Allergie ed intolleranze alimentari – Dieta Zona Personalizzata Online https://dietazonaonline.com La tua dieta personalizzata sempre con te! Mon, 02 May 2022 12:31:11 +0000 it-IT hourly 1 I tatuaggi sono sicuri? https://dietazonaonline.com/i-tatuaggi-sono-sicuri https://dietazonaonline.com/i-tatuaggi-sono-sicuri#respond Mon, 02 May 2022 12:31:11 +0000 https://dietazonaonline.com/?p=12368 Forse qualcuno si chiederà perchè in un sito che si occupa di alimentazione e di dieta Zona compaia un articolo che si occupa dei gravi danni alla salute prodotti dai tatuaggi. In realtà, a mio parere, la salute è un qualcosa di unico, non divisibile, ed è perfettamente inutile avere comportamenti adeguati in un settore, […]

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Forse qualcuno si chiederà perchè in un sito che si occupa di alimentazione e di dieta Zona compaia un articolo che si occupa dei gravi danni alla salute prodotti dai tatuaggi. In realtà, a mio parere, la salute è un qualcosa di unico, non divisibile, ed è perfettamente inutile avere comportamenti adeguati in un settore, ad esempio nell’alimentazione, mentre in altri settori i comportamenti sono assolutamente deleteri e pericolosi.

Sempre di più si diffonde la “moda” dei tatuaggi e dei Piercing, moda abilmente indotta da influencer ed altri personaggi inqualificabili che, come in altre situazioni, lavorano per il peggioramento della salute delle persone ignare, premessa indispensabile perchè il futuro malato divenga un “cliente” fedele delle farmaceutiche, le stesse che promuovono il fumo, il cibo spazzatura e tutti quei comportamenti insalubri che portano loro profitti crescenti.

Senza la pretesa di essere esauriente, mi sono limitato a raccogliere alcuni articoli scientifici che illustrano i danni alla salute, di vari tipi, che illustrano chiaramente i danni di vario tipo, prodotti dai tatuaggi.

Ad ogni breve estratto di un articolo fa seguito il link con l’articolo stesso, in modo che chiunque possa verificare.

Naturalmente gli studi pubblicati sono infinitamente più di questi pochi, che però possono essere un punto di partenza per ulteriori ricerche.

1) … questa semplice procedura (il tatuaggioNDT) porta a diversi problemi di salute e complicazioni mediche, sia acute che croniche, e alcune sono difficili da curare. La sarcoidosi è in cima alla lista della gravità che coinvolge quasi tutti gli organi del corpo. Il coinvolgimento di più organi rende questa condizione più difficile da trattare. I polmoni e i vasi linfatici sono i principali siti di coinvolgimento, seguiti da una malattia infiammatoria dell’occhio chiamata uveite.
Tattoo-Associated Sarcoidosis With Severe Uveitis Successfully Treated With Mycophenolate Mofetil: A Report of Two Cases – PubMed

2) … totale di 493 complicazioni del tatuaggio in 405 pazienti. Complessivamente, 184 (37%) hanno presentato reazioni allergiche con aumento della placca nel 32,2%, ipercheratosi eccessiva nel 3,7% e ulcerazione nell’1,4%, osservate prevalentemente nei tatuaggi rossi e nelle sfumature del rosso; 66 (13%) hanno presentato reazioni papulo-nodulari, osservate principalmente nei tatuaggi neri (considerati non allergici) e dovute all’agglomerazione del pigmento; 53 (11%) avevano infezioni batteriche; 46 (9%) erano complicazioni psicosociali; 144 (30%) appartenevano a diverse entità diagnostiche specifiche, tra cui fotosensibilità, sindrome del dolore e linfopatia.
Classification of Tattoo Complications in a Hospital Material of 493 Adverse Events – PubMed (nih.gov)

3) …Presentiamo un caso di infezione cutanea associata al tatuaggio causata da Mycobacterium mageritense, una specie rara di NTM a crescita rapida. Un uomo di 25 anni ha sviluppato un’eruzione cutanea sulla parte inferiore della gamba sinistra 4 settimane dopo aver subito un tatuaggio professionale
Tattoo-Associated Cutaneous Mycobacterium mageritense Infection: A Case Report and Brief Review of the Literature – PubMed (nih.gov)
(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8740008/)

4) …Presentiamo il caso di un uomo di 59 anni, che ha sviluppato un progressivo gonfiore e arrossamento cinque ore dopo aver ricevuto un tatuaggio. Un’altra ora dopo è comparso al pronto soccorso con un’anafilassi sistemica di grado 3. Presentava gonfiore e arrossamento in rapida progressione del braccio sinistro tatuato, della guancia sinistra e delle labbra, nonché della lingua. Le allergie non erano precedentemente note in questo paziente.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5400117/

5)…L’irradiazione laser è il modo più comune per rimuovere i tatuaggi indesiderati dove oggigiorno vengono utilizzati principalmente pigmenti organici per sfumature di colore brillanti (Laux et al., 2016). È stato dimostrato che l’irradiazione laser di pigmenti organici produce composti cancerogeni dopo l’irradiazione laser.
Laser Irradiation of Organic Tattoo Pigments Releases Carcinogens With 3,3’-Dichlorobenzidine inducing DNA Strand Breaks in Human Skin Cells

6)… L’esposizione a queste sostanze (gli inchiostri del tatuaggio NDT) è associata a un rischio più elevato di vari tipi di cancro tra cui polmoni, reni, fegato, pelle e vescica – a seconda della sostanza specifica.
https://www.proquest.com/openview/2f1b647e925b6f38c76c30fdce7c1aed/1?pq-origsite=gscholar&cbl=1226362

7)… Questo caso sottolinea la necessità di considerare il pigmento del tatuaggio come causa di linfoadenopatia in qualsiasi paziente con un tatuaggio regionale.
https://journals.lww.com/greenjournal/Abstract/2012/08001/Tattoo_Pigment_Lymphadenopathy_Mimicking.4.aspx 

8)…L’infiammazione intraoculare bilaterale e lo sviluppo simultaneo di granulomi del tatuaggio sono stati descritti in diversi casi clinici. La fisiopatologia di questo processo è poco conosciuta ed è stato ipotizzato che potrebbe essere un meccanismo simile alla sarcoidosi sistemica rispetto a una risposta di ipersensibilità ritardata. La reazione granulomatosa del tatuaggio con uveite associata può manifestarsi con o senza evidenza di sarcoidosi sistemica e di solito è sensibile all’immunosoppressione e/o alla rimozione del tatuaggio.

Tattoo Granulomas With Uveitis – PubMed (nih.gov)

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Intolleranze/Allergie alimentari. Il perché evolutivo. https://dietazonaonline.com/intolleranze-alimentari-perche-evolutivo https://dietazonaonline.com/intolleranze-alimentari-perche-evolutivo#respond Thu, 26 Nov 2015 14:05:25 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3948   Anche quando parliamo di alimentazione, dobbiamo tenere presente il meccanismo dell’ Evoluzione. Essendo l’ Evoluzione un processo lentissimo, molto lentamente si modificano i comportamenti alimentari. Ciascuna specie sviluppa, nel corso di lunghi periodi, preferenze per cibi che le forniscono energia e tende a non reagire bene alle variazioni improvvise. L’uomo paleo-neolitico era un abile […]

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darwin
Darwin. Padre dell’Evoluzionismo

Anche quando parliamo di alimentazione, dobbiamo tenere presente il meccanismo dell’ Evoluzione. Essendo l’ Evoluzione un processo lentissimo, molto lentamente si modificano i comportamenti alimentari. Ciascuna specie sviluppa, nel corso di lunghi periodi, preferenze per cibi che le forniscono energia e tende a non reagire bene alle variazioni improvvise.uomo cacciatore paleolitico
L’uomo paleo-neolitico era un abile cacciatore, inseguiva branchi di animali e si fermava dove la caccia era abbondante, raccoglieva bacche, frutti e vegetali ricchi di fibra. La necessità di sopravvivere gli impose  determinate abitudini alimentari che, protrattesi per centinaia di migliaia di anni, hanno modellato le sue caratteristiche genetiche. L’alimentazione era composta prevalentemente da carne magra, frutta e verdura.

I reperti dimostrano che gli uomini e le donne avevano la stessa struttura scheletrica e la stessa percentuale di massa grassa degli attuali decatleti, che combinano velocità e forza.
Studi recenti dimostrano perché fossero così sviluppati fisicamente: con i carboidrati, assunti sotto forma di frutta e verdura, venivano ingerite grandi quantità di vitamine e sali minerali; si stima che la dieta tipica dell’uomo paleo-neolitico ne apportasse da due a cinque volte la RDA (livello di assunzione giornaliera raccomandata di nutrienti).

Tale armonia tra dieta e DNA venne turbata circa diecimila anni fa dall’ avvento dell’agricoltura e dell’allevamento, che aggiunse due nuovi generi alimentari: i cereali ed i latticini.
Diecimila anni rappresentano, da un punto di vista evolutivo, un periodo relativamente breve in cui il genoma, il patrimonio genetico di una data specie, non può mutare radicalmente: il DNA si è adattato con difficoltà all’ introduzione di questi nuovi alimenti, ed in alcuni casi è stato addirittura incapace di farlo.

evoluzioneumanaLa statura media dell’uomo paleo-neolitico era di circa 178 cm per i maschi e di 168 per le femmine; quando diecimila anni fa, in conseguenza all’ introduzione dei cereali, si ridusse il consumo di proteine animali magre la statura media diminuì di 15 cm. I centimetri persi sono stati recuperati solo in certe popolazioni e solo dopo diecimila anni, e per la maggior parte nel XX secolo, grazie ad una alimentazione più varia e ricca di proteine.

Per quanto riguarda i latticini si può partire dalla considerazione che gli esseri umani nascono dotati di un enzima chiamato lattasi, che permette di scindere il lattosio del latte materno in zuccheri digeribili. Frequentemente, dopo la prima infanzia, l’attività di tale enzima si riduce, e molti adulti diventano intolleranti al lattosio con conseguenti problemi a digerire latte e latticini.
Il latte bovino (anch’esso ricco di lattosio) divenne largamente disponibile solo ottomila anni fa, con lo stanziamento dell’uomo e l’allevamento del bestiame. Le uniche popolazioni che si sono evolute con la caratteristica di mantenere attiva la lattasi anche dopo l’infanzia sono quelle che consumano con grande frequenza latticini (principalmente gli scandinavi).

Per il resto della popolazione mondiale i latticini sono alimenti di difficile e laboriosa digestione (salvo lo yogurt che viene fermentato proprio per rimuovere il lattosio).
Simile il discorso per i cereali, carboidrati ad alto indice glicemico: quando ingeriti provocano un repentino innalzamento della glicemia nel sangue ed un conseguente rilascio di insulina da parte dell’organismo per riportare la glicemia a livelli normali.

Una produzione eccessiva ed istantanea di insulina stimola l’organismo ad accumulare adipe ed impedisce il consumo di quello in eccesso, il tutto con gravi rischi per la salute. Circa il 25 per cento della popolazione mondiale ha una reazione insulinica pigra, e pochi problemi, mentre un altro 25 per cento reagisce violentemente.
Sembra perciò che l’evoluzione porti, nel caso dei latticini, verso una maggior tolleranza al lattosio, e, nel caso dei cereali, verso una minore reattività insulinica ai carboidrati; ad oggi tale processo evolutivo non è ancora concluso ed un certo numero di individui sviluppano intolleranze alimentari (B. Sears; 1999).

In un articolo del 1997 (C.L. Broadhurst) si sottolinea come i grassi siano una componente fondamentale della struttura di tutti i cibi naturali.
L’uomo, prosegue l’articolo, è geneticamente ancora una specie paleolitica, e come tale necessita della stessa alimentazione dei suoi antenati di diecimila anni fa. La dieta paleolitica era costituita da una quantità bilanciata di grassi polinsaturi, monoinsaturi e saturi, trigliceridi e fosfolipidi.

È perciò raccomandata varietà nell’assunzione dei lipidi, varietà che deve riguardare sia il grado di saturazione sia la lunghezza della catena di acidi grassi. Il patologico accumulo di grassi, l’obesità e l’intolleranza al glucosio sono tra le conseguenze della principale dieta dell’uomo: quella basata sui cereali; il trattamento dei cibi (l’aggiunta di additivi, coloranti e la perossidazione dei grassi per poterli conservare più a lungo) amplifica tali problemi.

Pagina curata dal Dr. Andrea Bertani   Psicologo

Bibliografia

Broadhurst, C.L. (settembre 1997). Balanced intakes of natural triglycerides for optimum nutrition: an evolutionary and phytochemical perspective. Med Hypotheses, 49(3): 247-61.

Sears, B. (1999). Come raggiungere la zona. Sperling & Kupfer editori. (pp. 94-99).

 

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Disbiosi intestinale. Curarla e prevenirla con la Dieta Zona. https://dietazonaonline.com/disbiosi-intestinale-curarla-e-prevenirla-con-la-zona https://dietazonaonline.com/disbiosi-intestinale-curarla-e-prevenirla-con-la-zona#respond Wed, 25 Nov 2015 09:34:37 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3919 Cosa è la Disbiosi Intestinale ? La Disbiosi intestinale è causata da una cattiva alimentazione, cioè una alimentazione ricca di cibi raffinati, di additivi, coloranti, conservanti e inquinanti (in altre parole da cibo spazzatura), ma anche dall’uso prolungato di molti farmaci e, fattore molto importante,  dallo Stress spesso dovuto ad una vita sregolata . I […]

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Cosa è la Disbiosi Intestinale ?

La Disbiosi intestinale è causata da una cattiva alimentazione, cioè una alimentazione ricca di cibi raffinati, di additivi, coloranti, conservanti e inquinanti (in altre parole da cibo spazzatura), ma anche dall’uso prolungato di molti farmaci e, fattore molto importante,  dallo Stress spesso dovuto ad una vita sregolata .
disbiosiI sintomi della Disbiosi intestinale sono: pancia gonfia, cattiva digestione, colite, diverticolosi, allergie, intolleranze alimentari,  stanchezza cronica, etc.

Questi fattori portano ad una alterazione della naturale flora intestinale, costituita da un insieme di batteri i quali, convivendo in un determinato equilibrio, contribuiscono allo stato di salute generale. La condizione di equilibrio tra i vari ceppi di batteri è definita eubiosi. Se invece prevalgono funghi o altri germi che possono causare patologie, si dice che l’intestino è in uno stato di disbiosi.

Una flora batterica alterata fa sì che i batteri salutari (tra cui Lactobacillus Acidophilus e Biphidus) diminuiscano e quelli nocivi (tra cui il Bacillus Coli) aumentino.bacterias

Questo mutamento nella composizione rende impossibile la completa elaborazione dei materiali fecali. Si generano pertanto fermentazioni anomale e putrefazioni che, oltre a variare la temperatura intestinale, infiammano la mucosa e poi intossicano l’intestino e quindi tutto l’organismo, con riduzione anche delle difese immunitarie.

Così, in una situazione di Disbiosi intestinale, dalla semplice cattiva digestione con gonfiori della pancia si può giungere alla colite, il fegato può ammalarsi e ridurre la sua capacità funzionale.

Si possono creare patologie immunitarie come allergie e intolleranze alimentari. L’elenco potrebbe continuare toccando anche l’apparato circolatorio e il metabolismo in genere. Non bisogna mai dimenticare che un intestino mal funzionante crea disequilibri che colpiscono tutti i settori del nostro corpo.

cattivi batteriIn questi casi è utile assumere Probiotici e Prebiotici.
Il Probiotico è un supplemento dietetico costituito da microrganismi vivi, capaci di influenzare positivamente l’ecosistema intestinale, dove interagiscono potenziando la flora microbica e ristabilendo l’equilibrio eventualmente perduto per le cause che abbiamo elencato.

I Probiotici si avvalgono della presenza delle sostanze Prebiotiche utili alla loro proliferazione, composti dietetici non vivi che arrivano inalterati nell’intestino dove fungono da substrato specifico per la loro crescita, promuovendo un cambiamento nella flora microbica intestinale, a favore di una popolazione più salutare. Si tratta in pratica delle fibre alimentari contenute in frutta, verdura e prodotti integrali.

Mangiare quindi dosi abbondanti di frutta e verdura e prodotti non raffinati e manipolati, come raccomandato dalla Dieta Zona, oltre a fornirci gli indispensabili Antiossidanti, ci difende  dall’insorgere delle Disbiosi e dalle loro conseguenze.

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dieta Zona personalizzataper saperne di più:

Hawrelak J.A., Myers S.P.(2004). The causes of intestinal dysbiosis: a review. Altern Med Rev.Jun;9(2):180-97.

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2) Gli alimenti possono influenzare alcuni disturbi psicologici? L’ipotesi del latte e del grano. https://dietazonaonline.com/2-gli-alimenti-possono-influenzare-alcuni-disturbi-psicologici-lipotesi-del-latte-e-del-grano https://dietazonaonline.com/2-gli-alimenti-possono-influenzare-alcuni-disturbi-psicologici-lipotesi-del-latte-e-del-grano#respond Sun, 22 Nov 2015 14:23:06 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3755 Latte e Grano. Gli alimenti influenzano la psiche.   Esistono studi, purtroppo non ancora abbastanza sistematici, che evidenziano come ci possano essere altri disturbi psicologici (rispetto all’ADHD di cui abbiamo parlato nella pagina precedente) che, almeno in parte, possono essere almeno favoriti, in soggetti più sensibili, da alcuni alimenti. Ci limitiamo ad elencarne alcuni. L’introduzione […]

L'articolo 2) Gli alimenti possono influenzare alcuni disturbi psicologici? L’ipotesi del latte e del grano. sembra essere il primo su Dieta Zona Personalizzata Online.

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Latte e Grano

Latte e Grano. Gli alimenti influenzano la psiche.

 

Esistono studi, purtroppo non ancora abbastanza sistematici, che evidenziano come ci possano essere altri disturbi psicologici (rispetto all’ADHD di cui abbiamo parlato nella pagina precedente) che, almeno in parte, possono essere almeno favoriti, in soggetti più sensibili, da alcuni alimenti. Ci limitiamo ad elencarne alcuni.

Pane pizza, grissini etc. di frumento, non sono utilizzabili in chi è affetto da Celiachia
Pane, pizza, grissini etc. di frumento, non sono utilizzabili in chi è affetto da Celiachia

L’introduzione massiccia dei cereali nell’alimentazione umana e quella del latte nell’alimentazione dell’adulto, è avvenuta con l’avvento dell’agricoltura e della domesticazione animale da dieci a quindicimila anni fa, un periodo molto breve da un punto di vista evolutivo in rapporto a quello della presenza dell’uomo sulla terra (da due milioni e mezzo, a cinque milioni e più di anni).

Da queste considerazioni nascono le giuste critiche degli assertori della dieta Paleolitica.

Questa è presumibilmente la causa di molti problemi legati al fatto che il nostro apparato digerente non è ancora ben adattato ad alcuni alimenti “nuovi” come i latticini o le graminacee.

Specialmente per quanto riguarda i latticini, dobbiamo tenere presente che siamo l’unica specie animale che continua a bere latte e derivati anche dopo lo svezzamento. Notiamo inoltre che facciamo consumo di latte di altre specie, soprattutto latte vaccino, e non certo di latte materno.

Oppiodi nel latte e nel grano.

La nostra è l'unica specie di mammiferi che consuma latte e latticini passato lo svezzamento
La nostra è l’unica specie di mammiferi che consuma latte e latticini passato lo svezzamento

Droghe derivate dall’oppio come la morfina e l’eroina,  sono attive nell’uomo perché “mimano”  gli effetti di sostanze prodotte dall’ organismo stesso per controllare il dolore e la fatica.

Si tratta delle endorfine e delle encefaline per le quali esistono appositi recettori nel nostro sistema nervoso centrale. Nel 1979 venne isolata nel latte vaccino una sostanza oppioide: la ß casomorfina prodotta dalla lisi della ß caseina del latte.

Successivamente sono state determinate anche altre casomorfine, tutte peptidi costituiti da sette aminoacidi.

casomorfina gliadorfina
                                       Tabella 1. Composizione in Aminoacidi.

Alcune casomorfine di origine bovina  hanno un’azione analgesica superiore a quella della stessa morfina. Le casomorfine provenienti dal latte di vacca sono più attive di quelle provenienti dal latte umano. Negli idrolisati del glutine, proteina presente soprattutto nei grani duri, sono presenti le exorfine (o gliadorfine), peptidi con azione simile a quella degli oppioidi. Si ritiene che le endorfine alimentari possono agire in individui suscettibili direttamente od indirettamente a livello cerebrale causando od incrementando sintomi psichici preesistenti. N.B. la struttura aminoacidica di casomorfina e gliadorfina è simile (Vedi tabella 1)

Livelli elevati di queste sostanze sono stati trovati anche in bambini affetti da autismo, oltre che in pazienti schizofrenici. Pazienti schizofrenici alimentati con diete prive di cereali e  di derivati della caseina totali e persistenti, avevano precoci miglioramenti rispetto ai gruppi di controllo. Gli stessi andavano incontro a ricadute se rialimentati con queste sostanze. (Si tratta logicamente di piccole percentuali, ma questi fatti meriterebbero certo studi più approfonditi). Glutine e caseina non agiscono secondo la legge  del tutto o nulla; in rapporto ad una ancora poco nota “predisposizione” individuale, è probabile che accanto a forme manifeste di disturbo psichico ne esistano anche di subcliniche indotte o almeno facilitate da queste sostanze.

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1) Gli alimenti possono influenzare alcuni disturbi psicologici? L’ ADHD. https://dietazonaonline.com/gli-alimenti-possono-influenzare-alcuni-disturbi-psicologici https://dietazonaonline.com/gli-alimenti-possono-influenzare-alcuni-disturbi-psicologici#respond Sun, 22 Nov 2015 14:00:31 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3751 IL DISTURBO DA DEFICIT D’ATTENZIONE/IPERATTIVITA’ (ADHD) Originariamente pubblicato su:  Biologi Italiani.(Organo Ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi).n°2-febbraio/05  annoXXXV di: Gabriele Buracchi Il Disturbo da Deficit d’Attenzione-Iperattività (ADHD) è stato ampiamente studiato negli ultimi 30 anni ed oggi il parere comune, tra  i ricercatori, è che si tratti di un problema dalla complessa eziologia che deve essere […]

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IL DISTURBO DA DEFICIT D’ATTENZIONE/IPERATTIVITA’ (ADHD)

Originariamente pubblicato su:  Biologi Italiani.(Organo Ufficiale dell’Ordine Nazionale dei Biologi).n°2-febbraio/05  annoXXXV

di: Gabriele Buracchi

Il Disturbo da Deficit d’Attenzione-Iperattività (ADHD) è stato ampiamente studiato negli ultimi 30 anni ed oggi il parere comune, tra  i ricercatori, è che si tratti di un problema dalla complessa eziologia che deve essere studiato in funzione di interazioni multiple e che richiede, quindi, un approccio multidimensionale. In sintesi (per i criteri diagnostici completi secondo il DSM-4 vedi riquadro A), i bambini affetti da questo disturbo, sono sempre distratti e disattenti, presentano un comportamento impulsivo, manifestano ansia,  eccesso di attività motoria, difficoltà nel ritardare le gratificazioni oltre che immaturità, aggressività, bassi risultati scolastici. Di solito il disturbo viene diagnosticato per la prima volta durante le scuole elementari, quando l’adattamento scolastico risulta compromesso. La prevalenza è stimata dal 3 al 5%  nei bambini in età scolare, mentre i dati che si riferiscono all’adolescenza ed all’età adulta sono estremamente limitati.

Il disturbo è più frequente nei maschi che nelle femmine in un rapporto che va da 4:1 a 9:1 a secondo dell’ambiente. Molti studi si sono comunque concentrati, specialmente a partire dagli anni ‘70, sui possibili effetti di alcuni alimenti nella genesi e/o nel mantenimento del ADHD, anche a seguito di alcune ricerche (Uhlig e coll. -1979) che avevano identificato una relazione tra dieta ed attività elettrica cerebrale  in bambini affetti da questo disturbo.

Oltre a ciò, dato che i neurotrasmettitori vengono sintetizzati a partire e dipendentemente dagli alimenti consumati (Pruneti, Buracchi 2003), Beane e Marrocco (2004) partendo dalla constatazione che studi di laboratorio sull’attenzione volontaria, sia in umani normali che negli animali, indicano che questa dipende dal rilascio di noradrenalina e dai suoi effetti sull’attività colinergica della corteccia parietale, ipotizzano che questo disturbo possa essere in qualche modo collegato a carenze cerebrali in questi neurotrasmettitori.

L’attenzione degli studiosi si è così appuntata nel tempo su vari tipi di sostanze alimentari.

    L’APPROCCIO NUTRIZIONALE.

  • L’ipotesi degli additivi alimentari.

Feingold (1975) fu il primo ad ipotizzare  che  aromi e coloranti sintetici usati dall’industria alimentare ma anche  salicilati naturali presenti nei cibi, potessero essere responsabili del comportamento iperattivo in almeno alcuni dei bambini con questo tipo di disturbo.

Il risultato fu la dieta K-P (Kaiser-Permanente), dieta  che eliminava tutte queste sostanze dall’ alimentazione. Secondo Feingold, circa il 50% dei ragazzi che seguivano rigorosamente la dieta avevano una risposta positiva. Si trattava peraltro di una dieta piuttosto complessa da seguire per il gran numero di alimenti da eliminare e che creava, quindi, problemi di compliance da parte dei giovani pazienti, nonché difficoltà di gestione da parte delle famiglie.

Si deve peraltro rilevare che  le conclusioni cui giunse Feingold erano basate più sulle sue personali osservazioni  cliniche piuttosto che su di un rigoroso disegno sperimentale. Una critica da non sottovalutare consiste nel fatto che i risultati stessi potrebbero essere attribuiti, più che alla dieta in quanto tale, all’aumento di attenzione che i genitori prestavano ai bambini per il fatto stesso di dover ottenere  la loro collaborazione nello svolgimento della dieta stessa.

Gli studi successivi sul rapporto tra dieta e ADHD si possono fondamentalmente dividere in 2 categorie:

  • 1) quelli che valutano il comportamento iperattivo durante l’applicazione della dieta K-P di Feingold in rapporto ad una dieta placebo
  • 2) quelli che valutano le risposte rispetto alla stimolazione di uno specifico colorante o additivo alimentare

Alla prima categoria appartiene lo studio di Harley (1978) che selezionò 45 soggetti iperattivi;  36 di età compresa tra 6 e 12 anni e 10 tra 3 e 5 anni. Tutti i soggetti vennero tenuti per 3 o 4 settimane sotto dieta K-P e sotto una dieta di controllo per un periodo di tempo equivalente. L’ordine di successione delle due diete era controbilanciata tra i ragazzi e nessuna delle persone che avevano a che fare con essi, conosceva il reale contenuto della dieta. Per quanto riguarda il gruppo dei 36 ragazzi di età maggiore, le valutazioni di insegnanti e genitori furono contraddittorie, mentre tutte e 10 le madri dei più piccoli riscontrarono  un comportamento nettamente migliore  quando questi seguivano la dieta di Feingold; purtroppo le osservazioni degli insegnanti su questi soggetti non sono reperibili.

Un aspetto interessante della risposta alla dieta nelle ricerche sull’ADHD riguarda la parallela riduzione, oltre che dei sintomi comportamentali, anche dell’alito cattivo (alitosi) assieme alla riduzione dell’odore del corpo e delle urine (Breakey,2004). Dal momento che la maggior parte delle sostanze chimiche incriminate è di tipo aromatico, è plausibile il sospetto di un loro deficit metabolico. Questo sarebbe sostenuto anche dalla scoperta che enzimi simili sono coinvolti nel metabolismo sia dei composti fenolici sospettati (coloranti ed aromi artificiali, salicilati) sia delle ammine. Si avvalorerebbe così l’ipotesi di un difetto nel metabolismo dei composti fenolici e delle ammine.

Gli studi del secondo tipo mantenevano i ragazzi sotto dieta K-P per tutta la durata del tempo, limitandosi a reintrodurre periodicamente cibi con le sostanze chimiche sospette. Nel complesso i dati di questi studi suggeriscono l’esistenza di un piccolo gruppo di soggetti  che rispondono ad alcuni aspetti della dieta di Feingold, anche se la specifica eliminazione di questi coloranti e conservanti non sembra essere il fattore principale nella riduzione del comportamento iperattivo (Schnoll, 2003).

  • L’ipotesi degli zuccheri raffinati.

Forse a causa dell’aumentato consumo di zucchero da parte della popolazione in generale e dei bambini in particolare, si è appuntata l’attenzione su questa sostanza come possibile causa di ADHD.

Figura 1. Fatto = 100 il consumo degli alimenti principali nel periodo postbellico (che era tornato ai livelli inizio ’900) si nota il drastico aumento nel consumo di zuccheri. Modificato da: Dieta Mediterranea. Lanzetta, Ponzi, Castello. Edizioni Scientifiche Cuzzolin
Figura 1. Fatto = 100 il consumo degli alimenti principali nel periodo postbellico (che era tornato ai livelli inizio ’900) si nota il drastico aumento nel consumo di zuccheri.
Modificato da: Dieta Mediterranea. Lanzetta, Ponzi, Castello. Edizioni Scientifiche Cuzzolin

Goldman e coll. (1986) hanno stimato un consumo medio di zucchero di circa 900 gr settimanali nei bambini negli Stati Uniti. Come si vede (fig 1) anche In Italia il consumo di zucchero, a partire dalla fine della II guerra mondiale, è enormemente aumentato nella popolazione in generale.. Per accertare questo, Langseth e Dowd (citato in Prinz e Riddle 1986),  somministrarono un test di tolleranza al glucosio (5h) a 261 ragazzi iperattivi (7-9 anni). Il 74% dei ragazzi dimostrò curve di tolleranza al glucosio anormali; la metà di queste curve anormali erano basse ed appiattite, simili a quelle degli individui ipoglicemici.

Secondo gli autori, l’ipoglicemia è associata ad una aumentata  produzione di adrenalina che, a sua volta, può dar luogo ad una stimolazione del sistema nervoso o  “restless reaction”. In individui suscettibili, l’ingestione di grossi quantitativi di zucchero può dar luogo ad una ipoglicemia reattiva con questo tipo di manifestazioni. Resta il dubbio se gli effetti comportamentali siano dovuti alla ipoglicemia reattiva o ad un effetto diretto dello zucchero di tipo allergico (Varley,1984).

In uno studio successivo, effettuato da Prinz e Riddle (1986), venne selezionato un gruppo di bambini non iperattivi e misurata la loro abilità in compiti richiedenti il mantenimento di determinati livelli di attenzione. Venne anche misurato il loro consumo di zucchero sulla base delle quantità normalmente consumate in una settimana. Quelli che avevano un consumo di zucchero superiore al 75° percentile (5.47 g/Kg. peso corporeo) si dimostrarono meno capaci nei compiti attentivi di quelli che si collocavano al di sotto del 25° percentile (3.23 g/kg. peso corporeo).

Questo studio, peraltro interessante proprio perché svolto su soggetti sani, è in grado però di stabilire solo una correlazione tra consumo di zucchero e capacità attentive. E’ infatti impossibile stabilire una rapporto di causa-effetto, come fanno notare gli stessi autori, dato che è possibile postulare l’esistenza di una variabile interveniente come, ad esempio, la carenza di disciplina da parte dei genitori. Un altro limite di questi studi consiste nel fatto che essi sono basati su valutazioni retrospettive dei cibi consumati dai bambini e forniscono solo dati su quanto i soggetti hanno mangiato, ad esempio, nell’ultima settimana o al massimo nelle ultime due antecedenti lo studio.

Nella maggior parte dei report, le reazioni dello zucchero avverse al comportamento sono state notate  in un lasso di tempo variabile tra mezz’ora ed un’ora dopo il consumo dello zucchero stesso, facendo così pensare a reazioni di tipo allergico

  • Sensibilizzazioni ai cibi e diete ad eliminazione.

Queste ipotesi partono dalla constatazione che mentre il 15-20 % della popolazione ha allergie respiratorie o cutanee, c’ è una incidenza di questi disturbi nel 70% circa della popolazione iperattiva, cosa che farebbe pensare almeno ad una correlazione  tra tendenze allergiche ed iperattività. Goodwin e coll. (2004), che hanno compiuto uno studio prospettico longitudinale per verificare l’associazione tra sintomi respiratori alla baseline e l’insorgere di  disturbi mentali nel follow up (1 anno), hanno verificato l’esistenza di una probabilità significativamente maggiore per l’insorgere di vari tipi di disturbi mentali come depressione, abuso di sostanze, attacchi di panico ed ADHD.

Vari studi di specialisti in medicina ambientale (Crook,1980, Rapp 1979;1991) hanno dimostrato che specifiche allergie  sono causa di disturbi dell’apprendimento e del comportamento. Sono stati utilizzati vari metodi  per testare l’ipotesi delle allergie alimentari. Un problema che si pone è quello della distinzione tra allergie ed intolleranze alimentari, due entità diverse ma spesso confuse tra loro anche da parte degli operatori del settore (riquadro B). Non è neppure da sottovalutare l’ipotesi di D’Adamo (1997) sulla sensibilità che i tessuti del sistema nervoso avrebbero rispetto a processi di agglutinazione indotti da lectine di origine alimentare. Questo potrebbe contribuire a spiegare come delle diete ad esclusione utilizzate per curare disturbi d’altro tipo, come ad esempio l’asma (Norn, 1983), siano in grado di migliorare i sintomi dell’ADHD.

Per determinare se la dieta è causa di sintomi comportamentali, è necessario eliminare il cibo “sospetto” per almeno 2-3 settimane  e verificare se ci sono miglioramenti nelle condizioni. Naturalmente in caso affermativo è necessario reintrodurre l’alimento e verificare se i sintomi ricompaiono. Secondo Crook (1980) almeno alcuni di questi ragazzi paiono essere particolarmente “ dipendenti” proprio da quei cibi che causano loro i sintomi .

Altro metodo per valutare la possibilità che il disturbo sia causato da reazioni avverse al cibo, è quello messo a punto da Hughes e coll. (1982) consistente nel rimpiazzare tutti i cibi con un supplemento liquido anallergico di 1800 K.cal. e contenente tutti i principi nutritivi necessari. Tutti i partecipanti allo studio dimostrarono un miglioramento significativo del comportamento.

Nello studio di Egger e coll. (1985) vennero presi in considerazione 76 bambini iperattivi: 32 di essi presentavano reazioni allergiche respiratorie e/o cutanee, 52 avevano parenti stretti con problemi simili; 24 dei partecipanti avevano problemi di ADHD tra membri prossimi della loro famiglia. Nella prima fase dello studio i partecipanti seguirono per 4 settimane una dieta ad eliminazione individualizzata, che tipicamente consisteva in 2 tipi di carne (ad es. agnello e pollo), 2 tipi di carboidrati (ad es. patate e riso), 2 frutti (banana e mela) oltre a verdure, acqua, calcio e vitamine. 62 soggetti, pari all’82% mostrarono un miglioramento nel comportamento.

Nella seconda fase dello studio i cibi sospetti venivano reintrodotti uno alla volta, settimanalmente; se si verificavano delle reazioni il cibo veniva dimesso, mentre se non si avevano reazioni, il cibo rimaneva nella dieta. Nella terza fase dello studio i soggetti che avevano reagito a vari cibi, furono inseriti in uno studio in doppio cieco, incrociato, con controllo-placebo, in cui veniva reintrodotto l’alimento. Il placebo ed il cibo-stimolo erano preparati in modo che non fosse possibile distinguerli. Le valutazioni comportamentali effettuate sia dai genitori che dai membri dello staff di ricerca, indicavano un chiaro deterioramento nel comportamento dei soggetti quando il cibo scatenante veniva ingerito. Le sostanze più comunemente causa di reazione furono l’acido benzoico (un conservante) e la tartrazina (un colorante), che ebbero effetti negativi sul 79% dei soggetti; altri importanti fonti di reazione furono il latte vaccino (67%), la cioccolata (59%), le arance (49%), il frumento (45%), i pomodori (22%), le uova (39%). Lo zucchero elicitava reazioni solo nel 16% dei ragazzi testati.

Uno studio recente è quello di Pelsser e Buitelaar (2002) su 40 bambini affetti da ADHD (36 maschi e 4 femmine con una età variabile tra 3 e 7 anni (media 4.8). Questi bambini seguirono per 2 settimane la loro dieta abituale e successivamente, per altre 2, una dieta ad eliminazione basata su pochi cibi: riso, tacchino, pere e lattuga. Il loro comportamento venne valutato all’inizio ed alla fine della ricerca, con appositi questionari (10-item Conners list, e ADHD Rating Scale). 25 soggetti, ovvero il 62% mostrarono un miglioramento del comportamento almeno del 50%. 9 soggetti (23%) furono ritirati dalla ricerca perché i genitori si dichiararono incapaci di far aderire i figli alla dieta.

  • Eccessi/ carenze di principi nutritivi ed errori metabolici.

Partendo dal presupposto che il corretto funzionamento del Sistema Nervoso richiede il sufficiente apporto di energia sottoforma di glucosio (84 K.cal/die nel neonato pari al 44% del fabbisogno energetico totale e 338 K.cal. nell’adulto pari al 19%, Raimondi, 1997)  e di ossigeno (pari a circa il 20% del fabbisogno di ossigeno complessivo), ma anche di protidi, lipidi, vitamine e sali minerali, alcuni studi hanno riguardato proprio gli effetti che la carenza di alcune di queste sostanze può avere nell’insorgere di questo tipo di disturbo.

Il ferro (Fe), ad esempio, anche se indirettamente, è legato alla nutrizione del S.N.C. perché entra nella formazione della piridossina e quindi nei processi respiratori della cellula nervosa. Questo minerale trova impiego metabolico cerebrale per l’attività dei recettori dopaminergici (Raimondi 1997). Secondo Konofal e coll.(2004), carenze di ferro, causando una anomala neurotrasmissione dopaminergica, possono contribuire alla fisiopatologia dell’ADHD. Nel loro studio gli autori hanno valutato 53 bambini con ADHD (9.2 anni e Sd +/- 2.2 anni) paragonati a 27 controlli (9.5 anni e Sd +/-2.8). I livelli di ferritina serica erano più bassi nei soggetti con ADHD (23 +/- 13 ng/mL) che nei controlli  (44 +/- 22 ng/mL); con P < .001. I livelli di ferritina erano anormali (<30 ng/mL) nell’84% dei soggetti affetti da ADHD e nel 18% dei controlli (P< .001).Questi risultati suggeriscono agli autori una supplementazione di ferro per i soggetti affetti da questo disturbo.

E’ noto che gli acidi grassi della serie linolenica (ω-3) e linoleica (ω-6) sono considerati essenziali, dato che l’organismo umano non è in  grado di sintetizzarli, dovendo così trarli dall’alimentazione. Le tabelle europee del 1993 consigliano apporti di questi acidi grassi polinsaturi (PUFA)  pari al 4-6% dell’energia totale per l’ ω 6e pari allo 0.5-1.5 % per l’ ω -3  (Arienti 1996).Gli acidi grassi essenziali (EFA) sono i mattoni chimici che compongono gli  eicosanoidi,  ormoni contenenti 20 o più atomi di carbonio alla base della maggior parte dei processi biologici dell’organismo. Secondo Stevens e coll. (1995;1996) i soggetti con ADHD hanno un alterato metabolismo degli acidi grassi; vi sarebbe in particolare una più bassa concentrazione di ω -3. Gli stessi presentano anche altri sintomi tipici di questa carenza come pelle e capelli secchi, frequente minzione ecc

Chen e coll. (2004) hanno trovato una differente composizione in acidi grassi dei fosfolipidi delle membrane eritrocitarie in 58 bambini di età media pari ad 8.5 anni, affetti da ADHD, rispetto a 52 controlli normali di età media pari a 7.9 anni. Gli autori avevano riscontrato una assunzione di ferro e vit.C significativamente più alta (p<0.05) nei soggetti studiati rispetto ai controlli. Anche la quantità di ferro nel sangue era più elevata, fatto che sembra in contrasto con quanto trovato da Konofal e coll. (2004).

Zelkin e coll. (2004) hanno trovato una importante associazione tra ADHD ed altri disturbi neurologici e Morbo Celiaco (MC). Pazienti affetti da MC si sono mostrati più soggetti a sviluppare questi disturbi (51.4%) rispetto ai controlli (19.9%).

 

Altra differenza che è stata trovata riguarda il metabolismo dell’azoto.  Stein e Sammaritano (1984) hanno valutato l’escrezione di azoto e la sintesi proteica dell’intero organismo in gruppo di soggetti affetti da ADHD di età compresa tra 8 e 10 anni, paragonati ad un gruppo di soggetti normali equivalenti. I due gruppi avevano una dieta paragonabile. Sono state rilevate tre differenze fondamentali : altezza e peso correlavano in maniera inversa con l’iperattività, l’escrezione di azoto era maggiore nei ragazzi ipercinetici, la sintesi proteica era diversa nei due gruppi. Questo farebbe pensare a significative differenze nel metabolismo azotato dei soggetti affetti da ADHD .

CONCLUSIONI

Sono ormai circa 30 anni che dura la controversia sugli effetti di specifici componenti dell’alimentazione sul comportamento di bambini affetti dal disturbo da deficit d’attenzione/iperattività; nonostante la contraddittorietà nei risultati di alcuni studi, c’è una crescente evidenza del fatto che esiste almeno una frazione di soggetti affetti da questo problema del comportamento, sensibili a sostanze alimentari che possono scatenare o perlomeno aggravare i sintomi del disturbo.

E’ d’altra parte chiaro che non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo di fronte alle sostanze “incriminate” e che, anzi, neppure tutti i soggetti che presentano questo problema traggono beneficio dalle diete ad esclusione o comunque dall’eliminazione delle sostanze più frequentemente considerate scatenanti.

Un problema di non secondaria importanza è il fatto che, nel corso degli anni, il numero di alimenti sospetti si è ampliato notevolmente (Breakey, 2004), basti dire che già lo studio di Egger (1985), forse uno dei più completi sotto questo profilo, ed uno dei più attendibili da un punto di vista metodologico, aveva già individuato ben 47 alimenti. Nonostante le difficoltà di questo tipo di studi, comunque, appare francamente importante riuscire ad individuare la frazione di soggetti affetti da ADHD, in cui l’alimentazione è un fattore determinante, data la sempre più netta tendenza a trattare tutti questi soggetti esclusivamente con l’uso di psicofarmaci. Probabilmente proprio gli studi di Uhlig e coll. (1979), tendenti a mappare l’attività elettrica cerebrale, sono la strada da percorrere, utilizzando anche le moderne tecniche di neuroimmagine.

CRITERI DIAGNOSTICI PER IL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/ IPERATTIVITÀ    (ADHD)

Secondo il DSM IV (N.B. Nell’articolo si fa riferimento al DSM-4, Il Manuale in uso all’epoca)adhd

  1. O (1) o (2):
 1) sei (o più) dei seguenti sintomi di disattenzione sono persistiti per almeno 6 mesi con una intensità che provoca disadattamento e che contrasta con il livello di sviluppo:
Disattenzione
 (a) spesso non riesce a prestare attenzione ai particolari o commette errori di distrazione nei compiti scolastici, sul lavoro, o in altre attività
 (b) spesso ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulleattività di gioco
 (c) spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente
 (d) spesso non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze, o i doveri sul posto di lavoro (non a causa di comportamento oppositivo o di incapacità di capire le istruzioni)
 (e) spesso ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività
 (f) spesso evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto (come compiti a scuola o a casa)
 (g) spesso perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività (per es., giocattoli, compiti di scuola, matite, libri, o strumenti)
 (h) spesso è facilmente distratto da stimoli estranei
 (i) spesso è sbadato nelle attività quotidiane
 2) sei (o più) dei seguenti sintomi di iperattività-impulsività sono persistiti per almeno 6 mesi con una intensità che causa disadat­tamento e contrasta con il livello si sviluppo:
Iperattività
 (a) spesso muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla sedia
 (b) spesso lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che resti seduto
 (e) spesso scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui ciò è fuori luogo (negli adolescenti o negli adulti, ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi di irrequietezza)
  1. d) spesso ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo
 (e) è spesso “sotto pressione” o agisce come se fosse “motorizzato”
 (f) spesso parla troppo
Impulsività
 (g)spesso “spara” le risposte prima che le domande siano state completate
 (h) spesso ha difficoltà ad attendere il proprio turno
 (i) spesso interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti (per es., si intromette nelle conversazioni o nei giochi)
  1. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione che causano compromissione erano presenti prima dei 7 anni di età
  2. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (per es., a scuola (o al lavoro) e a casa)
  3. Deve esservi una evidente compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo.
  4. I sintomi non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro Disturbo Psicotico, e non risultano meglio attribuibili ad un al tro disturbo mentale (per es., Disturbo dell’Umore, Disturbo d’Ansia, Disturbo Dissociativo, o Disturbo di Personalità).
Codificare in base al tipo:
F90.0    Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo Combinato [314.01]: se entrambi i Criteri Al e A2 sono risultati soddisfatti negli ultimi 6 mesi
F98.8    Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo con Disat­tenzione Predominante [314.00]:  se il Criterio Al è risultato soddisfai to negli ultimi 6 mesi, ma non il Criterio A2
F90.0   Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Tipo con Iperatti­vità-impulsività Predominanti [314.01]: se il Criterio A2 è risultato soddisfatto negli ultimi 6 mesi, ma non il Criterio Al
Nota per la codificazione Per i soggetti (specie adolescenti e adulti) che al momento hanno sintomi che non soddisfano più pienamente i criteri, si dovrebbe specificare “In Remissione Parziale”

A proposito di ADHD, potrebbe interessarti anche : Gli alimenti (Omega-3) possono influenzare alcuni disturbi psicologici? ADHD.

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Dieta per Allergia al Nichel: Cosa Mangiare per Disintossicarsi https://dietazonaonline.com/allergia-al-nichel-come-comportarsi Tue, 17 Nov 2015 11:56:47 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3486 Cosa è l’Allergia al Nichel? Capita sempre più spesso che molte persone scoprano di essere allergiche al Nichel (Ni), elemento ferromagnetico conosciuto ed utilizzato fino dall’ antichità. Premesso che l’allergia a questo metallo può essere accertata tramite apposito esame da eseguire in laboratorio d’analisi attrezzato, va anche detto che molto speso le persone finiscono con […]

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allergia al nichel da contatto. orecchino
Allergia al nichel da contatto, orecchino

Cosa è l’Allergia al Nichel?

Capita sempre più spesso che molte persone scoprano di essere allergiche al Nichel (Ni), elemento ferromagnetico conosciuto ed utilizzato fino dall’ antichità. Premesso che l’allergia a questo metallo può essere accertata tramite apposito esame da eseguire in laboratorio d’analisi attrezzato, va anche detto che molto speso le persone finiscono con l’accorgersi da sole di questa allergia, quando è da contatto, per le reazioni cutanee cui vanno incontro ad esempio indossando bigiotteria che spesso contiene nichel.

Questa reazione non significa, però, che ci sia necessariamente anche una allergia alimentare, anche se potrebbe essere un motivo per sospettarlo. L’intensità delle reazioni all’interno della popolazione considerata allergica (le statistiche parlano di un’incidenza intorno al 10%), è comunque variabile in funzione del grado di allergia al nichel. In breve, il sistema immunitario degli individui allergici reagisce al nichel – anche in base a fattori genetici che giustificano un certo grado di familiarità per la patologia – scatenando una reazione più o meno severa.

Il metallo viene infatti riconosciuto come un qualche cosa di estraneo, come può succedere con una scheggia o con un microrganismo patogeno e, come tale, viene attaccato tramite una reazione infiammatoria caratterizzata dal forte rilascio di istamina da parte dei mastociti.

Per accertare l’allergia viene utilizzato il Patch Test: sulla parte alta del dorso del paziente si applicano dei piccoli cerotti contenenti dosi molto ridotte delle sostanze allergeniche sospette.

A distanza di 48-72 ore si valuta la reazione cutanea locale; se la rimozione del cerottino contenente nichel lascia sotto di sé una chiazzetta di cute infiammata, la diagnosi di allergia al nichel è positiva

Naturalmente, prima di prendere iniziative che possono essere semplicemente immotivate, se si hanno solo dei sospetti è bene rivolgersi al proprio medico che deciderà il da farsi.

Di seguito alcune precauzioni da prendere se questa allergia venisse effettivamente accertata.

Alimenti permessi.

Pollame ed ogni tipo di carne, pesce (ad esclusione delle aringhe), uova, latte, burro, margarina, formaggi, una patata (grandezza media) al giorno.
Sono permesse piccole quantità di: cavolfiore, cavolo, lattuga, carote, riso raffinato, farina (non di grano tenero), marmellata, vino, birra, caffè, frutta fresca escluse le pere.

Alimenti proibiti.

Alcuni degli alimenti proibiti
         Alcuni degli alimenti proibiti

Cibi in scatola, aringhe, ostriche, fagioli, asparagi, cipolle, spinaci, pomodori, piselli, funghi, granturco, farina di grano intero, pere sia fresche che cotte, rabarbaro, thè, cacao, cioccolato, lievito in polvere, noccioline.

Ricordare che il nichel è usato come catalizzatore per la produzione di acidi grassi idrogenati, comunemente usati nei cibi che si comprano nei Fast Food e si trovano molto spesso in snack e merendine confezionate, che sono quindi da evitare assolutamente.

Alimenti di cui e consentito un consumo limitato.

Formaggi fermentati, bevande fermentate, crauti, insaccati, di maiale, e di bue, fegato di maiale, tonno, bottarga ed alici in scatola, carni, pesce surgelato fresco, crostacei e frutti di mare.

INOLTRE……………

Evitare cibi in scatola, l’uso di pentole smaltate, in teflon o alluminio: usare esclusivamente vetro o acciaio inox al 100% che non creano problemi di allergie.

Non utilizzare utensili da cucina in Teflon
Non utilizzare utensili da cucina in Teflon

In chi è allergico al nichel con dermatite in atto o con orticaria, l’assunzione con gli alimenti di questa sostanza può aggravare la dermatite o essere responsabile dell’orticaria.

Ricordarsi che il nichel è uno dei metalli più comuni nell’ambiente: è normalmente presente nell’abbigliamento (cerniere lampo, asole…), oggetti di bigiotteria, bracciali, casse dì orologio, chiavi, accendini, parti metalliche degli occhiali, monete, targhette di identificazione, manici degli ombrelli, utensili da cucina, forbici, aghi e ditali, fermacarte, sedie di metallo, maniglie di porte, rubinetti, contenitori metallici dei rossetti, strumenti medici ed odontoiatrici, fibbie dì valigie, cinturini degli orologi, fili elettrici.

Sarebbe utile ed importante sostituire questi oggetti con analoghi oggetti in plastica, velcro, metalli nobili, ricordando però che l’argento, l’oro bianco, l’oro giallo a 14 carati e il platino possono contenere nichel in percentuali variabili a seconda della purezza della lega.
Il nichel può essere contenuto in molti oggetti sottoposti a cromatura, è anche presente nei coloranti per oggetti di vetro, stoviglie di terracotta e porcellana.

Il nichel è utilizzato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti e carta da parati, nei liquidi e nelle matrici per fotocopiatrici. Negli agenti candeggianti, nei detergenti e nelle tinture per capelli; nei colori, smalti e nei prodotti da oli minerali, nei fertilizzanti chimici, nel cemento e nei cosmetici per gli occhi.

 

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La celiachia. Cosa è, cosa fare? https://dietazonaonline.com/la-celiachia-cosa-e-cosa-fare https://dietazonaonline.com/la-celiachia-cosa-e-cosa-fare#respond Tue, 17 Nov 2015 07:10:12 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3476 La celiachia è una reazione avversa di tipo allergico, permanente, al glutine, una sostanza proteica che si ritrova in molte graminacee alimentari come: avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. In questo articolo ho cercato dui sintetizzare ciò che serve sapere. In particolare tratto i seguenti argomenti: Quanti sarebbero i celiaci? Quale è […]

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La celiachia è una reazione avversa di tipo allergico, permanente, al glutine, una sostanza proteica che si ritrova in molte graminacee alimentari come: avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. In questo articolo ho cercato dui sintetizzare ciò che serve sapere.

In particolare tratto i seguenti argomenti:

  • Quanti sarebbero i celiaci?
  • Quale è la cura?
  • Quali sono gli alimenti da eliminare?
  • Alimenti vietati e dieta Zona, Cosa sapere.
  • Attento alle componenti parziali.

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Quanti sarebbero i celiaci?

In Italia si stima che sia presente in un soggetto ogni 100/150 persone. Questo farebbe un totale di circa 400 mila celiaci in Italia, anche se ne sono stati diagnosticati solo 85 mila.

Quale è la cura?

La cura consiste in una alimentazione che escluda dalla dieta alcuni degli alimenti più comuni, quali pane, pasta, biscotti e pizza. E’ però necessario che questa esclusione sia assoluta, fatto che richiede un forte impegno di educazione alimentare.

Quali sono gli alimenti da eliminare?

Escludere dalla propria alimentazione tutti gli alimenti “proibiti” non è però una garanzia di una alimentazione corretta, dato che il celiaco può commettere errori alimentari come tutte le altre persone. Sarà quindi indispensabile seguire una alimentazione in ZONA consumando la corretta proporzione di carboidrati, proteine e grassi. La ZONA dovrà quindi essere realizzata eliminando completamente i seguenti alimenti :

Frumento (grano), segale, orzo, avena, farro, spelta, kamut, triticale, monococco

Pane pizza, grissini etc. di frumento, non sono utilizzabili in chi è affetto da Celiachia
Pane, pizza, grissini etc. di frumento, non sono utilizzabili in chi è affetto da Celiachia

Farine, amidi, semola, semolini, creme e fiocchi dei cereali vietati

Paste, paste ripiene, gnocchi di patate, gnocchi alla romana, pizzoccheri preparati con i cereali vietati

Pane, pancarrè, pan grattato, focaccia, pizza, piadine, panzerotti, grissini, cracker, fette biscottate, taralli, crostini,salatini, cracotte, crepes preparati con i cereali vietati

Germe di grano

Couscous (da cereali vietati), tabulè, bulgur (boulgourburghul), seitan, frik, cracked grano, greunkern, greis

Crusca dei cereali vietati

Malto dei cereali vietati

Muesli, porridge

copertina flessibile euro 10,40 formato Kindle euro 4,50

Polenta taragna (se la farina di grano saraceno è miscelata con farina di grano)

Alimenti vietati e dieta Zona, Cosa sapere.

Per chi segue la Dieta ZONA questi alimenti, tutti carboidrati ad elevato indice glicemico, rientrano già tra quelli da consumare con molta moderazione e non sarà quindi difficile eliminarli completamente.

Attento alle componenti parziali.

Un poco più complicato sarà invece eliminare quegli alimenti in cui le farine delle varie graminacee vietate sono presenti come componente parziale.

Si tratta, ad esempio, di minestroni, zuppe, ecc. contenenti cereali vietati, ma anche verdure impanate, infarinate, in pastella con ingredienti vietati, frutta disidratata infarinata (fichi secchi, ecc.), caffè solubile o surrogati del caffè contenenti orzo o malto, bevande contenenti malto, orzo, segale (orzo solubile e prodotti analoghi), bevande all’avena, birra da malto d’orzo e/o di frumento, cioccolato con cereali, torte, biscotti e dolci preparati con farine vietate e/o ingredienti non idonei, besciamella, lievito naturale o lievito madre o lievito acido, seitan.

Si tratta in questi casi di stare particolarmente attenti o di rivolgersi a prodotti appositamente studiati per i celiaci.

 

E’ comunque utile conoscere la dieta Zona. Visita :

Come è organizzata la Dieta Zona personalizzata che riceverà

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Allergie ed intolleranze alimentari. Quali sono le differenze? https://dietazonaonline.com/allergie-ed-intolleranze-alimentari-quali-sono-le-differenze https://dietazonaonline.com/allergie-ed-intolleranze-alimentari-quali-sono-le-differenze#respond Tue, 17 Nov 2015 06:43:03 +0000 http://dietazonaonline.com/?p=3471 Quali differenze ci sono tra allergie ed intolleranze alimentari ? Gli alimenti possono produrre fondamentalmente due diversi tipi  di reazioni da ipersensibilità: 1) REAZIONI ALLERGICHE PROPRIAMENTE DETTE. Si tratta di reazioni che vengono sempre provocate da meccanismi immunologici,  mediati dalle Immunoglobuline E  (Ig E) e sono generalmente dose indipendenti. Queste reazioni possono manifestarsi con quadri […]

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Quali differenze ci sono tra allergie ed intolleranze alimentari ?

Gli alimenti possono produrre fondamentalmente due diversi tipi  di reazioni da ipersensibilità:

1) REAZIONI ALLERGICHE PROPRIAMENTE DETTE.

allergie ed intolleranze alimentari
                   Vari tipi di Immunoglobuline

Si tratta di reazioni che vengono sempre provocate da meccanismi immunologici,  mediati dalle Immunoglobuline E  (Ig E) e sono generalmente dose indipendenti. Queste reazioni possono manifestarsi con quadri clinici variabili, sia come tipo di segni e sintomi, sia come gravità. Si va dall’orticaria alla semplice irritazione della superficie interna (mucosa) della bocca, fino a gravi infiammazioni a carico di lingua, gengive e palato, con prurito e gonfiore.

La reazione sviluppatasi nella bocca si può  estendere ad aree vicine, come le congiuntive degli occhi e la mucosa del naso, con lacrimazione anomala e congestione nasale, ma ci può anche essere un coinvolgimento diretto delle vie respiratorie. I sintomi possono aggravarsi e coinvolgere altre parti dell’organismo con angioedema, lesioni cutanee simili a quelle del morbillo, edema alla laringe, fino al quadro tipico dell’anafilassi.

In questi casi è importante consultare subito il proprio medico di fiducia, trattandosi di problematiche potenzialmente molto pericolose.

Va sottolineato come individui sensibilizzati per alcuni alimenti presentino spesso reazioni crociate verso altri cibi strettamente correlati.

Dal punto di vista pratico il paziente con allergia alimentare deve conoscere il gruppo di appartenenza dell’alimento al quale è allergico ed usare cautela quando mangia per la prima volta un altro alimento dello stesso gruppo.

Tra gli altri, viene utilizzato il Prick Test utile a svelare eventuali allergie (ad alimenti o a inalanti) e in particolare per dimostrare la presenza di IgE specifiche per un certo allergene.

In base alla sintomatologia del paziente, soprattutto se questo ha sintomi respiratori, sarebbe utile  testare i seguenti allergeni:

  • acari della polvere

  • graminacee

  • parietaria (specie se risiede al sud)

  • olivo

  • epitelio di gatto (anche se non è presente il gatto in casa, in quanto il pelo del gatto è ubiquitario)

Per i pazienti con allergie alimentari:

  • latte e frazioni

  • uovo

  • pesce

  • arachidi

Esistono naturalmente anche altre metodiche per accertare le allergie, ma si tratta sempre di decisioni che devono essere prese consultando un medico.

2) INTOLLERANZE.

Viene così è definita ogni reazione indesiderata scatenata dagli alimenti, che sia dose dipendente ma che non passi attraverso meccanismi immunologici Ig E mediati, probabilmente dovuta all’attivazione di linfociti B con produzione di Ig G ed Ig A. Si tratta comunque di un settore molto discusso.

I sintomi sono meno gravi di quelli dovuti alle reazioni allergiche. Si può avere gonfiori addominali e vari tipi di disturbi digestivi.

Una volta accertata la presenza di una intolleranza, l’unica terapia consiste nella sospensione dell’alimento incriminato per un certo periodo.

Test EAV
Test EAV

Test per la determinazione delle intolleranze alimentari

Test EAV (Vega Test, Bio Strengt Test, Mora Test e loro variant).

Si è sviluppato a partire dalle osservazioni dell’elettroagopuntura secondo Voll, sulle variazioni del potenziale elettrico cutaneo in relazione al contatto con alimenti intolleranti. L’elettro-agopuntura secondo Voll, nata negli anni 50 è un metodo che traduce misurazioni elettromagnetiche, effettuate su aree cutanee ben precise, in dati relativi allo stato di salute di organi, funzioni d’organo ed apparati. Esistono anche altri tipi di test per le intolleranze  di tipo Kinesiologico.

Esistono poi metodiche basate sull’analisi del sangue (Test Elisa e varianti) e test basati sull’analisi di capelli.

Si tratta comunque di metodiche molto discusse e non da tutti accettate.

Proprio per questo, se si sospettano delle intolleranze  alimentari, è bene rivolgersi al proprio medico o ad uno specialista del settore.

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Approfondimenti per Allergie e Intolleranze alimentari:

1) La celiachia. Cosa è, cosa fare   2) L’allergia al Nichel   3) Allergia al Lattosio (In preparazione)

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