Macro e Micro Nutrienti – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Tue, 06 Jun 2023 08:48:31 +0000 it-IT hourly 1 ALCUNI MIEI LIBRI SU VARI ARGOMENTI https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti https://dietazonaonline.com/alcuni-miei-libri-su-vari-argomenti#respond Sun, 01 Jan 2023 13:40:06 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12980 Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare. Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona. In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia […]

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Proseguendo la mia attività di autore ho pubblicato in questo ultimo periodo alcuni libri su Amazon che spero possano interessare.

Quelli che presento in questa pagina si occupano di argomenti comunque legati ad alimentazione e salute anche se non riguardano direttamente la dieta Zona.

In altra pagina, invece, presento altri testi che riguardano la mia attività come Romanziere. Spero che i miei lavori di vario tipo possano essere interessanti.

 

ALLATTARE TUO FIGLIO. COME E PERCHE’: I benefici dell’allattamento al seno per madre e bambino. Quando e come iniziare lo svezzamento.

Il latte prodotto dalla mamma risponde a tutti i fabbisogni nutrizionali del suo bambino. Questo latte “su misura”, povero di sodio e ipoallergenico, contiene proporzioni ideali di sali minerali, vitamine, glucidi, proteine, enzimi e acidi grassi essenziali, che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo del bambino.
Più facile da digerire, diminuisce i rischi di coliche, di stitichezza o di diarrea.
È ricco di anticorpi materni e quindi rinforza il sistema immunitario ancora immaturo del piccolo. I bambini allattati al seno sono meno esposti alle infezioni batteriche e ad altri disturbi della prima infanzia come otite, rinofaringite o gastroenterite. Hanno anche meno allergie alimentari rispetto a quelli allattati con latte artificiale. Fa anche bene all’equilibrio psicologico ed all’intelligenza, ma fa bene anche alla mamma riducendo il rischio di tumore alla mammella ed altri gravi malattie.

 

DIVENTARE MAMMA PER LA PRIMA VOLTA : NOTIZIE E CONSIGLI UTILI MESE PER MESE

Questo libro prende il considerazione tutto lo sviluppo della gravidanza dal momento della fecondazione all’evolversi mese per mese
Contiene tulle le informazioni utili sullo sviluppo dei sintomi della mamma e l’evoluzione del feto. Contiene anche indicazioni precise sull’alimentazione da tenere nel periodo
gli argomenti trattati sono i seguenti
FECONDAZIONE E CONCEPIMENTO, IL PRIMO MESE DI GRAVIDANZA.IL SECONDO MESE DI GRAVIDANZA, IL TERZO MESE DI GRAVIDANZA, IL QUARTO MESE DI GRAVIDANZA. IL QUINTO MESE DI GRAVIDANZA, IL SESTO MESE DI GRAVIDANZA, ILSETTIMO MESE DI GRAVIDANZA, L’OTTAVO MESE DI GRAVIDANZA, IL NONO MESE DI GRAVIDANZA, PRESENTAZIONE PODALICA REGOLE GENERALI PER MANGIARE IN GRAVIDANZA, INDICE GLICEMICO, RILASSAMENTO

 

ERBE E SPEZIE ALIMENTARI. IMPORTANZA TERAPEUTICA E CURATIVA. VOLUME 1: FITOTERAPIA IN CUCINA. AGLIO, BASILICO, CANNELLA, CURCUMA, ORIGANO, PEPERONCINO ROSSO, SALVIA

L’uso di erbe e spezie è stato incredibilmente importante nel corso della storia e così nel corso dei secoli le esperienze delle loro proprietà medicinali si sono accumulate, quasi oscurando il loro valore gastronomico. In epoche più recenti la ricerca ha mostrato come gran parte delle conoscenze accumulate sui benefici per la salute siano vere e dimostrate. Il libro si occupa in modo approfondito di 7 erbe e spezie, tutte rintracciabili ed acquistabili dall’ortolano o, al massimo, in erboristeria. In effetti scopo di questo libro e del prossimo volume presto in uscita, non è quello di fornire ricette gastronomiche, ma di spiegare come prodotti generalmente considerati semplici e forse banali alimenti, abbiano in realtà proprietà terapeutiche molto importanti, spesso conosciute da secoli se non da millenni, ma oggi tenute nascoste per evitare che possano far concorrenza a farmaci chimici spesso tossici. Sta a noi riappropriarsi di elementi fondamentali per la nostra salute. A seguire il secondo volume.

 

IN CUCINA. TUTTI I TIPI DI COTTURA SPIEGATI FACILE: PRO E CONTRO DI OGNI TIPO DI COTTURA. GLI EFFETTI SULLA SALUTE. PRINCIPI DELLA DIETA ZONA.

Il libro parte dal presupposto che sia importante non solo la scelta dei giusti cibi, ma anche il modo in cui vengono preparati. Sono descritti quindi i vari metodi di cottura con i loro pro ed i loro contro, anche da un punto di vista della salute. in ultimo un capitolo illustra i concetti principali della dieta Zona e le vitamine, che alcuni metodi di cottura possono degradare
Gli argomenti sono:
PREMESSA, COSA E’ LA COTTURA, TIPI DI COTTURA, LA COTTURA DI ALIMENTI, COTTURA AL CALORE SECCO, COTTURA IN ACQUA/AL CALORE UMIDO, LA COTTURA NEI GRASSI, COTTURA MISTA PER COMBINAZIONE, MICROONDE, ALTRE TECNICHE DI PREPARAZIONE, ACRILAMMIDE, DIETA ZONA. REGOLE PER ENTRARE IN ZONA FACILMENTE. LE VITAMINE

 

IL GRANDE MANUALE DEI FIORI DI BACH. CURARSI CON LA NATURA : CONTIENE L’ASSOCIAZIONE DEI FIORI DI BACH CON I 7 CHACKRA

La natura è una grande maestra. Conoscerla aiuta a vivere meglio. Per questo spero che questo libretto sui fiori di Bach possa essere utile a molte persone. I rimedi floreali di Bach sono stati inventati e sviluppati dal Dr. Edward Bach circa 80 anni fa. Un medico di spicco, il Dr. Bach ha deciso di lasciare la sua pratica e concentrarsi sull’omeopatia. Lasciò Londra e iniziò a ricercare le essenze vegetali e il loro effetto sugli esseri umani. Il Dr. Bach isolò e classificò 38 fiori dai quali estrasse 38 essenze con le quali riuscì a guarire i disturbi dei pazienti tenendo conto dei loro stati emotivi individuali. Il Dr. Bach scoprì che certe essenze floreali portavano all’autoguarigione, in quanto purificavano il paziente dagli elementi negativi che influivano negativamente sulla sua salute. I fiori di Bach sono rimedi floriterapici che nascono nel campo dell’erboristeria e rappresentano una delle soluzioni naturali più efficaci ma anche più innocue e delicate per la cura dei disturbi emozionali.

 

CIOCCOLATO. CIBO O DROGA? FORSE ENTRAMBE LE COSE: Origine, storia, botanica del cioccolato, sue proprietà nutrizionali, terapeutiche e psicoattive

L’AFFASCINANTE STORIA DEL CACAO sull’origine e la diffusione della pianta, nonché sul suo arrivo e la sua diffusione in Europa. Nel capitolo su LA PIANTA DEL CACAO si parla delle caratteristiche botaniche del Theobroma cacao, il cibo degli Dei. Viene descritta la pianta ed il frutto, la Cabosside, ed anche i processi che portano alla formazione del cacao. Il capitolo VALORI NUTRIZIONALI spiega in modo dettagliato quali sono i costituenti del frutto con interesse alimentare. È stato a lungo considerato, al suo arrivo in Europa una medicina per tutti i mali, ma era già considerato ed usato positivamente come farmaco nelle sue aree di origine, argomento che costituisce a prima parte del capitolo VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CACAO che analizza, in base agli studi esistenti, l’utilità ed i problemi del Cacao verso il diabete, l’obesità, il cancro, gli effetti cardiovascolari, il sistema immunitario, il microbiota intestinale nonché gli effetti antidolorifici ed antinfiammatori. L’ultimo capitolo illustra le conoscenze sugli EFFETTI PSICOATTIVI, visto l’effetto del cacao sul circuito Cannabinoide ma non solo, dato che le modalità d’azione del cioccolato sulla psiche sono varie. Infine il paragrafo CIOCCOLATO E SESSO illustra le conoscenze su questo argomento molto dibattuto.Vista la diffusione di questo alimento ritengo, da Nutrizionista e Psicologo, molto utile una maggior consapevolezza sul cacao e derivati.

 

Invecchiare rimanendo giovani: Corretta alimentazione, giusto esercizio fisico, esercizi per la mente per invecchiare in salute oltre i 100 anni

Svolgendo la professione di nutrizionista e di psicologo mi capita con una certa frequenza di avere dall’altra parte della scrivania persone ultra sessantenni, spesso anche ultra settantenni. In qualche caso di oltre ottanta anni.
Ciò che colpisce maggiormente in molte di queste persone è un diffuso senso di rassegnazione.
Col passare degli anni, spesso ma non necessariamente, il nostro organismo accumula un certo numero di chili in eccesso i quali finiscono con l’incidere non solo sulle articolazioni, divenute doloranti per il troppo peso, ma anche e
soprattutto sulla stima di sé e delle proprie capacità.
Nella maggior parte dei casi queste persone non vengono nello studio del nutrizionista di propria iniziativa, non cercano davvero una dieta dimagrante che renda meno doloranti le loro ginocchia o la loro schiena, ma vengono perché spinti e a volte letteralmente “portati” da qualche parente, di solito un figlio, dopo ripetuti e insistenti consigli del medico di famiglia. Arrivano portando con sé il senso dell’inutilità del tutto e quindi anche della stessa dieta che, visti i presupposti, spesso non verrà nemmeno iniziata, confermando l’interessato nella convinzione che tanto ”tutto è inutile”. Eppure le cose non stanno così. Se è vero che non è mai troppo presto per cominciare, è anche vero che non è mai troppo tardi per modificare il proprio stile di vita, di cui l’alimentazione è solo una parte

 

Ti interessano gli altri miei libri? Prosegui con…. In preparazione

 

 

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Cottura al MICRO-ONDE https://dietazonaonline.com/cottura-al-micro-onde https://dietazonaonline.com/cottura-al-micro-onde#respond Tue, 22 Nov 2022 04:01:08 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12954 Non è solo importante cosa mangiamo ma anche come lo prepariamo. Questa pagina fa parte di una serie di pagine che analizzano i vari tipi di cottura. In questa pagina: COTTURA AL MICRO-ONDE Questo è un tipo di cottura in mezzo secco, dato che per la trasmissione del calore non è necessario l’uso di acqua […]

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Non è solo importante cosa mangiamo ma anche come lo prepariamo. Questa pagina fa parte di una serie di pagine che analizzano i vari tipi di cottura.

In questa pagina:

COTTURA AL MICRO-ONDE

Questo è un tipo di cottura in mezzo secco, dato che per la trasmissione del calore non è necessario l’uso di acqua come avviene per le cotture in umido, quali ad esempio la bollitura o la stufatura.
Nel microonde gli alimenti sono sottoposti ad un campo elettromagnetico che determina una serie di vibrazioni molecolari a carico dell’acqua presente all’interno.

Per questo può quindi dipendere dall’umidità del prodotto, con generazione di calore che si propaga dall’interno verso l’esterno, a differenza di quanto di solito avviene.

Questo in pratica vuol dire che l’alimento comincerà a cuocersi prima nell’interno che nell’esterno.
Le frequenze che vengono utilizzate sono variabili, ma generalmente sono comprese tra 915 e 2450 MHz, non molto diverse da quelle usate dai telefoni cellulari (900, 1800, 1900 MHz).(1)

N.B. E’ noto anche se generalmente nascosto che queste frequenze sono sicuramente dannose per la salute. (2) Naturalmente a differenza di quello che avviene con il cellulare, le radiazioni elettromagnetiche dovrebbero rimanere confinate all’interno dell’apparecchio e non uscire all’esterno.

Gli svantaggi di questo tipo di cottura possono essere così riassunti:

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1) Non si possono usare utensili in alluminio perché riflettono le onde

2) Non si possono arrostire né rosolare i cibi.

3) Mancanza di omogeneità delle temperature raggiunte in punti differenti degli alimenti. Ciò è dovuto principalmente al fatto che il
contenuto di acqua in essi può essere molto variabile, ad esempio maggiore al centro e minore in superficie, con il risultato che la cottura
potrebbe risultare efficace solo nelle zone centrali dei prodotti alimentari.

4) Le alte temperature raggiunte con il microonde, se la cottura viene prolungata, consentono l’evaporazione dell’acqua presente con successivo innalzamento delle temperature seguito da fenomeni di degradazione dei componenti nutrizionali.

Si può utilizzare per tutte le preparazioni alimentari.

Consigli per l’utilizzo del microonde: 

1) Lo sportello deve sempre essere perfettamente chiuso, verificare lo stato delle guarnizioni ed evitare l’accumulo di sporcizia. 

2) Se l’apparecchio cade deve essere immediatamente revisionato.

3) Non utilizzare metallo o cristallo per cuocere le preparazioni.

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Non sono stati evidenziati effetti negativi rilevanti di questo tipo di cottura sui vari nutrienti in particolare le proteine (che subiscono al contrario una denaturazione con aumento della digeribilità) e i carboidrati.
Nei lipidi ci possono essere fenomeni di idrolisi dei trigliceridi, di isomerizzazione degli acidi grassi e in parte di ossidazione che sono tuttavia simili a quanto riscontrato con altri tipi di cottura.

Tra le Vitamine idrosolubili non si registrano grandi perdite.

Le Vitamine liposolubili potrebbero invece essere soggette a fenomeni
di degradazione ed ossidazione.

Studi su broccoli e carote cotti con microonde rilevarono che la struttura molecolare dei nutrienti veniva deformata a tal punto da distruggere le pareti cellulari.

Nel tempo ci sono stati molti studi che hanno evidenziato l’emissione di microonde dagli apparecchi, i rischi igienici dovuti ad una cottura non omogenea, la migrazione di sostanze tossiche contenute negli involucri all’interno dei cibi, un’alterazione anormale delle sostanze nutritive degli alimenti.

Per quanto questo metodo di cottura si sia affermato anche per una presunta comodità, personalmente lo sconsiglio

 

BIBLIOGRAFIA

1)http://seedforsafety.com/files/seed_downloads/Best%20Sharing%20Practices/GK_EMR_Hazard_KEM.pdf

2) https://healthfulbalanceonline.com/wp-content/uploads/HazardsOfMicrowaveCooking.pdf

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LE ACCIUGHE o ALICI https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici https://dietazonaonline.com/le-acciughe-o-alici#respond Fri, 28 Oct 2022 09:38:38 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12927 Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei In questa pagina si trattano i seguenti argomenti: ACCIUGA. Descrizione Caratteristiche organolettiche ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode Proprietà nutrizionali Consigli per il consumo   ACCIUGA. Descrizione L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), […]

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Le Acciughe, ben note anche con il nome di Alici sono tipici esponenti del Pesce Azzurro. Si tratta di ottimi alimenti mediterranei

In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • ACCIUGA. Descrizione
  • Caratteristiche organolettiche
  • ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode
  • Proprietà nutrizionali
  • Consigli per il consumo

 

ACCIUGA. Descrizione

L’acciuga, detta anche alice (Engraulis encrasicolus), è un pesce osseo diffuso in tutto il Mediterraneo, nell’Atlantico Orientale, nel Baltico, nel Mar Nero e nell’Azov. Viene classificato da un punto di vista commerciale tra il Pesce Azzurro.

Con il Pesce azzurro le acciughe condividono forma, dimensione e colore del corpo. Il loro dorso è infatti percorso da una striscia azzurra, con sfumature verdi, mentre le scaglie delle parti laterali e del ventre sono invece argentee.

Si tratta di una specie pelagica, che si avvicina alle coste da giugno a novembre,  a seconda della zona,  solo per riprodursi. Vivono raccolte in branchi  a profondità variabili.

Di solito entro i 50 m anche se inverno giunge facilmente a 100-180 m. Si nutre di zooplancton, quindi di piccoli crostacei e larve di molluschi di dimensioni ridottissime.

Le alici non vivono a lungo, dato che raramente arrivano a 5 anni. In compenso possiedono una capacità riproduttiva elevata, grazie alla quale riescono a sopravvivere alla pesca intensa nel Mediterraneo e in Oceano, anche se, purtroppo, la loro densità si è ridotta drasticamente.

Assomigliano alle sardine anche se hanno un corpo più sottile e affusolato che in età adulta arriva a 15-20 cm di lunghezza.

Caratteristiche organolettiche

Le loro carni, sia fresche che conservate, sono molto gustose e spesso usate per il consumo a crudo, previa marinatura, e per la frittura. Note sono le alici conservate sott’olio, sotto sale e la pasta d’acciughe, usata per insaporire tartine, salse e pietanze varie.

Prevalentemente in primavera/estate le acciughe depongono le uova da cui nascono i famosi  bianchetti, specialità culinaria molto indicata per la preparazione di tartine, frittelle ed antipasti. Un’alice fresca si riconosce dall’odore, delicato e gradevole, non ammoniacale, soprattutto nelle branchie.

Importante osservare il colore. Corpo brillante, occhio brillante con pupilla nera non arrossata, branchie color rosso sangue o al limite rosacee. Le carni devono essere sode ed elastiche. Le squame aderenti, l’ occhio turgido e sporgente. Il sapore deve essere non ammoniacale.

ACCIUGA VS ALACCIA. Attenzione alla frode

 

L’alaccia è un pesce meno pregiato che viene spesso commercializzato come acciuga e ancor più come sardina. Si distingue facilmente da fresco ma è più complicato nei filetti conservati.

 

Proprietà nutrizionali

Oltre all’importanza alimentare, le acciughe sono un alimento consigliabile anche dal punto di vista salutistico. Come tutto il pesce azzurro, anche le alici sono infatti ricche di nutrienti utili e hanno un contenuto energetico estremamente moderato. Le calorie delle alici provengono prevalentemente dalle proteine e in piccola parte da grassi buoni. Non hanno livelli significativi di glucidi e non ci sono le fibre.

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Le proteine sono ricche di amminoacidi essenziali, presenti nelle giuste quantità, il che conferisce loro un alto valore biologico. I lipidi, seppur non abbondanti, sono di grande interesse nutrizionale, poiché ricchi di acidi grassi Omega 3, cioè acido Eicosapentaenoico (EPA) e Docosaesaenoico (DHA). Il colesterolo è presente in quantità modeste.

Tra le vitamine spiccano le concentrazioni di alcune idrosolubili del gruppo B, come la riboflavina (vit B2) e la niacina (vit PP), e delle liposolubili calciferolo (vit D) e retinolo (vit A). Tra i sali minerali spiccano ottimi livelli di iodio, selenio, ferro, calcio e fosforo.

Le alici sono adatte a tutti i regimi alimentari, compresi quelli per il trattamento delle malattie metaboliche e del sovrappeso. In effetti i grassi contenuti nelle alici sono ottimi grassi della serie Omega 3. Non presentano nutrienti  che possono dare origine ad intolleranze come il lattosio e il glutine. Ovviamente  chi soffre di gotta dovrebbe assolutamente evitare di mangiarle per l’elevato contenuto di purine. Una porzione media di prodotto pulite è di 100-200 g (95-190 kcal).

Consigli per il consumo

Le acciughe sotto sale vanno sciacquarte abbondantemente sotto acqua corrente per ridurre l’assunzione eccessiva di sodio, pericolosa soprattutto per chi soffre di ipertensione. Tra le alici conservate sott’olio sono da preferire quelle in olio extravergine di oliva, mentre sono da evitare quelle conservate in un generico “olio vegetale”. Ovviamente le acciughe fritte non sono particolarmente consigliabili dal punto di vista della salute, come tutti gli alimenti fritti. Se ogni tanto lo si fa, è meglio rispettate alcune regole importanti. È bene scegliere un olio con punto di fumo elevato, come quello extravergine di oliva, di arachidi o di palma raffinato (sconsigliabile per altri motivi).

La frittura  dovrebbe avvenire a temperature non molto alte, cioè inferiori ai 180 °C e, a cottura ultimata, vanno scolate con cura e stese su un doppio strato di carta assorbente.

Le alici marinate sono  prodotte con aggiunta di sostanze acide come succo di limone o aceto che, denaturando le proteine, conferiscono un aspetto tipicamente cotto, ma si tratta di una preparazione “a crudo”. Per questo le acciughe così trattate sono poco sicure dal punto di vista igienico, in particolare per in rischio di infezione da Anisakis. Francamente sconsiglio questa preparazione.

leggi l’articolo generale sul Pesce azzurro

 

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Aglio. Proprietà terapeutiche https://dietazonaonline.com/aglio-proprieta-terapeutiche https://dietazonaonline.com/aglio-proprieta-terapeutiche#respond Sun, 04 Sep 2022 10:03:15 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12704 Ho tradotto questo articolo scientifico molto interessante e molto ricco e completo. Il testo originale in lingua inglese si trova qui. RIASSUNTO All’epoca in cui gli antibiotici e altri prodotti farmaceutici non esistevano, il bulbo d’aglio stesso rappresentava un’intera industria farmaceutica a causa dell’ampio spettro di effetti. Nell’articolo vengono menzionate le supposizioni più diverse che […]

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Ho tradotto questo articolo scientifico molto interessante e molto ricco e completo.

Il testo originale in lingua inglese si trova qui.

RIASSUNTO

All’epoca in cui gli antibiotici e altri prodotti farmaceutici non esistevano, il bulbo d’aglio stesso rappresentava un’intera industria farmaceutica a causa dell’ampio spettro di effetti.

Nell’articolo vengono menzionate le supposizioni più diverse che coinvolgono questa erba.

Alcuni di loro erano così inutili da scomparire nel tempo, ma alcune sono rimaste fino ai giorni nostri.

All’aglio sono stati dati nomi diversi che sono ancora in uso come “penicillina russa”, “antibiotico naturale”, “viagra vegetale”, ‘talismano vegetale’, ‘teriaco (antidoto) rustico’, ‘erba serpente’ ecc.

La presentazione dello sviluppo di idee associate all’aglio e l’evoluzione delle nozioni ha accresciuto la capacità dei farmacisti e dei medici di rispondere alle sfide dei loro servizi professionali per facilitare la vita umana.

INTRODUZIONE

L’aglio ( Allium sativum L. Fam. Liliaceae) è una pianta molto diffusa. Oggi è coltivato in tutto il mondo. Nella nostra regione (MACEDONIA), è il rimedio preventivo più importante, una spezia e cibo popolare universale, un rimedio affidabile. In passato, l’aglio è stato utilizzato come rimedio durante le varie epidemie come tifo, dissenteria, colera, influenza e ogniqualvolta un’epidemia è emersa, l’aglio è stato il primo rimedio preventivo e curativo [1].

Nei secoli antichi e medi e molto a lungo in epoca moderna, l’aglio è stato apprezzato come un rimedio da parte di medici di diverse nazioni. Recentemente ci sono stati studi scientifici sull’aglio e sono stati ottenuti buoni risultati nella guarigione di molte malattie, dalle quali per migliaia di anni le nazioni di vari continenti avevano protetto se stesse e ottenendo guarigioni usando l’aglio.

Pertanto, esiste una maggiore necessità di ricerca sulla storia dell’aglio allo scopo di rafforzare la capacità di farmacisti e medici di rispondere alle sfide che sorgono nella fornitura di servizi professionali per facilitare la vita umana.

 

CRONOLOGIA DAL PASSATO AL PRESENTE

Storia dell’aglio

La terra natale dell’aglio è l’Asia centrale[2]. Ci sono una gamma di credenze sull’origine esatta dell’aglio come quella che lo vuole originario dalla Cina occidentale, intorno ai monti Tien Shan fino al Kazakistan e Kirghizistan. I Sumeri (2600–2100 aC) utilizzavano attivamente le qualità curative dell’aglio e si crede che abbiano portato l’aglio in Cina, da dove si è poi diffuso in Giappone e Corea.

L’espansione dell’aglio avvenne probabilmente prima nel vecchio mondo, e più tardi nel nuovo mondo. Tuttavia, alcuni storici affermano ancora che l’aglio è originario della Cina[3]. Nell’antica Cina, l’aglio era uno dei rimedi più utilizzati dal 2700 a.C.

Poi, per i suoi effetti riscaldanti e stimolanti, è stato posto in yang (il concetto di yin yang, secondo il quale nel bene c’è il male e nel male c’è il bene).

L’aglio era consigliato a chi soffre di depressione. Pertanto, a causa di questi effetti stimolanti dell’aglio, i giapponesi non hanno incluso l’aglio nella tradizione buddista. Anche la cucina giapponese non apprezza l’aglio.[4]

Nell’antica medicina indiana, l’aglio era un valido rimedio usato come tonico, corroborante, per curare la mancanza di appetito, debolezza comune, tosse, malattie della pelle, reumatismi, emorroidi ecc.  Nei Veda – il libro sacro indiano – l’aglio è stato menzionato tra le altre piante medicinali. I sacerdoti indiani furono i primi medici e farmacisti, e non sorprende che la guarigione fosse accompagnata e completata da diversi incantesimi e rituali, preghiere, cerimonie segrete e magnifiche[3].

Gli egiziani conoscevano molte piante medicinali, aromatiche, speziate e velenose. All’inizio, quando erano ancora poco importanti e poveri, erano soddisfatti delle proprie piante medicinali della loro flora, intorno al fiume Nilo. Era l’aglio quello che veniva usato di più. Successivamente, quando stavano acquisendo potere e importanza mercantile, erano sempre più alla ricerca di piante medicinali con forte attività fisiologica, spezie forti e aromi provenienti dall’Oriente. L’uso dell’aglio è continuato, ma ora come cibo e rimedio dei poveri, ad es. gli schiavi[3]. Gli egiziani nutrivano i loro schiavi con l’aglio per renderli forti e capaci di lavorare di più.

Lo storico greco antico Erodoto[1] scrisse: “Le iscrizioni sulle lastre  delle piramidi egizie ci dicono quanto i loro costruttori usassero l’aglio per questo ortaggio, furono spesi 1600 talenti d’argento (circa 30 milioni di dollari)”.[4]

In questo periodo l’aglio era un integratore alimentare insostituibile. I costruttori mangiavano comunemente cibo insipido e solo un terzo di questo cibo veniva utilizzato nell’organismo.

Se non fosse stato per l’aglio, che i muratori usavano molto, non sarebbero stati in grado di mantenere l’equilibrio, per non parlare di tirare le pietre gigantesche. Oltre a fornire loro la quantità necessaria di vitamine, l’aglio li ha anche supportati con un’altra delle sue proprietà, diminuendo il bisogno di cibo.[4].Le cripte egiziane contengono le più antiche iscrizioni visibili sull’esistenza dell’aglio. Gli archeologi hanno scoperto sculture argillose di bulbi d’aglio risalenti al 3700 a.C., mentre illustrazioni con aglio sono state trovate in un’altra cripta del 3200 a.C.

Nel papiro di Ebers (intorno al 1500 a.C.) sono state citate varie piante medicinali, e tra le altre il tanto apprezzato aglio, efficace nella guarigione di 32 malattie.[3,4] Il più giovane faraone Tutankhamon (1320 a.C.) fu inviato in viaggio verso la vita dell’ oltretomba scortato dall’aglio, come protettore della sua anima e protettore della sua ricchezza. Gli archeologi hanno scoperto bulbi d’aglio nelle piramidi.

L’antico Egitto era di grande importanza per le capacità curative, la preparazione dei rimedi e soprattutto per la cultura di popoli antichi come Fenici, Israeliani, Babilonesi, Persiani ecc. Tutti questi popoli del deserto o semi-desertico, che essenzialmente erano allevatori di bestiame e nomadi, usavano regolarmente l’aglio.

La sua implicazione si è fatta sentire anche più tardi, nel Medioevo e nel Nuovo Evo, con tutti i popoli che vivevano intorno al Mar Mediterraneo, ed è durata fino ad oggi. Di conseguenza, ora i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, in particolare quelli della costa orientale, usano ancora l’aglio in grandi quantità.[4]

Gli antichi israeliani usavano l’aglio come stimolatore della fame, stimolatore della pressione sanguigna, riscaldamento corporeo, antiparassitario, ecc. Il Talmud, il libro dell’ebraismo, prescrive ogni venerdì un pasto con l’aglio. Nella Bibbia viene menzionato un pasto con aglio e formaggio, che veniva consumato dai mietitori. Anche gli antichi greci apprezzavano l’aglio, anche se a coloro che avevano mangiato l’aglio era vietato l’ingresso nei templi (erano chiamati “rose di rango”). Durante gli scavi archeologici nel Palazzo di Cnosso sull’isola greca di Creta, sono stati scoperti bulbi d’aglio risalenti al 1850–1400 a.C.

I primi capi dell’esercito greco nutrivano il loro esercito con l’aglio prima delle grandi battaglie. È un fatto interessante che mentre al giorno d’oggi alcuni atleti assumono un’ampia gamma di pericolosi farmaci, gli atleti olimpici greci mangiano aglio per assicurarsi un buon punteggio.[4,5]. Secondo Teofrasto (370–285 a.C.), i greci offrivano ai loro Dei doni costituiti da bulbi d’aglio, che usavano per posare sugli incroci principali. Orfeo si riferiva all’aglio come rimedio. Nelle sue opere, Ippocrate (459–370 aC)[6] menziona l’aglio come rimedio contro i parassiti intestinali, lassativo e diuretico.

Dioscoride (40–90 d.C.) raccomandava l’aglio come rimedio contro le coliche,[4]n come antielmintico, per regolare il ciclo mestruale e contro il mal di mare[7].

Raccomandava anche l’aglio come rimedio contro il morso di serpente (a questo scopo bevevano un miscuglio di aglio e vino) e contro il morso dei cani con la rabbia (a tal fine applicavano l’aglio direttamente sulla ferita). Per questo i Greci chiamavano l’aglio erba di serpente.[3]

I tibetani possiedono antiche ricette per curare il mal di stomaco con l’aglio.

Veniva coltivata nei giardini di Babilonia e la popolazione locale la chiamava “rosa di rango”.

All’inizio quando i romani non avevano occupato territori al di fuori del piccolo stato romano, come altre nazioni primitive e povere utilizzavano solo piante dei loro territori, per lo più cavoli, aglio e cipolla, come rimedio, spezie e cibo.

In seguito, nel vasto e influente impero romano, l’aglio e la cipolla rimasero un rimedio, una spezia e un alimento per la sopravvivenza dei poveri, mentre i ricchi usavano e trovavano sempre più piacere in preziose piante medicinali dagli intensi effetti fisiologici, per lo più delicate spezie aromatiche e aromi di tutti i territori invasi dell’Asia e dell’Africa. Virgilio ha menzionato l’uso di un succo schiacciato di aglio e timo selvatico e, secondo lui, i falciatori dovrebbero lubrificare il loro corpo con questo succo se volevano riposare in pace perché non sarebbero stati morsi da un serpente.

Plinio il Vecchio (23–79 d.C.), medico e scienziato romano del I secolo, considerava l’aglio un rimedio universale.[6].

Scrisse che gli egiziani solevano prestare giuramento menzionando aglio e cipolla, ritenendoli due piante sante e miracolose. Nel I secolo d.C., Columel disse che l’aglio era usato come afrodisiaco.

Celsius nel II secolo usava l’aglio per curare la tubercolosi e la febbre.[6] Galeno (121–200 d.C.), rinomato scrittore medico e medico tra i romani, e più tardi tra le altre nazioni, indicato come il padre della farmacia galenica, parlò dell’aglio come del rimedio popolare più popolare che curava molte malattie e lo chiamò ” teriaca (antidoto)rustica’.

Galeno usava l’aglio per regolare la digestione e contro le coliche.[3,6]

In tutte le montagne del suo regno, Assurbanipal, l’ultimo grande zar d’Assiria, nascondeva lastre di argilla su cui erano registrate diverse testimonianze della vita, dei costumi e dei rituali del mondo babilonese-assiro.

Tra i 10.000 volumi di questa biblioteca d’argilla, esistevano volumi dedicati alle piante medicinali. Nel primo libro assiro delle piante medicinali, l’aglio aveva un posto speciale. Tagliato a pezzi grossi e lasciato nella pentola di terracotta, chiusa a vapore per 30 minuti, l’aglio veniva usato come rimedio per abbassare la temperatura corporea. Preparavano il tè con aglio e resina solida, che veniva usato come rimedio contro la stitichezza. Gli assiri preparavano il tè dall’aglio come impiastro. Inoltre, l’emulsione all’aglio è stata utilizzata contro l’infiammazione muscolare. Inoltre è stata preparata una miscela di aglio contro i parassiti intestinali. L’aglio è stato citato molte volte su queste lastre di argilla e contengono anche dati sui monarchi che prestavano particolare attenzione all’aglio.[4]

Nel VII secolo dC il popolo slavo usava l’aglio contro pidocchi, morsi di ragno e di serpente e contro ulcere e croste.[8]

Nella scuola medica araba nel Medioevo, l’aglio era un rimedio particolarmente apprezzato.[6]

Nel Medioevo, i medici arabi contribuirono in larga misura all’espansione dell’uso dell’aglio come rimedio. Nello stesso periodo, l’Europa occidentale retrograda non sapeva nulla dell’aglio.[3]

Con Egloga – legge dell’Impero Bizantino nell’VIII secolo, fu incoraggiata la coltivazione dell’aglio. A S. Ai tempi di Clemente (IX secolo), l’aglio era usato per prevenire l’invecchiamento dei vasi sanguigni. L’aglio era anche raccomandato come rimedio nelle opere letterarie degli educatori sanitari macedoni (Pejchinovski e Krchovski) nel XIX secolo. L’aglio è stato anche affermato nel libro dei rimedi di Ohridda Eftim Sprostranov, come rimedio contro la pressione sanguigna, la febbre tifoide addominale, l’ittero, l’alopecia.[8]

L’aglio fu portato in Gran Bretagna nel 1548, dalle coste del Mar Mediterraneo, dove era presente in abbondanza[4]

Lonicerus (nel 1564) raccomandava l’aglio contro gli elminti e esternamente per curare una serie di malattie della pelle e forfora.[3]

Nell’antica Europa veniva utilizzato senza restrizioni, in particolare in Italia, mentre i francesi lo aggiungevano a molti piatti. L’aglio selvatico cresceva e da secoli veniva coltivato nei cortili delle chiese in Inghilterra. Con ogni probabilità, la coltivazione dell’aglio iniziò in Inghilterra prima del XVI secolo. È stato dimostrato che l’aglio è una delle prime piante coltivate dall’uomo. Nel corso del tempo le persone hanno imparato a preparare tè e tinture dall’aglio e contemporaneamente hanno imparato a mescolare quantità uguali di aglio e miele, ecc.

Di conseguenza, hanno sconfitto molte infezioni gastriche, hanno imparato a combattere il raffreddore, la febbre, la diarrea, prolungando così la vita di molti malati. Grazie all’aglio, nel 1720 mille abitanti di Marsiglia si salvarono dal diffondersi dell’epidemia di peste.[4]

Nel 1858 Louis Pasteur scrisse che l’aglio uccideva i batteri. Come sosteneva, era efficace anche contro alcuni batteri resistenti ad altri fattori.

Ha anche notato che l’aglio ha ucciso Helicobacter pylori.[9] Le proprietà antisettiche dell’aglio furono confermate nel contenimento del colera (nel 1913), del tifo e della difterite (nel 1918) a Beirut.[6] Il fitoterapista francese Lekrek utilizzò l’aglio come rimedio preventivo con successo durante la grande pandemia di influenza, la cosiddetta “febbre spagnola”, nel 1918.[6]

Durante l’epidemia di influenza in America nel 1917 e nel 1918, le persone indossavano una collana d’aglio quando uscivano in pubblico.[9]

L’aglio è anche conosciuto come penicillina russa perché i medici russi lo usavano da molto tempo per il trattamento delle malattie delle vie respiratorie e insieme ad altri composti veniva usato come rimedio inalatore per i bambini.

In Russia, l’aglio veniva utilizzato anche durante la preparazione per il pilotaggio e per una serie di incarichi militari. Molto spesso è stato utilizzato nel trattamento dei soldati tedeschi durante la prima guerra mondiale.[5] Sebbene la penicillina fosse già utilizzata nella seconda guerra mondiale, l’Armata Rossa russa continuò a usarlo come antibiotico naturale.[9]

PROPRIETÀ MEDICHE DELL’AGLIO

L’aglio ha un odore lieve e impercettibile fino a quando non viene sbucciato. Una volta pelato, affettato o schiacciato, inizia subito a diffondere un odore intenso, caratteristico di tutte le piante (rafano, senape ecc.) che contengono glicosidi dello zolfo. Tutti questi farmaci hanno un odore più o meno acuto; a contatto con la pelle si avverte prima il calore, poi il dolore. È passato molto tempo da quando si è appreso che per distillazione con vapore acqueo, l’aglio produce olio eterico dal caratteristico odore acuto. L’esame del contenuto chimico di quell’olio iniziò nel 1844.

Nel 1892 e successivamente fu confermato che l’aglio è costituito da diversi composti solforati alifatici insaturi. Nel 1944, la sostanza oleosa, incolore e instabile chiamata allicina fu isolata dall’aglio da Cavallito e Bailey.

Successivamente è stato stabilito che l’allicina ha un forte potere battericida. Anche nella diluizione da 1 : 85000 a 1 : 250000, l’allicina ha mostrato attività antibatterica contro alcuni batteri gram-positivi e gram-negativi.[10]

Nel 1947 fu determinata la formula chimica dell’allicina. Nel 1947 fu isolato un altro composto chiamato alliina, con cristalli aghiformi privi di odore. L’alliina non ha azione antibatterica ma aggiungendo l’enzima alliinasi dall’aglio fresco, si produce l’allicina che ha una forte azione antibatterica.[3] Come indicato da numerosi studi, l’aglio non solo ha componenti nutrizionali vitali per il corpo umano, ma può anche essere usato contro diverse malattie. È particolarmente importante in nutrizione e in medicina in quanto contiene composti quali, composti dello zolfo (alliina, allicina, diallil solfuro, ajoene ecc.) acqua, cellulosa, aminoacidi, lipidi, olio eterico, complesso di fruttosani (carboidrati), saponosidi steroidei, acidi organici, minerali (Mg, Zn, Se, germanio), vitamine (C, A, dal complesso B), enzimi ecc.[11]

L’azione dell’aglio è molteplice. A causa dell’allicina e di altri composti solforati, l’aglio ha un’azione antibiotica, antibatterica e antimicotica, che è stata testimoniata da studi in vitro.[5,12,13]. L’allicina è escreta in parte dagli organi respiratori; pertanto l’aglio è usato per curare le malattie delle vie respiratorie.

Il fitoterapista francese Lecraec ha usato la tintura di aglio nel trattamento di un paziente con cancrena polmonare. Il paziente è guarito in 17 giorni.[14]

Studi recenti hanno rivelato che l’aglio protegge dal comune raffreddore. A tal fine, i pazienti sono stati esaminati per un periodo di 12 settimane, nella stagione fredda da novembre a febbraio. I risultati hanno dimostrato che coloro che assumevano aglio erano meno inclini a prendere il raffreddore o sopportavano il raffreddore più facilmente rispetto a coloro che ricevevano il placebo.[15,16]

L’allicina e altri composti dell’aglio hanno attività ipocolesterolemica, ipolipidemica e antiipertensiva[17,18]

L’azione anticolesterolemica e antilipidemica dell’aglio è stata sperimentalmente dimostrata in conigli e ratti,[19] e l’azione antipertensiva dell’aglio nei ratti.[11]. L’aglio protegge dal Colesterolo LDL. Diminuisce la concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue [5,10].

Finora sono state condotte molte ricerche cliniche su preparazioni definite di aglio, che indicano un’azione ipocolesterolemica e ipotensiva.[12,20],  ma ci sono anche osservazioni in cui le preparazioni a base di aglio non hanno mostrato una notevole diminuzione del colesterolo in pazienti con ipercolesterolemia [12,20]. 21,22].

Probabilmente questi punti di vista opposti sono legati all’uso di dosi diverse, alla standardizzazione delle preparazioni a base di aglio e ai diversi periodi di trattamento.[23]

La meta-analisi di dati letterari scelti casualmente ha dimostrato che l‘aglio è correlato alla diminuzione della pressione sanguigna nei pazienti con aumento della pressione sistolica ma non in pazienti senza aumento della pressione sistolica[24]

Diminuendo i lipidi sierici, l’aglio riduce il rischio di aterosclerosi, per cui impedisce il deposito di lipidi nei vasi sanguigni.[18,25]

Le persone provenienti da paesi che usano spesso l’aglio nella loro cucina sono meno suscettibili alle malattie dei vasi sanguigni, in particolare all’aterosclerosi.

Gli ajoeni dell’aglio possiedono un effetto antitrombotico:[5] inibiscono le lipossigenasi, aumentano la fibrinolisi e diminuiscono l’aggregazione dei trombociti.[10,12,17]. Una significativa azione antitrombotica è stata dimostrata con sistemi in vivo e in vitro.[18] La Commissione E tedesca prescrive anche l’impatto dell’aglio e dei suoi preparati sul sanguinamento prolungato e sul tempo di coagulazione.[26].L’aglio previene la generazione di radicali liberi e supporta i meccanismi di protezione del corpo che distruggono i radicali liberi.[17]

Sei potenti fenilpropanoidi sono stati isolati dalla buccia d’aglio.[22].

L’effetto antiossidante e antiipertensivo dell’aglio è stato osservato in 20 pazienti con ipertensione rispetto a 20 pazienti con pressione normale, che hanno ricevuto una preparazione di perle d’aglio per un periodo di due mesi. I risultati hanno rivelato una diminuzione della pressione sanguigna, una significativa riduzione della 8-idrossi-2-deossiguanosina, il livello di ossido nitrico e di perossidazione lipidica e un aumento del livello di vitamine antiossidanti (C ed E).

Questo studio ha evidenziato la benefica azione cardio-protettiva dell’aglio nell’ipertensione essenziale.[28]

Le comprovate proprietà antiossidanti, ipocolesterolemiche, antitrombotiche e antiipertensive dell’aglio aiutano nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari e riducono il rischio di sviluppo di demenza e morbo di Alzheimer.[29,30]

L’aglio ha un forte potenziale anticancerogeno. L’allicina ha dimostrato di essere attiva contro il sarcoma nei ratti.[18] L’estratto di aglio blocca la mitosi delle cellule cancerogene in tutte le fasi, senza effetti collaterali indesiderati.[5] Esami in vivo hanno dimostrato che l’ajoene ha una potente azione antileucemica nei pazienti con leucemia mieloide acuta.[31]

Gli scienziati britannici sono dell’opinione che alte dosi di estratto di aglio possano aiutare nella prevenzione del cancro. Tutte le recenti ricerche nel mondo condotte su questa pianta si basano proprio su tali presupposti che l’aglio contenga composti che sono un potenziale rimedio contro il cancro.[32] Un gran numero di scienziati è già convinto e ha ottenuto risultati in questo campo.[4,17].

Gli individui che soffrono di malattie gastriche ed eccessiva escrezione di acido cloridrico hanno difficoltà a tollerare l’aglio.

Pertanto, oggigiorno, in tutto il mondo, è aumentata la produzione di preparati all’aglio, per aumentare l’appetito, rinforzare il corpo, come stimolanti del sistema nervoso, contro la pressione alta, il colesterolo alto, l’arteriosclerosi, gli elminti dei bambini, come efficace mezzo antisettico, preventivo contro una serie di malattie infettive (febbre tifoide, influenza, difterite, colera), contro la bronchite cronica, contro la forfora e la caduta dei capelli, come espettoranti, e una cura per le ulcere, interruzione della suppurazione, ecc.

Oggi, l’aglio così come i preparati a base di aglio sono prescritti in molte farmacopee nel mondo, tra cui Ph Eur 6,[33], USP XXXI,[34], BP 2007.[35].

È anche incorporato nell’elenco della Commissione tedesca E, che è una guida terapeutica in erboristeria, rispettata da una speciale commissione di esperti dell’Istituto federale tedesco di medicinali e invenzioni mediche.

La Commissione tedesca E raccomanda l’uso di una dose media di 4 g di aglio fresco o preparazioni equivalenti di aglio come supplemento alla dieta dei pazienti iperlipemici e nella prevenzione delle alterazioni vascolari causate dall’invecchiamento.[26]

CONCLUSIONI

L’aglio è la pianta necessaria nella vita di tutti i giorni dal passato fino ai giorni nostri. Contiene composti attivi che sono responsabili del suo effetto su quasi ogni parte del corpo umano. L’aglio è un ottimo tonico per l’organismo umano. È stato utilizzato per il trattamento medico di tutto, dalle antiche civiltà fino ad oggi. Non essendo state confermate tutte le azioni, in passato veniva evitato, addirittura bandito, solo per il suo odore acre e sgradevole.

Da tutti i dati sopra citati si può concludere che la somministrazione di aglio non deve essere evitata; al contrario, la sua assunzione dovrebbe essere il più possibile, poiché è alla base della salute umana.

si parla di AGLIO anche qui:  AGLIO

 

Alcuni alimenti Mediterranei:   Pomodoro   Carciofo   Finocchio

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Premetto che ho una certa difficoltà a trattare la Vitamina B17, difficoltà dovuta alle contrapposte posizioni che si incontrano documentandosi al suo riguardo. Non avendo la possibilità di fare studi ed esperimenti personalmente, non posso che rifarmi agli studi esistenti. Per questo, in questa pagina cerco prevalentemente di riportare studi scientifici. Solo in fondo a questi studi riferisco la mia opinione che è, però, solo una opinione. In Questa pagina puoi trovare i seguenti argomenti:

  • Traduzione completa di una review.
  • Articoli scientifici positivi su vit.B 17 e cancro.
  • Alcune considerazioni personale.

 

 

Inizio a trattare l’argomento con la traduzione di un primo articolo, una review, che fa una parziale ricostruzione storica ed anche scientifica dell’argomento.

Traduzione completa di una review.

La vitamina B17/laetrile/amigdalina è una delle vitamine più controverse degli ultimi 30 anni. È semplicemente una forma concentrata di nitriloside. Ci sono 3 nomi intercambiabili: vitamina B17, laetrile e amigdalina. La vitamina B17 è stata estratta dai noccioli di albicocche da un biochimico di nome Ernst T Krebs Jr. Lo chiamò anche Laetrile che è semplicemente l’abbreviazione di Laevo-mandelonitrile e ricevette ufficialmente lo status di vitamina nel 1952. Ma lo studio sistematico della vitamina B17 è iniziato quando il chimico Bohn (1802) scoprì che durante la distillazione dell’acqua delle mandorle amare veniva rilasciato acido cianidrico.

Nel 1830 due chimici francesi, isolarono un’amigdalina cristallina dalla mandorla amara, Amygdalus communis Linnaeus, oggi nota come Prunus amygdalus Batsch, della famiglia delle Rosaceae (Robiquet e Boutron, 1830). Ad ogni modo, tutti e 3 sono essenzialmente la stessa cosa. L’azione antitumorale era nota empiricamente da molti anni, ma negli ultimi trentacinque anni è stata scientificamente provata da più ricercatori con credenziali altrettanto impeccabili (Griffin, 1974). Vari documenti provenienti dalle civiltà più antiche come l’Egitto all’epoca dei Faraoni e dalla Cina 2.500 anni prima di Cristo citano l’uso terapeutico dei derivati ​​delle mandorle amare. I papiri egizi di 5000 anni fa menzionano l’uso dell’aqua amigdalorum per il trattamento di alcuni tumori della pelle (Contreras, 1980). Anche Greci e Romani attribuivano proprietà terapeutiche a quell’estratto a basse dosi. Chimicamente è diglucoside cianogenico, con formula condensata C20H27NO11, con peso molecolare di

457,42 g moll-1, un nome chimico di D (1) Mandelonetrile-betaglucoside-6 beta-D-glucoside (J. Yan et al., 2006). La vitamina B17 aveva la seguente formula:

Gli alimenti che contengono vitamina B17 (June de Spain, 1976) sono i seguenti:

Mandorle amare

– Noccioli o semi di frutta: la più alta concentrazione di vitamina B17 che si trova in natura, a parte mandorle amare, albicocca, mela, ciliegia, nettarina, pesca, pera, susina ecc;

– Fagioli: larghi (Vicia faba), fagioli burma, lenticchie (germogliate), lima, fagioli mung (germogliati), fagioli rangoon;

– Frutta a guscio: mandorla amara, macadamia, anacardi;

– Frutti di bosco: quasi tutti frutti di bosco-mora, aronia, bacca di Natale, mirtillo rosso, sambuco, lampone, fragola;

– Semi: chia, lino, sesamo;

– Graminacee: acacia, erba medica (germogli), erba di frumento, bianca di Dover.

– Cereali: semole d’avena, orzo, riso integrale, semole di grano saraceno, miglio, sorgo, segale, bacche di frumento;

Ci sono tribù e popoli isolati in tutto il mondo che non hanno il cancro. Questi includono gli Abkhazi, gli indiani Hopi e Navajo, gli Hunza, gli Eschimesi e i Karakorum. Hanno in comune una dieta ricca di vitamina B17.

 IN CHE MODO LA VITAMINA B17 UCCIDE IL CANCRO?

Secondo una ricerca condotta da Ernest T. Krebs Jr. il meccanismo d’azione è il seguente: il nostro corpo ha un particolare enzima chiamato Rhodanese che si trova ovunque nel corpo tranne che nelle cellule tumorali, e l’enzima Beta-Glucosidasi che si trova in quantità molto grandi solo a la cellula cancerosa ma non si trova in nessun’altra parte del corpo. Se non c’è cancro nel corpo non c’è nessun enzima Beta-Glucosidasi. La vitamina B17 è composta da 2 parti di glucosio, 1 parte di acido cianidrico e 1 parte di benzaldeide (analgesico/antidolorifico). Quando la B17 viene introdotta nel corpo, viene scomposta dall’enzima rodanese. Il rodanese scompone l’acido cianidrico e la benzaldeide in 2 sottoprodotti, tiocianato e acido benzoico che sono utili nel nutrire le cellule sane e formano il pool metabolico di produzione della vitamina B12. Quando la B17 viene a contatto con le cellule tumorali, non c’è rodanese per scomporla e neutralizzarla, ma solo l’enzima Beta-Gucosidasi è presente in quantità molto grandi. Quando la B17 e la beta-glucosidasi entrano in contatto tra loro, si verifica una reazione chimica e l’acido cianidrico e la benzaldeide si combinano sinergicamente per produrre un veleno che distrugge e uccide le cellule tumorali (fig. 2). L’intero processo è noto come tossicità selettiva. Solo le cellule tumorali sono specificamente mirate e distrutte (Griffin, 1974).

Lo zinco è il meccanismo di trasporto del laetrile nel corpo. Biochimici e ricercatori hanno scoperto che il paziente non aveva un livello sufficiente di zinco, il laetrile entrerebbe nei tessuti del corpo. Hanno anche scoperto che magnesio, selenio, vitamina A, B e tutta la vitamina C ha svolto un ruolo importante nel mantenimento del meccanismo di difesa del corpo. (Binzel, 1994) Il cancro viene trattato al meglio con un programma nutrizionale totale composto da dieta, vitamine, minerali, enzimi laetrile ed enzimi pancreatici (Manner et al., 1978). Gli enzimi pancreatici costituiscono il primo strato di difesa del corpo contro il cancro.

EZIOLOGIA DEL CANCRO

È stato dimostrato che le cellule tumorali sono esattamente le stesse cellule pre-embrionali che si trovano in gravidanza. Queste cellule normali in gravidanza sono chiamate trofoblasti (Barba, 1905; Griffin, 1974 e Krebs et al., 1950). Si pensa che anche le cellule del trofoblasto siano coinvolte nel processo di guarigione. Questi si formano a seguito di una reazione a catena che inizia con un’altra cellula identificata come il diploide totipotente, che contiene al suo interno tutte le caratteristiche separate dell’organismo completo e ha la capacità totale di evolvere in qualsiasi organo o tessuto, o addirittura, nel completo embrione stesso. Circa l’80% di queste cellule di trofoblasto si trova nelle ovaie e nei testicoli e funge da serbatoio genetico per la futura prole. Il resto è distribuito in altre parti del corpo per uno scopo non ancora completamente compreso ma che può implicare il processo rigenerativo o di guarigione di tessuti danneggiati o invecchiati. Ogni volta che il corpo è danneggiato, da traumi fisici, azioni chimiche o malattie, gli estrogeni e altri ormoni steroidei appaiono sempre in grande concentrazione, probabilmente fungendo da stimolatori o catalizzatori per la crescita cellulare e la riparazione del corpo. Le cellule totipotenti diploidi vengono attivate nella produzione di cellule di trofoblasto quando entrano in contatto con questi ormoni steroidei. Quando questo accade a quelle cellule totipotenti diploidi che si sono evolute dall’uovo fecondato, il risultato è una placenta e un cordone ombelicale, un mezzo per nutrire l’embrione. Ma quando si verifica in modo non sessuale come parte del processo di guarigione, il cancro viene prodotto se il processo di guarigione non viene interrotto al completamento del suo compito. Quando il cancro inizia a formarsi, il corpo reagisce tentando di sigillarlo e circondarlo di cellule simili a quelle nel luogo in cui si verifica. Una protuberanza o un nodulo è il risultato iniziale. Di solito gli sforzi del corpo per controllare il centro del trofoblasto hanno successo, il trofoblasto muore e un polipo benigno o un altro tumore benigno rimane sopra il cancro. All’esame microscopico, si scopre che molti tumori assomigliano a una miscela di trofoblasto e cellule circostanti; un fatto che ha portato alcuni ricercatori alla conclusione prematura che esistono molti diversi tipi di cancro.
Ma il grado in cui i tumori sembrano essere diversi è lo stesso grado in cui sono benigni; il che significa che è il grado in cui ci sono cellule non cancerose al suo interno. Maggiore è la malignità, più questi tumori iniziano a somigliarsi e più chiaramente iniziano ad assumere le caratteristiche classiche del trofoblasto della gravidanza.
La prima linea di difesa del corpo. Tutti gli animali contengono miliardi di globuli bianchi, la cui funzione è quella di attaccare e distruggere tutto ciò che è estraneo e dannoso per il nostro corpo: le persone che sviluppano un basso numero di globuli bianchi diventano suscettibili a infezioni di ogni tipo. Sembrerebbe quindi logico che i globuli bianchi attacchino le cellule tumorali. Tuttavia, le cellule tumorali non sono estranee al corpo, sono una parte vitale del ciclo di vita – durante la gravidanza e la guarigione. Di conseguenza la natura ha fornito loro un mezzo efficace per evitare i globuli bianchi. Una delle caratteristiche della cellula del trofoblasto è che è circondata da un sottile rivestimento proteico che trasporta una carica elettrostatica negativa. Anche i globuli bianchi portano una carica negativa. E, poiché come le polarità si respingono, il trofoblasto è ben protetto. Il fattore di blocco non è altro che un campo elettrostatico cellulare. Parte della soluzione della natura a questo problema, come sottolineato dal professor Beard (1905), si trova nei dieci o più enzimi pancreatici, di cui tripsina e chimotripsina sono particolarmente importanti nella distruzione del trofoblasto. Questi enzimi esistono nella loro forma inattiva (come zimogeni) nella ghiandola del pancreas. Solo dopo aver raggiunto l’intestino tenue si convertono alla loro forma attiva (è significativo che l’intestino tenue, vicino al punto in cui il pancreas si svuota in esso, sia uno dei pochi luoghi del corpo umano in cui il cancro non si trova quasi mai ). Quindi questi vengono assorbiti nel flusso sanguigno e raggiungono il trofoblasto e dissolvono il rivestimento proteico caricato negativamente. Il cancro viene quindi esposto all’attacco dei globuli bianchi e muore. In gravidanza, le cellule del trofoblasto nell’embrione normale continuano a crescere e diffondersi fino all’ottava settimana. Poi improvvisamente, smettono di crescere e vengono distrutti. È nell’ottava settimana che il pancreas del bambino inizia a funzionare. Quindi sembrerebbe che la prima linea di attacco contro le cellule tumorali sia la presenza di quantità sufficienti di enzimi pancreatici che digeriscono il rivestimento protettivo che circonda le cellule tumorali ed espongono il trofoblasto alla forza distruttiva dei globuli bianchi del corpo. La seconda linea di difesa è formata dalla vitamina B17.

PROVE DEL  LAETRILE CON UMANI

Manuel Navarro (1957, 1971) durante il periodo di diciotto anni ha curato un totale di oltre cinquecento pazienti in stato terminale con Laetrile utilizzato per varie vie di somministrazione, compresa quella orale ed endovenosa. Ha ottenuto i risultati più significativi e incoraggianti con l’uso di Laetrile e che questi risultati sono stati paragonabili o superiori ai risultati che ha ottenuto con l’uso degli agenti citotossici standard più tossici. I tipi di cancro trattati includevano l’adenocarcinoma della mammella, dello stomaco, dei polmoni, della lingua, della laringe, del rinofaringe, del retto, del colon, del fegato, dell’esofago, della tiroide, dell’utero, degli hodgkin, dei linfosarcorcomi, dei fibrosarcomi, ecc.
PE Binzel (1994) ha pubblicato i suoi risultati dal trattamento di pazienti oncologici con Laetrile tra il 1974 e il 1991. Ha usato una combinazione di Laetrile per via endovenosa e orale. Le dosi endovenose iniziavano con 3 g e funzionavano fino a 9 g. Dopo un periodo di mesi, al posto delle iniezioni, è stato iniziato il Laetrile orale, 1 g prima di coricarsi. Binzel ha anche utilizzato vari integratori nutritivi ed enzimi pancreatici, oltre a una dieta a basso contenuto di proteine ​​animali e senza cibo spazzatura come parte del suo regime. Su una serie di 180 pazienti con cancro primario (non metastatizzato, confinato a un singolo organo o tessuto), 138 erano ancora vivi nel 1991 quando ha compilato i risultati del suo trattamento. A quel tempo, 58 dei pazienti erano stati seguiti da 2 a 4 anni, mentre 80 avevano un follow-up medico da 5 a 18 anni. Dei 42 pazienti che erano morti nel 1991, 23 morirono di cancro, 12 per cause non correlate e 7 morirono per causa sconosciuta.
Ernesto Contreras (1980) osserva che per la prevenzione del cancro e il mantenimento della remissione non c’è niente di più efficace di Laetrile. La sua non tossicità ne consente l’uso a tempo indeterminato mentre chirurgia, radioterapia e chemioterapia possono essere somministrate solo per un tempo limitato. Ha riportato ottimi risultati utilizzando Laetrile in combinazione con vitamina A ed enzimi.
Michael Schachter, che ha usato il Laetrile per 20 anni con i malati di cancro, raccomanda di usare la cisteina (la N-acetil cisteina è una forma di cisteina meglio assorbita) insieme all’amigdalina, per massimizzare la capacità del corpo di disintossicare qualsiasi cianuro rilasciato dal Laetrile (Griffin , 1974).

PROVE DEL LAETRILE CON ANIMALI  

L’attività antitumorale di Laetrile nei sistemi tumorali animali è stata osservata in almeno 5 istituzioni indipendenti in 3 paesi del mondo ampiamente separati, con una varietà di tumori animali (Burk, 1974):
1. Southern Research Institute (Birmingham Alabama), per conto dell’NCI, in una maggioranza di 280 topi BDF1 portatori di tumori polmonari di Lewis, trattati con un massimo di 400 mg di Laetrile (Amigdalina MF) per kg di peso corporeo, rispetto all’aumento della durata media della vita ( 3 dicembre 1973).
2. Sloan Kettering (New York) con topi CD8 F1 portatori di carcinomi mammari spontanei, inibizione della formazione di metastasi polmonari, inibizione della crescita di tumori primari e maggiore salute e aspetto degli ospiti animali, dopo trattamento con 1-2 g di Laetrile/per kg di peso corporeo/giorno (13 giugno 1973).
3. Scind Laboratories, Università di San Francisco, 400 ratti portatori di carcinoma Walker 256 (200 trattati con amigdalina, 200 controlli), con un aumento dell’80% della durata della vita al dosaggio ottimale (500 mg di Amgdalin/kg di peso corporeo). (10 ottobre 1968).
4. Pasteur Institute (Parigi), con ceppo di cancro umano mantenuto nei topi, trattati al dosaggio ottimale di 500 mg di Amigdalina Marsan/kg di peso corporeo/giorno, durata della vita aumentata e crescita del tumore ritardata fino al 100% (6 dicembre 1971).
5. Institute von ardenne (Dresden, Germnay), topi di ceppo H portatori di carcinoma dell’ascite di Ehrlich trattati con amigdalina di mandorle amare ad libitum in aggiunta alla normale dieta chow, hanno prodotto una maggiore durata della vita e una diminuzione del tasso di crescita del cancro, il trattamento è iniziato 15 giorni prima dell’inoculazione del cancro (arch. Geschwulstorsch 42, 135-7 (1973).
Per cinque anni, tra il 1972 e il 1977, il laetrile è stato meticolosamente testato allo Sloan Kettering Cancer Center di Manhattan sotto la direzione del dottor Kanematsu Sugiura. I risultati mostrano che: il laetrile ha fermato le metastasi (la diffusione del cancro) nei topi, ha migliorato il loro stato di salute generale, ha inibito la crescita di piccoli tumori, ha fornito sollievo dal dolore, ha agito come prevenzione del cancro.

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Bibliografia

1. Beard, J. (1905). Cancer, 76(8):1467-1473.
2. Binzel, P. E. (1994). Alive and Well, American Media, California, p 21-23.
3. Bohm (1802). Allgen. Jour Chemmie 10:126
4. Burk, D (1974). Letter to Seymour Perry, NCI Division of Cancer Treatment.
5. Contreras, E. J. (1980). A new anticancer agent, The IX Conference of the Northwest Medical
Confederation OF the Mexican Republic, 15 july.
6. Griffin, E. G. (1974). World Without Cancer,The Story of Vitamin B17- Part one, Thousand Oaks, CA:
American Media.
7. June de Spain (1976). The Little Cyanide Cookbook, American Media, California.
8. Krebs, E. T. Jr., Ch. Gurchot (1946). Biochemistry of Laetrile. Science 104:132.
9. Krebs, E. T. Jr., E. T. Sr. Krebs and H. H. Beard (1950). The Unatarian or Trophoblastic Thesis of
Cancer, The Medical Record, 163(7):149-174.
10. Manner, H.W., T. L. Michaelson, S. J. DiSanti (1978). Enzymatic Analysis of Normal and Malignant
Tissues, Presented at the Illinois State Academy of Science.
11. Manner, H.W., T. L. Michaelson, S. J. DiSanti (1978). Amygdalin, Vitamin A
12. and Enzymes Induced Regression of Murine Mammary Adenocarcinomas, Journal of Manipulative and
Physiological Therapeutics, 1(4), USA.
13. Navarro, M. et al. (1957). Mechanism of action and therapeutic effects of Laetrile in Cancer, J. Phillip,
Med Assc 33:620-627.
14. Navarro, M. (1971). Letter to Andrew McNaughton, The McNaughton Foundation, dated January 8,
published in the Cancer News Journal, Jan/April 1971. p19-20.
15. Robiquet and Boutron (1830). Extraccon de la Amygdalin. Ann. Chem 44 :325.
16. Yan, J., T. Shengqiang, L. Jian, P. R. Hangzhou, L. Jianzhong (2006). Preparative Isolation and
Purification of Amygdalin from Prunus armeniaca L. with High Recovery by High-Speed Countercurrent
Chromatography Journal of Liquid Chromatography & Related Technologiesw, 29: 1271–1279.


Risultati ricerca della parola Laetrile su Pub Med

Articoli scientifici positivi su vit.B 17 e cancro.

Tra i tanti ho scelto solo alcuni di quelli fatti in anni più recenti Questa scelta è stata dovuta al fatto che gli studi sulla vit. B-17 hanno un andamento a dir poco strano.

Se si digita vitamin B 17, non si ottiene nulla, cioè vengono fuori risultati che nulla hanno a che vedere con la vitamina.

Se invece si digita Laetrile escono svariati risultati che sono concentrati intorno al 1977 con un drastico abbassamento ed una netta ripresa in questi ultimi anni. Altra cosa strana è che la maggior parte degli articoli che si trovano sono nettamente critici. La cosa che ulteriormente mi meraviglia, però, è che, a differenza degli articoli che riporto sotto, gli articoli critici e negativi non riportano studi sperimentali ma solo opinioni o citazioni di altri articoli critici a loro volta non sperimentali.

In effetti sono riuscito a trovare articoli sperimentali che parlano positivamene della vit.B 17 in basi a studi realmente sperimentali solo utilizzando Google Scholar. 

1)  Potential therapy of vitamin B17 against Ehrlich solid tumor induced changes in Interferon gamma, Nuclear factor kappa B, DNA fragmentation, p53, Bcl2, survivin, VEGF and TNF-α Expressions in mice  (2020). I risultati suggeriscono che la vitamina B17 può essere una terapia affidabile e nuova per il cancro al seno, convalidando ulteriormente l’attività neoplastica della vitamina B17 poiché è necessaria una potenziale terapia per altri tipi di cancro.

2) Hepatic ameliorative role of vitamin B17 against Ehrlich ascites carcinoma–induced liver toxicity (2020). Gli studiosi concludono dicendo che si potrebbe concludere che la Vit. B17 ha un potenziale effetto epatoprotettivo contro la tossicità epatica indotta dalle cellule EAC(Ehrlich ascite carcinoma).

3) Anticancer Effect of Amygdalin (Vitamin B-17) on Hepatocellular Carcinoma Cell Line (HepG2) in the Presence and Absence of Zinc. (2020). la conclusione è che l’amigdalina è un agente antitumorale naturale, che può essere utilizzato per il trattamento del carcinoma epatocellulare. Promuove l’apoptosi attraverso la via della morte cellulare intrinseca (la via iniziata dai mitocondri) e l’arresto del ciclo cellulare a G/M. La potenza dell’amigdalina nel trattamento con HepG2 è aumentata significativamente con l’aggiunta di zinco.

4) Amygdalin from Apricot Kernels Induces Apoptosis and Causes Cell Cycle Arrest in Cancer Cells: An Updated Review (2018). Questa revisione riassume le informazioni pubblicate e fornisce interpretazioni complete su tutti i meccanismi antitumorali noti dell’amigdalina, sul possibile ruolo dell’amigdalina presente in natura nella lotta contro il cancro e sull’errata convinzione sulla tossicità del cianuro che causa il potenziale dell’amigdalina.


Alcune considerazioni personali.

Altra cosa strana è che se digito Vitamina B 17 su Google in italiano il primo sito pseudoscientifico che viene fuori ci dice :

La vitamina B17 non esiste. Eppure, quando un gruppo di esperti di comunicazione ha provato a fare circolare la notizia, per fare un esperimento di comunicazione, sono stati in pochi ad accorgersi dell’inganno. L’esperimento realizzato dall’Università del Kansas dimostra che difendersi dalle “fake news”, le notizie false, è possibile, facendo attenzione ad alcuni campanelli di allarme.

Probabilmente questi signori non sono informati degli articoli scientifici che trovate qui citati e, mi dispiace per loro, sono veramente pietosi, come chiunque parli di Fake news. Solitamente chi pretende di fare il debunker  è qualcuno differentemente intelligente, in questo come in altri argomenti.

Come al solito mi sorge un dubbio: Non sarà che il difetto della vit.B 17 consiste nel fatto che è una cura che non arricchisce la MAFIA FARMACEUTICA ed i galoppini sul loro libro paga?

Concludendo, non esprimo giudizi su questo argomento, ma mi limito a notare come a fronte di studi cominciati oltre 50 anni fa e che ci mostrano studi sperimentali su animali ed umani che  riferiscono risultati positivi nei confronti del cancro, dall’altro lato si evidenzia un accanimento che arriva a toni praticamente insultanti contro chi ha effettuato quegli studi, senza uno studio sperimentale equivalente che dimostri l’inutilità della vit. B.17. 

 A voi il giudizio

 

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Cosa è.
Dove si trova.
Fabbisogno.
Interferenze farmacologiche.
A cosa serve.
Alcuni articoli scientifici.

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Vitamina E (tocoferolo) liposolubile, è un antiossidante che protegge le membrane cellulari dalle specie reattive dell’ossigeno. In questa pagina si affrontano i seguenti argomenti:

  • Cosa è.
  • Dove si trova.
  • Fabbisogno.
  • Interferenze farmacologiche.
  • A cosa serve.
  • Alcuni articoli scientifici.

 

Cosa è.

La vit.E fu scoperta nel 1922, isolata nel 1935 e sintetizzata per la prima volta nel 1938. È stato dato il nome “tocoferolo”, dalle parole greche “nascita” e “portare” o “trasportare”, perché  l’attività vitaminica è stata definita essenziale per la vitalità degli ovuli fecondati nei ratti,

La vitamina E è, in realtà, un insieme di otto composti liposolubili. Si tratta di quattro tocoferoli e quattro tocotrienoli. Il composto più attivo dal punto di vista biologico è l’alfa tocoferolo (α-tocoferolo). Per questo spesso viene usato impropriamente il termine “tocoferolo” (o tocoferoli) come sinonimo di vit.E. La vit.E agisce come disattivante dei radicali liberi, cedendogli un atomo di idrogeno. Essendo liposolubile, la vit.E è incorporata nelle membrane cellulari, che vengono così protette dal danno ossidativo. Dato che è la più diffusa e comune tra le vitamine e dotata di proprietà antiossidanti, combatte i radicali liberi e favorisce il rinnovamento cellulare. Queste sue caratteristiche la fanno un importante strumento di prevenzione al cancro. Oltre a questo protegge l’organismo dai danni dell’inquinamento e del fumo di sigaretta. Oltre a questo rientra nell’assimilazione delle proteine.

Dove si trova.

La vit.E è abbondante soprattutto negli alimenti di origine vegetale ed in particolare nei semi oleosi, come noci, mandorle e nocciole, ma anche pistacchi, arachidi, pinoli, semi di girasole e semi di lino) e negli oli vegetali che da essi derivano come olio di girasole, di mais, di arachidi, di lino, olio di soia, di vinacciolo etc.), oltre che nelle olive e nell’olio extravergine di oliva.

Il germe di grano è particolarmente ricco di alfa-tocoferolo è, ma i vari composti che fanno capo la vit.E si trovano anche nei cereali integrali e nei legumi, soprattutto in fagioli e ceci, nelle verdure a foglia verde (come spinaci, broccoli, cime di rapa), e in pomodori, asparagi, carote, sedano, e soprattutto nell’avocado. Nelle spezie si trova nel peperoncino, nel pepe e nella paprika. Nelle erbe aromatiche è presente in prezzemolo, basilico, salvia, timo, origano e cumino. Nella frutta si trova soprattutto nei frutti di bosco e nelle albicocche essiccate. Negli alimenti di origine animale si trova nel latte e nei latticini (soprattutto yogurt, ricotta, mozzarella di bufala, provolone e grana), nelle uova (tuorlo), nel pesce (come il merluzzo), nel fegato e nel pollame.

La vit.E è molto sensibile al calore dovuto alla cottura, soprattutto quelle ad alta temperatura come frittura e forno, che riduce il contenuto vitaminico. anche a il congelamento la rende inattiva. Anche i prodotti raffinati sono poveri di vit.E. Per questo è consigliabile scegliere alimenti freschi e, preferibilmente, di stagione e provenienti da coltivazione biologica

Fabbisogno.

La “European Food Safety Authority” ha fissato i livelli di assunzione di riferimento per uomini e donne con età > 10 anni, rispettivamente a 11 e 13 mg / die. Per donne gravide il fabbisogno è di 11 mg / die, così come per l’allattamento. Per i bambini di età compresa tra 1 e 9 anni, con un aumento i base all’età, le dosi sono tra 6 e 9 mg / die.

Il livello di assunzione superiore tollerabile è stato fissato un a 300 mg / die. Questo valore è stato ottenuto considerando come segno critico l’effetto sulla coagulazione del sangue. Dato che non sono stati osservati effetti avversi fino a 540 mg / die. Considerando un fattore di incertezza pari a 2, la stima è di 270 mg / die, arrotondato a 300.

Interferenze farmacologiche.

Le quantità di alfa-tocoferolo o degli altri tocoferoli e tocotrienoli non sembrano causare interazioni con i farmaci. Il consumo di alfa-tocoferolo come integratore in dosi superiori a 300 mg / die può portare a interazioni con aspirina, warfarin, tamoxifene e ciclosporina A alterandone la funzione.

Con aspirina e warfarin, elevate quantità di vitamina E possono potenziare l’azione della coagulazione del sangue. Uno studio ha mostrato che 400 mg / die di vit.E possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco antitumorale tamoxifene.

Vari studi clinici mostrano che gli eccessi possono ridurre la concentrazione ematica del farmaco immunosoppressore ciclosporina A.

A cosa serve.

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La vit.E è un antiossidante indispensabile per il benessere di tutto l’organismo.

Ha una forte azione antiossidante sulle membrane cellulari, aiutando a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi. Per questo aiuta a prevenire alcuni tipi di tumore e a ridurre l’incidenza di malattie neurodegenerative come il Morbo di Alzheimer. Contribuisce poi a rinforzare il sistema immunitario e a ridurre lo stato infiammatorio. Protegge il sistema cardiovascolare dato che previene l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL), che si deposita quindi con maggiore difficoltà nelle arterie, ed è anche in grado di ridurre i processi di aggregazione delle piastrine, aiutando in questo modo a ridurre il rischio di sviluppare placche aterosclerotiche, problemi cardiaci e circolatori nonché ictus e infarto. Oltre a questo migliora e preserva la funzione ovarica, aumentando quindi la fertilità femminile e rivelandosi una grande alleata della salute della donna. È un prezioso anticoagulante, favorendo la dilatazione dei vasi sanguigni.

La sua azione antiossidante è preziosa anche per la difesa dell’organismo da agenti ambientali nocivi come l’inquinamento, i pesticidi e altre tossine e può aiutare ad aumentare l’elasticità del derma nonché a prevenire rughe e smagliature.

Alcuni articoli scientifici.

Cancro.

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Questo studio ci dice che a livello nutrizionale, tutte le forme di vit.E siano preventive del cancro. Questo concetto è coerente con molte osservazioni secondo cui l’assunzione con la dieta o i livelli plasmatici di α-T e altri tocoferoli erano inversamente associati al rischio di cancro, specialmente tra i fumatori, che sono sottoposti a un forte stress ossidativo

Un altro studio ci dice che studi recenti con questa vitamina mostrano che è un potente induttore di apoptosi in un’ampia varietà di tipi di cellule di cancro epiteliale, tra cui mammella, prostata, polmone, colon, ovaio, cervicale ed endometrio nella coltura cellulare.

Un altro articolo ci dice che le attuali osservazioni in letteratura suggeriscono che la vit.E potrebbe essere un candidato adatto per il trattamento adiuvante del cancro.

Gli studi che si occupano di questo sono migliaia.

Colesterolo.

Uno studio ci dice che la vit.E ha causato una pronunciata inibizione della biosintesi del colesterolo ex novo.

Sistema immunitario ed infiammazione

Uno studio ci dice che, sebbene la carenza sia rara, è stato dimostrato che l’integrazione di vit.E al di sopra delle attuali raccomandazioni dietetiche migliora la funzione del sistema immunitario e riduce il rischio di infezione, in particolare negli individui più anziani.

Un altro studio conclude dicendo che, nell’insieme, i risultati suggeriscono che la vit.E è un nutriente importante per il mantenimento del sistema immunitario, soprattutto negli anziani.

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina https://dietazonaonline.com/la-vitamina-b1-tiamina-o-aneurina#respond Thu, 16 Jun 2022 03:15:59 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12596 La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti. Storia e struttura. Dove si trova. A cosa serve. Fabbisogno giornaliero. Degradazione. […]

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La vitamina B1 (tiamina o aneurina) è una vitamina idrosolubile la cui carenza in casi gravi può dare luogo al Beriberi, in occidente patologia molto rara, anche se è più frequente la sindrome neuropatica dovuta ad alcolismo. In questa pagina i seguenti argomenti.

  • Storia e struttura.
  • Dove si trova.
  • A cosa serve.
  • Fabbisogno giornaliero.
  • Degradazione.
  • Riserve.
  • Carenza di vit.B1
  • Il Beriberi.
  • Alcuni studi specifici.

 

Storia e struttura.

Venne scoperta da Casimir Funk (scienziato polacco) che nel 1912 descrisse un nuovo composto organico essenziale alla vita dell’uomo che chiamò VITAMINA. Si trattava di quella che poi fu chiamata Vitamina B1 o Tiamina. Ha numerose funzioni metaboliche; tra queste soprattutto di coenzima catalizzatore, ad esempio nella via dei glucidi e in quella degli amminoacidi. Si tratta di un composto organico sulfuroso incolore con formula chimica C12H17N4OS. Si tratta di una vitamina idrosolubile che ha stabilità a pH acido, ma è instabile in soluzioni alcaline. Facendo parte delle vitamine cosiddette idrosolubili, è una di quelle che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere regolarmente assunte attraverso l’alimentazione. Risulta termolabile in cottura, ma stabile al congelamento. È sensibile alla luce ultravioletta e all’irradiazione gamma e reagisce fortemente alle reazioni di Maillard.

Dove si trova.

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La vit.B1 si trova sia negli alimenti di origine animale che in quelli di origine vegetale. Presente in particolare nei cereali, nei legumi, nelle uova, nella carne di maiale e nel lievito. Le fonti di vit.B1 più importanti sono i cereali integrali ed i prodotti derivati dalle loro farine (pasta, riso, pane e prodotti da forno di vario tipo, ma sempre integrali), il germe di grano, il lievito di birra e la carne di maiale, seguiti da pesce di mare e d’acqua dolce (tonno, trota ecc.) ed  altri prodotti ittici (cozze ecc.). La tiamina si trova, anche se in quantità minori, anche in alcuni legumi (ceci, fagioli bianchi, fagioli di Spagna), nel fegato di manzo e nella carne in generale, nel succo d’arancia, nei semi di girasole e nello yogurt. Al contrario, il latte, così come le uova, ha un contenuto di vit.B1 scarso, che viene ulteriormente e sostanzialmente ridotto dalla pastorizzazione e dalla bollitura, mentre frutta e vegetali ne sono pressoché privi, soprattutto se non consumati crudi. Dopo essere stata ingerita, la vit.B1 viene rapidamente assorbita dall’intestino tenue e trasformata in tiamina libera per rimozione del gruppo fosfato. Viene poi immessa nel sangue e distribuita ai vari organi e apparati. La tiamina viene principalmente immagazzinata nel fegato, che ne contiene però quantità molto limitate e insufficienti a soddisfare il fabbisogno se non c’è un apporto dietetico costante ed adeguato. Alcuni batteri presenti nella microflora intestinale endogena sono in grado di produrre vit. B1, ma non è chiaro se questa fonte incida sull’apporto nutrizionale quotidiano e in quale misura.

La vit.B1 è fortemente usata dall’organismo, soprattutto nei periodi di notevole impegno fisico e intellettivo, quando la dieta è ricca di carboidrati, in caso di elevato consumo di bevande alcoliche e se si fuma.  

Viene eliminata attraverso i reni nelle urine come le altre vitamine idrosolubili ed è scarsamente accumulata. L’eliminazione della vit.B1 può essere favorita dall’uso di alcuni farmaci. (vedi lo specchietto riassuntivo in Vitamine del gruppo B). Tra i medicinali che possono alterare il metabolismo della tiamina ricordiamo alcuni diuretici, usati per chi soffre di ipertensione o insufficienza cardiaca, e alcuni agenti chemioterapici. L’assunzione di vit.B1, anche a elevato dosaggio, non ha mai dato luogo a interazioni significative con terapie farmacologiche assunte contemporaneamente. Risulta quindi possibile e sicura la supplementazione di tiamina se necessaria in persone affette da patologie acute o croniche. 

Va notato che tutti gli organismi viventi usano la vit.B1, ma questa viene prodotta autonomamente solo da batteri, funghi e piante. Gli animali devono ricavarla dalla dieta. L’assunzione insufficiente negli uccelli produce una polineurite caratteristica.

A cosa serve.

La vit.B1, come le altre del gruppo B, è fondamentale per poter ricavare energia dalle sostanze nutritive, dato che interviene nel processo di trasformazione (metabolismo) dei carboidrati, delle proteine e dei grassi. È necessaria per la crescita, lo sviluppo e la funzionalità delle cellule e per il normale funzionamento di cervello, nervi e cuore. Di conseguenza ha un ruolo di grande importanza nel periodo di crescita dei bambini. La vit.B1 aumenta le capacità attentive e di apprendimento, mentre la sua carenza è in grado di provocare deperimento.

Fabbisogno giornaliero

La quantità necessaria giornalmente varia con l’età:

0-6 mesi di vita, durante la vita fetale e nei primi 6 mesi di vita il fabbisogno di vitamina B1è soddisfatto dall’allattamento naturale o dal latte artificiale.

6-12-mesi, 0,3 mg

1-3 anni,   0,4 mg

4-6 anni,   0,5 mg

7-10 anni, 0,8 mg

Dopo la pubertà il fabbisogno giornaliero diventa leggermente maggiore nei maschi rispetto alle femmine:

11-14 anni, 1,1 mg per i maschi e 1,0 mg per le femmine

15 anni in poi, 1,2 mg per i maschi e 1,1 mg per le femmine

Durante la gravidanza e l’allattamento il fabbisogno di vit.B1 della donna è di 1,4 mg al giorno.

Degradazione.

Negli alimenti la vit.B1 può essere degradata in vari modi. I solfiti, che si ritrovano spesso come

conservanti, attaccano la tiamina sul ponte del metilene, separando l’anello pirimidinico dall’anello tiazolico. La velocità è maggiore in condizione acida.

Può essere degradata dalle tiaminasi termolabili presenti nel pesce e nei molluschi crudi. Alcune tiaminasi sono prodotte anche dai batteri e sono enzimi della superficie cellulare che, prima di essere attivati, devono dissociarsi dalla membrana. Questa dissociazione può verificarsi nei ruminanti in condizioni di acidosi. I batteri dei ruminanti riducono anche il solfato in solfito, e per questo motivo un’assunzione elevata di solfato nella dieta può avere attività tiamina-antagonista.

Riserve.

Le riserve di tiamina sono di circa 25-30 mg, con maggior concentrazione nei muscoli scheletrici, nel cuore, nel cervello, nel fegato e nei reni. Le riserve sono presenti nel plasma, nel latte, nel liquido cerebrospinale e, si presume, in tutto il liquido extracellulare. Il calcio e il magnesio hanno dimostrato di influenzare la distribuzione della tiamina nel corpo, e la carenza di magnesio aggrava la carenza di vitamina B1. Il contenuto vitaminico nei tessuti umani è inferiore a quello di altre specie.

Carenza di vit.B1.

La vitamina B1 sintetica è utilizzata per trattare la carenza nutrizionale che, se grave, può rivelarsi fatale – soprattutto nel lattante.

Nei casi meno gravi di carenza si hanno sintomi non specifici, come: malessere, perdita di peso, irritabilità e confusione. I casi gravi invece, si ha il Beriberi, sindrome di Wernicke – Korsakoff, neuropatia ottica, morbo di Leigh, atassia stagionale africana e mielinolisi pontina centrale.

Le donne incinte hanno un fabbisogno superiore e quindi un maggior rischio di carenza, probabilmente dovuto al fatto che la vit.B1 viene inviata preferibilmente al feto e alla placenta, specialmente durante il terzo trimestre di gravidanza. Le donne con iperemesi gravidica hanno un rischio superiore. In caso di allattamento e carenza nella madre, la vit.B1 viene somministrata direttamente nel latte materno – anche se ciò non risolve il deficit nella nutrice.

È stato ipotizzato che la carenza di vit.B1 svolga un ruolo nel cattivo sviluppo del cervello del bambino, il che potrebbe indurre la “sudden infant death syndrome” (SIDS) – sindrome della morte improvvisa del bambino.

Nei paesi occidentali, la carenza di vit.B1 si manifesta principalmente negli alcolisti con encefalopatia di Wernicke. Sono a maggiore rischio gli anziani, le persone con HIV / AIDS o diabete mellito tipo 2 e le persone che hanno subito la chirurgia bariatrica. La carenza di vit.B1 è stata associata all’uso nel lungo termine di diuretici ad alto dosaggio, in particolare furosemide – per il trattamento dell’insufficienza cardiaca.

Il Beriberi.

Sebbene non sia ormai da noi una malattia diffusa, il Beriberi è la tipica malattia da carenza di vit.B1, dovuta ad inadeguato apporto con la dieta o a malassorbimento della vitamina a livello intestinale. Il Beriberi è comune tra chi si alimenta quasi esclusivamente di riso brillato o altri carboidrati raffinati (es. farina bianca e zucchero bianco), come accade in alcuni Paesi in via di sviluppo. Può essere conseguenza dell’alcolismo cronico e si riscontra tra i dializzati. Il deficit di tiamina può anche essere dovuto ad una compromissione del metabolismo come nell’ insufficienza epatica, o a situazioni che richiedono maggior apporto di vit.B1, come nel caso di ipertiroidismo, gravidanza, allattamento o malattie febbrili.

I primi sintomi del beriberi sono: stanchezza, irritabilità, disturbi del sonno, dispnea, ritenzione di fluidi (edema) e cardiopalmo. Il coinvolgimento dell’apparato gastrointestinale provoca disturbi addominali, mancanza di appetito, indigestione e costipazione. La carenza provoca neuropatie periferiche soprattutto a carico degli arti inferiori (beriberi secco). Si ha la comparsa di parestesie, bruciore ai piedi (particolarmente grave di notte), crampi e dolori alle gambe, atrofie muscolari e paralisi. Una complicanza può essere una polineuropatia diffusa e la sindrome di Wernicke-Korsakoff, che porta ad apatia, nistagmo, atassia, confusione mentale, disfonia e alterazione della memoria.

Il beriberi può portare anche disturbi cardiovascolari (beriberi umido): i primi segni sono: aritmia, vasodilatazione, tachicardia e acidosi lattica. Successivamente si ha un’insufficienza cardiaca che provoca ortopnea, cardiomegalia, edema polmonare e periferico. Di solito il Beriberi reagisce positivamente al trattamento con la tiamina in presenza di segni e sintomi di carenza, che deve essere somministrata a lungo per via endovenosa e intramuscolare. Importante anche eliminare i fattori che ne ostacolano l’assorbimento intestinale, correggendo ovviamente la dieta.

Alcuni studi specifici.

1) Un articolo High-dose vitamin B1 reduces proliferation in cancer cell lines analogous to dichloroacetate suggerisce che alte dosi di Tiamina possano ridurre la proliferazione di cellule cancerose grazie ad un meccanismo simile a quello del dicloroacetato.

2) Un altro studio Vitamin B1 Intake and the Risk of Colorectal Cancer: a Systematic Review of Observational Studies ha trovato che l’assunzione di vit.B1 è inversamente associata con il rischi o di cancro colon rettale.

3) Questa ricerca Vitamin intake and risk of subtypes of esophageal cancer in Germany ci dice che i dati hanno mostrato che una bassa assunzione di vitamina C ed E correla in modo significativo con lo sviluppo del carcinoma a cellule squamose e dell’ adenocarcinoma dell’esofago nei maschi.

 

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Vitamine del gruppo B

 

 

 

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Vitamine del Gruppo B

Le vitamine del gruppo B sono 9. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Generalità.
  • Vitamina B1
  • Vitamina B2
  • Vitamina B3
  • Vitamina B5
  • Vitamina B6
  • Vitamina B8
  • Vitamina B9
  • Vitamina B12
  • Vitamina B17(contestata)

 

Generalità.

Le vitamine del gruppo B rappresentano la maggior parte delle vitamine idrosolubili,(oltre alla vitamina C) e svolgono numerosissime e differenti funzioni, tutte essenziali per l’organismo. Il loro apporto con la dieta deve essere adeguato, nonostante si tratti di molecole per lo più immagazzinabili nel fegato.

La loro carenza può determinare avitaminosi, cioè l’assenza totale o ipovitaminosi che è semplicemente la carenza parziale. L’eccesso, che generalmente è farmacologico, può indurre ipervitaminosi e conseguenti effetti collaterali anche gravi.

Quasi tutte le vitamine del gruppo B sono termolabili ad eccezione delle vit. B2, B6 e (parzialmente) la B12.  Questo significa che la cottura degli alimenti riduce il contenuto vitaminico complessivo più o meno sensibilmente. La temperatura non è l’unica variabile che incide sulla presenza o meno di vitamine del gruppo B negli alimenti; alcune di esse sono anche fotosensibili (vitamina B2, B6 e B8) e quindi la loro presenza nei cibi dipende dall’esposizione di questi ultimi alla luce e dalla lunghezza e/o metodo di conservazione. Inoltre, la vitamina B1 o tiamina risulta particolarmente danneggiata da alcuni conservanti alimentari, peculiarità che rende gli alimenti “in barattolo” ulteriormente impoveriti in vitamine.

Le vitamine del gruppo B subiscono l’azione di altre molecole anti-nutrizionali dette ANTIVITAMINE. Sono principi attivi che riducono la biodisponibilità delle vitamine dl gruppo B e ne ostacolano l’utilizzo da parte dell’organismo umano. Tra queste: ossitiamina, juritiamine, tiaminasi, farmaci antimalarici, farmaci anticoncezionali e farmaci anticonvulsivanti.

Per garantire un corretto apporto di vitamine del gruppo B è essenziale conoscere i propri livelli di razioni raccomandate per la popolazione italiana (LARN). Ovviamente questi valori possono risultare diversi dalla media per sport agonistico, condizioni fisiologiche speciali, malassorbimento acuto o cronico, epatiti, alterazione della flora batterica intestinale, alcolismo, infezioni ecc. È inoltre utile gli eventuali farmaci o le molecole anti-vitaminiche per contrastarne l’effetto.

Quando possibile da un punto di vista igienico, preferire alimenti crudi, poco cotti, cotti solo superficialmente, NON conservati in barattolo e integri (quindi non deperiti). Solo se necessario si può integrare con prodotti da banco o farmaceutici.

N.B. le seguenti sono indicazioni di massima. Ogni vitamina ha una pagina propria (in elaborazione).

Fonti Alimentari e Funzioni delle vitamine del gruppo B.

Vitamina B1

La vit. B1 (tiamina o aneurina): anche detta antiberiberi, si trova sopratutto nei cereali integrali (ma meno in quelli raffinati), nel germe di grano, nei legumi, nel fegato, nei molluschi e nei funghi. Come molte altre vitamine del gruppo B ha il ruolo di coenzima (nel metabolismo dei glucidi) oltre a influenzare la trasmissione dell’impulso nervoso ed intervenire nel metabolismo dell’alcol etilico.

Vitamina B2

La vit. B2 (riboflavina) ha proprietà antidermatitica. Si trova nei cibi di origine animale come fegato,  uova, latte, pesce e nei cereali integrali e nei funghi. E’ un costituente coenzimatico (FAD e FMN) e partecipa anche al mantenimento delle mucose.

Vitamina B3

La vit. B3 o PP (acido nicotinico e nicotinamide), ha funzione antipellagra. La si trova soprattutto negli alimenti di origine animale come fegato, pollame, carne, tonno e latte, ma anche nei legumi. Può essere sintetizzata a partire dall’amminoacido essenziale triptofano. E’ un costituente coenzimatico (NAD e NADP) e interviene nel metabolismo di lipidi, glucidi e protidi.

Vitamina B5

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La vit. B5 (acido pantotenico) svolge funzioni nell’accrescimento. Questa vitamina si trova nel fegato, nella carne, nei cereali integrali, nelle uova, nei vegetali e nelle noci. Nei tessuti si ritrova sotto forma di coenzima (CoA), un elemento importante nel metabolismo dei lipidi, glucidi e protidi, oltre che nella sintesi del colesterolo e degli ormoni steroidei.

Vitamina B6

La vit. B6 (piridossina, piridossale e piridossamina) ha funzione antidermatitica.È presente nei cereali integrali, fegato, spinaci, piselli e banane, ed è un costituente dei coenzimi che partecipano al metabolismo degli amminoacidi.

Vitamina B8

La vit. B8 o vitamina H (biotina ed α-biotina), come la B2 e la B6, ha funzione antidermatitica. Presente principalmente nel tuorlo d’uovo, nel fegato, nel rene, nei vegetali verdi e nella carne, ma è anche sintetizzata dalla flora batterica intestinale. Forma un coenzima utile nella sintesi dei grassi, degli amminoacidi e dei glucidi.

Vitamina B9

La vit. B9 o acido folico (acido pteroil-glutammico) ha proprietà antianemiche. La si trova nel tuorlo d’uovo, nel fegato, nei reni, nei vegetali verdi, negli asparagi, nel germe di grano e nei legumi. È un elemento essenziale per i coenzimi di sintesi degli acidi nucleici e riproduzione dei globuli rossi e bianchi.

Vitamina B12

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La vit. B12 (cianocobalamina), come la B9 svolge funzione antianemica. Si trova in buone quantità nel fegato umano e, nella sua forma ATTIVA, si trova esclusivamente negli alimenti di origine animale: carne, uova, pesce, molluschi, fegato, reni e latte. Entra nella composizione di un coenzima utile per diverse funzioni: assieme alla B9 sintetizza gli acidi nucleici, determina la replicazione dei globuli rossi e favorisce il funzionamento del sistema nervoso.

Vitamina B17

La vit. B17 (amigdalina) è una vitamina che richiede approfondimenti, perché appartiene alla famiglia dei glicosidi cianogenetici, cioè in grado di dare origine ad acido cianidrico. È particolarmente concentrata nelle mandorle amare, ma è presente anche nei noccioli delle pesche, delle prugne, delle ciliegie e dei semi delle mele. Secondo molti studi svolge funzioni anticancro.

Per un trattamento più dettagliato visitare

le pagine delle singole vitamine

 

Visita anche:

Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

Vitamina C

Vitamina D

 

 

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Vitamina D https://dietazonaonline.com/vitamina-d https://dietazonaonline.com/vitamina-d#respond Fri, 10 Jun 2022 06:20:15 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12542 Vitamina D (liposolubile) Vitamina D è il nome collettivo di colecalciferolo (vitamina D3) ed ergocalciferolo (vitamina D2), che sono precursori di ormoni con un ruolo importante nella regolazione del metabolismo del calcio e dei fosfati, ma non solo. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti: Una sintesi. Cosa è. Da dove proviene. Livelli di […]

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Vitamina D (liposolubile)

Vitamina D è il nome collettivo di colecalciferolo (vitamina D3) ed ergocalciferolo (vitamina D2), che sono precursori di ormoni con un ruolo importante nella regolazione del metabolismo del calcio e dei fosfati, ma non solo. In questa pagina si trattano i seguenti argomenti:

  • Una sintesi.

    TUTTO SULLA VITAMINA D
  • Cosa è.
  • Da dove proviene.
  • Livelli di assunzione.
  • Perché è comunque importante assumere vitamina D con la dieta?
  • Assorbimento della vitamina D.
  • A cosa serve?
  • Non solo ossa.
  • Essenziale per le difese immunitarie.
  • Vitamina anticovid.
  • Altre malattie gravi.

 

Una sintesi.

Il seguente articolo scientifico, Vitamin D: A millenium perspective, tradotto integralmente, ci dice che:

La vitamina D è uno degli ormoni più antichi che sono stati prodotti nelle prime forme di vita per oltre 750 milioni di anni. Il fitoplancton, lo zooplancton e la maggior parte delle piante e degli animali esposti alla luce solare hanno la capacità di produrre vitamina D. La vitamina D è di fondamentale importanza per lo sviluppo, la crescita e il mantenimento di uno scheletro sano dalla nascita fino alla morte. La funzione principale della vitamina D è quella di mantenere l’omeostasi del calcio. Lo fa aumentando l’efficienza dell’intestino per assorbire il calcio alimentare. Quando c’è calcio inadeguato nella dieta per soddisfare il fabbisogno di calcio del corpo, la vitamina D comunica agli osteoblasti che segnalano ai precursori degli osteoclasti di maturare e dissolvere il calcio immagazzinato nell’osso. La vitamina D viene metabolizzata nel fegato e poi nel rene in 1,25-diidrossivitamina D [1,25(OH)2D]. I recettori 1,25(OH)2D (VDR) sono presenti non solo nell’intestino e nelle ossa, ma in un’ampia varietà di altri tessuti, inclusi cervello, cuore, stomaco, pancreas, linfociti T e B attivati, pelle, gonadi, ecc. 1,25(OH)2D è una delle sostanze più potenti per inibire la proliferazione delle cellule normali e iperproliferative e indurle a maturare. È anche riconosciuto che un’ampia varietà di tessuti, inclusi colon, prostata, mammella e pelle, possiede il macchinario enzimatico per produrre 1,25(OH)2D. 1,25(OH)2D e suoi analoghi sono stati sviluppati per il trattamento della psoriasi iperproliferativa. La carenza di vitamina D è un grave problema di salute non riconosciuto. Non solo provoca rachitismo nei bambini, osteomalacia e osteoporosi negli adulti, ma può avere effetti di lunga durata. La carenza cronica di vitamina D può avere gravi conseguenze negative, tra cui un aumento del rischio di ipertensione, sclerosi multipla, tumori del colon, della prostata, della mammella e delle ovaie e diabete di tipo 1. È necessario comprendere meglio l’importanza della vitamina D per la salute e il benessere generale.

Cosa è.

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Fatta questa premessa generale, preciso che per vit. D si intende un gruppo di secosteroidi (un tipo di steroide con una struttura ad anello “rotto”) liposolubili, necessario per molte funzioni biologiche, in primo luogo l’omeostasi e il metabolismo del calcio e del fosfato, promuovendo la crescita fisiologica dello scheletro, il rimodellamento osseo e prevenendo la degenerazione ossea con l’età. Promuove anche l’assorbimento intestinale del calcio, del fosfato e del magnesio. Oltre questo, ha un ruolo importante sulla crescita cellulare, su varie funzioni neuromuscolari e immunitarie, e sulla riduzione dell’infiammazione. La vit. D, nelle giuste condizioni di illuminazione solare, può essere sintetizzata in dosi adeguate dalla maggior parte dei mammiferi e quindi non è necessariamente un elemento dietetico essenziale. A rigor di termini non dovrebbe nemmeno essere considerata una vitamina ma piuttosto un pro-ormone, attivabile nell’ormone calcitriolo, che produce i suoi effetti interagendo con un recettore nucleare situato in più cellule di tessuti differenti.

Da dove proviene.

Come abbiamo detto i composti più importanti sono la vit. D3 (colecalciferolo) e la vit. D2 (ergocalciferolo) – che tuttavia dovranno essere trasformati in calcitriolo (forma ormonale attiva). La principale fonte è costituita dalla produzione endogena del colecalciferolo (vit D3) a livello della pelle, partendo dal colesterolo, attraverso una reazione chimica che dipende dall’esposizione alla luce solare (in particolare dall’irradiazione UVB). Ovviamente colecalciferolo e l’ergocalciferolo vengono assunti anche con la dieta, ma solo pochi alimenti sono interessanti come contenuto.

In condizioni normali l’esposizione alla luce solare è sufficiente per soddisfare i bisogni di calciferolo dell’organismo. Tuttavia, soprattutto per sicurezza, in Italia si consigliano i seguenti Livelli di assunzione.

lattanti 10÷25 µg

bambini 1÷3 anni 10 µg

bambini 4÷10 anni 0÷10 µg

ragazze e ragazzi 11÷17 anni 0÷15 µg

adulti 0÷10 µg

anziani 10 µg

gestante 10 µg; nutrice 10 µg.

Nota:

1 UI = 0,025 µg di calciferolo

1 µg di calciferolo = 40 UI di vit.D.possono essere considerati buone fonti di vitamina D.

Alimenti ricchi di vit. D.

Sono ottime fonti alimentari soprattutto pesce, fegato e tuorlo d’uovo, mentre nessuna frutta o verdura apporta livelli interessanti di vitamina D. In effetti al di fuori del regno animale, solo alcune alghe e certe specie di funghi mostrano concentrazioni “interessanti” di vitamina D.

Tracce più o meno importanti di vitamina D sono state rilevate nelle foglie di diverse piante, soprattutto della famiglia delle Solanaceae (ad es. foglie di pomodoro e patata). Esistono prove che le microalghe potrebbero essere l’origine dell’alto contenuto di vitamina D nel pesce, in quanto base della catena alimentare.

Inoltre, è stato dimostrato che anche alcune macroalghe, come l’alga bruna Sargassum multicum, possono contenere quantità elevate di vitamina D (90 μg/100 g). Vitamin analysis of five planktonic microalgae and one macroalga

Tuttavia, le macroalghe di largo consumo non sono considerate una fonte soddisfacente di vitamina D.

Ad esempio, uno studio ha trovato un contenuto irrisorio di vitamina D (0,01 µg/100 g di peso secco) nel kombu fresco australiano. Vitamin D Content of Australian Native Food Plants and Australian-Grown Edible Seaweed.

Perché è comunque importante assumere vitamina D con la dieta?

Essendo la vitamina D prodotta dall’organismo, in funzione dei raggi UVB della luce solare, si potrebbe pensare che sia superfluo assumerla anche con la dieta. Il problema è che la captazione dei raggi UVB nella popolazione risulta piuttosto variabile, basta pensare alle popolazioni del Nord Europa che per molti mesi all’anno praticamente non vedono sole, o anche più semplicemente alle differenze che comunque esistono, tra nord e sud Italia. Inoltre anche se in estate è relativamente facile prendere il sole, in inverno a causa dell’abbigliamento e della minor presenza di sole, può diventare semplice cominciare a non produrre più abbastanza vit.D.

Per questo è bene, specialmente nella brutta stagione, consumare alimenti contenenti vit.D.

Naturalmente anche in inverno si possono attuare misure come esporre viso o braccia al sole, ma questo dipende dall’iniziativa di ognuno di noi e dalle consizioni climatiche

Assorbimento della vitamina D.

L’assorbimento nell’intestino della vit. D assunta con gli alimenti è legato alla via dei grassi alimentari, infatti il calciferolo è assorbito a livello intestinale con le stesse modalità dei lipidi e quindi entra a far parte delle micelle, che si formano per combinazione dei sali biliari con i prodotti derivanti dall’idrolisi dei lipidi. Il calciferolo viene assorbito per diffusione passiva negli enterociti e successivamente incorporato nei chilomicroni e trasportato in circolo attraverso i vasi linfatici mesenterici.  Va notato, però, che a differenza delle altre vitamine liposolubili, il calciferolo non viene immagazzinato nel fegato.

A cosa serve?

La funzione principale e più nota di questa vitamina è quella di favorire la mineralizzazione dell’osso, aumentando l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio, e diminuendo l’escrezione di calcio nell’urina. La quasi totalità delle cellule è capace di legare la vit. D attraverso una proteina presente all’interno della cellula, detta recettore della vit. D, ed è pertanto sottoposta all’azione della sua forma biologicamente attiva, detta calcitriolo.

Sicuramente non è un caso che la la vitamina D venne scoperta nel corso della ricerca della sostanza dietetica mancante nei bambini affetti da rachitismo (la forma infantile dell’ osteomalacia). Ecco perché gli integratori di vitamina D vengono tutt’oggi somministrati per trattare o prevenire l’osteomalacia, il rachitismo e l’osteoporosi.

L’osteomalacia è una patologia ossea che può colpire gli adulti e che rappresenta l’equivalente del rachitismo nei bambini, dal momento che in entrambi i casi la causa è rappresentata da una carenza di vit. D. Si tratta di un’osteopatia metabolica caratterizzata da un difetto di mineralizzazione ossea. Il risultato è una massa ossea di volume normale, ma che presenta un ridotto contenuto minerale, e ciò rende l’osso fragile e suscettibile di malformazioni, fratture e dolori. Diversamente, l’Osteomalacia è caratterizzata il volume della microarchitettura ossea risulta conservato, quello che è diminuito è il suo contenuto minerale.

Diversamente nell’Osteoporosi si osserva una riduzione della quantità di matrice ossea, che però è normalmente mineralizzata. Il rachitismo è una patologia scheletrica (osteopatia) con esordio nell’infanzia, che è causata da un difetto nella mineralizzazione della matrice ossea e potenzialmente responsabile, in uno stadio avanzato, di deformità e fratture ossee.  

Non sola ossa.

Oltre all’azione sul tessuto osseo, la vit. D svolge molte altre funzioni che sono raccolte come azioni extra-scheletriche della vit. D. Fondamentale è il contributo della vit. D al funzionamento sistema immunitario. In particolare, la vit. D è fondamentale per l’attivazione della prima linea di difesa contro alcuni microrganismi patogeni poiché aumenta la capacità delle cellule del sistema immunitario, preposte a questa funzione, di eliminare microrganismi. Inoltre la vit. D ha la capacità di modulare la risposta infiammatoria controllando il grado di attivazione di molte cellule del sistema immunitario e la produzione di fattori che intervengono nell’infiammazione.

Essenziale per le difese immunitarie.

Un primo studio a carattere generale sull’argomento descrive una serie di scoperte che hanno portato alla proposta che i metaboliti 25-idrossilati della vit. D sono regolatori intracellulari chiave della sintesi e dell’azione delle molecole di defensine presenti in natura contro gli antigeni batterici. Vitamin D in Defense of the Human Immune Response.

Un altro articolo, Frontiers in vitamin D; basic research and clinical application. Vitamin D regulation of macrophage -dependent innate immunity, ci dice che “Recentemente sono state descritte due funzioni chiave della vitamina D: l’induzione di peptidi antimicrobici e l’autofagia nelle cellule del lignaggio monociti/macrofagi, rivelando un quadro molto più chiaro del ruolo della vitamina D come immunomodulatore, in particolare nell’immunità innata contro agenti patogeni quali come Mycobacterium tuberculosis”.

Vitamina anticovid.

Andando nello specifico sul Covid 19, l’articolo Mini-Review on the Roles of Vitamin C, Vitamin D, and Selenium in the Immune System against COVID-19 ci dice che “Studi recenti su pazienti affetti da COVID-19 hanno dimostrato che le carenze di vitamina D e selenio sono evidenti nei pazienti con infezioni acute delle vie respiratorie. La vitamina D migliora la barriera fisica contro i virus e stimola la produzione di peptidi antimicrobici. Può prevenire le tempeste di citochine diminuendo la produzione di citochine infiammatorie.

Un altro articolo, Putative roles of vitamin D in modulating immune response and immunopathology associated with COVID-19 ci dice che: “Poiché la stragrande maggioranza delle persone entra nelle unità di terapia intensiva e muore, ha avuto una grave carenza di vitamina D, quindi, quest’area deve essere indagata seriamente. Inoltre, questo articolo valuta il ruolo della vitamina D nel ridurre il rischio di COVID-19.”

Il seguente articolo: Role of vitamin D in preventing of COVID-19 infection, progression and severity. Diversi studi hanno dimostrato il ruolo della vitamina D nel ridurre il rischio di infezioni virali acute del tratto respiratorio e la polmonite. Questi includono l’inibizione diretta con la replicazione virale o con metodi antinfiammatori o immunomodulatori. Anche questo studio: Vitamin D and survival in COVID-19 patients: A quasi-experimental study ci dice che, in conclusione, l’integrazione in bolo di vitamina D3 durante o appena prima di COVID-19 è stata associata negli anziani fragili a COVID-19 meno grave e a un migliore tasso di sopravvivenza. 

Gli articoli scientifici che parlano dell’utilità estrema della vit.D, magari in associazione con la vit. C, E ed altre, oltre ai minerali ed altri antiossidanti verso i vari tipi di infezione compreso il Covid, sono in numero ormai illimitato.

Scommetto che il vostro medico non ve lo detto.

Altre malattie gravi.

Ma questa vitamina rientra in molte altre problematiche. Come ci dice l’articolo Vitamin D and hypertension, la carenza di vit. D è stata collegata a malattie autoimmuni, cancro, malattie metaboliche e malattie cardiovascolari. L’ipertensione arteriosa, come principale fattore di rischio cardiovascolare, è stata anche correlata alla carenza di vit. D, portando alla convergenza di due importanti problemi di salute prevalenti nella popolazione mondiale. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari un articolo: Vitamin D, cardiovascular disease and mortality ci dice che la carenza di vit. D è comune e il sistema cardiovascolare è un tessuto bersaglio per la vit. D. Studi sperimentali hanno mostrato effetti benefici della vit. D sui fattori di rischio cardiovascolare, sul cuore e sui vasi sanguigni.

ACIDI GRASSI ESSENZIALI OMEGA 3-6-9

Lo studio:  Mounting Evidence for Vitamin D as an Environmental Factor Affecting Autoimmune Disease Prevalence dice che un basso stato di vit. D è stato implicato nell’eziologia di malattie autoimmuni come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, il diabete mellito insulino-dipendente e le malattie infiammatorie intestinali. Il livello ottimale di assunzione di vit. D richiesto per supportare la funzione immunitaria ottimale non è noto, ma è probabile che sia almeno quello richiesto per ossa sane. Sperimentalmente, la carenza di vit. D determina una maggiore incidenza di malattie autoimmuni.

Per quanto riguarda il cancro, lo studio Vitamin D and cancer ci dice che diversi livelli di evidenza supportano la relazione tra vit. D e cancro: (1) bassi livelli circolanti di vit. D sono associati ad un aumentato rischio di sviluppare il cancro, (2) un’elevata assunzione di vit. D è associata a un ridotto rischio di cancro, (3) l‘aggressività di un tumore è minore in estate quando la produzione di vit. D è maggiore.

La review Vitamin D and Metabolic Diseases: Growing Roles of Vitamin D ci dice che è stato riscontrato che un basso livello di vit. D nel siero è associato a vari tipi di malattie metaboliche come obesità, diabete mellito, insulino-resistenza, malattie cardiovascolari inclusa l’ipertensione. Vari studi hanno riportato che l’insufficienza o la carenza di vit. D è collegata al rischio di sindrome metabolica.

Mi sono limitato a citare pochissimi studi tra quelli disponibili che in realtà sono centinaia e spesso migliaia. Si tratta, quindi, di informazioni liberamente disponibili su motori di ricerca specializzati come Pub Med, ma  che vengono nascoste al grande pubblico dai mezzi di disinformazione al servizio della mafia farmaceutica.

Sta quindi a noi informarci di tutto quello che riguarda la nostra salute.

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Cosa sono le Vitamine? Generalità

Vitamina A

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Lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina https://dietazonaonline.com/lattoferrina#respond Mon, 06 Jun 2022 10:01:29 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12551 La lattoferrina contenuta nel latte dei mammiferi è un fattore importantissimo nel mantenimento della salute

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La Lattoferrina, (o lattotransferrina) è una glicoproteina composta da 703 aminoacidi, ad azione ferro-trasportatrice ed immunitaria, identificata per la prima volta da Sorensen nel 1939 all’interno nel latte vaccino. Sicuramente ben poco conosciuta, è una sostanza naturale di importanza straordinaria e per questo viene ignorata dalla mafia farmaceutica. Il questa pagina si parla di:

  • Dove si trova.
  • Concentrazioni.
  • Il Ruolo Biologico.
  • A Cosa Serve.
  • Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.
  • Efficace contro i tumori.
  • Fonte di ferro ed antiossidante.
  • Importante per le ossa.
  • Diagnostica di laboratorio.
  • Integratore.

 

 

Dove si trova.

Molto abbondante nel colostro umano o primo latte, la lattoferrina circola nell’organismo prevalentemente nel plasma sanguigno. E’ parte fondamentale dei globuli bianchi neutrofili, ma si crede essere prodotta anche da altre cellule. La si trova in tre forme chimiche: priva di ferro, monoferrica e differenziale.

Si conoscono tre isoforme (cioè forme parzialmente diverse di molecole proteiche con la stessa funzione) di lattoferrina, due dotate di attività RNasi (lattoferrina-beta e lattoferrina-gamma) e una priva di tale attività (lattoferrina-alfa). I recettori cui si lega la lattoferrina si trovano sul tessuto intestinale, monociti / macrofagi, neutrofili, linfociti, piastrine e su alcuni batteri. Questa sostanza svolge molte funzioni biologiche come il controllo della disponibilità di ferro e la modulazione immunitaria (antimicrobica, antivirale, antimicotica, antiossidante ecc.), anche se molti studi sono in corso.

Concentrazioni.

Le concentrazioni della sostanza sono variabili nei vari liquidi:

Colostro: 5-7 mg / ml; Latte di transizione: circa 3.7 mg / ml; Latte maturo: 1-2 mg / ml; Sangue: 0.02-1.5 µg / ml; Latte vaccino: 31,8 – 485,6 μg / ml (può aumentare significativamente in caso di infezione mammaria).

Il Ruolo Biologico.

Da un punto di vista enzimatico, già un vecchio studio del 1974 “RNase inhibition of reverse transcriptase activity in human milk”  certificava il ruolo eziologico dei virus tumorali a RNA nel cancro mammario di animali da esperimento. Questo, insieme all’osservazione di particelle morfologicamente simili nel latte umano, suggerisce la sua utilità per il rilevamento di virus tumorali a RNA nel latte umano.

La lattoferrina idrolizza l’RNA, distruggendolo e così l’ RNasi del latte, inibisce la trascrizione inversa dei retrovirus che causano il cancro al seno.

Si trova una conferma empirica di questo in uno studio che ha confrontato le donne Parsi nell’India Occidentale, con un livello di RNasi nel latte molto inferiore rispetto ad altri gruppi, (Americane, Hindu) hanno un tasso di cancro al seno tre volte superiore alla media delle altre donne prese in esame. Da questo è facile dedurre che le ribonucleasi del latte, ed in particolare la lattoferrina, possono svolgere un ruolo importante nel meccanismo di patogenesi di questi tumori.

Sicuramente, quindi, queste proprietà verranno ignorate.

Per quanto riguarda la densità ossea, uno studio mostra che una forma di lattoferrina arricchita con ribonucleasi ha dimostrato di avere effetti positivi sul turnover osseo, aiutando a diminuire il riassorbimento minerale e ad aumentando il deposito. Si è visto che una supplementazione con questa sostanza mostra una significativa riduzione del riassorbimento osseo e aumento della formazione ossea osteoblastica, per ripristinare l’equilibrio del turnover osseo in breve tempo.

Un altro studio mostra che porta alla riduzione nella formazione di osteoclasti responsabili dell’erosione della matrice ossea , il che significa diminuire le risposte pro-infiammatorie con un aumento delle risposte antinfiammatorie.

Altra proprietà importante della lattoferrina è la sua capacità di legarsi con gli acidi nucleici. La frazione di lattoferrina estratta dal latte contiene il 3,3% di RNA, nonostante si leghi preferibilmente al DNA a doppio filamento piuttosto che al DNA a filamento singolo. La capacità della lattoferrina di legare il DNA viene sfruttata per il suo isolamento e purificazione mediante cromatografia di affinità.

Oltre ad essere tipica del latte, la lattoferrina si trova anche in varie secrezioni mucose, come lacrime e saliva. È maggiormente presente nel colostro rispetto al latte di transizione e di mantenimento. Risulta inoltre tipica dei granulociti neutrofili, cellule immunitarie con funzioni di difesa da infezioni batteriche e fungine.

A Cosa Serve.

Le  sue proprietà antimicrobiche dipendono principalmente alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo di quelle specie batteriche – come l’Escherichia coli – che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale (effetto batteriostatico).

Ha anche azione antibatterica diretta grazie alla capacità di danneggiare gli strati più esterni della membrana cellulare (LPS) di alcune specie batteriche GRAM negative. Per queste proprietà la lattoferrina viene usata dall’industria alimentare per trattare le carcasse di manzo e proteggerle dalla contaminazione batterica di superficie. La lattoferrina si concentra a livello di molte mucose, gli strati di cellule che tappezzano la superficie interna delle cavità e dei canali dell’organismo comunicanti con l’esterno, e come tali esposti agli attacchi dei patogeni.

La sua capacità antivirale dipende dalla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere; tale meccanismo è apparso efficace contro l’Herpes Simplex, i citomegalovirus, e l’HIV. Il seguente articolo è una interessante sintesi delle varie proprietà dimostrate della Lattoferrina Lactoferrin: a multifunctional protein

Efficace contro il Coronavirus e contro le micosi.

Un altro interessante studio ci dice che la lattoferrina agisce come agente antinfiammatorio promuovendo le citochine “buone” come l’interleuchina (IL)-4 e IL-10 e riducendo le citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale-alfa, IL-6 e IL-1 beta e la downregulation del fattore nucleare-kappa. Il trattamento con Lattoferrina è semplice, sicuro e potenzialmente efficace per la prevenzione e il trattamento delle infezioni da COVID 19 (ma non solo), e può essere utile per giovani adulti, anziani, bambini e donne in gravidanza. Ovviamente nessuno ne ha mai informato le persone. L’articolo è particolarmente interessante perché non si occupa solo dell’azione anti Coronavirus e perché consiglia l’uso di altre semplici sostanze come lo Zinco. Ovviamente l’articolo sopracitato è solo uno dei tanti che sottolineano l’utilità di questa semplice sostanza specificatamente contro il Coronavirus. Ne cito di seguito alcuni altri.

1) Lactoferrin for the treatment of COVID-19 (Review)

2) Lactoferrin as Protective Natural Barrier of Respiratory and Intestinal Mucosa against Coronavirus Infection and Inflammation

3) Protective Effects of Lactoferrin against SARS-CoV-2 Infection In Vitro

Non posso non ricordare uno studio svolto presso l’Università di Catania e pubblicato nel 2021 che dice: “Per le sue proprietà antivirali, la lattoferrina è stata proposta anche come valida opzione per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. Qui, gli usi della lattoferrina nella pratica clinica come trattamento nuovo, sicuro e basato sull’evidenza per molti tipi di disturbi“.

Lo studio si intitola: Lactoferrin: Cytokine Modulation and Application in Clinical Practice.

Peccato che in Italia non se ne siano accorti.

A questo indirizzo potete trovare una impressionante raccolta di studi sull’utilità e l’efficace uso della Lattoferrina contro il Covid. Consultando la cartina del mondo presente nel link, si viene così a scoprire come la Lattoferrina sia stata adottata come terapia precoce (entro il terzo giorno) in Egitto, dove i miglioramenti sono stati del 76% !!!

La lattoferrina si dimostra efficace anche nella lotta a certe micosi – ad esempio, Candida.

Efficace contro i tumori.

Esistono anche studi (qui uno) che evidenziano un possibile ruolo della lattoferrina come agente antitumorale, inibendo l’angiogenesi. Altri studi ci confermano questa capacità:

1) Bovine Lactoferrin and Lactoferricin, a Peptide Derived from Bovine Lactoferrin, Inhibit Tumor Metastasis in Mice.

2) Oral Lactoferrin Results in T Cell–Dependent Tumor Inhibition of Head and Neck Squamous Cell Carcinoma In vivo .

Fonte di ferro ed antiossidante.

La sua capacità di legare lo ione ferrico (Fe3+) è due volte superiore alla transferrina, la principale proteina plasmatica deputata al trasporto del ferro nel torrente circolatorio, Da notare come entrambe facciano parte della stessa famiglia di proteine – dette transferrine – capaci di legare e trasferire ioni Fe3+. Ogni molecola di lattoferrina può legarsi fino a 2 ioni ferrici ed in base alla saturazione può dar luogo a tre forme, dette: apolattoferrina (priva di ferro), lattoferrina monoferrica (legata ad un solo ione ferrico) e ololattoferrina (legata a due ioni ferrici). La sua attività permane anche in ambienti acidi ed in presenza degli enzimi proteolitici, inclusi quelli secreti dai microorganismi. Grazie al già citato colostro (primo latte), particolarmente ricco di lattoferrina, si favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il neonato a combattere gli agenti patogeni responsabili delle gastroenteriti, le coliche del neonato. La lattoferrina, inoltre, è anche importante fonte di ferro facilitandone l’assorbimento da parte del bambino. Questo aspetto è significativo perché il ferro è l’unico minerale presente nel latte materno in quantità inferiori rispetto ai fabbisogni del lattante. Questo deficit viene colmato dalle scorte accumulate durante la vita fetale.

La sua capacità di legarsi al ferro ne suggerisce anche un possibile ruolo come antiossidante, dato che sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che questo produca i noti effetti pro-ossidanti (Fe2+ + H2O2 → Fe3+ + OH· + OH−).

Gli integratori alimentari di lattoferrina bovina sono indicati per migliorare e supportare la risposta del sistema immunitario attraverso le loro proprietà antiossidanti, antibatteriche e antivirali Bovine lactoferrin supplementation supports immune and antioxidant status in healthy human males

Importante per le ossa.

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Studi attribuiscono alla lattoferrina proprietà promotrici sull’attività degli osteoblasti e dei condrociti, cellule rispettivamente deputate alla produzione di tessuto osseo e cartilagineo.

Grazie a questo effetto, gli studi consigliano l’uso di Lattoferrina da sola o in combinazione con altri composti biologicamente attivi, per la rigenerazione del tessuto osseo e nel trattamento delle malattie ossee. Lactoferrin in bone tissue regeneration

Diagnostica di laboratorio.

Nella diagnostica, si possono usare le concentrazioni di lattoferrina nelle feci al fine di ricercare la presenza di malattie infiammatorie intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Questo è possibile perché queste patologie si accompagnano tipicamente a un aumento della lattoferrina fecale.

Integratore.

Visti i molti studi da cui si evince come la lattoferrina sia dotata di interessanti proprietà antinfettive, immunomodulatorie e promotrici di una corretta ecologia intestinale in modelli umani e animali, si può postulare il suo uso in molte condizioni patologiche sia a livello preventivo che terapeutico.

Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può da un lato aumentare la suscettibilità dei batteri alla terapie farmacologiche e dall’altro, in sinergia con i probiotici, promuovere la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

Ovviamente una simile strategia terapeutica può essere adottata previo specifico consiglio medico, sempre che il vostro medico abbia competenze in proposito.

 

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