Importanza della Glicemia – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Sun, 22 Jan 2023 09:21:40 +0000 it-IT hourly 1 5 ALIMENTI INFIAMMATORI https://dietazonaonline.com/5-alimenti-infiammatori https://dietazonaonline.com/5-alimenti-infiammatori#respond Sun, 22 Jan 2023 09:19:31 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=13062 Abbiamo visto nelle due pagine precedenti a questa, cioè  “ COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? ” e la successiva ” LA DIETA ANTINFIAMMATORIA “l’ importanza della corretta alimentazione nel contrasto all’infiammazione. In questa pagina vediamo nel dettaglio alcuni  alimenti di cui diffidare.  Gli argomenti sono i seguenti: 5 ALIMENTI INFIAMMATORI 1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS […]

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Abbiamo visto nelle due pagine precedenti a questa, cioè  “ COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA? ” e la successiva ” LA DIETA ANTINFIAMMATORIA l’ importanza della corretta alimentazione nel contrasto all’infiammazione. In questa pagina vediamo nel dettaglio alcuni  alimenti di cui diffidare.  Gli argomenti sono i seguenti:

  • 5 ALIMENTI INFIAMMATORI
  • 1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS AD ALTO CONTENUTO DI FRUTTOSIO
  • 2.CIBI
  • 3.CARBOIDRATI RAFFINATI
  • 4.ECCESSO DI
  • 5.CARNI COTTE AD ALTE TEMPERATURE

 

5 ALIMENTI INFIAMMATORI

Molti cibi possono contribuire all’infiammazione e alle malattie croniche, inclusi cibi ricchi di zuccheri aggiunti, carboidrati raffinati, cibi fritti, alcool e carni cotte ad alte temperature.

L’infiammazione può essere buona o cattiva, a seconda della situazione.

Sicuramente è il modo naturale del corpo per proteggersi quando è ferito o malato e quindi aiuta a difendersi dalle malattie e a stimolare la guarigione, ma d’altra parte, l’infiammazione cronica e sostenuta è collegata a un aumento del rischio di malattie come diabete, malattie cardiache e obesità [1],[2].

È interessante notare che i cibi che mangiamo possono influenzare in modo significativo l’infiammazione nel corpo.

Ecco 5 alimenti che possono causare infiammazioni.  

 

1.ZUCCHERO E SCIROPPO DI MAIS AD ALTO CONTENUTO DI FRUTTOSIO

Lo zucchero da tavola (saccarosio) e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS) sono i due principali tipi di zuccheri aggiunti nella dieta occidentale.

Zucchero o GrassiLo zucchero è composto per il 50% da glucosio e per il 50% da fruttosio, mentre lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio contiene circa il 45% di glucosio e il 55% di fruttosio[3].

Uno dei motivi per cui gli zuccheri aggiunti sono dannosi è che possono aumentare l’infiammazione, che può portare a malattie [4],[5],[6].

In uno studio, i topi alimentati con diete ricche di saccarosio hanno sviluppato un cancro al seno che si è diffuso ai polmoni, in parte a causa della risposta infiammatoria allo zucchero [7].

In un altro studio del 2011, gli effetti antinfiammatori degli acidi grassi omega-3 erano compromessi nei topi alimentati con una dieta ricca di zuccheri[8].

Inoltre, in uno studio clinico randomizzato in cui le persone hanno bevuto soda normale, soda dietetica, latte o acqua, solo quelli nel gruppo della soda normale avevano livelli aumentati di acido urico, che guida l’infiammazione e la resistenza all’insulina [9].

Lo zucchero può anche essere dannoso perché fornisce quantità eccessive di fruttosio.

Mentre le piccole quantità di fruttosio in frutta e verdura vanno bene, il consumo di grandi quantità di zuccheri aggiunti può influire negativamente sulla salute.

Mangiare molto fruttosio è stato collegato a obesità, insulino-resistenza, diabete, steatosi epatica, cancro e malattie renali croniche [10],[11],[12].

Inoltre, i ricercatori hanno notato che il fruttosio provoca infiammazione all’interno delle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni, che è un fattore di rischio per le malattie cardiache [13].

Allo stesso modo, è stato dimostrato che un’elevata assunzione di fruttosio aumenta diversi marcatori infiammatori nei topi e nell’uomo [14],[15],[16].

Gli alimenti ricchi di zuccheri aggiunti includono caramelle, cioccolato, bibite, torte, biscotti, ciambelle, pasticcini dolci e alcuni cereali.

Lo zucchero crea più dipendenza della cocaina, non lo sapevei? segui il link

 

2.CIBI FRITTI

Oltre ad essere ricchi di grassi e calorie, i cibi fritti come patatine fritte, bastoncini di mozzarella, ciambelle e involtini di uova possono anche aumentare i livelli di infiammazione nel corpo.

Questo perché alcuni metodi di cottura ad alto calore, inclusa la frittura, possono aumentare la produzione di composti nocivi come i prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), che possono guidare l’infiammazione e contribuire alle malattie croniche [17],[18],[19] .

La frittura può anche aumentare la quantità di grassi trans negli oli da cucina, che possono anche promuovere l’infiammazione [20],[21],[22].

Alcune ricerche suggeriscono che i cibi fritti possono influenzare la composizione del microbioma intestinale, che potrebbe aumentare i livelli di infiammazione[23],[24].

Inoltre, altri studi hanno scoperto che il consumo di cibi fritti può essere associato ad un aumentato rischio di sviluppare e morire di malattie cardiache [25],[26].

 

3.CARBOIDRATI RAFFINATI

Sebbene i carboidrati abbiano avuto una cattiva reputazione, molti cibi ricchi di carboidrati sono altamente nutrienti e possono adattarsi a una dieta completa. Tuttavia, mangiare quantità eccessive di carboidrati raffinati può favorire l’infiammazione [27],[28],[29].

Ai carboidrati raffinati è stata rimossa la maggior parte della loro fibra. La fibra favorisce la pienezza, migliora il controllo della glicemia e nutre i batteri benefici nell’intestino [30].

I ricercatori suggeriscono che i carboidrati raffinati nella dieta moderna possono incoraggiare la crescita di batteri intestinali infiammatori che possono aumentare il rischio di obesità e malattie infiammatorie intestinali [31],[32].

I carboidrati raffinati hanno un indice glicemico (IG) più elevato rispetto a quelli non trasformati. Gli alimenti ad alto indice glicemico aumentano la glicemia più rapidamente rispetto agli alimenti a basso indice glicemico [33].

In uno studio, bambini e adolescenti con fibrosi cistica che hanno seguito una dieta a basso indice glicemico per 3 mesi hanno sperimentato riduzioni significative dei marcatori di infiammazione rispetto a un gruppo di controllo [34].

Un’altra revisione ha avuto risultati simili, riportando che una dieta a basso indice glicemico potrebbe ridurre i livelli di interleuchina-6, un marker di infiammazione, in modo più efficace rispetto a una dieta ad alto indice glicemico nelle persone con diabete [35].

I carboidrati raffinati si trovano in caramelle, pane, pasta, pasticcini, alcuni cereali, biscotti, torte, bibite zuccherate e in tutti gli alimenti trasformati che contengono zucchero o farina aggiunti.

 

4.ECCESSO DI ALCOL

Un consumo moderato di vino, come abbiamo detto, può fornire alcuni benefici per la salute [36]Tuttavia, dosi maggiori portano a gravi problemi.

In uno studio del 2010, i livelli di proteina C-reattiva (CRP), un marker di infiammazione, sono aumentati nelle persone che consumavano alcol.

Coloro che bevevano più di due drink al giorno avevano i livelli di CRP più alti[37].

Le persone che bevono molto possono sviluppare problemi con le tossine batteriche che si spostano dal colon e nel corpo.

Questa condizione, spesso chiamata “intestino permeabile“, può provocare un’infiammazione diffusa che porta a danni agli organi [38].

Per evitare problemi di salute legati all’alcol, l’assunzione dovrebbe essere limitata a due drink standard al giorno per i maschi e uno per le femmine [39].

 

5.CARNI COTTE AD ALTE TEMPERATURE

Il consumo di carni cotte ad alte temperature, comprese carni lavorate come pancetta, salsiccia, prosciutto e carne affumicata, è associato ad un aumentato rischio di malattie cardiache, diabete e alcuni tipi di cancro [40],[41],[42].

Altri metodi di cottura ad alta temperatura includono grigliare, grigliare, arrostire, friggere, tostare e scottare.

La cottura delle carni ad alte temperature porta alla formazione di composti infiammatori noti come AGE [43],[44].

Oltre a promuovere l’infiammazione, si ritiene che gli AGE contribuiscano anche a condizioni croniche come malattie cardiache, cancro, sindrome metabolica e diabete di tipo II [45].

È interessante notare che la marinatura delle carni in soluzioni acide, come succo di limone o aceto, prima di grigliare o arrostire può ridurre della metà la quantità di AGE[46].AGE è cuocere le carni per periodi di tempo più brevi e optare per metodi di cottura a calore umido, tra cui bollitura, cottura a vapore, o stufatura.

Naturalmente questo non è un elenco esaustivo dei cibi pericolosi, ma comprende sicuramente le sostanze peggiori. Per approfondire questi argomenti puoi leggere queste pagine.

LA DIETA ANTINFIAMMATORIA

COSA E’ L’ INFIAMMAZIONE? COME ELIMINARLA?

INFIAMMAZIONE E ZONA

BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK493173/

[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7147972/

[3] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7019254/

[4] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25905791/

[5] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26729790/

[6] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26081486/

[7] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26729790/

[8] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21738749/

[9] Consumption of sucrose-sweetened soft drinks increases plasma levels of uric acid in overweight and obese subjects: a 6-month randomised controlled trial – PubMed (nih.gov)

[10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5785258/

[11] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25965509/

[12] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8127591/

[13] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31375034/

[14]  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26487451/

[15] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26338891/

[16] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33312070/

[17] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7254282/

[18] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25259686/

[19] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7104326/

[20] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26483890/

[21] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27374582/

[22] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7231579/

[23] The Association of Fried Meat Consumption With the Gut Microbiota and Fecal Metabolites and Its Impact on Glucose Homoeostasis, Intestinal Endotoxin Levels, and Systemic Inflammation: A Randomized Controlled-Feeding Trial – PubMed (nih.gov)

[24] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8740929/

[25] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33468573/

[26] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6342269/

[27] High-refined carbohydrate diet consumption induces neuroinflammation and anxiety-like behavior in mice – PubMed (nih.gov)

[28] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25581832/

[29] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6139832/

[30] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7589116/

[31] Dietary Patterns and Gut Microbiota Changes in Inflammatory Bowel Disease: Current Insights and Future Challenges – PubMed (nih.gov)

[32] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25581832/

[33] Glycemic Index (GI) or Glycemic Load (GL) and Dietary Interventions for Optimizing Postprandial Hyperglycemia in Patients with T2 Diabetes: A Review – PMC (nih.gov)

[34] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32540806/

[35] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31336986/

[36] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7020057/

[37] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20083478/

[38] Intestinal dysbiosis and permeability: the yin and yang in alcohol dependence and alcoholic liver disease – PubMed (nih.gov)

[39]https://www.rethinkingdrinking.niaaa.nih.gov/how-much-is-too-much/what-counts-as-a-drink/whats-a-standard-drink.aspx

[40] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33787869/

[41] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34682532/

[42] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34455534/

[43] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32545555/

[44] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4648888/

[45] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6600625/

[46] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3704564/

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LO SVEZZAMENTO https://dietazonaonline.com/lo-svezzamento https://dietazonaonline.com/lo-svezzamento#respond Tue, 25 Oct 2022 10:44:43 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12909 In questa pagina si parla dello svezzamento, di quando iniziarlo e dei motivi per cui è importante far durare l’allattamento per tutto il tempo necessario, sia per il bimbo che per la mamma. In particolare in questa pagina trattiamo i seguenti argomenti: Durata minima dell’allattamento Iniziare lentamente Iniziano i cambiamenti emotivi Lo sbaglio dell’anticipo Cominciare […]

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In questa pagina si parla dello svezzamento, di quando iniziarlo e dei motivi per cui è importante far durare l’allattamento per tutto il tempo necessario, sia per il bimbo che per la mamma. In particolare in questa pagina trattiamo i seguenti argomenti:

  • Durata minima dell’allattamento
  • Iniziare lentamente
  • Iniziano i cambiamenti emotivi
  • Lo sbaglio dell’anticipo
  • Cominciare ad integrare
  • Curve di accrescimento
  • Rischi dello svezzamento precoce
  • Rischi dello svezzamento ritardato

 

Durata minima dell’allattamento

Se non ci sono particolari problemi, sarebbe importante allattare al seno almeno sei mesi, molto meglio proseguendo oltre.

Stando all’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità), il bambino dovrebbe essere allattato in via esclusiva al seno fino ai sei mesi. Successivamente è necessario iniziare lo svezzamento, continuando comunque ad allattare il piccolo fino a quando mamma e bimbo lo desiderano. Quindi non ci sono limiti prestabiliti, ma si tratta piuttosto di una scelta presa dalla genitrice, in base alle esigenze del proprio piccolo. In ogni caso l’ allattamento prolungato fa bene.

Sappiamo che l’allattamento al seno fornisce molti vantaggi, contribuendo a tutelare la salute della mamma (riduce la possibilità di essere colpite da neoplasie alle ovaie o al seno) e del bebè, proteggendolo dal rischio di contrarre allergie, diabete e celiachia.

Iniziare lentamente

Lentamente si comincia a ridurre l’allattamento al seno introducendo cibi solidi. Facendo questo in modo progressivo, si riduce anche il rischio di Mastite. Nello svezzamento, all’inizio, i cibi solidi  completano ma non a sostituiscono il latte. I nuovi alimenti integrano la dieta del bambino. La finalità è quella di integrare l’alimentazione a base di latte materno di micronutrienti (quali ferro e zinco biologico) ormai carenti, con altri apporti.

Deve anche crescere l’apporto di calorie, che a partire da questa età inizia a essere carente con il solo latte. Contemporaneamente aumentano competenze psico-motorie del lattante che riconosce e accetta il cucchiaino, è pronto a masticare e deglutire cibi solidi, insieme alla scomparsa del riflesso di estrusione della lingua.

Iniziano i cambiamenti emotivi

Quindi questa alimentazione complementare soddisfa anche una necessità emotiva di crescita. La nuova modalità infatti si associa ad altri cambiamenti, non solo in termini di competenze acquisite, ma anche in termini emotivi. La maggiore capacità esplorativa che si verifica verso il sesto mese, l’avvicinamento al gattonamento, l’interazione con ogni oggetto o essere vivente che il bambino trova, sono mossi dal desiderio di crescere e conoscere. Ecco che, in quest’ottica, possiamo vedere lo svezzamento come una tensione curiosa del bambino verso un nuovo modo di alimentarsi che va sostenuta e accompagnata con cura. I genitori che hanno iniziato l’alimentazione complementare al momento giusto, e non un attimo prima, spesso raccontano come la personalità del figlio esploda in un salto di crescita. Il piccolo sembra aumentare la consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda e inizia a conoscere, anche attraverso il cibo, gli effetti che l’interazione con esso può produrre.

Lo sbaglio dell’anticipo

Purtroppo negli ultimi decenni la maggior parte delle mamme nei Paesi occidentali ha progressivamente anticipato l’introduzione di cibi solidi già a partire dai 4 o 5 mesi di vita, se non addirittura prima, riducendo la durata dell’alimentazione del bambino basata solo sul latte materno.

Stando all’ OMS, i dati sull’ l’Europa sono tristi e tendenzialmente pericolosi dato che solo in 4 Paesi europei, tutti nell’Europa dell’Est, la percentuale dei bambini esclusivamente allattati al seno per almeno 6 mesi supera il 25%. Quindi almeno 3 bambini su 4 vengono svezzati prima del sesto mese.

Non avendo nessuna giustificazione biologica o sanitaria, evidentemente incidono in questo fattori culturali, familiari, economici e soprattutto di marketing. In realtà come molte ricerche dimostrano non solo solo le aziende farmaceutiche a determinare gli studi sulla salute per aumentare la vendita di farmaci, ma anche le grosse aziende alimentari indirizzano dove vogliono gli studi sull’alimentazione, di bambini ed adulti, a proprio vantaggio contro gli interessi delle persone.

Grazie a questo è stata introdotta nella cultura occidentale l’assurda idea cheprima si passa all’alimentazione dell’adulto, prima il bimbo diventa grande e forte”. Come se si potesse ribaltare la biologia della nostra specie che dura da milioni di anni.

Cominciare ad integrare

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Quindi la prima pappa, comunque ancora una integrazione al latte materno (qui non consideriamo il latte artificiale assolutamente da sconsigliare) è consigliabile non prima dei 6 mesi, dato che il rispetto di questa età dà modo al bambino di arrivare preparato alla nuova fase alimentare. Secondo altri studi, la ragione per la quale molte madri tendono a introdurre cibi solidi precocemente risiederebbe nella percezione di una riduzione della produzione del latte materno. Parliamo di percezione in quanto non è sempre una riduzione oggettiva ed è spesso associata alla osservazione materna di una suzione troppo breve. In realtà succede che la suzione è solo più rapida di prima perché il bambino, ormai più grande e forte, è quindi in grado di succhiare il latte più rapidamente avendo raggiunto i 3-4 mesi. Inoltre, la mamma rileva una riduzione dell’incremento di peso settimanale rispetto ai mesi precedenti. In verità questi due fenomeni sono assolutamente fisiologici e non devono destare preoccupazione alcuna nella mamma.

Il riferimento deve rimanere la curva di crescita, cioè i percentili e conviene sentire il parere del pediatra (se ne avete uno di cui fidarvi), prima di attuare cambiamenti sostanziali nella vita alimentare, e non, del bambino. Il grafico illustra l’andamento dell’ accrescimento per i primi sei mesi in allattamento in funzione dei percentili.

Curve di accrescimento

Se osservate l’inclinazione delle curse di accrescimento per tutti percentli, vedete che con il procedere dei mesi, le curve divengono meno ripide. Questo significa che l’accrescimento, per qualsiasi percentile di accrescimento, è sicuramente più veloce nei primi tre mesi rispetto ai secondi tre mesi. I segnali che il bimbo è pronto per iniziare lo svezzamento sono vari, ma 3 sono quelli necessari e inoppugnabili che generalmente arrivano proprio intorno ai 6 mesi:

–Il bambino ingoia il cibo invece di sputarlo, diversamente da come avrebbe fatto solo qualche giorno o settimana prima;

–è in grado di stare seduto autonomamente e tiene la testa dritta;

–Ha sviluppato la coordinazione mano-occhio ed è pertanto in grado di guardare il cibo, prenderlo con la manina portandolo alla bocca. Altri comportamenti fanno erroneamente credere che il bambino sia pronto per le prime pappe, ma in effetti non è così:

–Risvegli notturni che possono avvenire non per insufficiente apporto calorico ma per molte altri motivi come i disturbi della dentizione o qualche colichetta;

–Tenere il pugno della mano in bocca non significa che sia terribilmente affamato fino all’ autocannibalismo, ma spesso si tratta semplicemente dell’ uscita di un dentino col tentativo del bambino di placare il fastidio massaggiando le gengive.

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Quindi è fondamentale iniziare lo svezzamento non prima del sesto mese, dato che prima di questa età un bimbo non ha ancora gli strumenti fisici come la dentizione, la funzionalità dell’apparato gastroenterico, etc. né quelli psico-motori come interesse verso alimenti diversi dal latte, postura, coordinazione occhio-mano, etc., in grado di consentirgli di affrontare lo svezzamento senza futuri danni.

I segnali che il bimbo è pronto per iniziare lo svezzamento sono vari, ma 3 sono quelli necessari e inoppugnabili che generalmente arrivano proprio intorno ai 6 mesi:

–Il bambino ingoia il cibo invece di sputarlo, diversamente da come avrebbe fatto solo qualche giorno o settimana prima;

–è in grado di stare seduto autonomamente e tiene la testa dritta;

–Ha sviluppato la coordinazione mano-occhio ed è pertanto in grado di guardare il cibo, prenderlo con la manina portandolo alla bocca. Altri comportamenti fanno erroneamente credere che il bambino sia pronto per le prime pappe, ma in effetti non è così:

–Risvegli notturni che possono avvenire non per insufficiente apporto calorico ma per molte altri motivi come i disturbi della dentizione o qualche colichetta;

–Tenere il pugno della mano in bocca non significa che sia terribilmente affamato fino all’ autocannibalismo, ma spesso si tratta semplicemente dell’ uscita di un dentino col tentativo del bambino di placare il fastidio massaggiando le gengive.

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Quindi è fondamentale iniziare lo svezzamento non prima del sesto mese, dato che prima di questa età un bimbo non ha ancora gli strumenti fisici come la dentizione, la funzionalità dell’apparato gastroenterico, etc. né quelli psico-motori come interesse verso alimenti diversi dal latte, postura, coordinazione occhio-mano, etc., in grado di consentirgli di affrontare lo svezzamento senza futuri danni.

Rischi dello svezzamento precoce

Quali sono i rischi di uno svezzamento precoce? Il calendario dello svezzamento inizia quindi al sesto mese. Il piccolo dalla nascita a questo momento è cambiato. È quindi in grado di stare seduto da solo, fatto che indica che il suo corpo è passato attraverso fasi cruciali di sviluppo fisico, senza contare che il fine della introduzione della pappa è legato al fabbisogno del bambino che segue, appunto, la sua crescita organica. Uno svezzamento troppo anticipato ha una serie di conseguenze:

–Il bambino può sviluppare più facilmente infezioni dell’orecchio e delle vie respiratorie superiori;

–Può andare incontro, più facilmente, a diarrea e gastroenteriti;

–Raddoppia, addirittura, il rischio di obesità all’età di 3 anni. Le ben note conseguenze in età adulta o anche adolescenziale di diabete, patologia cardiaca e ipertensione;

–È più frequente che il bambino possa soffocare per il passaggio del cibo solido nelle vie aeree;

— Ci sono più facilmente disturbi del sonno;

–Prima dei 6 mesi il rene è non in grado di sopportare un carico osmolare maggiore, quello che proviene da alimenti nutrizionalmente più densi, e può pertanto affaticarsi inutilmente. Cosa succede se si ritarda troppo lo svezzamento molto oltre i 6 mesi?

Si capisce facilmente che anche ritardare troppo lo svezzamento ha risvolti negativi. L’ideale è fare riferimento al pediatra, se lo ritenete di fiducia, e seguire il calendario dello svezzamento consigliato.

Rischi dello svezzamento ritardato

Posticipare troppo la prima pappa non è una situazione ideale né auspicabile:

— Si può verificare un rallentamento dell’accrescimento rispetto alla curva teorica per deficit calorico o calorico-proteico.

–Si assiste a una carenza di ferro, per la riduzione delle scorte del bimbo che ha luogo proprio intorno ai 5-6 mesi.

–Può verificarsi un ritardo nello sviluppo della funzionalità masticatoria ed anche  una alterazione dell’anatomia del cavo orale che potrebbe poi portare anche a difficoltà del linguaggio;

–Alcuni bambini sviluppano avversione per i cibi solidi e una selettività maggiore;

–Altri evolvono una sorta di dipendenza dal latte che diventa il centro della loro alimentazione.

Si può iniziare eliminando una poppata sostituendola con un pasto solido e poi progressivamente eliminare un’altra poppata.

Assolutamente inutile e controproducente sostituire il latte materno con quello artificiale, un prodotto sicuramente di qualità molto peggiore. Assolutamente da evitare sono il sale e lo zucchero, due sostanze completamente inutili ma pericolose, che dovrebbero essere evitate anche dagli adulti.

Sono due elementi fondamentali del cibo spazzatura che finiscono con il dare dipendenza oltre ad essere alla base di molti gravi disturbi.

Il bambino che viene abituato a queste sostanze avrà poi molta difficoltà a farne a meno.

 

Approfondisce con:

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Vitamina C https://dietazonaonline.com/vitamina-c https://dietazonaonline.com/vitamina-c#respond Fri, 03 Jun 2022 09:56:21 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12501 Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile) Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta […]

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Vitamina C -acido ascorbico, acido cevitamico, ascorbina, vitamina antiscorbutica, scorbutamina, acido exuronico (idrosolubile)

Molti animali, (anfibi, rettili, alcuni uccelli e mammiferi), sintetizzano vit. C a partire dal glucosio. Tra i Mammiferi, l’uomo, altri primati e la cavia non ne sono capaci per la carenza dell’enzima L-gulono-g-lattone ossidasi (GLO). La vit. C deve quindi essere assunta con la dieta. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Una apparente stranezza.
  • Un poco di storia.
  • Arrivano le vitamine.
  • Dove si trova.
  • Dose giornaliera raccomandata.
  • Alcuni dubbi.
  • A cosa serve la vitamina C.

 

 

Una apparente stranezza.

La vitamina C assunta con la dieta viene assorbita a partire dalla bocca, nello stomaco e soprattutto a livello dell’intestino tenue grazie a un processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto efficiente soprattutto per basse dosi della vitamina. Con l’aumento della concentrazione di acido ascorbico, il sistema di assorbimento si riduce di efficienza fino al 16%.

Nel plasma la vitamina circola per il 90-95% come acido ascorbico e nel 5-10% come acido deidroascorbico. La vit. C viene immagazzinata nei tessuti dell’organismo, in particolare nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica che non viene immagazzinata viene eliminata con le urine. La cosa apparentemente strana è che, dalla mappatura del nostro, come di altri, DNA è venuto fuori che nel nostro genoma possediamo la sequenza genica necessaria per la sintesi dell’enzima citato.

Perché allora dobbiamo assumere la vit.C dalla dieta? Perché la sequenza genica deputata alla sintesi del GLO è disattivata e a parte dell’insieme delle informazioni genetiche che compongono quello che viene molto impropriamente chiamato DNA spazzatura. Questo dipende probabilmente dal fatto che avendo iniziato a consumare alimenti ricchi di vit. C, l’organismo ha trovato questo metodo meno dispendioso che non produrre la vitamina direttamente.

Un poco di storia

Sintomi dello Scorbuto

Con l’affermarsi delle navigazioni trans-oceaniche di lunga durata, comincia a manifestarsi in modo drammatico una malattia gravissima che porta anche alla morte, lo Scorbuto. Nel 1499 l’esploratore portoghese Vasco de Gama perse 116 dei suoi 170 uomini d’equipaggio per lo scorbuto, mentre nel 1520 l’esploratore Ferdinando Magellano ne perse 208 su 230.

Fino al 1795, era più facile che i marinai morissero di scorbuto piuttosto che per le ferite in battaglia, gli annegamenti o tutte le altre cause combinate. Eppure la cura era disponibile da almeno duecento anni prima dell’anno in cui fu applicata. Già nel 1593 l’esploratore britannico sir Richard Hawkins aveva suggerito una cura a base di arance amare e limone come “di grande aiuto contro questa patologia”.

Analogamente, nell’aprile del 1601, dopo quattro mesi in mare, il capitano James Lancaster, al comando di una flotta di quattro navi, notò che mentre gli equipaggi di tre navi soffrivano dello scorbuto, lo stesso non era accaduto ai marinai a bordo della sua nave che avevano bevuto dosi quotidiane di succo di limone. Ancora, nel 1636, John Woodall, il cosiddetto “padre dell’igiene navale”, scrisse un trattato nel quale descriveva le virtù del succo di limone e lo indicava come cura per il temutissimo scorbuto.

Il dr. James Lind sulla Salisbury

Si arriva così al 1753, quando il medico scozzese James Lind pubblicò i risultati di uno studio controllato su due gruppi di marinai in navigazione; l’evidenza fu innegabile. Tuttavia ci vollero ancora quarantadue anni prima che l’Ammiragliato inglese adottasse finalmente limone e lime come rifornimenti standard sulle navi. Risultarono utili anche estratti di aghi di pino e verdure. Gli effetti furono immediatamente evidenti. Quando arrivò la battaglia di Trafalgar (1805), gli equipaggi delle navi inglesi godevano di condizioni di salute migliori rispetto alle controparti francesi, indebolite dallo scorbuto. Sicuramente avranno influito le innovative strategie di battaglia di Nelson nel garantire la vittoria britannica, ma a mettere in pratica le strategie furono equipaggi in ottime condizioni di salute grazie all’uso del… limone!

A parte questo, lo scorbuto è una delle malattie note da più tempo, basta dire che si trovano sue descrizioni nell’Antico Testamento e negli scritti di Plinio il Vecchio. La prima descrizione precisa del “flagello” è del signore di Joinville nella sua narrazione della crociata di San Luigi in Egitto nel XIII secolo.

Nel Medio Evo, lo scorbuto si manifestava  a livello endemico nei paesi del Nord Europa durante i mesi invernali, periodo in cui il consumo di ortaggi verdi è molto ridotto. I sintomi della malattia sono ben definiti: comincia con stanchezza e si manifesta in seguito con edemi delle braccia e delle gambe, quindi con emorragie: sanguinamento dal naso e dalle gengive ed ecchimosi sottocutanee. I denti fuoriescono dalle radici, dondolano e talvolta cadono. Incapaci di restare in piedi, i soggetti colpiti muoiono di sfinimento o per complicanze respiratorie infettive.

Arrivano le vitamine.

Nel 1912 Funk (l’inventore del termine vitamina), ipotizzo che in queste e altre piante ci fosse una sostanza idrosolubile ad azione antiscorbutica, che venne battezzata “vitamina C” nel 1921, pur non essendo ancora stata isolata.  Cominciarono la ricerca due gruppi di studiosi.

Nel 1928 Albert  Szent-Györgyi, negli Stati Uniti, era riuscito a isolare l’ acido hexuronico dal surrene di un modello animale e ne aveva studiato le proprietà antiscorbutiche. Cercava, senza troppo successo, di capire se questo acido potesse essere identificato con la vit. C. Nel frattempo Charles G. King studiava l’effetto antiscorbutico del succo di limone e aveva isolato da quest’ultimo un acido che lui stesso aveva battezzato acido ascorbico. Tra questi due laboratori faceva la spola Joseph L. Svirbely che fornì a King un campione dell’acido hexuronico di Szent-Györgyi. Il 4 aprile 1932, King riuscì a dimostrare che i due acidi erano la stessa cosa: la misteriosa vitamina C. Con due settimane di ritardo, anche Szent-Györgyi arrivò alla medesima conclusione.

Il nome rimase quello dato da King – acido ascorbico – ma fu solo Szent-Györgyi a ricevere il premio Nobel nel 1937 per la scoperta della vitamina C. A parte il nome, senza saperlo, era arrivato al composto diversi anni prima, ma l’esclusione di King dal riconoscimento suscitò diverse polemiche, ancora oggi molto accese, tanto che si tende ad accreditare a tutti e tre i ricercatori, compreso Svirbely, il merito della scoperta. A  Szent-Györgyi va poi riconosciuto anche il merito di aver mandato un campione del suo acido hexuronico a Sir Walter Norman Haworth, un biologo di Londra, che nel 1934 riuscì a sintetizzare la Vitamina C in laboratorio, impresa per cui anche lui si aggiudicò il Nobel per la chimica nel 1937.

Dove si trova.

La vit. C si trova prevalentemente in alimenti vegetali e solo marginalmente nel fegato (frattaglia) e nel latte. Rilevanti per l’apporto di acido ascorbico (vit.C): agrumi, anche se non sono i frutti pià ricchi. Importanti altri frutti aciduli (come i kiwi e le mele), peperoni, prezzemolo, cavoli, fragole ecc.

È sensibile all’ossigeno, al calore e alla luce. È molto delicata e deperisce con conservazione e varie manipolazioni. È termolabile e in seguito a cottura molta viene persa, altra viene danneggiata dall’esposizione all’ossigeno. Viene assorbita nell’intestino tenue.

Se assente o quasi nella dieta (avitaminosi o ipovitaminosi), insorge lo scorbuto, che tuttavia avviene dopo settimane o mesi – a seconda della pienezza delle scorte nel fegato e nel surrene.

Dose giornaliera raccomandata (RDA, Recommended Daily Allowance):

Bambini fra 1 e 3 anni: 15 milligrammi al giorno;

Bambini fra i 4 e gli 8 anni: 25 mg al giorno;

Bambini fra i 9 e i 13 anni: 45 mg al giorno;

Ragazzi fra i 14 e i 18 anni: 75 mg al giorno;

Ragazze fra i 14 e i 18 anni: 65 mg al giorno, 80 se in gravidanza e 115 durante l’allattamento;

Uomini sopra i 19 anni: 90 mg al giorno;

Donne sopra i 19 anni: 75 mg al giorno, 85 se in gravidanza e 120 durante l’allattamento.

Alcuni dubbi.

Secondo il 2 volte premio nobel Linus Pauling che ha studiato l’argomento, il fabbisogno di vit. C è intorno ai 10 grammi al giorno. Le dosi raccomandate nelle RDA sarebbero in realtà solo sufficienti ad evitare lo scorbuto. Naturalmente Pauling non è il solo a sostenere questo, e molti altri studiosi consigliano dosi di alcuni grammi al giorno di vit.C.. Tra questi il dr Domenico Mastrangelo, uno dei massimi  esperti di vit.C in Italia.

Il problema è che ingerire grosse dosi di vit.C solo dagli alimenti è praticamente impossibile. Tanto per fare un esempio, se volessi ingerire anche solo un grammo di questa vitamina dal succo d’uva, uno degli alimenti che ne sono più ricchi, dovrei bere circa 3 etti di questo succo. Diventa quindi necessario l’uso di integratori. Questo potrebbe far sorgere il sospetto che queste posizioni siano pilotate dalle aziende farmaceutiche ma, fortunatamente, se si va a ricercare il prezzo al chilo della vit.C ci si accorge che è talmente basso da non costituire assolutamente un business. 

Sotto riporto, sempre citando articoli scientifici, i campi di applicazione della vitamina, in modo che ognuno sia in grado di scegliere e decidere da solo. Preciso che i campi in cui la vit.C si è dimostrata utile ed importante sono molti di più. Mi sono limitato ai fatti piè evidenti e dimostrati in modo inoppugnabile.

 

Qui il link al PDF del libro di Linus Pauling     Consigliato

 

Nel 2000, l’Institute of Medicine de U.S. National Academy of Sciences ha fissato un  UL (livello Massimo tollerabile) per gli adulti di 2000 mg (2g.)/die. Tale quantità fu scelta perché studi sull’uomo avevano riportato diarrea e altri disturbi gastrointestinali a dosi superiori ai 3g./die. Questo è il livello degli effetti avversi più basso osservato, il che significa che altri effetti avversi sono stati osservati a dosi più elevate.

In realtà l’unico vero effetto avverso che si verifica con l’ingestione di grossi dosi di vitamina C pare essere la diarrea, che si interrompe immediatamente riducendo un poco la dose assunta.

Nel 2006 la European Food Safety Authority (EFSA) ha riesaminato la questione, concludendo che non ci sono prove sufficienti per stabilire una UL per la vitamina C. Il Japan National Institute of Health and Nutrition ha esaminato lo stesso problema nel 2010 e ha tratto la stessa conclusione.

Alcuni dati fanno sorgere molti dubbi, a parte quanto affermato da Linus Pauling. Ad esempio, si scopre che un cane di razza “pastore tedesco”, (un maschio pesa tra 30 e 40 kg, meno una femmina) produce mediamente 4000 mg (4 g) di acido ascorbico al giorno. Se quindi pesasse circa 70kg., quanto un uomo medio, ne produrrebbe  8g..

Sappiamo poi che un ratto, in rapporto al peso di 70 kg di una persona, ne produrrebbe 2 g al giorno e fino a 15 g sotto stress, mentre una ipotetica mosca di 70 kg ne produrrebbe 10 g al giorno. Le capre, invece, producono circa 15.000 mg (15 g) al giorno di questa vitamina – cioè quello che si potrebbe assumere mangiando 30 Kg!!! di arance.

In natura, i gorilla assumono in media 4,5 g di vitamina C al giorno. Per star bene, le scimmie ne hanno bisogno di circa un grammo al giorno. Secondo uno studio, una scimmia media di 7,5 kg (un decimo del nostro peso) assume 600 mg al giorno di vitamina C.

Eppure il Ministero della Salute, per l’uomo, ne raccomanda 90 mg al giorno.

Una sproporzione difficilmente spiegabile. 

A cosa serve la vitamina C.

Parlare delle funzioni svolte dalla vitamina C è molto difficile data la sua importanza straordinaria che va ben oltre lo scorbuto. Cercherò comunque di dare delle indicazioni di massima lasciando ai singoli il compito di approfondire gli argomenti che li interessano. La bibliografia inserita qui sotto ha solo un valore indicativo, dato che le pubblicazioni sulla vitamina C sono migliaia.

Basta dire che digitando su PubMed Vitamin C si trovano 3221 pubblicazioni solo per l’anno 2021. In tealtà la vit. C svolge molteplici funzioni nell’organismo.

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È FONDAMENTALE PER LA PELLE.

Dipende dal fatto che serve alla sintesi di alcuni suoi costituenti e la protegge dagli effetti nocivi dei raggi UV. Incrementa inoltre la capacità di cicatrizzazione e previene l’invecchiamento della pelle.

1) Vitamin C and Immune Function. La vitamina C supporta la funzione di barriera epiteliale contro i patogeni e promuove l’attività di scavenging ossidante della pelle, proteggendo così potenzialmente dallo stress ossidativo ambientale.

2) The Roles of Vitamin C in Skin Health.  Questa recensione discute i potenziali ruoli della vitamina C nella salute della pelle e riassume la ricerca in vitro e in vivo fino ad oggi. Confrontiamo l’efficacia dell’assunzione nutrizionale di vitamina C rispetto all’applicazione topica.

3) Role of Vitamin C in Skin Diseases. La vitamina C (acido ascorbico) svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute della pelle e può promuovere la differenziazione dei cheratinociti e diminuire la sintesi di melanina, portando alla protezione antiossidante contro i fotodanneggiamenti indotti dai raggi UV.

4) The effect of Vitamin C on melanin pigmentation – A systematic review.  Questa revisione sistematica discute gli studi condotti per valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina. L’obiettivo principale era valutare l’effetto della vitamina C sulla pigmentazione della melanina.

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È IMPORTANTE CONTRO VARI TIPI DI CANCRO.

La sua importanza riguarda sia la prevenzione che la terapia del cancro.

1) Intravenous vitamin C in the supportive care of cancer patients: a review and rational approach. Questo articolo esamina la vit. C per via endovenosa (IV C) nella cura del cancro e offre un approccio razionale per consentire a medici oncologi e professionisti integrativi di fornire in sicurezza IV C combinata con vitamina C orale ai pazienti. L’uso di IV C è un intervento di supporto sicuro per ridurre l’infiammazione nel paziente e migliorare i sintomi legati alla carenza di antiossidanti, ai processi patologici e agli effetti collaterali dei trattamenti standard contro il cancro.

2) Vitamin C in Stem Cell Reprogramming and Cancer. Dato che la disregolazione epigenetica è un noto fattore di malignità, la vit. C può svolgere un nuovo ruolo come agente antitumorale epigenetico.

3) Targeting cancer vulnerabilities with high-dose vitamin C. Gli studi hanno dimostrato che la vit. C farmacologica prende di mira molti dei meccanismi che le cellule tumorali utilizzano per la loro sopravvivenza e crescita. In questo articolo di Opinion, discutiamo di come la vit. C può colpire tre vulnerabilità condivise da molte cellule tumorali: squilibrio redox, riprogrammazione epigenetica e regolazione del rilevamento dell’ossigeno.

4) Vitamin C versus Cancer: Ascorbic Acid Radical and Impairment of Mitochondrial Respiration? Uno specifico effetto antitumorale può essere ottenuto ad alte dosi di terapia con vit. C.

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5) High-dose intravenous vitamin C, a promising multi-targeting agent in the treatment of cancer. Prove crescenti indicano che la vit. C ha il potenziale per essere un potente agente antitumorale quando somministrata per via endovenosa e in dosi elevate (IVC ad alte dosi)

6) Intravenous High-Dose Vitamin C in Cancer Therapy. Articolo particolarmente interessante che ricostruisce la storia dell’importanza e dell’ utilizzo della vit. C nei casi di Cancro. L’articolo ci dice che un numero crescente di studi preclinici sta mostrando come la vitamina C ad alte dosi possa giovare ai malati di cancro.

7) Vitamin C deficiency in cancer patients.  L’articolo rileva che la carenza di vitamina C è comune nei pazienti con cancro avanzato e i fattori più importanti che determinano i livelli plasmatici sono l’assunzione con la dieta e i marcatori della risposta infiammatoria. I pazienti con basse concentrazioni plasmatiche di vitamina C hanno una sopravvivenza più breve.

AUMENTA L’ELIMINAZIONE DEL COLESTEROLO TRASFORMANDOLO IN ACIDI BILIARI.

1) Cholesterol: Vitamin C Controls Its Transformation to Bile Acids. Facilita l’assorbimento del ferro. In caso di anemia somministrare Ferro con acido ascorbico per favorire l’assimilazione

HA AZIONE ANTINFIAMMATORIA E STIMOLA LA FUNZIONE IMMUNITARIA.

1) Ascorbic Acid: its role in immune system and chronic inflammation diseases. La vit. C è importante in tutte le condizioni stressanti legate a processi infiammatori e che coinvolgono l’immunità.

2) Antioxidant vitamins and their effect on immune system. La supplementazione di vit.C ha dimostrato di ridurre la durata e la gravità delle infezioni delle vie respiratorie superiori, compreso il raffreddore. Inoltre, è stato suggerito che esiste una stretta relazione tra la carenza di vitamine e malattie infettive come la tubercolosi, l’AIDS e la SARS CoV-2, nonché le malattie infettive diffuse attraverso il sistema respiratorio e digerente.

HA AZIONE ANTIVIRALE ED ANTIBATTERICA.

1) Vitamin C and Immune Function. La carenza di vitamina C provoca un’immunità ridotta e una maggiore suscettibilità alle infezioni. A loro volta, le infezioni hanno un impatto significativo sui livelli di vitamina C a causa dell’aumento dell’infiammazione e del fabbisogno metabolico.

2) Immunomodulatory and antimicrobial effects of vitamin C. Articolo molto ampio, interessantissimo, assolutamente da leggere.

3) Vitamin C Protects Against Coronavirus L’articolo uscito nel gennaio 2020 ci dice che la pandemia di coronavirus può essere drasticamente rallentata, o fermata, con l’uso immediato e diffuso di alte dosi di vitamina C.

È UN ANTIDEPRESSIVO.

1) Antidepressant effect of vitamin C. Lo studio riporta Il completo recupero da depressione idiopatica verificato in tutti i pazienti dopo trattamento con acido ascorbico intravenoso.

IMPORTANTE PER LE FUNZIONI COGNITIVE.

1) Plasma Vitamin C Concentrations and Cognitive Function: A Cross-Sectional Study. È stata trovata un’associazione significativa tra le concentrazioni plasmatiche di vitamina C e le prestazioni su compiti che coinvolgono attenzione, concentrazione, memoria di lavoro, velocità decisionale, richiamo ritardato e totale e riconoscimento.

2) Vitamin C supplementation promotes mental vitality in healthy young adults: results from a cross-sectional analysis and a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. L’integrazione di vit. C ha aumentato la motivazione al lavoro e la concentrazione dell’attenzione e ha contribuito a migliorare le prestazioni nei compiti cognitivi che richiedono un’attenzione prolungata.

MOLTO UTILE NEI GRANDI USTIONATI E NELLE RIANIMAZIONI.

1) Vitamin C may reduce the duration of mechanical ventilation in critically ill patients: a meta-regression analysis. Sono state trovate prove evidenti che la vitamina C riduce la durata della ventilazione meccanica,

INIBISCE LA FORMAZIONE DI NITROSAMMINE.

1) Effects of vitamins C and E on N-nitroso compound formation, carcinogenesis, and cancer. L’articolo descrive le proprietà dei composti N-nitroso (NNC) e delle vitamine C ed E. L’autore esamina la capacità delle vitamine C ed E di inibire la formazione di NNC nei sistemi chimici, nelle carni conservate con nitriti, negli animali da esperimento e nell’uomo. Le vitamine dietetiche C ed E hanno entrambe prodotto dal 30% al 60% di inibizioni nella maggior parte degli esperimenti di carcinogenesi che impiegano cancerogeni preformati.

RUOLO NELLE MALATTIE INFETTIVE.

1) Vitamin C and Infections. Un totale di 148 studi sugli animali ha indicato che la vitamina C può alleviare o prevenire le infezioni causate da batteri, virus e protozoi. L’infezione umana più studiata è il comune raffreddore. La somministrazione di vit. C non riduce l’incidenza media di raffreddori nella popolazione generale, ma ha dimezzato il numero di raffreddori nelle persone fisicamente attive.

HA EFFETTO DISINTOSSICANTE ANCHE CONTRO AVVELENAMENTI.

 1) Cardiotoxicity of some pesticides and their amelioration. Questa revisione identifica 24 agenti miglioratori che sono stati utilizzati con successo per gestire 60 casi di cardiotossicità dovuta a pesticidi. Gli agenti più efficaci erano la vitamina C, la curcumina, la vitamina E, la quercetina, il selenio, la crisina e l’estratto di aglio. La vitamina C ha mostrato effetti migliorativi in un’ampia gamma di tossicità.

HA RUOLO ANTIOSSIDANTE.

1) The antioxidant role of vitamin C. Questa recensione presenta prove che supportano l’importanza della vitamina C come componente dei meccanismi protettivi antiossidanti complessivi che si trovano nelle cellule e nei tessuti. I dati sono coerenti e costituiscono un forte consenso per studiare l’importanza della funzione antiossidante della vitamina C nel mantenimento della salute umana.

CANCRO DELLA PELLE.

Di particolare interesse due articoli che trattano l’uso della vit.C per uso esterno nella terapia del cancro della pelle:

1) Randomized trial of topical ascorbic acid in DMSO versus imiquimod for the treatment of basal cell carcinoma – ScienceDirect. I ricercatori ci dicono che i risultati dimostrano che l’acido ascorbico concentrato in DMSO è una preparazione topica ben tollerata, poco costosa e facile da usare che garantisce studi clinici più ampi come trattamento di prima linea adatto per BCC. Data la sua semplicità e la mancanza di ipopigmentazione residua può trovare particolare vantaggio per le lesioni del viso dove le problematiche di cicatrizzazione chirurgica e cosmesi possono essere di fondamentale importanza.

2) Complete response of cutaneous SCC to topical treatment with ascorbic acid solution: A case report. Si tratta di un interessante studio italiano (Bologna e Reggio Emilia) che illustra la guarigione di un caso di tumore della pelle dell’orecchio esterno con vit.C per uso topico. Contiene molte foto

 

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

Vitamina E

Vitamine del gruppo B

Vitamina B1

Vitamina B 17

 

                                                         

 

 

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ACRILAMMIDE. Una sostanza cancerogena in alimenti di tutti i giorni https://dietazonaonline.com/acrilammide-una-sostanza-cancerogena-in-alimenti-di-tutti-i-giorni https://dietazonaonline.com/acrilammide-una-sostanza-cancerogena-in-alimenti-di-tutti-i-giorni#respond Tue, 17 May 2022 09:41:05 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12429 Come sa bene chiunque cucini, la trasformazione degli alimenti generalmente include molti e diversi passaggi. Ci sono infatti numerose fasi di lavorazione come lavaggio, taglio, essiccazione, frittura, fermentazione, cottura. Durante queste fasi di lavorazione possono formarsi alcuni composti tossici. L’Acrilammide (AA) è una di queste sostanze tossiche indotte dal calore (ad alta temperatura) che può […]

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Come sa bene chiunque cucini, la trasformazione degli alimenti generalmente include molti e diversi passaggi. Ci sono infatti numerose fasi di lavorazione come lavaggio, taglio, essiccazione, frittura, fermentazione, cottura.

Durante queste fasi di lavorazione possono formarsi alcuni composti tossici.

L’Acrilammide (AA) è una di queste sostanze tossiche indotte dal calore (ad alta temperatura) che può essere sviluppata negli alimenti contenenti amidi(1) principalmente attraverso la cosiddetta reazione di Maillard(2). Questa reazione avviene in cibi al forno, fritti, alla griglia, tostati e arrostiti.

Come ci dice uno studio molto ampio(3), l’ AA non è, infatti, un componente del cibo ma si forma durante la lavorazione a caldo.

Le vie di formazione di AA durante l’elaborazione possono essere spiegate sulla base di diverse ipotesi che sono risultate più rilevanti e probabili in una situazione di elaborazione. Secondo gli studi ci sono due percorsi più accettati; la via della già citata reazione di Maillard e la via dell’acroleina.

La formazione di AA attraverso la reazione di Maillard è conosciuta come la via principale ed ha come base la reazione tra amminoacidi liberi e zuccheri riduttori.

Inoltre, Eriksson(4) ha riportato che il fruttosio aumenta il contenuto di AA di circa due volte rispetto ad altri zuccheri riducenti perché contiene due gruppi α-idrossilici anziché uno come nel caso di altri zuccheri come il glucosio.

La via dell’acroleina è la seconda modalità più accettata di formazione di AA. L’AA viene generato dall’olio quando viene riscaldato a temperature sopra il punto di fumo. Inizialmente, l’olio viene idrolizzato in glicerolo e acidi grassi, seguiti dall’eliminazione dell’acqua dal glicerolo e dalla produzione di acroleina tramite il meccanismo degli ioni di carbonio catalizzato dall’acido eterolitico

Gli oli, che sono altamente insaturi e hanno un punto di fumo più basso, portano alla formazione di acroleina.

Ma al di là della teoria cose significa nella pratica?

Significa che gli alimenti a rischio sono quelli che contengono amidi, e quindi pane, pizza, biscotti, fette biscottate, cracker e anche corn-flakes. Già da questa lista comprendiamo che se si hanno abitudini alimentari quotidiane che seguono le indicazioni delle pubblicità televisive, siamo a rischio.

L’Acrilammide si forma quando i cibi vengono cotti ad alte temperature cioè circa 120 gradi, oppure sottoposti a frittura. Non solo i prodotti industriali dunque sono a rischio, anche se di solito sono i peggiori anche per altri motivi, ma anche quelli che prepariamo in casa, come le classiche patate fritte o al forno. Persino il caffè è a rischio Acrilammide, a causa della tostatura dei chicchi che avviene ad alte temperature.

Non stiamo a parlare dei cibi che si trovano nei Fast Food dato che si tratta di Cibo-Spazzatura per definizione.

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Le ricerche si sono concentrate sui diversi effetti sulla salute dell’AA per la sua elevata tossicità. L’AA pare quindi responsabile di neurotossicità, genotossicità, cancerogenicità, epatotossicità e tossicità riproduttiva per l’uomo e gli animali. L’AA e la sua tossicità sono state valutate dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dal Comitato congiunto FAO/OMS di esperti sugli additivi alimentari (OMS/JECFA.

Secondo i loro risultati, l’assunzione umana media è stimata in 0,4 μg/kg di peso corporeo/giorno a partire dai due anni di età, sebbene il consumo possa variare generalmente da 0,3 μg/kg di peso corporeo/giorno a 5 μg/kg di peso corporeo/giorno. La stima dell’assunzione umana media giornaliera era di 1 μg/kg di peso corporeo/giorno e può essere di 4 μg/kg di peso corporeo/giorno per i consumatori elevati .

L’AA è un neurotossico, e può provocare sia un’intossicazione accidentale o un’esposizione professionale cronica che colpisce il sistema nervoso centrale (SNC) e il sistema nervoso periferico (SNP) nei roditori e nell’uomo.

L’effetto tossico dipende dal tempo di esposizione e dal dosaggio. Lavoratori altamente esposti in Cina hanno mostrato sintomi di neuropatia periferica come debolezza dei muscoli scheletrici, formicolio di mani e piedi e atassia.

Inoltre, la degradazione delle terminazioni nervose porta all’indebolimento delle funzioni cognitive e al danneggiamento della corteccia cerebrale, del talamo e dell’ippocampo.

L’AA è un clastogeno ad azione diretta, cioè causa anomalie nei geni che portano alla genotossicità. Nei mammiferi si ha la conversione metabolica dell’AA in glicididamide (GA) che provoca effetti mutageni. Anche le cellule mammarie umane sono suscettibili alla tossicità del GA.

Un altro studio, italiano, si è occupato specificatamente dell’AA e delle sue conseguenze nei bambini ed i risultati (non esprimo giudizi ma riporto i dati) sono:  

Questo studio si proponeva di accertare la concentrazione di AA nei prodotti alimentari destinati ai lattanti per valutare l’esposizione alimentare a questo contaminante alimentare. I livelli di AA sono stati determinati mediante GC/MS e bromurazione e l’esposizione alimentare è stata valutata con un metodo probabilistico basato sulla simulazione Monte Carlo.

I risultati hanno mostrato che la probabilità di un’esposizione cancerogena è del 94%, 92% e 87%, rispettivamente, per i bambini di 6, 12 e 18 mesi, suggerendo la necessità di ritardare l’introduzione dei prodotti da forno nella dieta di bambini svezzati.

La tossicità dell’AA è stata scoperta nel 2002, cioè circa 20 anni fa al momento in cui scrivo.

Non mi risulta che in pratica sia stata presa alcuna misura per informare e proteggere le persone da parte del sedicente Ministero della Salute o da altri organi competenti.

Note e bibliografia

1) L’amido è un composto organico della classe dei carboidrati (o glucide polisaccaride), comunemente contenuto in alimenti come pane, pasta, riso, patate, caratterizzato da un gran numero di unità di glucosio polimerizzate.

2) Si tratta di una serie complessa di fenomeni che avvengono a seguito dell’interazione di zuccheri e proteine durante la cottura. I composti che si formano con queste trasformazioni sono caratterizzati dal colore bruno e dal caratteristico odore di crosta di pane appena sfornato. La reazione deve il suo nome a Louis Camille Maillard (1878-1936), chimico francese che la studiò per primo.

3) D.N.Perera et al.(2021). Comprehensive Study on the Acrylamide Content of High Thermally Processed Foods. Hindawi BioMed Research International Volume 2021, Article ID 6258508, 13 pages

4)  S. Eriksson, Acrylamide in Food Products: Identification, Formation and Analytical Methodology, Doctoral dissertation, Institutionen för miljökemi, 2005.

5) F.Esposito et al.(2021). Acrylamide in Baby Foods: A Probabilistic Exposure Assessment. Journals /Foods /Volume 10/Issue 12

articolo in breve su telegram 

 IL MIO ROMANZO STORICO

 

 

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Fattori determinanti i disturbi cardiocircolatori https://dietazonaonline.com/fattori-determinanti-i-disturbi-cardiocircolatori https://dietazonaonline.com/fattori-determinanti-i-disturbi-cardiocircolatori#respond Wed, 04 May 2022 11:55:07 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12390 I disturbi cardiocircolatori, almeno in Italia, sono la prima causa di morte. Premesso che circa il 25% della nostra salute dipende da fattori genetici ed il rimanente dai nostri stili di vita, cerchiamo di capire i fattori di rischio che incidono nell’insorgenza di infarti ed ictus.                   […]

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I disturbi cardiocircolatori, almeno in Italia, sono la prima causa di morte. Premesso che circa il 25% della nostra salute dipende da fattori genetici ed il rimanente dai nostri stili di vita, cerchiamo di capire i fattori di rischio che incidono nell’insorgenza di infarti ed ictus.

                                                                            Cominciamo con i fattori non modificabili.

ETA’

Il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare è sicuramente correlato all’età. L’infarto del miocardio più frequente nei soggetti tra i 50 e i 60 anni.

SESSO

Da giovani ed in età matura, infarto e aterosclerosi sono più comuni negli uomini che nelle donne, ma con la menopausa il rischio tra uomini e donne si equipara.

FAMILIARITA’

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Allo stato attuale delle conoscenze, la predisposizione a malattie cardiovascolari va attribuito a una pluralità di geni e quindi stabilirne il peso è difficile.

Sappiamo comunque che se in una famiglia ci sono parenti stretti che soffrono o hanno sofferto di malattia una qualche cardiaca, il rischio aumenta in modo significativo tanto che esso sembra raddoppiare per i fratelli, in conseguenza di stili di vita condivisi e della predisposizione genetica in comune.

Ci sono poi i fattori di rischio modificabili, e quindi ampiamente dipendenti dai nostri comportamenti e stili di vita.

IPERTENSIONE

Si parla di ipertensione quando la pressione arteriosa supera i 140/90 mmHg, indipendentemente dall’età e da altre condizioni patologiche coesistenti. L’ipertensione si sviluppa quando le pareti delle arterie di grosso calibro perdono l’elasticità naturale e si irrigidiscono. L’ipertensione affatica il cuore, può aumentarne le dimensioni, renderlo meno efficiente e favorire l’aterosclerosi. Per questo chi ha la pressione alta corre un rischio maggiore di infarto o ictus.

L’ipertensione può anche causare insufficienza renale e danneggiare la vista. Rimanere nel peso forma, fare esercizio fisico, non usare alimenti contenenti zuccheri e grassi saturi e praticare esercizi di rilassamento possono ridurre o eliminare l’ipertensione. Naturalmente le stesse misure impediscono di sviluppare ipertensione, molto meglio prevenire che dover curare.  

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COLESTEROLEMIA

Il colesterolo è una molecola lipidica costituente della membrana cellulare. È prodotto principalmente nel fegato ed è usato per produrre alcuni ormoni e vit.D.

Il colesterolo viene anche introdotto con l’alimentazione essendo presente nei cibi ricchi di grassi animali come carne, burro, salumi, formaggi, tuorlo d’uovo e frattaglie ma anche per un eccessivo consumo di zuccheri. L’ ipercolesterolemia è molto dannosa per cuore, arterie e cervello. Nelle arterie, il colesterolo  forma placche aterosclerotiche che causano un restringimento dei vasi che ostacola il passaggio del sangue, oppure provocano dilatazioni anomale, cioè gli aneurismi. Se questo avviene nelle coronarie (le arterie del cuore) aumenta il rischio di un infarto del miocardio. L’aumento di colesterolo nelle arterie che vanno al cervello (carotidi e loro diramazioni) predispone all’ictus cerebrale. Il danno arrecato dal colesterolo alle arterie è molto più grave in chi soffre d’ipertensione

DIABETE

Si parla di diabete quando la glicemia misurata a digiuno almeno due volte a distanza di una settimana è uguale o superiore a 126 mg/dl.
Esistono due forme di diabete:

  • diabete tipo 1, o insulino-dipendente, riguarda circa il 10 per cento dei diabetici e che colpisce i giovani;
  • diabete tipo 2, o non insulino-dipendente, riguarda circa il 90 per cento dei diabetici ed è molto spesso legato all’eccesso di peso e ad errori alimentari e di stile di vita come la sedentarietà.
    Dipende dall’età, dalla familiarità e da abitudini non salutari, un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e l’obesità. Il diabete è una malattia importante, che provoca complicanze vascolari in tutti i distretti e in particolare a carico delle arteriecoronarie, carotidi, e degli arti inferiori (danno macro-vascolare), e alle arterie dell’occhio, del rene e del sistema nervoso periferico (danno micro-vascolare). Modifiche nell’alimentazione, ritorno al peso forma ed attività fisica possono ribaltare la situazione.

OBESITA’

Collegata ad altri fattori di rischio, come colesterolo alto, ipertensione e diabete. Sovrappeso ed obesità fanno lavorare eccessivamente il cuore. Una corretta valutazione del rischio cardiovascolare comprende la valutazione dell’indice di massa corporea (IMC, o BMI in anglosassone) e la misurazione del giro vita.
Il girovita rappresenta la misurazione della circonferenza presa nel punto medio tra l’ultima costa e la cresta dell’anca (che generalmente corrisponde alla linea dell’ombelico). Questa misura non dovrebbe superare i 94 centimetri per l’uomo e gli 80 centimetri per la donna. Quando i valori superano i 103 cm per l’uomo e gli 88 cm per la donna, la probabilità di ammalarsi aumenta molto. Il girovita è importante perché il grasso corporeo non è tutto uguale. In particolare, il tessuto adiposo concentrato nella zona addominale sembra essere particolarmente correlato a un aumento delle probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari.

A parità di IMC sono più esposti i soggetti con una conformazione corporea «a mela», con accumulo di grasso viscerale, rispetto a chi ha una conformazione corporea «a pera», con accumuli su cosce e glutei. Ovviamente se il sovrappeso dura nel tempo, aumenta il rischio cardiocircolatorio con l’età adulta. 

FUMO

Oltre ad essere causa di tumori come quello polmonare, il fumo è un importantissimo fattore di rischio cardiovascolare soprattutto nei giovani. Il fumo riduce la quantità di ossigeno che arriva al cuore, aumenta la pressione sanguigna e il battito cardiaco, danneggia le arterie favorendo la vasocostrizione e lo spasmo e favorisce la malattia aterosclerotica. Questo aumenta le probabilità di ictus o di infarto, di progressione dell’arteriopatia degli arti inferiori ed è il fattore di rischio più importante per la formazione e progressione e dell’aneurisma dell’aorta addominale.
Lo studio Interheart ha confermato come il fumo sia una delle cause più importanti di infarto miocardico non fatale, specie nei giovani, sotto i 40 anni. Fumare è dannoso in tutti i modi – sigarette, pipa, sigaro, tabacco masticabile – e il rischio è correlato strettamente al numero delle sigarette fumate: 5 sigarette fanno meno male di 20, ma anche con poche sigarette non esiste il rischio zero. Inoltre anche il fumo passivo aumenta il rischio di patologie cardiovascolari per chi è esposto, uomo o donna, a casa o nell’ambiente di lavoro, in relazione al grado di contatto e alla durata dell’esposizione. Ogni anno nel mondo muoiono 8 milioni di persone per malattie dovute al consumo di tabacco (1 persona ogni 4 secondi). In Italia sono circa 80 mila i morti l’anno per malattie dovute al fumo, di cui il 25 per cento in età compresa tra 35 e 65 anni. La speranza di vita di un fumatore è otto anni inferiore rispetto a un non fumatore.
Eppure non è mai troppo tardi per smettere, indipendentemente da quando si abbia iniziato e da quanto si fumi. Smettere di fumare allunga la speranza di vita e riduce l’insorgenza di moltissime malattie:

Smettere di fumare migliora anche la qualità della vita: olfatto e gusto migliorano già dopo alcuni giorni, la pelle ritorna più luminosa dopo alcune settimane, i denti diventano più bianchi e l’alito più gradevole, il respiro migliora e scompare la tosse da fumo, ci si muove più agilmente e, in generale, ci si sente meglio e più in forma.

A questi fattori se ne è aggiunto recentemente un’altro.

Non è una mia affermazione ma prendo atto di quanto afferma uno studio israeliano che ha comparato il fatti cardiaci e le sindromi cardiache acute partendo dal 2019 su un arco di 14 mesi, proprio per valutare i dati sia in corrispondenza con le varie ondate di Covid, sia con il periodo prima del Covid stesso.

I risultati dello studio su persone 16-39 anni possono essere riassunti nei seguenti due grafici.

Si noti l’andamento della linea rossa che illustra l’incremento del 25% dei casi cardiaci gravi fra i giovani, mentre le due linee viola e blu indicano la somministrazione del magico siero e la linea grigia l’andamento del Covid.

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni.

 

 

Per evitare che mi si debba credere sulla parola,

accludo il link allo studio stesso.

https://www.nature.com/articles/s41598-022-10928-z

 

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Covid 19 ed Obesità. La relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione https://dietazonaonline.com/covid-19-ed-obesita-la-relazione#respond Sat, 04 Sep 2021 02:10:16 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12111 Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19. l’articolo si intitola: Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology […]

L'articolo Covid 19 ed Obesità. La relazione sembra essere il primo su Dieta Zona Personalizzata Online.

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Nel numero del 20 agosto 2020 sulla rivista Obesity Review è uscito un interessante articolo che possiamo definire una review, perché raccoglie ed organizza i risultati di 201 diversi articoli scientifici attinenti all’Obesità  e le sue relazioni con il Covid 19.

l’articolo si intitola:

Individuals with obesity and COVID‐19: A global perspective on the epidemiology and biological relationships

L’unico commento personale che mi permetto di inserire è che, dato il contenuto, questo articolo scientifico, a differenza di altri, non pare proprio finanziato dalle aziende farmaceutiche. Visto che è disponibile liberamente, consiglio tutti di scaricarlo prima che scompaia.

Onde evitare equivoci e interpretazioni errate, mi limito a pubblicare alcuni estratti dell’articolo con sotto le relative traduzioni. Avendo il link all’originale sarà facile il controllo.

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After a systematic search of the Chinese and English language literature on COVID‐19, 75 studies were used to conduct a series of meta‐analyses on the relationship of individuals with obesity–COVID‐19 over the full spectrum from risk to mortality. A systematic review of the mechanistic pathways for COVID‐19 and individuals with obesity is presented. Pooled analysis show individuals with obesity were more at risk for COVID‐19 positive, >46.0% higher (OR = 1.46; 95% CI, 1.30–1.65; p < 0.0001); for hospitalization, 113% higher (OR = 2.13; 95% CI, 1.74–2.60; p < 0.0001); for ICU admission, 74% higher (OR = 1.74; 95% CI, 1.46–2.08); and for mortality, 48% increase in deaths (OR = 1.48; 95% CI, 1.22–1.80; p < 0.001).

Dopo una ricerca sistematica della letteratura in lingua cinese e inglese su COVID-19, sono stati utilizzati 75 studi per condurre una serie di meta-analisi sulla relazione degli individui con obesità-COVID-19 sull’intero spettro dal rischio alla mortalità. Viene presentata una revisione sistematica dei percorsi meccanicistici per COVID-19 e per gli individui con obesità. L’analisi aggregata mostra che gli individui con obesità erano più a rischio di positività al COVID-19, >46,0% in più (OR = 1,46; 95% CI, 1,30-1,65; p <0,0001); per l’ospedalizzazione, 113% in più (OR = 2,13; 95% CI, 1,74-2,60; p < 0,0001); per il ricovero in terapia intensiva, 74% in più (OR = 1,74; 95% CI, 1,46-2,08); e per la mortalità, aumento del 48% dei decessi (OR = 1,48; 95% CI, 1,22-1,80; p <0,001).

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For persons with coronavirus disease 2019 (COVID‐19) caused by the severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS‐CoV‐2), there appears to be a strong relationship between being an individual with overweight or obesity and the risks of hospitalization and needing treatment in intensive care units (ICUs). Emerging literature suggests that adults with obesity under the age of 60 are more likely to be hospitalized. The COVID‐19 pandemic has occurred at a time when the prevalence of individuals with overweight/obesity is increasing in virtually all countries globally.

Per le persone con malattia da coronavirus 2019 (COVID-19) causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), sembra esserci una forte relazione tra l’essere un individuo con sovrappeso o obesità e i rischi di ospedalizzazione e necessità di trattamento in unità di terapia intensiva (UTI). La letteratura emergente suggerisce che gli adulti con obesità di età inferiore ai 60 anni hanno maggiori probabilità di essere ricoverati in ospedale. La pandemia di COVID-19 si è verificata in un momento in cui la prevalenza di individui con sovrappeso/obesità è in aumento praticamente in tutti i paesi del mondo

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In addition, policy responses for mitigating COVID‐19 are creating major economic hardships. The COVID‐19 pandemic has brought to all countries the need to restrict movement, implement social distancing and impede economic activities across a broad spectrum of nonessential occupations. These adjustments have caused food system problems, including changes in food consumption and physical activity patterns, and remote telework environments that may exacerbate current trends in the prevalence of individuals with obesity, while another effect will be to increase the proportion food insecure and also those stunted and malnourished. These changes have long‐lasting implications beyond the mitigation of the current SARS‐CoV‐2 spread and may be detrimental to people’s health.

Inoltre, le risposte politiche per mitigare il COVID-19 stanno creando gravi difficoltà economiche. La pandemia di COVID-19 ha portato in tutti i paesi la necessità di limitare i movimenti, attuare il distanziamento sociale e impedire le attività economiche in un ampio spettro di occupazioni non essenziali. Questi adeguamenti hanno causato problemi al sistema alimentare, inclusi cambiamenti nel consumo di cibo e nei modelli di attività fisica, e ambienti di telelavoro a distanza che possono esacerbare le tendenze attuali nella prevalenza di individui con obesità, mentre un altro effetto sarà quello di aumentare la percentuale di insicurezza alimentare e anche di quelli rachitici. e malnutrito. Questi cambiamenti hanno implicazioni di lunga durata oltre alla mitigazione dell’attuale diffusione di SARS-CoV-2 e possono essere dannosi per la salute delle persone.

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Being an individual with obesity increases the odds of COVID‐19 patients being hospitalized. Among diagnosed COVID‐19 patients, the prevalence of individuals with obesity in hospitalized patients was much higher than that in nonhospitalized patients. For example, a report that included 5700 patients with obesity in New York City showed that 41.7% of COVID‐19 hospitalized patients were individuals with obesity, whereas the average prevalence of individuals with obesity in New York City was 22.0%.

Essere un individuo con obesità aumenta le probabilità che i pazienti COVID-19 vengano ricoverati in ospedale. Tra i pazienti con diagnosi di COVID-19, la prevalenza di individui con obesità nei pazienti ospedalizzati era molto più alta di quella nei pazienti non ospedalizzati. Ad esempio, un rapporto che includeva 5700 pazienti con obesità a New York City ha mostrato che il 41,7% dei pazienti ospedalizzati COVID-19 erano individui con obesità, mentre la prevalenza media di individui con obesità a New York City era del 22,0%.

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We identified 19 studies that examined the relationship and included them in this analysis. Table S4 presents the results; all showed a significantly higher prevalence of individuals with obesity among hospitalized patients than among patients not hospitalized or the general population.

Abbiamo identificato 19 studi che hanno esaminato la relazione e li hanno inclusi in questa analisi. La tabella S4 presenta i risultati; tutti hanno mostrato una prevalenza significativamente più alta di individui con obesità tra i pazienti ospedalizzati rispetto ai pazienti non ricoverati o alla popolazione generale.

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Among patients with symptoms, those with severe or critical conditions had much higher BMIs and individuals with obesity prevalence than the normal population or patients who were COVID‐19 negative. Two studies showed that the odds of having COVID‐19 increased by 30% (OR = 1.30; 95% CI, 1.09–1.54; p = 0.0030) and by 38% (OR = 1.38; p < 0.0001), respectively, among the individuals with obesity.

Tra i pazienti con sintomi, quelli con condizioni gravi o critiche avevano un indice di massa corporea (BMI) molto più elevato e gli individui con prevalenza di obesità rispetto alla popolazione normale o ai pazienti che erano negativi al COVID-19. Due studi hanno mostrato che le probabilità di avere COVID-19 sono aumentate del 30% (OR = 1,30; 95% CI, 1,09-1,54; p = 0,0030) e del 38% (OR = 1,38; p < 0,0001), rispettivamente, tra gli individui con obesità.

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Penso che questi estratti dallo studio siano significativi e mi limito quindi a questi esempi, tra i tanti che lo studio contiene.

Il link all’originale consente a chi voglia di approfondire.

Forse sarebbe stato interessante informare gli italiani  di queste minacce alla loro salute, ma mi rendo conto che questo è al di là della portata degli “esperti ” televisivi.

 

Una causa di ingrassamento a cui non hai mai pensato?

Leggi l’articolo su: Pesticida, obesità e salute

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Dolcificanti o zucchero? https://dietazonaonline.com/dolcificanti-o-zucchero https://dietazonaonline.com/dolcificanti-o-zucchero#respond Tue, 31 Jan 2017 09:32:12 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=8195 Meglio lo zucchero o i dolcificanti?   Tutti i dolcificanti che si trovano oggi in commercio o comunque già presenti in molti alimenti confezionati e bibite, sia che si tratti di Aspartame o Sucralosio o Acesulfame K, sono sostanze, come ben noto dalla letteratura scientifica, gravemente pericolose per la salute. Oltretutto non è assolutamente vero che […]

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Meglio lo zucchero o i dolcificanti?

 

Meglio lo zucchero o i dolcificanti?
 Meglio lo zucchero o i dolcificanti? Un falso dilemma

Tutti i dolcificanti che si trovano oggi in commercio o comunque già presenti in molti alimenti confezionati e bibite, sia che si tratti di Aspartame o Sucralosio o Acesulfame K, sono sostanze, come ben noto dalla letteratura scientifica, gravemente pericolose per la salute.

Oltretutto non è assolutamente vero che non influenzino la glicemia e quindi non facciano ingrassare, che è poi il motivo per cui vengono vendute.

Il meccanismo è semplice: quando le papille gustative della lingua percepiscono il sapore dolce prodotto dai dolcificanti, vengono ingannate da queste sostanze e, credendo che si tratti di uno zucchero “vero”, immediatamente, quando si ha ancora in bocca il gusto dolce dei dolcificanti , come avviene se ingeriamo dello zucchero (saccarosio), il pancreas immette nel sangue Insulina, proprio in previsione dello zucchero che arriverà di lì a poco.

Questo di conseguenza farà abbassare la Glicemia ma, quando questo avviene, significa che l’organismo sta depositando grasso – stiamo quindi ingrassando proprio grazie al falso sapore dolce dei dolcificanti-.

Meglio lo zucchero o i dolcificanti?
             Stevia. Dolcificante non dannoso

Quando poi, dopo un paio d’ore le calorie previste non arriveranno in circolo – trattandosi di dolcificanti privi di apporto calorico -, l’organismo si ritroverà in una situazione di Ipoglicemia (quindi con un livello di zucchero nel sangue troppo basso) e sperimenterà una sensazione di fame, ovviamente di zuccheri veri, generando una sorte di fame nervosa.

Se proprio vogliamo addolcire qualcosa, usiamo fruttosio  (con un indice glicemico più basso dello zucchero) o miele (un prodotto ricco di proprietà benefiche) o succo d’agave. Se poi vogliamo comunque ricorrere ad un dolcificante privo di calorie ma non pericoloso per la salute, possiamo usare la Stevia, un prodotto di origine vegetale.

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Diabete e Zona. https://dietazonaonline.com/diabete-e-zona https://dietazonaonline.com/diabete-e-zona#respond Tue, 12 Jul 2016 02:45:58 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=6630 Diabete e Zona. Non solo dieta ma possibile terapia Se è certo che tutte le diete ipocaloriche, se vengono seguite, portano ad una riduzione del peso corporeo, è altrettanto certo che ci sono delle ampie differenze sostanziali sul tipo di perdita che si registra a secondo della dieta intrapresa. Non si può infatti parlare di […]

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Diabete e Zona. Non solo dieta ma possibile terapia

diabetedietazonaSe è certo che tutte le diete ipocaloriche, se vengono seguite, portano ad una riduzione del peso corporeo, è altrettanto certo che ci sono delle ampie differenze sostanziali sul tipo di perdita che si registra a secondo della dieta intrapresa.

Non si può infatti parlare di benefici per la salute e di mantenimento dei risultati ottenuti nel tempo nel caso della perdita di peso per disidratazione che si ottiene con le diete chetogeniche, o nella riduzione di peso ottenuta per autocannibalizzazione dei  muscoli e delle strutture di organi interni come avviene con le diete a basso contenuto proteico.

Le uniche diete che hanno effetti  benefici e duraturi sono solo quelle che portano a perdere solo il grasso corporeo accumulato in eccesso.

Proprio su questo aspetto la dieta Zona ha dimostrato di essere superiore a tutte le altre diete più o meno cervellotiche e di fantasia, nel consumare più rapidamente il grasso (1,2,3,4).

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La molecola dell’Insulina

Gli studi hanno dimostrato che se una persona ha un’iniziale risposta elevata all’insulina derivante dallo stimolo del glucosio, con la dieta Zona si ha un’efficacia superiore nella perdita di peso (5,6).  Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine sottolinea che una dieta con una composizione simile alla Zona è migliore di altre nel mantenimento della perdita di peso raggiunta (7).  Questo fatto è probabilmente causato da un aumento della sazietà percepita che viene indotto dalla dieta Zona rispetto alle altre diete (1,8,9).

Diabete e Zona, l’importanza.

Queste caratteristiche della Zona sono di primaria importanza in tutti i i tipi di Diabete, da quello di tipo 1 che di solito ha un esordio acuto e che comunque riguarda circa il 10% delle persone con diabete e in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza. Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce Insulina a causa della distruzione delle cellule ß che producono questo ormone: è quindi diabete e zonanecessario che essa venga iniettata ogni giorno e per tutta la vita. Una alimentazione bilanciata come la Zona, unitamente al giusto esercizio fisico, non elimina la necessità delle iniezioni di Insulina, ma ne può ridurre la quantità, con molteplici benefici effetti.

C’è poi quello di tipo 2 che si manifestano più lentamente e spesso in maniera meno evidente; tanto che si possono verificarsi casi di glicemia alta senza che si manifestino i sintomi.

La diagnosi di diabete è formulata su alcuni parametri:
– sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl
– glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (per digiuno si intende la mancata assunzione di cibo da almeno 8 ore)oppure
– glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT).

Esistono, inoltre, situazioni cliniche in cui la glicemia non supera i livelli stabiliti per la definizione di diabete, ma che comunque non costituiscono una condizione di normalità.
In questi casi si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) quando i valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 100 e 125 mg/dl e di Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) quando la glicemia due ore dopo il carico di glucosio è compresa tra 140 e 200 mg/dl.
Si tratta del cosiddetto “pre-diabete”, che indica un elevato rischio di sviluppare la malattia diabetica. Spesso è associato a sovrappeso, dislipidemia e/o ipertensione e si accompagn a un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

Ricordiamo infine il Diabete gestazionale, definito così quando si misura un elevato livello di glucosio circolante per la prima volta in gravidanza. Questa condizione si verifica nel 4% circa delle gravidanze.

La prima pubblicazione che confermava i benefici della dieta Zona nel trattamento del diabete risale all’ormai lontano 1998 (10), ma da allora sono apparsi nella letteratura scientifica internazionale numerosi studi che hanno mostrato la superiorità nella composizione della dieta Zona nel ridurre i valori della glicemia (11,12,13,14). Nel 2005, il Joslin Diabetes Research Center dell’Harvard Medical School proponeva le sue nuove linee guida nutrizionali per il trattamento dell’obesità e del diabete; queste linee guida erano essenzialmente identiche alle regole della Zona. Gli studi condotti dal Joslin Diabetes Research Center seguendo quelle linee guida confermarono l’efficacia della Zona nel ridurre i fattori di rischio per il diabete (15). Viene quindi da  dire, a quelli che ancora si ostinano a dire che la dieta Zona non è raccomandata per i diabetici, di andarlo a contestare agli studiosi dell’ Università di Harvard.

La Zona in pratica.

Uno stile alimentare oltre ad essere efficace deve anche essere fattibile, e la Zona lo è in ogni situazione.

Dieta Zona. Regole
     Poche facili regole per essere in Zona

È solo necessario riempire un terzo del  piatto con proteine magre (di origine animale, in tal caso meglio o il pesce, o di origine vegetale come quelle derivate da soia e lupino) riempiendo  gli altri due terzi del piatto con verdure abbondanti e poi di aggiungere una porzione di frutta (cioè carboidrati colorati). Alla verdura si aggiunge una piccolo quantità di grassi monoinsaturi (olio di oliva) salutari per il cuore.

Se può bilanciare il piatto come descritto nella frase precedente anche usando come misura la vostra mano con il metodo a occhio, ottenendo circa il  40 per cento delle calorie dai carboidrati, il 30 per cento dalle proteine e il 30 per cento dai grassi. È stato  evidenziato da un recente studio dell’Università di Stanford, che la dieta Zona apporta una maggiore quantità di micronutrienti (vitamine, sali minerali, antiossidanti) rispetto a qualsiasi altra dieta (16).  Indubbiamente esistono tante teorie sulla nutrizione, ma la Zona è quella che nel corso degli anni ha continuato a dare i migliori risultati concreti sia con il diabete sia con molte altre patologie.

diabete e zonaBIBLIOGRAFIA
1) Skov AR, Toubro S, Ronn B, Holm L, and Astrup A. “Randomized trial on protein vs carbohydrate in ad libitum fat reduced diet for the treatment of obesity.” Int J Obes Relat Metab Disord 23: 528-536 (1999).
2)  Layman DK, Boileau RA, Erickson DJ, Painter JE, Shiue H, Sather C, and Christou DD. “A reduced ratio of dietary carbohydrate to protein improves body composition and blood lipid profiles during weight loss in adult women.” J Nutr 133: 411-417 (2003)
3)  Fontani G, Corradeschi F, Felici A, Alfatti F, Bugarini R, Fiaschi AI, Cerretani D, Montorfano G, Rizzo AM, and Berra B. “Blood profiles, body fat and mood state in healthy subjects on different diets supplemented with omega-3 polyunsaturated fatty acids.” Eur J Clin Invest 35: 499-507 (2005)
4)  Layman DK, Evans EM, Erickson D, Seyler J, Weber J, Bagshaw D, Griel A, Psota T, and Kris-Etherton P. “A moderate-protein diet produces sustained weight loss and long-term changes in body composition and blood lipids in obese adults.” J Nutr 139: 514-521 (2009
5) Ebbeling CB, Leidig MM, Feldman HA, Lovesky MM, and Ludwig DS. “Effects of a low-glycemic-load vs low-fat diet in obese young adults: a randomized trial.” JAMA 297: 2092-2102 (2007)
6)  Pittas AG, Das SK, Hajduk CL, Golden J, Saltzman E, Stark PC, Greenberg AS, and Roberts SB. “A low-glycemic-load diet facilitates greater weight loss in overweight adults with high insulin secretion but not in overweight adults with low insulin secretion in the CALERIE Trial.” Diabetes Care 28: 2939-2941 (2005)
7) Larsen TM, Dalskov SM, van Baak M, Jebb SA, Papadaki A, Pfeiffer AF, Martinez JA, Handjieva-Darlenska T, Kunesova M, Pihlsgard M, Stender S, Holst C, Saris WH, and Astrup A. “Diets with high or low protein content and glycemic index for weight-loss maintenance.” N Engl J Med 363: 2102-2113 (2010)
8) Ludwig DS, Majzoub JA, Al-Zahrani A, Dallal GE, Blanco I, Roberts SB, Agus MS, Swain JF, Larson CL, and Eckert EA. “Dietary high-glycemic-index foods, overeating, and obesity.” Pediatrics 103: E26 (1999)
9) Agus MS, Swain JF, Larson CL, Eckert EA, and Ludwig DS. “Dietary composition and physiologic adaptations to energy restriction.” Am J Clin Nutr 71: 901-907 (2000)
10)  Markovic TP, Campbell LV, Balasubramanian S, Jenkins AB, Fleury AC, Simons LA, and Chisholm DJ. “Beneficial effect on average lipid levels from energy restriction and fat loss in obese individuals with or without type 2 diabetes.” Diabetes Care 21: 695-700 (1998)
11) Layman DK, Shiue H, Sather C, Erickson DJ, and Baum J. “Increased dietary protein modifies glucose and insulin homeostasis in adult women during weight loss.” J Nutr 133: 405-410 (2003)
12)  Gannon MC, Nuttall FQ, Saeed A, Jordan K, and Hoover H. “An increase in dietary protein improves the blood glucose response in persons with type 2 diabetes.” Am J Clin Nutr 78: 734-741 (2003)
13) Nuttall FQ, Gannon MC, Saeed A, Jordan K, and Hoover H. “The metabolic response of subjects with type 2 diabetes to a high-protein, weight-maintenance diet.” J Clin Endocrinol Metab 2003 88: 3577-3583 (2003)
14) Gannon MC and Nuttall FQ. “Control of blood glucose in type 2 diabetes without weight loss by modification of diet composition.” Nutr Metab (Lond) 3: 16 (2006)
15) Hamdy O and Carver C. “The Why WAIT program: improving clinical outcomes through weight management in type 2 diabetes.” Curr Diab Rep 8: 413-420 (2008)
16)  Gardner CD, Kim S, Bersamin A, Dopler-Nelson M, Otten J, Oelrich B, and Cherin R. “Micronutrient quality of weight-loss diets that focus on macronutrients: results from the A TO Z study.” Am J Clin Nutr 92: 304-312 (2010)

 

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Fame e sazietà https://dietazonaonline.com/fame-e-sazieta https://dietazonaonline.com/fame-e-sazieta#respond Sun, 21 Feb 2016 07:05:36 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=5554 Fame e Sazietà. Ovvero, perché si ha fame e perché ci si sazia?   Nel nostro cervello, precisamente nel Diencefalo, ci sono i centri che regolano fame e sazietà. Questi centri ricevono informazioni di vario tipo dato che i fattori in gioco sono molti (individuali, sociali, culturali, metabolici etc)  e, quindi,  ci sono differenze sensibili […]

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Fame e Sazietà. Ovvero, perché si ha fame e perché ci si sazia?

 

fame e sazietàNel nostro cervello, precisamente nel Diencefalo, ci sono i centri che regolano fame e sazietà. Questi centri ricevono informazioni di vario tipo dato che i fattori in gioco sono molti (individuali, sociali, culturali, metabolici etc)  e, quindi,  ci sono differenze sensibili fra un individuo e l’altro per quello che riguarda la percezione di queste informazioni. Sono anche molto importanti fattori psicologici come l’ansia, la noia, la depressione, vedere un cibo che ci piace, essere da soli od in compagnia…

Esistono, solo per fare un esempio:

  • la sazietà buccale: dipende da quanto si mastica e quanto si deglutisce. (Frutta, verdura, prodotti integrali consentono di masticare e deglutire molto di più a parità di apporto nutritivo)

  • la sazietà gastrica: dipende dalla ripienezza dello stomaco (pressione endogastrica) e dal tempo di permanenza degli alimenti nello stomaco. (ad esempio, 10g di pane raffinato occupano sicuramente meno spazio di 640g di zucchine, ma entrambi costituiscono 1 blocchetto di Carboidrati)

Ci sono vari ormoni che hanno effetti sui centri della fame e della sazietà. La CCK (colecistochinina), per esempio, facilita la sazietà. La sua produzione dipende dalla assunzione di Proteine: le diverse Proteine determinano la produzione di una quantità differente di CCK (quelle della Soia hanno il massimo effetto, quelle del latte il minimo). Un’importanza notevole è rappresentata dalla Glicemia, cioè dal tasso di Glucosio nel sangue. La fame aumenta se:

Per questo motivo i cibi che che fanno salire la Glicemia e poi danno Ipoglicemia reattiva per l’intervento dell’Insulina, aumentano l’appetito molto più di quelli che, a parità di apporto energetico, fanno salire e quindi scendere la Glicemia più lentamente.

grafico per fame sazietà

In pratica, approssimando molto le cose, si può dire che:

  • le Proteine tendono a ridurre l’appetito, pur con differenze fra una proteina e l’altra.

  • i Carboidrati, in particolare quelli ad alto Indice Glicemico, tendono ad aumentare l’appetito.

E’ per questo motivo che in tante diete dimagranti sono proposte molte proteine, anche se questo non è corretto per altri motivi.

Da non dimenticare che se si rimane per tante ore senza assumere nulla, quando poi si mangia facilmente si assumono troppe calorie, mangiando quindi in maniera eccessiva e facendo innalzare la Glicemia. Questo avviene spesso a chi lavora fuori casa e salta il pranzo o mangia molto poco e poi fa una cena con troppe calorie.

Da questo discende l’affermazione di Barry Sears che:

E’ meglio mangiare quando non si ha fame!

Altre notizie in queste pagine:

Dieta Zona. Perché funziona?   Dieta Zona. Principi e meccanismo   Dieta Zona. Regole base proZona

Dieta Zona. Come funziona ? Guida completa   La Dieta Zona fa dimagrire?   YOU-TUBE   

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Radicali Liberi, Fame, Obesità.

 

thinkerUn interessante approfondimento scientifico sull’importanza dei segnali legati all’alimentazione nel desiderio di mangiare cioccolata e nelle sensazioni di Fame e Sazietà. 

Lambert K.G.,et al.(1991).Food-related stimuli increase desire to eat in hungry and satiated human subjectsCurrent Psychology.December.Vol.10, Issue 4, pp 297-303

E sui centri nervosi di Fame e Sazietà.

Holsen L.M.,et a. (2012).Importance of reward and prefrontal circuitry in hunger and satiety: Prader–Willi syndrome vs simple obesity.International Journal of Obesity 36, 638–647; doi:10.1038/ijo.2011.204

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Dieta Zona e Sport: Atleti e Sportivi più in Forma https://dietazonaonline.com/dieta-zona-e-sport Thu, 18 Feb 2016 13:38:35 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=5485 Dieta Zona e sport. Quali i benefici? Un primo aspetto da considerare negli atleti in sovrappeso, consiste nel fatto che la Zona favorisce il dimagrimento, dimagrimento che non comporta una contemporanea perdita né di massa muscolare, né di efficienza, come avviene in genere con le diete dimagranti. Uno dei fattori importanti è che la Zona […]

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Dieta Zona e sport. Quali i benefici?

Dieta Zona e sportUn primo aspetto da considerare negli atleti in sovrappeso, consiste nel fatto che la Zona favorisce il dimagrimento, dimagrimento che non comporta una contemporanea perdita né di massa muscolare, né di efficienza, come avviene in genere con le diete dimagranti.

Uno dei fattori importanti è che la Zona agevola la produzione del GH, l’Ormone della crescita, una specie di “potenziatore naturale” degli effetti dell’allenamento, la cui produzione è invece inibita quando, in seguito all’assunzione di Carboidrati ad alto indice glicemico che determinano un rapido aumento della Glicemia, si ha un innalzamento consistente dei tassi di Insulina nel sangue.

Altro fattore di rilievo è che riduce l’infiammazione.  Come è ben noto, uno dei pericoli maggiori degli atleti di varie discipline è quello di andare incontro a un infortunio. La Zona, utilizzando una abbondante dose di pesce e/o mandorle o con l’assunzione di Omega-3 raffinati e distillati, diminuisce questo pericolo favorendo l’aumento di quegli Eicosanoidi «buoni» che hanno effetto antinfiammatorio e determinando la riduzione di quelli «cattivi» con effetto proinfiammatorio.Dieta Zona e sport

Dobbiamo ricordare che per chi segue la dieta a Zona ed è impegnato in intense attività sportive esistono degli adattamenti da fare.  Chi fa sport a livello agonistico e ogni giorno si allena per oltre 75-90 minuti, si consiglia di non tenere conto dei Carboidrati assunti durante l’allenamento o nella mezz’ora successiva, perché durante l’attività il livello dell’Insulina rimane comunque basso e una seduta prolungata di allenamento determina il consumo di una grande quantità di Glicogeno. Questo effetto, detto “finestra glicemica”, è una opportunità legata all’attività fisica intensa.

Dieta Zona e sportDopo un allenamento intenso, è bene assumere, il prima possibile, gli appositi integratori che favoriscono il recupero o, per lo meno, alcune decine di grammi di Carboidrati, meglio se accompagnati da Proteine.

I Carboidrati assunti in questa fase, infatti, finiscono nei muscoli per ricostruire il Glicogeno che è stato consumato in gran parte nell’allenamento.

È possibile portare la percentuale dei Carboidrati al 50%, abbassando quella delle Proteine e dei Grassi al 25%. Questo consiglio vale soprattutto per i corridori molto magri e con la muscolatura ben evidente.

Concludendo

Dieta Zona e sportLa Dieta a Zona, come tutte le metodiche, ha suscitato sia molti consensi che molte critiche, più o meno giustificate. I principi su cui si basa la Zona sono ben supportati dalla letteratura scientifica internazionale e il benessere psico-fisico e il miglioramento dei parametri ematochimici in chi segue questo regime nutrizionale ne ha favorito il suo successo.

Al di là del dibattito scientifico, tuttavia, la Zona ha avuto il merito di portare l’attenzione degli operatori dello sport e del benessere su alcuni parametri, quali l’Indice Glicemico ed il Carico Glicemico, i tempi di assunzione dei pasti, la valutazione della Massa Grassa e della Massa Magra.

In ambito nutrizionale, così come per altre materie scientifiche, non esistono le verità assolute ed ogni metodologia clinica, diagnostica e terapeutica presenta alcuni, in questo caso molti, pregi e alcuni limiti, che alimentano giustamente il dubbio scientifico e dunque la ricerca, per valutarne la reale efficacia. Non dimenticare mai che il necessario complemento di Alimentazione in Zona ed Attività fisica è la terza colonna della Zona: il Rilassamento.                    vieni a trovarci su Facebook

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Le nostre pagine su Dieta Zona e sport:

Fabbisogno Energetico. Da cosa dipende?      Accelerare il Metabolismo. Perché è utile

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La dieta Zona perché funziona: principi e meccanismo.

 

approfondimenti scientifici sugli effetti dell’attività fisica:

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