L’Acido Docosaesaenoico o DHA è un acido grasso semiessenziale della serie Omega-3.

Presente in discrete quantità nel pesce, in particolare salmone, sgombro, sardine, aringhe, tonno e  alici (pesce azzurro). Ancor più rappresentato nell’olio ricavato da questi animali, si trova in buone quantità anche in alcune microalghe di cui, non a caso, i pesci si nutrono. Al di fuori di questi cibi, le fonti di DHA sono particolarmente scarse; lo troviamo in piccole quantità nella carne, specie se l’animale è stato alimentato con farine di pesce o semi di lino (in questo caso è presente anche nelle uova degli ovipari, come la gallina). Il DHA è presente nel latte materno, mentre è assente in quello vaccino e nei suoi derivati, così come negli oli vegetali. Da questo nasce la recente pratica di integrare l’alimentazione della gestante e della nutrice con DHA, al fine di garantire il corretto sviluppo del tessuto cerebrale, dell’acuità visiva e delle capacità cognitive del feto e del neonato. Molte aziende specializzate nella produzione di latte adattato aggiungono DHA ai loro prodotti per avvicinarne la composizione al latte umano. L’integrazione di DHA si effettua normalmente a dosaggi di 50-150 mg/die in associazione con vitamina E, per proteggere il prodotto e le membrane cellulari da fenomeni di perossidazione. Ha una dimostrata capacità di ridurre i trigliceridi nel sangue, contribuendo quindi a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, in modo particolare di eventi trombotici e aterosclerotici. Bassi livelli di DHA sono stati messi in relazione con malattie neurologiche, come il morbo di Alzheimer, la depressione (bassi livelli riflettono ridotte concentrazioni di serotonina a livello cerebrale) e la sindrome da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD).

Il DHA è il costituente principale dei fosfolipidi della retina (viene utilizzato nel trattamento di soggetti con retinite pigmentosa) e delle sinapsi cerebrali, e si concentra anche nelle cellule spermatiche e nel tessuto cardiaco. Il DHA garantisce la corretta permeabilità e funzionalità delle membrane cellulari, antagonizzando l’Acido Arachidonico (un altro acido grasso polinsaturo da cui trae origine la cosiddetta “cascata infiammatoria”). Non a caso, al DHA sono attribuite proprietà antinfiammatorie, che ne giustificano l’impiego per alleviare i sintomi dell’artrite reumatoide e della colite ulcerosa. Cautela nell’utilizzo di DHA nel corso di terapie antitrombotiche/anticoagulanti o nei pazienti con disordini della coagulazione.

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