Alzheimer e Zona

Alzheimer e Zona. 

L’alimentazione è strettamente collegata, in senso positivo o negativo, ad un gran numero di patologie. Questo appare ogni giorno più evidente ed anche problemi di salute che in passato potevano sembrare distanti da questa affermazione, appaiono sempre più collegati ad essa.

Recentemente il National Center for Health Statistics degli Stati Uniti, ha comunicato che il quel paese i tassi di mortalità sono per la prima volta in aumento in un decennio e che il maggior aumento della mortalità ha riguardato l’Alzheimer con un incremento del 15%.

Alzheimer e ZonaLa teoria prevalente sulle cause dell’Alzheimer riguarda  la formazione nel Sistema Nervoso Centrale di Placche Amiloidi, aggregati di proteine che si sviluppano tra le cellule nervose del cervello causando la malattia stessa. Ma siamo sicuri che questa teoria sia giusta e che sia l’unica spiegazione?

Quello che sappiamo sull’Alzheimer è che questa malattia è associata con  l’invecchiamento, con l’infiammazione  e con il genotipo ApoE4(1), un fattore di rischio nello sviluppo della malattia.

D’altro canto alcuni dati clinici fanno pensare che la connessione tra placche amiloidi e la perdita di capacità mentali non sia così forte(2,3,4), e che, anzi, la loro formazione possa essere, almeno all’inizio, un meccanismo di protezione(5) per prevenire infezioni microbiche nel cervello.

Questo organo, infatti, è relativamente isolato dal resto dell’organismo a causa della Barriera Emato Encefalica a differenza degli altri organi del corpo, in cui i globuli bianchi del sangue (neutrofili e macrofagi)  sono in grado di entrare nelle aree infette e distruggere i microbi. Il cervello, invece, formerebbe delle “gabbie vischiose” costituite da proteine beta amiloidi per intrappolare i microbi e quindi distruggerli.

Alzheimer e Zona

Placche amiloidi, in marrone, tra le cellule nervose

Le placche amiloidi sarebbe quindi solo il residuo di questa attività difensiva, secondo recenti ricerche che mostrano come la Barriere Emato Encefalica sia meno efficiente, più permeabile, nei pazienti con Alzheimer rispetto a soggetti normali della stessa età(6).

E se la vera causa dell’Alzheimer fosse l’infiammazione?

Dal momento che l’infiammazione deve essere bilanciata dalla sua risoluzione, (cioè dalla rigenerazione dei tessuti) per mantenere il benessere, i dati dell’evidenza supportano il fatto che una risoluzione difettosa nella risposta di Alzheimer sia causata da una mancata risoluzione(7), di solito una conseguenza di livelli inadeguati di acidi grassi Omega-3 atti a produrre ormoni noti come Resolvine.

Questo si lega bene con l’anzidetta ApoE4, dato che questa proteina particolare controlla il flusso di Omega-3 nel cervello. Gli individui con una mutazione ApoE4, dal momento che la risoluzione dell’infiammazione causata dai detriti dei microbi morti intrappolati nelle placche amiloidi è compromessa(8), hanno detriti microbici che rimangono una fonte costante di infiammazione che determina infine la morte delle cellule nervose.

Ma cosa si può fare? Alzheimer e Zona, che rapporti possiamo instaurare?

In primo luogo aumentare l’efficienza della Barriera Emato Encefalica, la cui permeabilità è favorita da una aumentata produzione di Leucotrieni ed Acido Arachidonico (AA). È noto da tempo che il modo migliore per ridurre l’AA è quello di seguire la dieta Zona.

Alzheimer e Zona

Fonti di Omega-3. Alzheimer e Zona. Una prevenzione fondamentale.

In secondo luogo aumentare i livelli di Omega-3 (EPA e DHA) nel sangue che, una volta arrivati nel cervello, generano Resolvine. Questo si può ottenere aumentando il consumo di pesce azzurro e frutta secca (noci, mandorle) o ricorrendo agli appositi integratori(10).

Non stupisce il fatto che il rapporto AA/EPA sia più alto nei pazienti con Alzheimer che in soggetti sani della stessa età(11).

È anche utile avere una dieta ricca in Polifenoli dato che è dimostrata una loro azione in un miglioramento cognitivo probabilmente ottenuto riducendo la resistenza all’ Insulina nel cervello(12).

Quindi, in sintesi,la miglior prevenzione dell’infiammazione del cervello è una alimentazione anti infiammatoria che includa la restrizione calorica, da ottenere senza fame o fatica, accoppiata  con alte dosi di Omega-3 e Polifenoli.

La dieta deve anche fornire proteine adeguate, essere moderata in carboidrati, usando principalmente frutta e verdura ed allo stesso tempo ricca di fibre.

Deve essere povera in grassi saturi in particolare Omega-6. Tutto sommato si tratta solo di applicare i criteri della dieta Zona.

Alcune ricerche hanno dimostrato , in modelli animali, che era possibile prevenire la formazione di placche amiloidi con tecniche di ingegneria genetica, ma gli animali morivano poi di infezioni per l’ingresso di microbi nel cervello(5). Una ulteriore conferma che il reale pericolo nell’Alzheimer non è rappresentato dalle placche amiloidi che sono invece solo una conseguenza dell’infiammazione.

(La pagina Alzheimer e Zona è tratta ed adattata da: Why Has It Been So Hard to Fight Alzheimer’s? del dr. Barry Sears)

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Proteine vegetali e mortalitàBibliografia

1) Elosua R.,et al.(2003).Obesity modulates the association among APOE genotype, insulin, and glucose in men.Obesity, Volume 11, Issue 12 December Pages 1502–1508
2) Bennett DA et al. “Neuropathology of older persons without cognitive impairment from two community-related studies.” Neurol 66:1837 (2006).
3) Morris JC et al. “ApoE predicts amyloid-beta, but not tau Alzheimer pathology in cognitively normal aging.” Ann Neurol 67:122 (2010).
4) Herrup K. “The case for rejecting the amyloid cascade hypothesis.” Nat Neurol 18:794 (2016).
5) Kumar D.K.V., et al. “Amyloid-beta peptide protects against microbial infection in the mouse and worm models of Alzheimer’s disease.” Science Translational Medicine 8:340ra72 (2016).
6) Backes WH et al. “Blood-brain-barrier leakage in patients with early Alzheimer’s disease.” Radiology doi.org/10.1148/radiol.2016152244 (2016).
7) Wang W et al. “Resolution of inflammation is altered in Alzheimer’s disease.” Alzheimer’s and Dementia 11:40 (2015).
8) Vandal M et al. “Reduction in DHA transport to the brain of mice expressing human APOE4 compared to APOE2.” J Neurochem 129:516 (2014).
9) Cloughesy TF and Black KL. “Pharmacological blood-brain-barrier modification for selective drug delivery.” J Neuro-Oncology 26:125 (1995).
10) Chouinard-Watkins R et al. “A diet rich in docosahexaenoic acid restores liver arachidonic acid and docosahexaenoic acid concentrations in mice homozygous for the human apolipoprotein E ϵ4 allele.” J Nutr doi:10.3945/jn.116.230052 (2016).
11) Conquer J.A.,et al. “Fatty acid analysis of blood plasma of patients with Alzheimer’s disease, other types of dementia, and cognitive impairment.” Lipids 35:1305 (2000).
12) Bell L et al. “A Review of the Cognitive Effects Observed in Humans Following Acute Supplementation with Flavonoids, and their Associated Mechanisms of Action.” Nutrients 7:10290 (2015).

 

By | 2017-07-11T03:18:43+00:00 gennaio 4th, 2017|Cibo e Psiche, Omega-3, Salute e Benessere|Commenti disabilitati su Alzheimer e Zona

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