Greci e Romani conoscevano lo zucchero, importato dall’Oriente in piccole quantità esclusivamente a scopi terapeutici. Gli Arabi lo introdussero in Spagna e Sicilia intorno all’anno mille (Sale arabo), e una modesta diffusione avvenne grazie alle Repubbliche Marinare. Raro e costoso, ricavato dalla canna da zucchero tipica dei climi tropicali, era considerato una spezia medicamentosa da vendersi nelle botteghe degli speziali. Fu a lungo un elemento di potere e distinzione delle classi nobili, sia spolverato sulle pietanze per impreziosirle, sia modellato nei “trionfi” che adornavano le tavole dei banchetti. La scoperta dell’America, con i suoi ampi territori tropicali, incrementò un poco il consumo in Europa con le colture di canna in Brasile e nelle Antille. Successivamente la coltura iniziò anche nelle isole Atlantiche (Canarie e Azzorre), grazie a Spagnoli e Portoghesi, il costo del “sale dolce” divenne più accessibile, rimanendo comunque un prodotto per benestanti. Con il settecento il “sale dolce” comincia ad essere un prodotto consumato diffusamente, utilizzato anche in bevande alla “moda” come caffè e cioccolata. Nell’Europa napoleonica venne a mancare a causa del blocco continentale, e fu sostituito con lo zucchero di barbabietola, riscoprendo l’intuizione di Olivier De Serres che nel 1575 aveva ricavato il “sale bianco” dalle barbabietole. Il primo zuccherificio industriale fu fondato da Achard a Cunern, in Slesia nel 1976. Nel 1802 tale zuccherificio fu un grado di lavorare le prime barbabietole.

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