo. Come nel caso di insulina e glucagone, la dieta Zona tende a modulare attraverso l’alimentazione la produzione di eicosanoidi “buoni” e eicosanoidi “cattivi” per mantenere e promuovere uno stato di salute e benessere.

La Zona pone quindi l’accento sulla risposta ormonale agli alimenti e ai diversi nutrienti, entrando così in contrasto con tutte le teorie che attribuiscono alle calorie il ruolo centrale in una strategia finalizzata alla salute ed eventualmente alla perdita di peso.

Torna a: La Zona con semplicità. Parte 1

 Continua la lettura con: La Zona con semplicità. Parte 3

 

 

 

 

 

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Stili di vita: Errori di Postura https://dietazonaonline.com/stili-di-vita-errori-di-postura https://dietazonaonline.com/stili-di-vita-errori-di-postura#respond Thu, 21 Jan 2021 07:20:30 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=11503 Stili di vita. Errori di postura Articolo comparso su Vita e Salute Questo articolo è comparso sulla rivista Vita e Salute del Gennaio 2021. Si occupa delle cause e degli effetti degli SQUILIBRI POSTURALI e indica semplici esercizi per rimettersi in forma. Se vuoi scaricare l’articolo in PDF clicca qui.   Ginnastica-posturale-Vita-e-Salute-buracchi-gen-21.pdf Buona lettura.   Ti […]

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Stili di vita. Errori di postura

Articolo comparso su Vita e Salute

Questo articolo è comparso sulla rivista Vita e Salute del Gennaio 2021. Si occupa delle cause e degli effetti degli SQUILIBRI POSTURALI e indica semplici esercizi per rimettersi in forma.

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Te la do io la dieta Zona. Collana i LIBRI del dr. Buracchi https://dietazonaonline.com/te-la-do-io-la-dieta-zona https://dietazonaonline.com/te-la-do-io-la-dieta-zona#respond Mon, 27 Apr 2020 11:19:17 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=10895 Questo libro è pubblicato su AMAZON  TE LA DO IO LA DIETA ZONA ! Tutto quello che serve sapere sulla dieta Zona per vivere magri e sani Il libro parla di dieta Zona, uno stile di vita e non solo una dieta dimagrante. Questo metodo ha come obiettivo fondamentale la salute di chi la segue […]

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Questo libro è pubblicato su AMAZON 

TE LA DO IO LA DIETA ZONA !

Tutto quello che serve sapere sulla dieta Zona per vivere magri e sani

cartaceo euro 12,38
digitale euro 5

Il libro parla di dieta Zona, uno stile di vita e non solo una dieta dimagrante.
Questo metodo ha come obiettivo fondamentale la salute di chi la segue e consente di dimagrire quando è necessario, senza perdere la massa muscolare.
La Dieta Zona non si preoccupa unicamente della bilancia ma soprattutto della composizione corporea. A differenza di quello che avviene con la maggior parte delle cosiddette “diete dimagranti”, quello che si perde deve essere solo grasso (o massa grassa, a voler essere più precisi.
Con la Zona non si intacca la massa magra (organi, ossa, e soprattutto muscoli, ecc.), come accade invece in molte diete che realizzano il calo di peso, demolendo la Massa Muscolare e quindi abbassando il metabolismo.
Questo preparerà un successivo ingrassamento realizzando il famoso Effetto Yo-Yo.
Con la Zona l’ottica è diversa ed infatti le calorie non hanno grande enfasi perché, con il sistema dei Blocchi, si mira soprattutto a controllare uno dei reali motivi per cui si ingrassa: l’eccesso d’insulina.

Nel libro sono presenti i seguenti capitoli
Prefazione.
Capitolo 1. Introduzione.
Capitolo 2. La Zona in sintesi.

Capitolo 3. Indice Glicemico e dintorni.
Capitolo 4. Il Blocco ed i blocchetti.
Capitolo 5. Glicemia, tra Insulina e Glucagone.
Capitolo 6. I carboidrati.
Capitolo 7. Le Proteine.
Capitolo 8. I Grassi.
Capitolo 9. Le 7 categorie degli alimenti per scegliere al meglio.
Capitolo 10. Dimagrire velocemente, ecco svelato il segreto.
Capitolo 11. Dieta Zona in pratica.
Capitolo 12 Le varianti della Zona.
Mediterranea
•Vegetariana
•Vegana
•Detox
•Paleo
Capitolo 13. Il Rilassamento e la Meditazione.
Mindfulness
•Training Autogeno
Appendice.
•Calcolo del Metabolismo Basale.
•Il dispendio energetico in varie attività fisiche.
Calcolo dei Blocchi per la donna.
•Calcolo dei Blocchi per l’uomo.
Il libro tratta in maniera chiara e sintetica ma in modo scientificamente rigoroso tutto quello che serve sapere per seguire la dieta Zona.

Non si limita alla parte alimentare ma dà indicazioni anche per quanto riguarda l’attività fisica e le tecniche di rilassamento antistress, in linea con le indicazioni del fondatore della Dieta Zona

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